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Art. 346-bis Codice Penale

122 provvedimenti

Corruzione propria: illecito il patto col Sindaco sul terrazzo
Due privati hanno presentato una pratica edilizia per realizzare un nuovo terrazzo in centro storico. I tecnici comunali hanno respinto l'istanza iniziale. I privati, tramite lo studio tecnico associato di cui faceva parte il Sindaco della città, hanno modificato la richiesta attestando il falso ripristino di un'opera mai esistita. L'intervento diretto del Sindaco ha permesso il superamento del blocco amministrativo in cambio di una somma di denaro in contanti. I proprietari hanno contestato l'accusa sostenendo l'estraneità del politico alle competenze tecniche dell'ufficio. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per corruzione propria. I giudici hanno chiarito che il reato sussiste anche quando il pubblico ufficiale esercita un'ingerenza di fatto sugli uffici comunali, sfruttando il proprio potere di influenza e coordinamento generale per scopi privati illeciti.
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Obbligo di dimora annullato: Insussistenza esigenze cautelari prevale
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un Indagato a cui era stato imposto l'obbligo di dimora per reati di induzione indebita e traffico di influenze. L'Indagato aveva contestato sia la tempestività dell'appello del Pubblico Ministero che l'insussistenza delle esigenze cautelari. La Cassazione ha ritenuto inammissibili i motivi procedurali, chiarendo che l'appello del PM non può avvenire via PEC. Tuttavia, ha accolto il ricorso sull'insussistenza delle esigenze cautelari. Ha stabilito che l'obbligo di dimora era inutile per prevenire nuovi reati, considerando che l'Indagato aveva dismesso incarichi e non c'erano prove concrete di reiterazione. L'ordinanza è stata annullata.
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Traffico di influenze: reato prescritto, ma risarcimento dovuto
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un individuo condannato per traffico di influenze. L'imputato aveva ricevuto denaro da diverse persone, promettendo di usare la sua presunta influenza su pubblici ufficiali per procurare assunzioni o accesso a fondi. La difesa contestava la riqualificazione del reato e la sua prescrizione. La Cassazione ha confermato la validità del reato di traffico di influenze, ma ha annullato la condanna penale per intervenuta prescrizione del reato. Ha però mantenuto ferme le statuizioni civili, obbligando l'imputato a risarcire le vittime.
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Concorso Pubblico: Traffico di Influenze Illecite e Falsi Documenti
Un aspirante agente di Polizia Penitenziaria, non idoneo alla prova fisica di un concorso, ha cercato di ottenere un vantaggio illecito. Un intermediario gli ha chiesto denaro e un pacco di generi alimentari, millantando di poter influenzare un pubblico ufficiale per superare la prova. L'aspirante ha anche falsificato documenti per migliorare il suo punteggio. Il Tribunale del riesame ha applicato gli arresti domiciliari per traffico di influenze illecite e falsificazione. La Cassazione ha annullato la misura per il traffico di influenze, richiedendo una motivazione più approfondita sulla reale mediazione illecita, ma ha confermato la falsificazione dei documenti.
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Errore materiale sentenza penale: il nome sbagliato non ferma la giustizia
La Corte di Cassazione ha corretto un `errore materiale sentenza penale` relativo al nome di un imputato. In precedenza, la Corte aveva annullato una condanna per `delitto di truffa` di 500 euro, a seguito della `remissione della querela` da parte della persona offesa. Il ricorso era stato rigettato per il resto, e gli atti erano stati trasmessi per la rideterminazione della pena per un residuo reato (art. 346-bis c.p.). L'ordinanza attuale ha specificato che il nome corretto del ricorrente è "Eric" e non "Ivan", trattandosi di un mero errore di trascrizione che non influenza la sostanza della decisione o l'identificazione dell'imputato.
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Corruzione per l’esercizio della funzione: i regali sono reato
Un pubblico ufficiale è stato accusato di corruzione per l'esercizio della funzione per aver ricevuto somme di denaro e omaggi, tra cui ceste di vino, da imprenditori sottoposti a verifiche fiscali. La difesa ha sostenuto che si trattasse di semplici regalie natalizie di modico valore. La Corte di Cassazione ha confermato la penale responsabilità del pubblico ufficiale, chiarificando che i doni accettati da un controllore integrano reato quando mirano ad acquisire la sua benevolenza, anche senza la vendita di uno specifico atto d'ufficio. Tuttavia, i giudici di legittimità hanno annullato la sentenza con rinvio ad altra sezione della Corte d'appello limitatamente al calcolo della pena e alla disposta confisca dei beni, a causa della totale assenza di motivazione su tali aspetti.
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Riqualificazione Millantato Credito: Da Influenza a Truffa, la Cassazione fa Chiarezza
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un Maresciallo dei Carabinieri condannato per corruzione e millantato credito. La Corte ha confermato la condanna per corruzione ma ha annullato la parte relativa al millantato credito. Ha stabilito che il vecchio reato di millantato credito (Art. 346 c.p., comma 2), quando basato su un inganno e su un'influenza inesistente, deve essere riqualificato come truffa (Art. 640 c.p.), non come traffico di influenze illecite (Art. 346-bis c.p.). Questa decisione chiarisce la **riqualificazione millantato credito** e la distinzione tra reati contro la pubblica amministrazione e quelli contro il patrimonio privato, portando alla prescrizione del reato riqualificato.
