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Tfr (Trattamento Di Fine Rapporto)

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201 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Trattenuta TFR dipendenti pubblici: legittimo il taglio del 2,5%
Alcuni dipendenti pubblici, assunti dopo il 2001 in regime di TFR, hanno contestato la legittimità della trattenuta del 2,50% sulla loro retribuzione mensile lorda. I giudici di merito avevano accolto la domanda, ritenendo illegittimo il prelievo. Tuttavia, la Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, accogliendo il ricorso dell'Amministrazione Pubblica. La Suprema Corte ha stabilito che la trattenuta TFR dipendenti pubblici del 2,50% è pienamente legittima. Questo meccanismo contabile serve a garantire l'invarianza della retribuzione netta e a evitare disparità di trattamento tra i lavoratori in regime di TFR e quelli ancora soggetti al vecchio regime di TFS (Trattamento di Fine Servizio). Di conseguenza, la domanda dei lavoratori è stata definitivamente respinta.
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Rapporto di lavoro domestico: la prescrizione taglia i crediti
Il Lavoratore ha chiesto il riconoscimento di un unico rapporto di lavoro domestico dal 1997 al 2016 alle dipendenze di due coniugi, pretendendo differenze retributive e TFR. Dopo il decesso della moglie nel 2010, il rapporto era proseguito con il marito. I giudici di merito hanno accertato l'esistenza di due contratti distinti, dichiarando prescritti i crediti del primo rapporto per il decorso di oltre cinque anni senza atti interruttivi. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del lavoratore, confermando che la morte del datore di lavoro domestico interrompe il rapporto e che il successivo contratto con il coniuge superstite costituisce una nuova e autonoma relazione lavorativa. Il lavoratore è stato condannato alle spese e a una sanzione per lite temeraria.
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Imponibile previdenziale: niente contributi sulle somme dei terzi
Alcuni dipendenti di una banca, impiegati presso lo sportello interno di un ente pubblico, ricevevano da quest'ultimo un'indennità speciale per via degli orari di lavoro disagevoli. I lavoratori hanno chiesto che tale somma, pagata dal terzo, fosse inclusa nel calcolo del trattamento di fine rapporto e dei contributi previdenziali a carico della banca. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che l'indennità erogata dal terzo non rientra nell'imponibile previdenziale. La Corte ha chiarito che le somme pagate da soggetti estranei al rapporto di lavoro, che trovano in esso solo l'occasione e non la causa, sono escluse dalla base contributiva, salvo espressa previsione di legge. Vince la banca, che non dovrà versare i contributi su tali somme.
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Patto di conglobamento: stipendio più alto ma l’autista vince
Un autista ha lavorato alle dipendenze di un'Ambasciata, chiedendo poi il pagamento di differenze retributive per TFR e tredicesima mensilità. L'Ambasciata ha sostenuto che il superminimo pagato mensilmente assorbisse tali somme. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Ambasciata, stabilendo che il patto di conglobamento, con cui si inseriscono nella retribuzione ordinaria istituti come la tredicesima, è valido solo se nell'accordo sono indicati chiaramente i singoli titoli a cui si riferisce la somma complessiva. In mancanza di questa specifica, si presume che lo stipendio pagato compensi solo l'attività ordinaria. L'Ambasciata è stata quindi condannata a pagare oltre 74.000 euro al lavoratore, oltre alle spese legali.
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Termine per l’impugnazione: la Cassazione dà ragione agli eredi
I Figli e l'Ex Moglie di un lavoratore deceduto hanno chiesto al Tribunale la ripartizione del TFR. Il Tribunale ha deciso con un decreto. Gli eredi hanno impugnato la decisione davanti alla Corte d'Appello, che ha però dichiarato il ricorso fuori tempo massimo, ritenendo applicabile il termine di dieci giorni previsto per i decreti. La Cassazione ha ribaltato la decisione: quando la legge impone che una controversia sia decisa con sentenza, la forma del provvedimento non conta. Il provvedimento del Tribunale, sebbene chiamato decreto, era a tutti gli effetti una sentenza. Di conseguenza, il corretto termine per l'impugnazione era quello ordinario di trenta giorni. I ricorrenti hanno quindi vinto il ricorso e la causa tornerà in Corte d'Appello per essere decisa nel merito.
