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T.F.R. (Trattamento Di Fine Rapporto)

67 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Somma di denaro che il datore di lavoro deve corrispondere al lavoratore dipendente al momento della cessazione del rapporto di lavoro, calcolata in base alla retribuzione e agli anni di servizio.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

TFR e Cassa Integrazione: Diritti del Lavoratore vs Fallimento Aziendale
Un Lavoratore ha chiesto l'ammissione al passivo del Fallimento di un'Azienda per il suo T.f.r., inclusa la quota maturata durante un periodo di Cassa Integrazione Guadagni in Deroga (CIGD). Il Tribunale aveva riconosciuto il credito. La Curatela Fallimentare ha contestato, sostenendo che il T.f.r. durante la CIGD non dovesse essere a carico dell'Azienda fallita. La Corte di Cassazione ha stabilito che il T.f.r. matura anche durante la CIGD, considerandola un periodo di retribuzione normale. Tuttavia, per le quote trasferite al Fondo di Tesoreria, l'obbligo di pagamento spetta al Fondo, a meno che l'Azienda non provi di averle versate. La Corte ha accolto parzialmente il ricorso della Curatela, rinviando il caso per una nuova valutazione.
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Calcolo TFR: Lavoro all’Estero e Indennità, la Cassazione Ribalta
Un Lavoratore ha contestato il `Calcolo TFR` effettuato da un'Azienda in Amministrazione Straordinaria. Il Tribunale aveva inizialmente rigettato la sua opposizione, ammettendo un TFR inferiore a quanto richiesto. La questione principale riguardava l'inclusione di specifici emolumenti, percepiti durante periodi di lavoro all'estero, nella base di `Calcolo TFR`. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Lavoratore, stabilendo che il Tribunale non aveva correttamente valutato le prove. La Corte ha chiarito che tutti gli emolumenti non sporadici o occasionali devono rientrare nel `Calcolo TFR`, a meno che non siano rimborsi spese. La sentenza ha annullato la decisione precedente e rinviato la causa a un nuovo giudice per una nuova valutazione.
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Divisa aziendale: benefit o retribuzione? La Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di alcuni lavoratori che chiedevano l'inclusione del valore della divisa aziendale nel calcolo del T.F.R. o dell'indennità di buonuscita. La Corte d'Appello aveva escluso tale valore, ritenendo la divisa di esclusivo interesse del datore di lavoro. I lavoratori hanno contestato questa decisione. La Cassazione ha accolto il ricorso, annullando la sentenza e rinviando il caso a un nuovo giudice. Questo giudice dovrà rivalutare la natura retributiva divisa aziendale, considerando gli specifici accordi aziendali che prevedevano il costo interamente a carico dell'azienda.
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Furto in azienda: il licenziamento per giusta causa è legittimo anche per poco gasolio
La Corte di Cassazione ha confermato il licenziamento per giusta causa di un Lavoratore sorpreso a sottrarre gasolio da mezzi aziendali fuori orario. I giudici hanno ritenuto che il furto, anche di modesta entità, rompesse il vincolo fiduciario con l'Azienda, rendendo legittima la sanzione espulsiva. La Cassazione ha anche respinto le contestazioni del Lavoratore sul calcolo del T.F.R., confermando che la precedente cessione di credito a una finanziaria limitava il suo diritto a ricevere solo la differenza. Il ricorso principale del Lavoratore è stato rigettato, mentre quello incidentale dell'Azienda è stato dichiarato inammissibile.
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Invarianza della retribuzione netta: no ai rimborsi per i dipendenti
Un dipendente pubblico ha chiesto il rimborso della trattenuta previdenziale del 2,5% applicata sulla sua retribuzione, ritenendola illegittima dopo il passaggio dal regime di TFS a quello di TFR. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la legittimità del meccanismo contabile applicato dall'amministrazione pubblica. La Corte ha chiarito che la riduzione della retribuzione lorda, compensata da un incremento figurativo ai fini previdenziali, rispetta pienamente il principio di invarianza della retribuzione netta. Questo sistema garantisce la parità di trattamento tra i lavoratori e non viola il diritto costituzionale a una retribuzione sufficiente e proporzionata, poiché tutela lo stipendio netto complessivo percepito dal lavoratore.
