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Responsabilità solidale negli appalti: pagano le S.p.A. pubbliche

Un lavoratore ha richiesto il pagamento di differenze retributive e TFR alla società committente, una nota azienda stradale a partecipazione pubblica, in solido con il proprio datore di lavoro (l’appaltatore fallito). La Corte d’Appello aveva escluso la responsabilità della committente ritenendola assimilabile a una pubblica amministrazione. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del lavoratore, stabilendo che la responsabilità solidale negli appalti si applica anche a soggetti privati operanti come enti aggiudicatori, non inclusi nell’elenco delle pubbliche amministrazioni. Di conseguenza, la committente deve rispondere dei debiti di lavoro dell’appaltatore.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. L Num. 25652 Anno 2023
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Pubblicato il 17 luglio 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

La tutela dei lavoratori e la responsabilità solidale negli appalti

I lavoratori impiegati negli appalti godono di una protezione speciale per il recupero dei loro stipendi. La legge prevede infatti la responsabilità solidale negli appalti, un meccanismo che permette al dipendente di chiedere le retribuzioni non pagate direttamente al committente. Questo strumento evita che il lavoratore rimanga senza tutele se il datore di lavoro effettivo, cioè l’appaltatore, fallisce o diventa insolvente. Nel caso esaminato dalla Cassazione, un lavoratore ha chiesto il pagamento delle differenze retributive e del Trattamento di Fine Rapporto (TFR) alla società committente, dopo il fallimento della ditta appaltatrice. La questione centrale riguarda l’applicabilità di questa tutela quando il committente è una grande società per azioni a controllo pubblico.

Quando il committente è un ente a partecipazione pubblica

La società committente sosteneva di non dover pagare i debiti dell’appaltatore. Secondo la tesi difensiva, la sua natura di soggetto a controllo pubblico e l’assoggettamento alle regole dei contratti pubblici la escludevano dall’applicazione delle norme privatistiche. La Corte d’Appello aveva inizialmente accolto questa tesi, equiparando la società a una vera e propria pubblica amministrazione. Le pubbliche amministrazioni, infatti, sono escluse per legge dalla responsabilità solidale per evitare un impatto incontrollato sulle finanze pubbliche. Tuttavia, questa interpretazione lasciava il lavoratore privo di qualsiasi tutela, nonostante avesse svolto regolarmente la propria attività lavorativa nell’appalto.

Le motivazioni della sentenza sulla responsabilità solidale negli appalti

La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione precedente con motivazioni molto chiare. I giudici hanno chiarito che la responsabilità solidale negli appalti si applica a tutti i soggetti privati, compresi quelli che gestiscono appalti pubblici come enti aggiudicatori. La società committente, pur avendo una partecipazione pubblica e seguendo le procedure di evidenza pubblica per la scelta dei contraenti, rimane una società per azioni di diritto privato. Essa non rientra nell’elenco tassativo delle pubbliche amministrazioni escluse dalla legge. La Cassazione ha sottolineato che le regole sui contratti pubblici e la tutela dei lavoratori operano su piani diversi. Le prime regolano la scelta dell’appaltatore, mentre la seconda serve a garantire che chi lavora riceva la giusta retribuzione. Pertanto, non esiste alcuna ragione per privare i dipendenti di una tutela fondamentale come l’azione diretta verso il committente. La tutela del lavoro prevale sulle esigenze di semplificazione burocratica dell’ente.

Le conclusioni sul caso e i risvolti pratici

La decisione della Suprema Corte stabilisce un principio fondamentale per la tutela dei diritti dei lavoratori. La Cassazione ha accolto il ricorso del lavoratore e ha cassato la sentenza d’appello. Il caso torna ora alla Corte d’Appello in diversa composizione, che dovrà applicare il principio di diritto stabilito. La società committente non potrà più sfuggire alla responsabilità solidale negli appalti e dovrà rispondere dei debiti retributivi e del TFR maturati dal lavoratore. Questa sentenza conferma che la forma societaria privata comporta l’assunzione di tutti i rischi tipici del mercato, inclusa la garanzia verso i lavoratori dell’appalto. I lavoratori possono quindi agire con fiducia anche contro i grandi committenti pubblici in forma societaria per ottenere quanto dovuto. Questa decisione rappresenta una vittoria importante per la sicurezza economica dei lavoratori del settore degli appalti infrastrutturali.

Cos’è la responsabilità solidale negli appalti?
È una regola che permette al lavoratore di un appalto di chiedere il pagamento di stipendi e contributi non pagati direttamente al committente, se il datore di lavoro non paga.

Le società pubbliche sono escluse da questa responsabilità?
No, le società per azioni a partecipazione pubblica che agiscono come committenti privati sono soggette alla responsabilità solidale e devono pagare i lavoratori dell’appalto.

Quali somme può richiedere il lavoratore al committente?
Il lavoratore può richiedere tutte le retribuzioni dovute per il lavoro svolto nell’appalto e il Trattamento di Fine Rapporto (TFR) maturato in quel periodo.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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