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Polizza assicurativa TFR: i rendimenti spettano all’azienda
Un gruppo di dipendenti ha chiesto di ottenere i rendimenti finanziari generati da una polizza assicurativa TFR stipulata dai datori di lavoro per accantonare le somme destinate alla liquidazione. I giudici di merito hanno respinto la richiesta, ritenendo che la polizza servisse solo a garantire la provvista per il pagamento del trattamento di fine rapporto e non ad attribuire somme aggiuntive. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei lavoratori, confermando che, in assenza di un accordo chiaro e specifico, la polizza assicurativa TFR serve esclusivamente a finanziare il debito del datore di lavoro. Di conseguenza, i dipendenti non hanno alcun diritto di incassare gli interessi o i rendimenti accumulati sui premi versati dall'azienda, i quali restano di spettanza del datore di lavoro.
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Rimborso imposte TFR: scontro tra fisco e terremotati
Un lavoratore ha richiesto il rimborso delle imposte versate nel triennio 1990-1992, beneficiando delle agevolazioni per le vittime del terremoto in Sicilia del 1990. La controversia riguarda in particolare il Rimborso imposte TFR, ossia se l'agevolazione si applichi anche alle ritenute fiscali operate dal datore di lavoro sulla liquidazione pagata in quel triennio. L'Agenzia delle Entrate si è opposta, sostenendo che il trattamento di fine rapporto matura in molti anni e non può godere interamente dell'agevolazione temporanea. La Corte di Cassazione, rilevando la novità e la complessità della questione, ha deciso di non decidere immediatamente, ma ha rinviato la causa alla pubblica udienza per un esame più approfondito.
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Imponibile contributivo: indennità da terzi escluse dal TFR
Alcuni dipendenti di un istituto bancario, impiegati presso lo sportello interno alla Camera dei Deputati, hanno chiesto di includere le indennità corrisposte da quest'ultima nell'imponibile contributivo e nel calcolo del TFR. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei lavoratori, confermando che tali somme non rientrano nell'imponibile contributivo. La Corte ha chiarito che l'imponibilità fiscale non coincide automaticamente con quella previdenziale. Le indennità erogate da un soggetto terzo (la Camera dei Deputati) non hanno causa diretta nel rapporto di lavoro con la banca, ma costituiscono un'obbligazione esterna. Di conseguenza, non fanno parte della retribuzione utile per i contributi e per la liquidazione. La banca, essendosi costituita in ritardo, non ha ottenuto il rimborso delle spese di lite.
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Incentivo all’esodo senza contributi: la Cassazione dà ragione alle aziende
Un ente previdenziale ha richiesto il pagamento di contributi su somme versate da una società editrice a sette giornalisti in sede di conciliazione. La Corte d'Appello ha stabilito che tali somme costituivano un incentivo all'esodo per favorire la cessazione volontaria del rapporto di lavoro, escludendone la natura retributiva e l'obbligo contributivo. L'ente previdenziale ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che parte delle somme integrasse il TFR o servisse a prevenire liti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la qualificazione delle somme come incentivo all'esodo spetta ai giudici di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità. Di conseguenza, la società editrice non deve pagare i contributi richiesti.
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Accertamento lavoro subordinato: datore perde per vizio formale
Un lavoratore ha agito in giudizio per ottenere l'accertamento lavoro subordinato come barista a tempo pieno e indeterminato. La Corte d'Appello ha riconosciuto il rapporto di lavoro, inquadrando le mansioni nel V livello del CCNL Pubblici Servizi e riducendo le differenze retributive dovute dal datore di lavoro a circa 18.000 euro. Il datore di lavoro ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la violazione del principio del contraddittorio per la mancata comunicazione di un'ordinanza di rinvio. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per difetto di autosufficienza, non avendo la ricorrente allegato i verbali delle udienze. Inoltre, nel rito del lavoro, le ordinanze lette in udienza si considerano legalmente conosciute dalle parti, escludendo ogni violazione del diritto di difesa. Il datore di lavoro perde la causa e deve pagare le spese processuali.
