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Subentro

63 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Il subentro è l'azione e risultato del subentrare o successione. Si usa spesso per indicare il cambio di intestazione in un contratto.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Trasferimento d’azienda e licenziamento: Cassazione inammissibile
Una Società ha impugnato la decisione che aveva annullato i licenziamenti di alcuni Lavoratori, ritenendo che l'accordo originario fosse una locazione e non un trasferimento d'azienda. I giudici precedenti avevano invece qualificato l'operazione come trasferimento d'azienda, con conseguente subentro della Società nei rapporti di lavoro e illegittimità dei licenziamenti. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della Società. Ha confermato che la questione del trasferimento d'azienda e licenziamento non poteva essere riesaminata in Cassazione, in quanto richiedeva una nuova valutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità. La Società è stata condannata a pagare le spese legali.
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Subentro alloggio ERP: Nipote ospite non può subentrare al nonno
Un nipote, convivente con il nonno assegnatario di un alloggio ERP per assistenza, ha richiesto il `subentro alloggio ERP` dopo la morte del nonno. L'Azienda Territoriale per l'Edilizia Residenziale Pubblica (ATER) ha negato il subentro, sostenendo che il nipote non rientrava nel nucleo familiare originario e non soddisfaceva i requisiti legali. I giudici di primo e secondo grado hanno confermato il diniego. Durante il ricorso in Cassazione, una nuova legge regionale ha permesso al nipote di regolarizzare la sua posizione, facendogli perdere interesse alla causa. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile e ha condannato il nipote al pagamento delle spese legali.
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Subentro alloggio pubblico: Ricorso inammissibile dopo il decesso
Un cittadino ha cercato di ottenere il diritto di subentro alloggio pubblico in un'unità abitativa di edilizia residenziale. La sua domanda è stata respinta sia in primo grado che in appello per mancanza dei requisiti legali e per l'inammissibilità dell'appello. In Cassazione, il difensore del cittadino ha comunicato il decesso del proprio assistito e l'assenza di eredi. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che la morte del ricorrente, sebbene non interrompa il processo in Cassazione, abbia comportato la cessazione della materia del contendere per sopravvenuto difetto di interesse. Inoltre, il ricorso era inammissibile perché non aveva contestato la ragione principale della decisione d'appello. Il cittadino è stato condannato a rimborsare le spese legali alle controparti.
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Subentro alloggio popolare: testimonianze battono certificati anagrafici
Un Nipote ha chiesto di subentrare nell'assegnazione di un alloggio popolare dopo la morte della Nonna, assegnataria originaria. L'Ente Gestore si è opposto, sostenendo la mancanza di stabile convivenza, basandosi su certificati anagrafici. Il Tribunale e la Corte d'Appello hanno riconosciuto il diritto del Nipote, accettando prove testimoniali che dimostravano la convivenza. L'Ente ha presentato ricorso per Cassazione, contestando la valutazione della stabile convivenza e la prevalenza delle testimonianze sui documenti pubblici. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la stabile convivenza per i parenti può essere provata con ogni mezzo, e che i certificati anagrafici hanno valore presuntivo superabile, confermando il diritto al subentro alloggio popolare.
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Subentro casa popolare: la convivenza di fatto non basta
Un cittadino ha chiesto il subentro casa popolare nella locazione dell'alloggio già assegnato al padre defunto. L'ente gestore dell'edilizia residenziale pubblica ha negato la richiesta per mancanza della residenza anagrafica e della preventiva istanza formale di ampliamento del nucleo familiare. Il richiedente ha impugnato il diniego, sostenendo di essere convivente di fatto con il genitore prima del decesso e sollevando questioni sulla legittimità delle norme regionali. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che, nelle case popolari, la convivenza di fatto non basta. Per tutelare la trasparenza e le graduatorie pubbliche, occorrono la stabile convivenza risultante all'anagrafe e la formale autorizzazione dell'ente prima della morte dell'assegnatario. Il familiare perde la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese di giudizio.
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Subentro nell’alloggio popolare: convivenza o residenza formale
La figlia di due coniugi assegnatari di un immobile pubblico chiedeva il riconoscimento del diritto di subentrare nel contratto di locazione dopo la scomparsa di entrambi i genitori. La ricorrente sosteneva di aver convissuto continuativamente nell'abitazione, malgrado avesse formalmente trasferito la propria residenza anagrafica altrove molti anni prima. L'amministrazione comunale contestava l'occupazione senza titolo per assenza dei requisiti previsti dalla legge regionale. I giudici hanno respinto la richiesta della donna, confermando che la convivenza di fatto non prevale sulle risultanze anagrafiche. Il subentro nell'alloggio popolare richiede una formale domanda di ampliamento del nucleo familiare prima del decesso dell'assegnatario. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto del ricorso e ha condannato la ricorrente al pagamento delle spese di lite.