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Rendimento della polizza TFR alla banca e non al dirigente
Un ex dirigente ha chiesto la condanna della banca datrice di lavoro al pagamento delle somme accumulate come rendimento della polizza TFR. La banca aveva stipulato una polizza assicurativa collettiva per garantire il pagamento del trattamento di fine rapporto dei dipendenti. Alla cessazione del rapporto, il dirigente ha ricevuto il TFR ma ha preteso anche il rendimento finanziario della polizza. La Corte d'Appello ha rigettato la domanda, rilevando che il contratto assicurativo riservava i rendimenti eccedenti alla banca contraente e non ai lavoratori. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del lavoratore, confermando che l'interpretazione del contratto spetta ai giudici di merito e che il dipendente, essendo estraneo all'accordo assicurativo tra banca e assicurazione, non può rivendicare il rendimento della polizza TFR in assenza di una specifica pattuizione.
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Fondo di garanzia INPS: la prova del TFR spetta al lavoratore
Un socio lavoratore di una cooperativa in liquidazione ha richiesto il pagamento del trattamento di fine rapporto maturato prima del luglio 1997, rivolgendosi al Fondo di garanzia INPS. La Corte d'Appello aveva accolto la domanda, ritenendo che spettasse all'ente previdenziale dimostrare il mancato versamento dei contributi. La Corte di Cassazione ha invece ribaltato la decisione, accogliendo il ricorso dell'ente. I giudici hanno stabilito che spetta esclusivamente al lavoratore dimostrare l'effettivo versamento della specifica contribuzione volontaria per il periodo precedente all'estensione della legge del 1997. Di conseguenza, la domanda del lavoratore è stata definitivamente respinta.
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Accertamento del rapporto di lavoro subordinato: conta la realtà
Alcuni medici e professionisti sanitari, formalmente inquadrati come liberi professionisti con contratti di lavoro autonomo, hanno richiesto l'accertamento del rapporto di lavoro subordinato nei confronti di un'impresa sociale. I giudici di merito hanno accolto la domanda, rilevando che l'attività si svolgeva con orari fissi, turni prestabiliti e sotto la direzione dell'azienda. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando sia il ricorso dell'azienda sia quello dei lavoratori relativo alla legittimità del licenziamento. La Suprema Corte ha ribadito che il nome dato al contratto dalle parti non conta se la realtà dei fatti dimostra una subordinazione concreta.
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Tassazione del TFR: no al doppio prelievo sui buoni postali
Un dipendente pubblico riceve parte della liquidazione in Buoni Postali Fruttiferi. Al momento dell'incasso dei titoli, subisce la ritenuta del 12,5% sugli interessi maturati. Tuttavia, il datore di lavoro aveva già applicato l'aliquota del 33% sull'intera indennità, inclusi gli stessi interessi. Il lavoratore chiede quindi il rimborso della ritenuta per evitare una ingiusta duplicazione d'imposta. L'Agenzia delle Entrate nega il rimborso, ma la Corte di Cassazione respinge il ricorso del fisco. La Suprema Corte stabilisce che la tassazione del TFR, per evitare una doppia imposizione sugli interessi dei buoni postali, deve essere limitata alla sola differenza tra l'aliquota complessiva della liquidazione e la ritenuta già applicata direttamente al contribuente al momento dell'incasso.