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Vantare influenze: condanna per tentato traffico di influenze illecite
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un individuo per il reato di tentato traffico di influenze illecite. L'imputato aveva millantato (cioè si era vantato falsamente) di avere strette relazioni con un giudice, chiedendo 35.000 euro a un cittadino per influenzare una decisione giudiziaria. Il cittadino, tuttavia, non accettò la proposta e denunciò l'accaduto. La sentenza ha ribadito la continuità normativa tra il vecchio reato di millantato credito e il nuovo di traffico di influenze illecite, riconoscendo la piena configurabilità del tentativo anche quando il vantaggio illecito non viene effettivamente ottenuto. Il ricorso dell'imputato è stato rigettato.
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Traffico di influenze illecite e truffa: i confini della Cassazione
Un automobilista subisce il ritiro della patente e il sequestro dell'auto. Due soggetti promettono di sbloccare la pratica in Prefettura chiedendo 500 euro per la mediazione e 1.500 euro con la falsa scusa di dover corrompere un funzionario pubblico. La Corte di Cassazione chiarisce la distinzione tra la truffa e il traffico di influenze illecite. La promessa di una mediazione ricade nel traffico di influenze illecite. Al contrario, la richiesta di denaro basata sul falso pretesto di corrompere un pubblico dipendente ignaro costituisce il reato di truffa. I giudici riqualificano la seconda condotta in truffa ed estinguono il reato per intervenuta remissione di querela, disponendo un nuovo giudizio d'appello per rideterminare la pena relativa al residuo reato.
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Corruzione e Turbativa d’Asta: La Cassazione Conferma gli Arresti
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un Individuo contro un'ordinanza che confermava gli arresti domiciliari. L'Individuo era accusato di diversi reati, tra cui **corruzione e turbativa d'asta** in appalti pubblici, e traffico di influenze illecite. La difesa contestava l'insufficienza delle prove e l'errata qualificazione dei fatti, specialmente riguardo all'identificazione del pubblico ufficiale corrotto. La Corte ha rigettato il ricorso. Ha stabilito che per la corruzione non è sempre necessario identificare il pubblico ufficiale per nome, purché la sua partecipazione sia chiara. Ha anche ribadito che la turbativa d'asta si configura anche se l'esito della gara non è effettivamente alterato, ma solo influenzato. Le prove sono state ritenute sufficienti per la misura cautelare.
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Traffico di influenze illecite: Sequestro confermato, autonomia del reato
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una persona indagata per traffico di influenze illecite, confermando il sequestro preventivo di 212.000 euro. L'indagata, legale rappresentante di una società, avrebbe ricevuto parte delle somme illecite percepite da un mediatore che sfruttava relazioni con un Commissario per l'emergenza Covid per ottenere commesse di mascherine. La Corte ha ribadito che il traffico di influenze illecite è un reato autonomo, punibile anche se il pubblico ufficiale non è corrotto o non ha commesso un reato più grave come l'abuso d'ufficio. La sentenza ha chiarito la distinzione tra questo reato e il concorso in corruzione, sottolineando la validità del sequestro.
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Utilizzabilità delle intercettazioni: vittoria in Cassazione
Un imprenditore ha subito la misura cautelare del divieto di esercitare attività d'impresa per un anno. Il giudice ha riqualificato l'accusa iniziale da corruzione a traffico di influenze illecite. L'imprenditore ha proposto ricorso in Cassazione contestando l'utilizzabilità delle intercettazioni, poiché autorizzate per un reato grave ma poi impiegate per un reato che non ne consente l'uso. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso e ha annullato la decisione impugnata. I giudici hanno stabilito che occorre verificare con rigore se l'autorizzazione iniziale fosse sorretta da indizi seri oppure se abbia costituito un'elusione dei limiti di legge. Il procedimento torna ora al Tribunale per valutare nuovamente l'utilizzabilità delle intercettazioni.
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Formula assolutoria: quando l’imputato può fare ricorso
L'Imputato, prosciolto in appello dal reato di traffico di influenze illecite con la formula assolutoria 'perché il fatto non è previsto dalla legge come reato' a seguito di riforme normative, propone ricorso in Cassazione. Il ricorrente richiede la sostituzione con una formula assolutoria più favorevole, come 'il fatto non sussiste', per evitare possibili conseguenze nei procedimenti civili o disciplinari pendenti. La Corte di Cassazione riconosce l'interesse del prosciolto a impugnare la decisione. Tuttavia, i giudici rigettano il ricorso nel merito: la modifica legislativa che ha ristretto i confini della norma incriminatrice rende tecnicamente corretta solo la formula adottata. Di conseguenza, la Suprema Corte conferma l'assoluzione formulata e condanna l'imputato al pagamento delle spese processuali.
