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Tfr (Trattamento Di Fine Rapporto)

201 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

La somma di denaro dovuta al lavoratore subordinato al momento della cessazione del rapporto di lavoro.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Trattenuta 2,50% TFR Dipendenti Pubblici: Cassazione Conferma Legittimità
Un gruppo di dipendenti pubblici ha contestato la legittimità della trattenuta del 2,50% applicata sulle loro retribuzioni, sostenendo che fosse illegittima nel passaggio dal TFS al TFR. La Corte di Cassazione ha respinto il loro ricorso. La Corte ha confermato che la trattenuta del 2,50% TFR dipendenti pubblici è legittima. Questa misura garantisce l'invarianza della retribuzione netta complessiva e non viola i principi costituzionali di uguaglianza e proporzionalità della retribuzione, come già stabilito dalla Corte Costituzionale.
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TFR e Prestito: La Cassazione Conferma la Compensazione del Credito
Il Lavoratore aveva ottenuto un decreto ingiuntivo per il suo TFR contro L'Azienda. Quest'ultima si è opposta, chiedendo la compensazione del credito con un prestito di 30.000 euro concesso al Lavoratore. Il Tribunale ha revocato l'ingiunzione e condannato Il Lavoratore a pagare una somma a L'Azienda. La Corte d'Appello ha ridotto l'importo dovuto, confermando la validità del prestito e la legittimazione attiva dell'Azienda, ma ricalcolando gli interessi. La Cassazione ha rigettato il ricorso del Lavoratore, ritenendo che la Corte d'Appello avesse correttamente accertato la titolarità del credito in capo all'Azienda, anche acquisendo documenti tardivi per la ricerca della verità materiale nel processo del lavoro. La sentenza conferma la compensazione del credito.
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Decadenza TFR INPS: Il Silenzio dell’Ente non Salva il Diritto
Un Lavoratore ha chiesto all'INPS il pagamento del TFR tramite il Fondo di Garanzia. L'INPS non ha risposto. Il Lavoratore ha avviato una causa, ma i giudici hanno dichiarato la decadenza TFR INPS dal suo diritto. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione. Ha stabilito che il termine annuale per agire in giudizio decorre anche se l'INPS non risponde espressamente, partendo dalla scadenza del termine massimo previsto per il procedimento amministrativo. La decadenza è rilevabile d'ufficio. Il Lavoratore ha perso la causa e dovrà pagare le spese legali.
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TFR non versato: chi ha la legittimazione attiva nel fallimento?
Un Lavoratore ha aderito a un fondo di previdenza complementare, destinandovi il suo TFR. L'Azienda, successivamente fallita, non ha versato le quote di TFR al fondo. Il Lavoratore ha tentato di insinuarsi al passivo del fallimento per recuperare il suo credito. Il Tribunale ha respinto la sua richiesta, sostenendo che solo il fondo avesse la legittimazione attiva, interpretando il conferimento del TFR come una cessione del credito. La Corte di Cassazione, riconoscendo la complessità della materia e i diversi orientamenti giurisprudenziali sulla legittimazione attiva per il TFR non versato alla previdenza complementare in caso di fallimento, ha rinviato la causa all'udienza pubblica per una decisione più approfondita, evidenziando la mancanza di un orientamento univoco.
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Lavoratore vs Fallimento: Chi ha diritto al Credito TFR Fondo Pensione?
Un lavoratore ha tentato di insinuare al passivo di un'azienda fallita il proprio Credito TFR Fondo Pensione Fallimento, non versato dall'ex datore di lavoro al fondo complementare. Il Tribunale ha respinto la richiesta, sostenendo che solo il fondo pensione avesse la legittimazione attiva. La Corte di Cassazione, rilevando un contrasto di giurisprudenza sulla titolarità del diritto e sulla natura del "conferimento" del TFR, ha rinviato la causa a pubblica udienza per una decisione più approfondita, evidenziando la complessità della materia.