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Imponibile contributivo: addio esenzione senza vero incentivo
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'azienda editoriale contro l'ente previdenziale dei giornalisti, confermando l'obbligo di pagare i contributi previdenziali su una somma erogata al direttore alla cessazione del rapporto. L'azienda sosteneva che tale importo fosse escluso dall'imponibile contributivo in quanto legato alla fine del rapporto. Tuttavia, i giudici hanno chiarito che, non essendoci una finalità di incentivo all'esodo (poiché il lavoratore si era già dimesso), la somma costituiva una mera integrazione del trattamento di fine rapporto (T.F.R.). Di conseguenza, l'importo rientra pienamente nell'imponibile contributivo, obbligando il datore di lavoro al versamento dei relativi contributi.
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Fondo di Garanzia INPS: no al TFR se manca l’azione esecutiva
Una lavoratrice ha richiesto il pagamento del TFR al Fondo di Garanzia INPS dopo il fallimento del datore di lavoro. Il fallimento era stato chiuso per mancanza di attivo prima ancora di verificare i debiti (stato passivo). La Corte d'Appello aveva accolto la domanda, ma la Cassazione ha ribaltato la decisione. I giudici hanno stabilito che, in caso di chiusura anticipata del fallimento, il lavoratore non può rivolgersi direttamente all'istituto previdenziale. Prima di attivare il Fondo di Garanzia INPS, è indispensabile ottenere un titolo esecutivo e tentare l'esecuzione forzata contro il datore di lavoro o, se la società è cancellata, contro i soci. La Cassazione ha quindi accolto il ricorso dell'INPS, rinviando la causa alla Corte d'Appello.
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Fondo di Garanzia INPS: il piccolo credito non basta per pagare
Un lavoratore ha richiesto l'intervento del Fondo di Garanzia INPS per ottenere il pagamento del TFR e delle ultime retribuzioni, dopo il fallimento del pignoramento contro il datore di lavoro. La Corte d'Appello ha accolto la domanda, ritenendo l'azienda non fallibile solo perché il credito del lavoratore era inferiore a trentamila euro. L'INPS ha fatto ricorso. La Cassazione ha accolto il ricorso dell'INPS, stabilendo che il lavoratore non può dimostrare la non fallibilità del datore di lavoro basandosi solo sull'esiguità del proprio credito individuale. Spetta infatti al lavoratore l'onere di provare rigorosamente che l'azienda non è assoggettabile a fallimento per poter accedere alle prestazioni previdenziali. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Fondo di Garanzia INPS: TFR dovuto anche dopo l’affitto d’azienda
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'INPS, confermando il diritto di un lavoratore a ricevere il TFR dal Fondo di Garanzia INPS. Il lavoratore, dopo un periodo di affitto di ramo d'azienda, era tornato alle dipendenze del datore di lavoro originario a seguito di retrocessione. Successivamente, quest'ultimo era fallito, determinando la cessazione del rapporto di lavoro. La Suprema Corte ha chiarito che il Fondo di Garanzia INPS deve intervenire poiché l'insolvenza si è verificata in capo al datore di lavoro effettivo al momento della cessazione del rapporto, escludendo la responsabilità solidale dell'affittuaria tornata in bonis.
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Invarianza della retribuzione netta: legittimo il taglio TFR
Due dipendenti pubbliche assunte dopo il 2001 hanno contestato la trattenuta del 2,50% sulla propria busta paga, ritenendola illegittima poiché soggette al regime del TFR e non a quello del TFS. L'Amministrazione ha difeso la trattenuta spiegando che essa serve a garantire l'invarianza della retribuzione netta e la parità di trattamento con i colleghi assunti precedentemente. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso delle lavoratrici. I giudici hanno stabilito che la riduzione della retribuzione lorda, pari al contributo previdenziale soppresso, è legittima. Tale meccanismo evita ingiustificate disparità salariali tra dipendenti pubblici in regime di TFR e quelli in TFS, rispettando pienamente i principi costituzionali di uguaglianza e di giusta retribuzione.
