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Traffico di influenze illecite: la prescrizione non salva il reo

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il reato di millantato credito, successivamente riqualificato in traffico di influenze illecite. L’imputato sosteneva che il reato fosse ormai estinto per prescrizione. I giudici hanno chiarito che, nonostante la riforma legislativa del 2019 abbia formalmente abrogato il millantato credito facendolo confluire nel reato di traffico di influenze illecite, esiste una piena continuità tra le due norme. Per il calcolo della prescrizione si deve applicare la nuova pena massima di quattro anni e sei mesi di reclusione, in quanto più favorevole rispetto alla disciplina precedente. Di conseguenza, considerando anche la recidiva qualificata dell’imputato, i termini di prescrizione non erano ancora decorsi al momento della sentenza d’appello. Il ricorso è stato rigettato con condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 6 Num. 461 Anno 2022
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Pubblicato il 12 luglio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Il passaggio dal millantato credito al traffico di influenze illecite

La giustizia penale affronta spesso il delicato tema della successione delle leggi nel tempo, specialmente quando una riforma abroga un reato per inserirlo in una nuova fattispecie. Questo è esattamente ciò che è accaduto con il reato di millantato credito, formalmente cancellato dal codice penale e oggi confluito nel reato di traffico di influenze illecite. La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso emblematico in cui un cittadino, precedentemente condannato, ha tentato di far valere la prescrizione del reato sfruttando i mutamenti normativi derivanti dalla riforma del 2019.

La vicenda nasce dalla condanna di un soggetto per aver promesso una mediazione illecita in cambio di denaro. Inizialmente i giudici avevano qualificato il fatto come truffa, ma la Corte di appello ha successivamente riqualificato la condotta. I giudici di secondo grado hanno applicato la nuova disciplina del traffico di influenze illecite, rideterminando la pena in due anni di reclusione. L’imputato ha proposto ricorso davanti alla Suprema Corte, sostenendo che il reato fosse ormai estinto per il decorso del tempo massimo consentito dalla legge per punire il colpevole.

Come si calcola la prescrizione dopo una riforma penale

Il nodo centrale della controversia riguarda il calcolo del tempo necessario per la prescrizione del reato. Quando una legge penale cambia, i giudici devono individuare quale norma applicare tra quella vigente al momento del fatto e quella successiva. La regola generale impone di applicare sempre la legge più favorevole al reo (il colpevole).

Nel caso specifico, l’imputato sosteneva che si dovesse fare riferimento alla pena minima prevista per la vecchia ipotesi di traffico di influenze, pari a tre anni di reclusione. Con questo calcolo, il reato si sarebbe estinto molto prima della sentenza di appello. Tuttavia, la Cassazione ha chiarito che non si può creare una terza norma mescolando i benefici di leggi diverse. La condotta originaria di millantato credito prevedeva una pena massima di cinque anni. La riforma del 2019 ha unificato le condotte sotto il reato di traffico di influenze illecite, fissando la pena massima a quattro anni e sei mesi di reclusione. Questa nuova pena è effettivamente più favorevole rispetto ai cinque anni originari, ma non può essere ridotta ai tre anni previsti per la diversa e meno grave ipotesi di traffico d’influenze originario.

Le motivazioni della Cassazione sul traffico di influenze illecite

I giudici di legittimità hanno respinto la tesi della difesa basandosi sul principio di continuità normativa. Esiste infatti una perfetta sovrapposizione tra la vecchia condotta di millantato credito e il nuovo traffico di influenze illecite. Chi vanta un’influenza, reale o soltanto millantata, presso un pubblico ufficiale per farsi consegnare denaro commette un reato che la legge continua a punire senza alcuna interruzione temporale.

La Corte ha quindi stabilito che la pena di riferimento per calcolare la prescrizione è quella di quattro anni e sei mesi di reclusione. A questo termine base i giudici hanno dovuto aggiungere gli aumenti previsti per la recidiva qualificata, ovvero la ripetizione di reati da parte dello stesso soggetto entro cinque anni da una precedente condanna. A causa della gravità dei precedenti penali dell’imputato, il termine di prescrizione massimo è salito a dodici anni e sei mesi. Questo calcolo ha dimostrato che il reato non era affatto estinto al momento della decisione della Corte d’appello.

Le conclusioni della sentenza e le conseguenze per il ricorrente

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dal condannato. Questa decisione comporta la definitività della condanna a due anni di reclusione stabilita dalla Corte d’appello. L’imputato ha perso definitivamente la causa e non potrà più contestare la decisione dei giudici di merito.

Oltre alla conferma della pena detentiva, la Suprema Corte ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese del procedimento giudiziario. Il cittadino dovrà inoltre versare la somma di tremila euro in favore della cassa delle ammende, come sanzione per aver proposto un ricorso manifestamente infondato. Questa pronuncia riafferma con chiarezza che le riforme legislative non possono essere strumentalizzate per ottenere facili prescrizioni quando vi è una chiara continuità nella punibilità dei comportamenti illeciti.

Cosa succede se un reato viene abrogato e inserito in una nuova norma?
Se vi è continuità normativa tra la vecchia e la nuova legge, il fatto resta punibile e si applica la pena della norma più favorevole al reo.

Come influisce la recidiva sul calcolo del tempo di prescrizione?
La recidiva qualificata aumenta la pena massima edittale e di conseguenza allunga i tempi necessari affinché il reato vada in prescrizione.

Qual è la differenza tra vecchio millantato credito e traffico di influenze?
Il millantato credito è stato assorbito nel traffico di influenze illecite, che ora punisce sia chi vanta un’influenza reale sia chi ne vanta una solo millantata.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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