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Cessione TFR e CIGS: Ammissione al Passivo Fallimentare in Bilico
Il curatore del fallimento di una società finanziatrice ha chiesto l'ammissione al passivo fallimentare di un'altra azienda per un credito. Questo credito derivava da un finanziamento concesso a un dipendente dell'azienda fallita, garantito dalla cessione di parte della retribuzione e del TFR del lavoratore. L'azienda debitrice non ha versato le somme dovute. Il Tribunale aveva accolto parzialmente la richiesta, escludendo un periodo in cui riteneva l'INPS responsabile per la CIGS. La Cassazione ha cassato la decisione, evidenziando che il Tribunale non ha verificato se il lavoratore fosse effettivamente beneficiario della CIGS per quel periodo, un fatto decisivo per stabilire la responsabilità e l'effettiva ammissione al passivo fallimentare.
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Fondo di garanzia INPS TFR e cessione d’azienda
Un lavoratore dipendente passa a una nuova società a seguito di una cessione d'azienda. Successivamente, la vecchia azienda cedente fallisce. Il dipendente ottiene l'ammissione del proprio credito per la liquidazione nello stato passivo del vecchio datore e chiede l'intervento dell'ente previdenziale. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'ente. Il Fondo di garanzia INPS TFR non interviene se il rapporto di lavoro è proseguito con la nuova impresa acquirente. La liquidazione diventa esigibile solo al momento della cessazione definitiva del lavoro. Il dipendente deve quindi rivolgersi alla nuova azienda, obbligata per legge a garantire il pagamento.
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Ferie non godute e TFR: il datore perde il ricorso in Cassazione
Un panettiere ha lavorato per oltre vent'anni presso un'attività commerciale. Alla cessazione del rapporto, il datore di lavoro non ha corrisposto integralmente le spettanze maturate. Il dipendente ha quindi agito in giudizio per ottenere il pagamento delle somme dovute per ferie non godute e TFR. I giudici di merito hanno condannato il datore al versamento di circa novemila euro. L'imprenditore ha presentato ricorso in Cassazione invocando presunti versamenti precedenti e citando una normativa inconferente sui piloti militari. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso totalmente inammissibile a causa della doppia pronuncia conforme dei giudici di merito e della manifesta estraneità delle norme invocate. Il lavoratore ottiene la conferma definitiva del proprio credito economico.
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TFR: Revoca Decreto Ingiuntivo per Mancanza di Prove del Lavoratore
Un Lavoratore ottenne un decreto ingiuntivo contro l'INPS per il pagamento del TFR non versato dal datore di lavoro fallito. La Corte d'Appello confermò la revoca di tale decreto ingiuntivo. Il Lavoratore non aveva prodotto correttamente l'attestazione di cancelleria che provava la mancata opposizione dell'INPS allo stato passivo. Sebbene l'INPS avesse pagato gran parte della somma durante il processo, insistette per la revoca. La Cassazione ha respinto il ricorso del Lavoratore, confermando che la prova non era stata correttamente introdotta e che le nuove pretese sul residuo debito erano inammissibili perché non sollevate tempestivamente.
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TFR non versato al Fondo: la Legittimazione Attiva del Lavoratore in Cassazione
Un lavoratore ha chiesto di essere ammesso al passivo di un fallimento per il TFR non versato dall'azienda a un fondo di previdenza complementare. Il Tribunale ha negato la sua legittimazione attiva, ritenendo che il conferimento del TFR al fondo fosse una cessione del credito, rendendo il fondo l'unico creditore. Il lavoratore ha contestato, sostenendo che si trattava di una delegazione di pagamento, il che gli avrebbe mantenuto il diritto di agire. La Corte di Cassazione ha rilevato un contrasto giurisprudenziale sulla natura del "conferimento" del TFR e sulla legittimazione attiva del lavoratore in questi casi, decidendo di rinviare la causa a pubblica udienza per approfondire la complessa questione.