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Inutilizzabilità delle intercettazioni e reato riqualificato
Un Indagato ricorre in Cassazione contro l'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. La misura cautelare era stata applicata dal Tribunale per il reato di traffico di influenze illecite, riqualificando l'originale contestazione di corruzione in un appalto sanitario. La Suprema Corte accoglie le doglianze evidenziando la potenziale inutilizzabilità delle intercettazioni. Tali captazioni erano state autorizzate per il reato di corruzione, che ne consente l'uso, ma poi impiegate per un reato di minore gravità sanzionatoria per cui la legge non le ammette. La Cassazione annulla l'ordinanza con rinvio. Il giudice di merito dovrà verificare se la prima accusa di corruzione poggiasse su una reale base investigativa o se costituisse un'elusione dei limiti normativi.
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Reato di corruzione: tangenti minime e condanna definitiva
Un impiegato pubblico accelerava il rilascio di abilitazioni marittime saltando i controlli e apponendo sigilli riservati in cambio di denaro. Parallelamente, un candidato versava somme a intermediari per superare un esame con l'aiuto di un commissario compiacente. La Suprema Corte ha confermato la condanna dell'impiegato per il reato di corruzione propria e uso abusivo di sigilli, ribadendo che la modesta entità del compenso non esclude l'illecito. Ha inoltre confermato la condanna del candidato per traffico di influenze illecite: la successiva abrogazione del reato di abuso d'ufficio non cancella la punibilità della mediazione illecita pattuita all'epoca del fatto. I ricorsi sono stati rigettati integralmente.
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Revisione della sentenza: condanna ferma se l’altro è assolto
Un intermediario, condannato in via definitiva per corruzione, ha richiesto la revisione della sentenza. La sua richiesta si fondava sull'assoluzione dei presunti funzionari pubblici corrotti in un altro processo e su nuove prove. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che la revisione della sentenza non può essere concessa se i nuovi elementi non portano all'assoluzione totale, ma solo alla riqualificazione del fatto in un reato diverso e meno grave, come il traffico di influenze illecite. Di conseguenza, la condanna originaria resta ferma e il ricorrente deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Traffico di influenze illecite: scontro tra truffa e reato
Un detenuto, d'accordo con un complice, ha indotto un altro carcerato a promettere tremila euro per evitare un imminente trasferimento in Sardegna, millantando l'intervento di un agente penitenziario. Dopo varie vicende giudiziarie, la Corte d'Appello ha riqualificato il fatto come traffico di influenze illecite. L'imputato ha fatto ricorso, contestando la continuità tra il vecchio reato di millantato credito e la nuova fattispecie. La Seconda Sezione Penale della Cassazione ha rilevato un profondo contrasto giurisprudenziale sul punto. Di conseguenza, con l'ordinanza in esame, i giudici hanno deciso di rimettere la questione alle Sezioni Unite per stabilire se esista una reale continuità normativa tra le due norme o se la condotta debba essere considerata semplice truffa.
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Concorso esterno in associazione mafiosa: da complice a vittima
La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio l'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa nei confronti di un imprenditore del settore turistico. L'uomo era accusato di concorso esterno in associazione mafiosa, estorsione e traffico di influenze illecite. I giudici di legittimità hanno rilevato l'assoluta insufficienza degli indizi di colpevolezza. In particolare, per l'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa, è emerso che l'imprenditore aveva in realtà subito minacce e violenze da parte di esponenti della stessa consorteria criminale, una dinamica incompatibile con il ruolo di complice. Anche per le ipotesi di estorsione e traffico di influenze, le dichiarazioni della vittima e le intercettazioni non hanno mostrato elementi di minaccia o finalità illecite. Di conseguenza, la Suprema Corte ha ordinato l'immediata liberazione dell'indagato.
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Utilizzabilità delle intercettazioni: prove illegittime e truffa
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema della utilizzabilità delle intercettazioni telefoniche in un procedimento per truffa aggravata ai danni dello Stato e traffico di influenze illecite. Tre imputati hanno contestato l'uso di registrazioni nate da un'indagine per corruzione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che la truffa aggravata è un reato contro il patrimonio e non contro la pubblica amministrazione. Inoltre, entrambi i reati non superano le soglie di pena previste dalla legge per consentire l'uso delle intercettazioni. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato la sentenza di condanna per questi tre soggetti, disponendo un nuovo processo senza l'utilizzo di tali prove. Al contrario, ha dichiarato inammissibili i ricorsi di altri due imputati che avevano concordato la pena in appello.
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Corruzione d’ufficio: quando il favore tra amici non è reato
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un Magistrato accusato di corruzione d'ufficio e rivelazione di segreti d'ufficio. L'accusa si basava sul presunto tentativo di ottenere atti riservati in cambio di un soggiorno in albergo pagato da un Imprenditore. La Cassazione ha annullato senza rinvio la condanna per corruzione, stabilendo che un semplice tentativo di contatto telefonico non andato a buon fine non costituisce un atto d'ufficio penalmente rilevante. Riguardo alla rivelazione di segreti d'ufficio per la diffusione di un esposto anonimo, la Corte ha invece annullato la sentenza con rinvio ad altra sezione della Corte d'Appello, poiché i giudici di merito non avevano adeguatamente valutato se il documento fosse già di pubblico dominio.
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