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Fondo di Garanzia INPS: il piccolo credito non basta per pagare

Un lavoratore ha richiesto l’intervento del Fondo di Garanzia INPS per ottenere il pagamento del TFR e delle ultime retribuzioni, dopo il fallimento del pignoramento contro il datore di lavoro. La Corte d’Appello ha accolto la domanda, ritenendo l’azienda non fallibile solo perché il credito del lavoratore era inferiore a trentamila euro. L’INPS ha fatto ricorso. La Cassazione ha accolto il ricorso dell’INPS, stabilendo che il lavoratore non può dimostrare la non fallibilità del datore di lavoro basandosi solo sull’esiguità del proprio credito individuale. Spetta infatti al lavoratore l’onere di provare rigorosamente che l’azienda non è assoggettabile a fallimento per poter accedere alle prestazioni previdenziali. La sentenza è stata cassata con rinvio.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 6 Num. 6207 Anno 2022
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Pubblicato il 11 luglio 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Il Fondo di Garanzia INPS e la tutela del lavoratore

Il Fondo di Garanzia INPS rappresenta uno strumento fondamentale di tutela per i lavoratori dipendenti. Questo fondo interviene quando il datore di lavoro non paga il Trattamento di Fine Rapporto (T.F.R.) o le ultime retribuzioni a causa di una situazione di insolvenza. Tuttavia, l’accesso a questa tutela non è automatico e richiede il rispetto di precise condizioni legali. La Corte di Cassazione ha chiarito un aspetto cruciale riguardante le prove che il lavoratore deve fornire per ottenere il pagamento, specialmente quando l’azienda non è fallibile.

Il caso: la richiesta di pagamento e il rifiuto dell’istituto

Un lavoratore ha ottenuto un decreto ingiuntivo contro il proprio datore di lavoro per recuperare le ultime tre mensilità di stipendio e il T.F.R. Successivamente, il lavoratore ha avviato un pignoramento mobiliare che ha dato esito negativo. Non potendo recuperare il denaro direttamente dall’azienda, il dipendente ha chiesto l’intervento del Fondo di Garanzia INPS. L’ente previdenziale ha rifiutato il pagamento, sostenendo che non vi fosse la prova della reale non fallibilità dell’azienda. Il tribunale e la Corte d’Appello hanno inizialmente dato ragione al lavoratore. I giudici di merito hanno ritenuto sufficiente il fatto che il credito del lavoratore fosse inferiore alla soglia minima di trentamila euro per escludere la fallibilità del datore di lavoro.

La prova della non fallibilità del datore di lavoro

L’INPS ha proposto ricorso in Cassazione per contestare questa decisione. Secondo l’istituto previdenziale, il solo fatto che il singolo credito sia basso non dimostra che l’azienda non possa fallire. Un’impresa potrebbe infatti avere molti altri debiti con altri creditori, superando ampiamente la soglia legale per il fallimento. La Suprema Corte ha dovuto quindi stabilire chi deve provare la non fallibilità del datore di lavoro e in quale modo questa prova debba essere fornita dal lavoratore che richiede l’intervento previdenziale.

Le motivazioni della decisione sul Fondo di Garanzia INPS

I giudici della Cassazione hanno accolto il ricorso dell’INPS e hanno chiarito le regole sull’onere della prova. La Corte ha spiegato che il lavoratore ha l’obbligo di dimostrare tutti i presupposti per la nascita del suo diritto. Tra questi presupposti rientra anche la concreta non assoggettabilità a fallimento del datore di lavoro. Questa prova non può essere considerata raggiunta semplicemente allegando un credito personale inferiore a trentamila euro. La soglia di fallibilità riguarda infatti l’esposizione debitoria complessiva dell’imprenditore e non il debito verso un singolo dipendente. Il lavoratore deve quindi produrre elementi più solidi, come i bilanci dell’azienda o i documenti dell’istruttoria prefallimentare, per dimostrare che l’impresa non possiede i requisiti dimensionali o di indebitamento per fallire.

Le conclusioni sul caso e sull’onere della prova

La decisione della Cassazione stabilisce un principio rigoroso ma necessario per la corretta gestione delle risorse previdenziali. L’INPS ha vinto la causa e la sentenza d’appello è stata annullata. La controversia torna ora alla Corte d’Appello, che dovrà riesaminare il caso applicando il corretto principio di diritto. Per i lavoratori, questo significa che non basta dimostrare di avere un piccolo credito insoluto per ottenere il pagamento pubblico. È indispensabile svolgere una verifica approfondita sulla reale situazione economica del datore di lavoro e presentare prove documentali adeguate in giudizio.

Quali somme paga il Fondo di Garanzia gestito dall’INPS?
Il fondo paga il trattamento di fine rapporto e le ultime tre mensilità di stipendio non corrisposte dal datore di lavoro insolvente.

Come si dimostra che il datore di lavoro non è fallibile?
Il lavoratore deve dimostrare che l’azienda non supera le soglie dimensionali e di indebitamento previste dalla legge fallimentare, non bastando il solo importo del proprio credito.

Cosa succede se il lavoratore non fornisce la prova della non fallibilità?
La domanda di intervento del fondo viene respinta perché manca la prova di uno dei requisiti essenziali previsti dalla legge.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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