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Contratto Part-Time vs. Full-Time: La Cassazione Conferma la Conversione
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici precedenti in un caso di **conversione contratto part-time**. Un Lavoratore aveva richiesto il riconoscimento del proprio rapporto di lavoro come a tempo pieno e indeterminato, nonostante un contratto part-time. I giudici hanno accertato che il Lavoratore svolgeva di fatto attività lavorativa a tempo pieno. L'Azienda è stata condannata a pagare differenze retributive, tredicesima, quattordicesima, preavviso e TFR per un totale di 21.223,18 euro. La Cassazione ha respinto il ricorso dell'Azienda, ribadendo che la valutazione dei fatti spetta ai giudici di merito e non può essere riesaminata in Cassazione.
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Notifica Appello Tributario: L’Amministrazione perde per vizio
Un Lavoratore aveva ottenuto il rimborso di ritenute sul TFR, ma l'Amministrazione Finanziaria ha impugnato la decisione. La Commissione Tributaria Regionale ha dato ragione all'Amministrazione. Gli Eredi del Lavoratore hanno fatto ricorso in Cassazione, contestando la mancata prova della notifica dell'appello tributario da parte dell'Amministrazione. La Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la notifica non era stata dimostrata. Senza prova di notifica, l'appello dell'Amministrazione era inammissibile. La sentenza della CTR è stata cassata senza rinvio, con vittoria per gli Eredi.
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Sottrazione fraudolenta al fisco e cessione: TFR non sconta i beni
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo di oltre 310.000 euro disposto a carico di un imprenditore per il reato di sottrazione fraudolenta al fisco. L'indagato aveva ceduto due rami d'azienda a una nuova società, abbattendo artificiosamente il prezzo di vendita attraverso il computo del trattamento di fine rapporto dei dipendenti tra le passività contrattuali. La Suprema Corte ha chiarito che il debito per il trattamento di fine rapporto non è immediatamente esigibile durante il rapporto di lavoro e non può giustificare una svalutazione del valore aziendale ceduto. L'operazione mirava unicamente a sottrarre i beni alla riscossione delle imposte, rendendo pienamente legittimo il blocco preventivo dei conti e degli immobili.
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TFR e rapporto in corso: no all’ammissibilità al passivo
Un dipendente ha chiesto l'ammissione allo stato passivo dell'azienda in amministrazione straordinaria per recuperare retribuzioni arretrate e liquidazione. Il Tribunale ha respinto la domanda relativa alla liquidazione poiché il lavoratore era ancora assunto. La Corte di Cassazione ha confermato che in tema di TFR e rapporto in corso il credito non risulta esigibile. Il trattamento di fine rapporto diventa riscuotibile soltanto con la definitiva cessazione del contratto di lavoro. I giudici hanno stabilito che il magistrato può rilevare d'ufficio la mancanza di esigibilità del credito. Se il rapporto cessa successivamente, il lavoratore deve presentare una nuova domanda tardiva. Il ricorso del dipendente è stato quindi respinto.
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Trasferimento d’azienda e TFR: la deroga sindacale e valida
Alcuni lavoratori sono transitati presso una nuova azienda a seguito di una procedura di concordato preventivo. Un accordo sindacale ha stabilito che la nuova società rispondesse unicamente del TFR maturato dopo l'avvio della crisi, lasciando la quota precedente a carico dell'azienda originaria. I lavoratori hanno richiesto all'azienda subentrante il pagamento integrale del trattamento maturato prima del passaggio. La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta dei dipendenti, stabilendo la piena validità delle deroghe concordate dai sindacati in sede di ristrutturazione aziendale. In materia di Trasferimento d'azienda e TFR, le intese sindacali volte a salvaguardare i posti di lavoro possono legittimamente limitare la responsabilità del nuovo datore per i crediti pregressi. Il TFR pregresso resta richiedibile all'originario debitore o all'ente previdenziale solo dopo la definitiva cessazione di ogni rapporto lavorativo con il nuovo datore. I lavoratori sono stati condannati al pagamento delle spese legali.
