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Concorso in Corruzione: La Cassazione ribalta la sentenza del Tribunale

Il Tribunale di Roma aveva annullato l’arresto di un Fornitore accusato di **concorso in corruzione**. Il Tribunale riteneva che le sue azioni, ovvero l’emissione di fatture false per creare fondi destinati a una Funzionaria Infedele, fossero un mero “post factum” (dopo il fatto) e non penalmente rilevanti. Il Procuratore ha impugnato questa decisione. La Corte di Cassazione ha ribaltato l’ordinanza, affermando che il reato di corruzione si perfeziona sia con la promessa sia con l’effettiva dazione del denaro. Facilitare la consegna della tangente, anche se l’accordo iniziale era già stato preso, costituisce una partecipazione punibile. La Cassazione ha annullato l’ordinanza del Tribunale, rinviando il caso per un nuovo giudizio.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 6 Num. 28988 Anno 2022
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Pubblicato il 4 settembre 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

La Cassazione e il Concorso in Corruzione: Quando la Dazione è Reato

Il tema del concorso in corruzione è spesso complesso e genera dibattiti, specialmente quando si tratta di definire il momento esatto in cui un reato si considera perfezionato e chi vi partecipa. Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha fornito importanti chiarimenti, ribaltando una precedente decisione del Tribunale di Roma e sottolineando l’importanza dell’atto materiale di consegna del denaro illecito.

Il caso: un Fornitore accusato di Concorso in Corruzione

La vicenda riguarda un Fornitore, titolare di una ditta nel settore informatico. Egli è stato accusato di aver contribuito a un caso di corruzione. Nello specifico, avrebbe emesso fatture per operazioni inesistenti. Queste fatture servivano a creare le somme di denaro necessarie per pagare illecitamente una Funzionaria Infedele. Il Fornitore avrebbe poi eseguito bonifici bancari, trattenendo una parte del denaro come compenso e per coprire oneri previdenziali e fiscali.

La decisione del Tribunale: un’azione “post factum”?

Il Tribunale di Roma, esaminando il caso, aveva accolto l’istanza di riesame presentata dal Fornitore. Aveva annullato l’ordinanza di arresto domiciliare. Il Tribunale riteneva che la condotta del Fornitore fosse una semplice attività esecutiva. Secondo questa interpretazione, l’accordo corruttivo tra il corruttore e la Funzionaria Infedele era già stato concluso. Le azioni del Fornitore sarebbero avvenute in un momento successivo, configurandosi come un “post factum non punibile” (un’azione dopo il fatto non rilevante penalmente). Di conseguenza, il Tribunale aveva ritenuto che le sue azioni non fossero penalmente rilevanti.

Il ricorso del Procuratore e la questione del Concorso in Corruzione

Il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Roma ha proposto ricorso contro questa ordinanza. Ha sostenuto che l’interpretazione del Tribunale era errata. Considerare irrilevante la condotta di chi si adopera per far pervenire concretamente il denaro della corruzione significherebbe violare i principi stabiliti dalla giurisprudenza. Il Procuratore ha evidenziato che il delitto di corruzione non si consuma solo con la promessa. Esso si perfeziona anche con l’effettiva dazione, cioè la consegna del denaro. La dazione effettiva è un momento cruciale del reato.

Le motivazioni della Cassazione sul Concorso in Corruzione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Procuratore. Ha chiarito che l’ordinanza del Tribunale si basava su un presupposto errato. La condotta del Fornitore non era una mera esecuzione di un accordo illecito. Egli ha contribuito consapevolmente alla formazione delle provviste di denaro illecite. Queste somme erano destinate alla Funzionaria Corrotta. La Cassazione ha ribadito un principio consolidato: il delitto di corruzione si perfeziona alternativamente con l’accettazione della promessa o con la dazione dell’utilità. Se alla promessa segue l’effettiva dazione, il reato si consuma in quest’ultimo momento. La dazione rappresenta il culmine dell’offesa al bene giuridico tutelato. Non ha senso considerare penalmente irrilevante la condotta di chi si adopera attivamente affinché il prezzo della corruzione arrivi al funzionario. La condotta del Fornitore, quindi, è stata un’intermediazione consapevole, esprimendo il massimo grado di offesa al bene tutelato dalla norma.

Le conclusioni: chi ha ragione sul Concorso in Corruzione?

La Corte di Cassazione ha stabilito che la giurisprudenza citata dal Tribunale, pur valida in linea generale, non si applica quando la condotta del soggetto riguarda il reperimento, la creazione o la messa a disposizione del denaro che costituisce il prezzo della corruzione. In questi casi, l’azione non è un semplice “post factum” irrilevante. Al contrario, essa rappresenta una partecipazione attiva e punibile al reato di concorso in corruzione. Per queste ragioni, la Cassazione ha annullato l’ordinanza del Tribunale di Roma. Ha rinviato il caso per un nuovo giudizio, che dovrà tenere conto dei principi espressi dalla Suprema Corte. Questo significa che il Fornitore dovrà affrontare un nuovo esame della sua posizione, considerando la sua condotta come penalmente rilevante e non come una mera esecuzione ininfluente.

Cosa significa “concorso in corruzione”?
Significa partecipare, in qualsiasi modo, alla realizzazione di un reato di corruzione, anche solo facilitando lo scambio di denaro o altre utilità illecite.

La corruzione si considera conclusa solo con la promessa o anche con la dazione del denaro?
La Cassazione ha chiarito che il reato di corruzione si perfeziona alternativamente con la promessa o con l’effettiva dazione (consegna) del denaro. Se c’è la dazione, il reato si consuma in quel momento.

Un’azione successiva all’accordo corruttivo può essere considerata reato?
Sì, se l’azione successiva consiste nell’effettiva consegna o messa a disposizione del denaro o dell’utilità illecita, essa è considerata una partecipazione punibile al reato di corruzione, non un’azione irrilevante.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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