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Valore probatorio del CUD: perché non basta contro il fallimento
Il Lavoratore ha chiesto l'ammissione al passivo del fallimento della propria ex azienda per ottenere il pagamento del TFR e di altre spettanze. Il Tribunale ha respinto la domanda ritenendo insufficienti le prove sull'esistenza e sulla durata del rapporto di lavoro. Il Lavoratore ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che la Certificazione Unica (CUD) prodotta fosse sufficiente a dimostrare il suo diritto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che il valore probatorio del CUD è quello di una comune prova documentale e non di una prova legale vincolante. Di conseguenza, se il documento viene contestato dal curatore fallimentare, il giudice può liberamente valutarlo e ritenerlo insufficiente in mancanza di ulteriori riscontri, come i versamenti contributivi. Il Lavoratore perde la causa.
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TFR in cassa integrazione: tra fallimento e fondi pubblici
Un lavoratore ha chiesto l'ammissione al passivo del fallimento del proprio datore di lavoro per ottenere il pagamento del TFR. La controversia riguarda la spettanza delle quote maturate durante il periodo di Cassa Integrazione in Deroga (CIGD). La Corte di Cassazione ha stabilito che il datore di lavoro fallito non risponde del **TFR in cassa integrazione** maturato durante la CIGD se il lavoratore non viene riassunto alla fine del periodo. In questo caso, il pagamento spetta al Fondo sociale per l'occupazione e la formazione presso il Ministero del Lavoro. Al contrario, per le quote di TFR precedenti, se l'azienda non prova di averle versate al Fondo di Tesoreria INPS, il lavoratore ha diritto ad essere ammesso al passivo fallimentare in via privilegiata. La Cassazione ha quindi accolto parzialmente il ricorso della curatela.
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TFR dal Fondo di Tesoreria: previdenza o retribuzione?
Una lavoratrice ha chiesto all'INPS il pagamento della quota di TFR dal Fondo di Tesoreria maturata presso un'azienda poi fallita. La Corte d'Appello ha accolto la domanda ritenendo che il credito avesse natura retributiva, consentendo il cumulo di interessi e rivalutazione monetaria. L'INPS ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'INPS, stabilendo che l'erogazione del TFR dal Fondo di Tesoreria ha natura previdenziale e non retributiva. Di conseguenza, si applica il divieto di cumulo tra interessi e rivalutazione monetaria. La sentenza d'appello è stata cassata con rinvio.
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Natura previdenziale del TFR: stop al doppio risarcimento
Una lavoratrice ha ottenuto un decreto ingiuntivo contro il Fondo di Tesoreria INPS per ottenere interessi e rivalutazione monetaria a causa del ritardo nel pagamento del trattamento di fine rapporto (TFR), dopo il fallimento del datore di lavoro. La Corte d'Appello aveva dato ragione alla lavoratrice, ritenendo che la prestazione avesse natura retributiva. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'INPS, stabilendo la natura previdenziale del TFR erogato dal Fondo di Tesoreria. Di conseguenza, si applica il divieto di cumulo tra interessi e rivalutazione monetaria per i crediti previdenziali. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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TFR dal Fondo Tesoreria: la Cassazione nega il cumulo degli accessori
Alcune lavoratrici hanno richiesto il pagamento di interessi e rivalutazione monetaria per il ritardo nel pagamento del TFR dal Fondo Tesoreria gestito dall'INPS, dopo il fallimento del loro datore di lavoro. La Corte d'Appello aveva dato ragione alle lavoratrici, ritenendo che il pagamento avesse natura retributiva e che gli accessori decorressero dalla fine del rapporto di lavoro. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'INPS, stabilendo che la prestazione erogata dal Fondo Tesoreria ha natura previdenziale e non retributiva. Di conseguenza, si applicano le regole pubbliche di contenimento della spesa, tra cui il divieto di cumulare interessi e rivalutazione e il termine di trenta giorni per l'erogazione senza penalità. La causa è stata rinviata per un nuovo esame.