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Subentro nei contratti pendenti: no alla prededuzione tacita
La società fornitrice di energia elettrica chiedeva il pagamento prioritario in prededuzione dei crediti maturati prima dell'apertura dell'amministrazione straordinaria di un ente sanitario. La fornitrice sosteneva che i commissari straordinari fossero subentrati nei contratti di fornitura non disalimentabili. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della fornitrice. I giudici hanno chiarito che il subentro nei contratti pendenti non può avvenire per fatti concludenti (comportamenti taciti), ma richiede una dichiarazione espressa del commissario. Poiché i contratti si erano sciolti per mancata risposta all'intimazione della fornitrice entro trenta giorni, la successiva richiesta di non interrompere l'energia a strutture essenziali non ha riattivato i vecchi contratti. Di conseguenza, i crediti anteriori alla procedura rimangono ordinari (chirografari) e non beneficiano della prededuzione.
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Oneri del contenzioso: lo Stato paga i debiti prima del passaggio
Un Ente Autostradale ha chiesto allo Stato il rimborso delle somme pagate a una società privata per l'occupazione di un terreno espropriato, legato alla ricostruzione post-terremoto del 1980. Lo Stato sosteneva che i costi delle cause legali spettassero interamente all'ente ricevente dopo il trasferimento delle opere. La Corte di Cassazione ha invece chiarito che gli oneri del contenzioso per eventi precedenti al trasferimento dei beni restano a carico dello Stato. Il passaggio di tali responsabilità non è automatico, ma richiede una formale attività di rendicontazione, catalogazione e consegna dei beni. Poiché tale procedura non era stata completata, lo Stato deve rimborsare l'Ente Autostradale.
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Diritto al subentro ko se si abbandona la casa popolare
Un cittadino ha impugnato l'ordinanza di sgombero da un alloggio popolare, pretendendo il diritto al subentro dopo la morte della madre. Tuttavia, l'ente gestore ha negato tale diritto poiché l'uomo aveva precedentemente abbandonato e ceduto di fatto a terzi un altro alloggio popolare di cui era assegnatario. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'occupante. I giudici hanno chiarito che l'abbandono oggettivo di un alloggio precedentemente assegnato costituisce una causa ostativa insuperabile. Di conseguenza, non spetta alcun diritto al subentro se il richiedente ha dismesso la precedente assegnazione, rendendo legittimo lo sgombero dell'immobile.
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Somministrazione di lavoro nullo: sì al posto ma solo part-time
Un lavoratore ha contestato l'illegittimità di oltre venti contratti di somministrazione di lavoro a termine, chiedendo la costituzione di un rapporto a tempo indeterminato e full-time con l'azienda utilizzatrice. La Corte d'Appello ha dichiarato nullo il rapporto per difetto di forma scritta, convertendolo però in un contratto a tempo indeterminato part-time (come l'originale). La Corte di Cassazione ha rigettato sia il ricorso del lavoratore, che pretendeva il tempo pieno, sia quello dell'azienda, che eccepiva la decadenza e l'assenza di obblighi di conservazione dei contratti. La Suprema Corte ha chiarito che, in caso di somministrazione irregolare, l'utilizzatore subentra nel rapporto esistente mantenendone la tipologia oraria originaria (part-time), e che l'azienda ha l'obbligo di conservare i contratti per dieci anni come scritture contabili. Entrambe le parti hanno perso i rispettivi ricorsi.
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Subentro nell’edilizia residenziale pubblica: no all’automatismo
Il Figlio di un'assegnataria deceduta di un alloggio popolare si opponeva all'ordine di rilascio dell'immobile emesso dall'Ente Gestore. Il richiedente rivendicava il diritto al subentro nell'edilizia residenziale pubblica, sostenendo di essere rientrato nel nucleo familiare della madre dopo la separazione e che quest'ultima avesse comunicato l'ampliamento. L'Ente Gestore negava la ricezione della comunicazione. I giudici di merito rigettavano la domanda per mancanza di prova della comunicazione e del provvedimento ricognitivo dell'ente. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Figlio. La Corte ha chiarito che il subentro nell'edilizia residenziale pubblica non è automatico: richiede la tempestiva comunicazione dell'ampliamento del nucleo familiare e la formale verifica dei requisiti da parte dell'ente gestore, elementi del tutto assenti nel caso di specie.