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Trasferimento d’azienda studio professionale: TFR garantito
Una lavoratrice dipendente ha prestato servizio prima per un singolo professionista e successivamente per lo studio associato in cui il professionista era entrato. La dipendente ha richiesto al nuovo studio associato il pagamento del TFR e delle ferie non godute, relativi anche al periodo precedente al cambio di gestione. La Corte di Cassazione ha confermato che l'operazione costituisce un vero e proprio trasferimento d'azienda studio professionale ai sensi dell'articolo 2112 del Codice Civile. Quando l'attività professionale si avvale di una struttura organizzata di mezzi e personale che supera l'apporto del singolo, lo studio associato subentrante risponde di tutti i crediti arretrati maturati dal dipendente. Il ricorso dello studio associato è stato integralmente respinto.
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Ammissione al passivo TFR: diritto tutelato nel fallimento
Una lavoratrice ha dimesso il proprio incarico chiedendo l'ammissione al passivo TFR per oltre 11.000 euro nei confronti dell'azienda fallita. Il Tribunale aveva inizialmente respinto la richiesta operando una distinzione tra le quote maturate prima e dopo la riforma del 2007. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della dipendente, precisando che il datore di lavoro risponde del TFR non versato indipendentemente dalla data di maturazione. L'ammissione al passivo TFR costituisce inoltre il presupposto indispensabile per ottenere il successivo intervento del Fondo di Garanzia INPS. Decidendo nel merito, la Suprema Corte ha ammesso l'intero credito della lavoratrice allo stato passivo con collocazione privilegiata e interessi di legge.
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TFR e cessione d’azienda: niente rimborso se il lavoro prosegue
Un lavoratore ha chiesto l'ammissione allo stato passivo del fallimento della propria ex azienda per ottenere il TFR e cessione d'azienda relativo al periodo di servizio prestato prima del passaggio aziendale. Il Tribunale ha respinto la richiesta poiché il rapporto lavorativo è proseguito senza interruzioni con l'azienda acquirente. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione. I giudici hanno chiarito che, secondo la normativa applicabile prima della riforma del 2022, la continuità del rapporto di lavoro impedisce la maturazione e l'esigibilità immediata del TFR nei confronti del cedente. Il diritto al pagamento del trattamento di fine rapporto sorge unicamente al momento della definitiva cessazione del rapporto lavorativo.
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Prova del pagamento del TFR: il Fisco non salva l’azienda
Un lavoratore dipendente ha richiesto l'ammissione allo stato passivo dell'azienda fallita per ottenere la liquidazione maturata. Il tribunale ha respinto la richiesta ritenendo che l'indicazione presente nella certificazione fiscale dell'azienda attestasse l'avvenuta erogazione della somma. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del dipendente, stabilendo che la prova del pagamento del TFR spetta interamente al datore di lavoro o alla curatela fallimentare. I giudici hanno chiarito che un documento fiscale formato unilateralmente dalla società debitrice non costituisce prova a favore della stessa. La procedura fallimentare subentra nella medesima posizione dell'impresa e deve dimostrare l'effettivo versamento con idonee ricevute bancarie.
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Affitto di azienda e quote TFR: chi paga i debiti pregressi
Una società affittuaria di ramo d'azienda ha corrisposto il trattamento di fine rapporto a diversi dipendenti per periodi lavorativi maturati prima della stipula dell'affitto. Successivamente, ha chiesto l'ammissione al passivo del fallimento della società concedente per ottenere il rimborso delle quote anticipate, invocando il privilegio di legge. La curatela fallimentare ha respinto la richiesta facendo leva su una clausola di una precedente transazione. Il tribunale ha invece accolto la domanda della società affittuaria. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente il verdetto, dichiarando inammissibile il ricorso del fallimento. I giudici hanno chiarito che, nel caso di affitto di azienda e quote TFR maturate prima della cessione, il datore affittante resta il debitore principale, mentre l'affittuario che paga in solido ha diritto di regresso e di insinuazione al passivo in via privilegiata.
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