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TFR Fondo di Tesoreria: l’INPS vince sul cumulo degli interessi
Alcuni lavoratori hanno ottenuto decreti ingiuntivi per il pagamento di interessi e rivalutazione sul TFR pagato in ritardo dal Fondo di Tesoreria gestito dall'INPS. La Corte d'Appello ha confermato la decisione ritenendo il trattamento di natura retributiva. La Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'INPS, stabilendo che il TFR Fondo di Tesoreria ha natura previdenziale e non retributiva. Di conseguenza, si applica il divieto di cumulo tra interessi e rivalutazione monetaria per i ritardi nei pagamenti. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio alla Corte d'Appello.
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Responsabilità solidale negli appalti: pagano le S.p.A. pubbliche
Un lavoratore ha richiesto il pagamento di differenze retributive e TFR alla società committente, una nota azienda stradale a partecipazione pubblica, in solido con il proprio datore di lavoro (l'appaltatore fallito). La Corte d'Appello aveva escluso la responsabilità della committente ritenendola assimilabile a una pubblica amministrazione. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del lavoratore, stabilendo che la responsabilità solidale negli appalti si applica anche a soggetti privati operanti come enti aggiudicatori, non inclusi nell'elenco delle pubbliche amministrazioni. Di conseguenza, la committente deve rispondere dei debiti di lavoro dell'appaltatore.
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Responsabilità solidale negli appalti: il committente deve pagare
Un lavoratore ha chiesto il pagamento di differenze retributive e TFR alla società committente, una nota società per azioni che gestisce le strade statali, in solido con l'impresa appaltatrice inadempiente. La Corte d'Appello aveva respinto la domanda ritenendo la committente un ente pubblico esente da responsabilità. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del lavoratore, stabilendo che la committente, pur operando come ente aggiudicatore, mantiene natura privatistica. Di conseguenza, si applica la disciplina sulla responsabilità solidale negli appalti, che tutela i lavoratori garantendo loro un'azione diretta contro il committente per i crediti di lavoro non pagati dall'appaltatore. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame.
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Principio di non contestazione: la contumacia non d ragione
Un lavoratore ha chiesto il pagamento di differenze retributive, ma la sua domanda era generica e priva di indicazioni su orari e parametri contrattuali. Il datore di lavoro, rimasto contumace in primo grado, ha contestato le pretese in appello, dimostrando i pagamenti effettuati. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del lavoratore, confermando che il principio di non contestazione non si applica alla parte contumace. La contumacia non equivale a un'ammissione dei fatti né esonera il lavoratore dall'onere di provare la fondatezza delle proprie pretese. Di conseguenza, il lavoratore perde la causa e deve pagare le spese processuali.
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Prescrizione del TFR: la liquidazione persa per un ritardo
Un lavoratore, licenziato per giusta causa, ha chiesto il pagamento della quota di liquidazione (un quinto) precedentemente sottoposta a sequestro conservativo da parte dell'azienda. Il sequestro era stato dichiarato inefficace con una sentenza di primo grado nel 2003. Il lavoratore ha inviato la prima richiesta formale di pagamento solo nel 2008. La Corte di Cassazione ha stabilito che la prescrizione del TFR inizia a decorrere immediatamente dal deposito della sentenza di primo grado che dichiara inefficace il sequestro, senza dover attendere che questa diventi definitiva (passaggio in giudicato). Di conseguenza, essendo decorso il termine di cinque anni prima della richiesta formale di pagamento, il diritto del lavoratore si è estinto per prescrizione. Il ricorso del lavoratore è stato quindi respinto.
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