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TFR destinato a fondo pensione: il lavoratore batte il fallimento
Un lavoratore aveva scelto di destinare le proprie quote di TFR maturando a un fondo di previdenza complementare. Tuttavia, l'azienda datrice di lavoro, successivamente fallita, aveva trattenuto queste somme senza mai versarle al fondo. Il Tribunale aveva escluso il credito del lavoratore dallo stato passivo, ritenendo che solo il fondo pensione fosse legittimato ad agire. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che il TFR destinato a fondo pensione non ancora versato mantiene natura retributiva. Con il fallimento del datore di lavoro, il mandato al versamento si scioglie e la piena titolarità del credito ritorna al lavoratore, che può quindi insinuarsi al passivo in via privilegiata.
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Trattenuta TFR: la causa finisce con l’estinzione del giudizio
Un lavoratore aveva avviato una causa contro un'ente per una trattenuta del 2,5% sulla retribuzione lorda ai fini del T.F.R. Giunto in Cassazione, il lavoratore ha però deciso di rinunciare al ricorso. L'ente ha accettato la rinuncia. Di conseguenza, la Corte non ha esaminato il problema della trattenuta, ma ha semplicemente preso atto dell'accordo tra le parti. La Corte ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio, chiudendo definitivamente la controversia senza stabilire chi avesse ragione nel merito.
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Trattenuta TFR: Lavoratrice rinuncia e causa l’estinzione del giudizio
Una lavoratrice aveva avviato una causa contro un'Agenzia pubblica per una trattenuta del 2,5% sulla retribuzione ai fini del TFR. Dopo aver portato la questione fino in Corte di Cassazione, la lavoratrice ha presentato un atto di rinuncia al ricorso, che è stato accettato dall'Agenzia. Di conseguenza, la Corte non ha deciso nel merito della questione, ma ha semplicemente preso atto dell'accordo tra le parti. Il risultato è stata la formale dichiarazione di estinzione del giudizio, che ha chiuso definitivamente la controversia a livello processuale senza un vincitore o un vinto.
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Mancato preavviso per pensione: l’Ente perde e deve restituire i soldi
Un dipendente di un ente pubblico comunica la cessazione del rapporto per accedere alla pensione. L'ente interpreta la comunicazione come dimissioni volontarie e trattiene dal TFR l'indennità di mancato preavviso. La Corte di Cassazione dà ragione al lavoratore, stabilendo un principio fondamentale: nel pubblico impiego, il raggiungimento dei limiti di età per la pensione causa la risoluzione automatica del contratto. La comunicazione del dipendente è una semplice presa d'atto, non una dimissione che richiede preavviso. Di conseguenza, la trattenuta è illegittima e l'ente deve restituire la somma.
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TFR Vigile del Fuoco Volontario: la Cassazione nega il diritto
La Corte di Cassazione ha negato il diritto al TFR a un vigile del fuoco volontario. Il vigile sosteneva che i suoi ripetuti richiami in servizio configurassero un rapporto di lavoro subordinato. I giudici, però, hanno stabilito un principio chiaro: quello tra il volontario e l'Amministrazione è un 'rapporto di servizio' e non un 'rapporto di impiego'. La legge esclude esplicitamente questa possibilità. Di conseguenza, il diritto al TFR per il vigile del fuoco volontario non sussiste, poiché è una prestazione legata esclusivamente al lavoro dipendente. La vittoria è andata quindi al Ministero dell'Interno, che si era opposto alla richiesta del volontario.
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Trattenuta TFR dipendenti pubblici: la Corte conferma la legittimità
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della trattenuta TFR dipendenti pubblici del 2,5% anche per i lavoratori assunti dopo il 31 dicembre 2000. Alcuni dipendenti di un Comune avevano contestato il prelievo, sostenendo che non dovesse applicarsi a loro in quanto già in regime TFR sin dall'inizio. I giudici hanno respinto il ricorso, stabilendo che la norma fa parte di un disegno più ampio di armonizzazione tra impiego pubblico e privato. La trattenuta serve a garantire parità di trattamento e a mantenere l'equilibrio del sistema, senza violare il diritto a una giusta retribuzione. I lavoratori hanno quindi perso la causa.
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