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Subentro nell’appalto pubblico: accordi privati vs controlli PA
Un'impresa appaltatrice, dopo aver richiesto il concordato preventivo, ha affittato il proprio ramo d'azienda a un'altra società, trasferendole anche le riserve contabili. La stazione appaltante ha contestato la validità del trasferimento e risolto il contratto. L'impresa subentrante ha agito in giudizio per il pagamento delle riserve. La Corte di Cassazione ha stabilito che il subentro nell'appalto pubblico non è un effetto automatico del contratto di affitto d'azienda tra privati. Tale trasferimento richiede necessariamente la preventiva verifica e autorizzazione della stazione appaltante sul possesso dei requisiti di qualificazione del nuovo soggetto. Senza questo controllo pubblico, il subentro non ha efficacia nei confronti dell'amministrazione. La sentenza d'appello è stata quindi cassata con rinvio.
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Contratto di agenzia: indennità in prededuzione dopo il subentro
Una società di navigazione in amministrazione straordinaria decide di proseguire un contratto di agenzia con una società agente. Successivamente, la stessa amministrazione straordinaria interrompe bruscamente il rapporto senza preavviso, affidando l'incarico a terzi. La società agente, nel frattempo fallita, chiede l'ammissione al passivo per l'indennità di preavviso e di fine rapporto con il rango di prededuzione (pagamento prioritario). La Corte di Cassazione conferma la decisione del Tribunale: poiché il commissario straordinario era subentrato attivamente nel contratto, i crediti derivanti dalla successiva interruzione improvvisa sono considerati debiti della procedura. Di conseguenza, tali somme devono essere pagate in prededuzione, garantendo la tutela della società agente.
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Subentro alloggio popolare: rinuncia e condanna alle spese
Un inquilino rientrava nell'appartamento dei genitori, gestito dall'Ente Case Popolari, dopo una separazione coniugale. Alla morte della madre, l'ente ordinava il rilascio dell'immobile, negando il subentro alloggio popolare per mancanza di requisiti reddituali e di convivenza stabile. L'inquilino impugnava il provvedimento, ma perdeva nei primi due gradi di giudizio. Durante il ricorso in Cassazione, l'inquilino presentava domanda di sanatoria per regolarizzare la propria posizione, rinunciando di fatto al giudizio. La Suprema Corte ha dichiarato cessata la materia del contendere, ma ha applicato il principio della soccombenza virtuale, condannando l'inquilino a pagare le spese di lite poiché il suo ricorso originario sarebbe stato respinto.
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Azione revocatoria ordinaria: no al trasferimento dell’immobile
Una società creditrice ha promosso un'azione revocatoria ordinaria contro una cooperativa che aveva trasferito il suo unico immobile a un consorzio. Successivamente, la cooperativa è stata posta in liquidazione coatta amministrativa e il commissario liquidatore è subentrato nella causa. La Corte d'Appello ha rigettato la domanda ritenendo che il commissario dovesse provare l'ammissione al passivo dei crediti e l'effettivo danno. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso della cooperativa in liquidazione: quando il liquidatore subentra in un giudizio già avviato da un creditore, non deve dimostrare l'ammissione al passivo del credito originario. Inoltre, il trasferimento dell'unico immobile della debitrice costituisce di per sé una prova sufficiente del danno subito dai creditori. La sentenza d'appello è stata quindi cassata con rinvio.
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Subentro alloggio ERP: convivenza di fatto contro regole formali
La controversia riguarda la richiesta di una cittadina di ottenere il subentro alloggio ERP precedentemente assegnato alla madre. La richiedente sosteneva di aver sempre vissuto nell'immobile, nonostante un temporaneo spostamento di residenza. Tuttavia, il Comune si è opposto evidenziando la mancanza di una formale richiesta di ampliamento del nucleo familiare e della voltura del contratto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che nelle locazioni di edilizia pubblica non esiste un diritto al subentro automatico. L'assegnazione richiede sempre un provvedimento formale scritto della Pubblica Amministrazione e la verifica costante dei requisiti di legge. Di conseguenza, la richiedente perde la causa e non ottiene il diritto di abitare nell'alloggio.
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Riscatto Immobiliare: Tassa di Registro Dovuta Anche su Ordinanza
Un contribuente ha contestato una richiesta di pagamento dell'Agenzia delle Entrate relativa all'imposta di registro su un'ordinanza del tribunale. Tale provvedimento aveva trasferito la proprietà di un immobile a una società che aveva esercitato il diritto di riscatto. Secondo il contribuente, l'atto non era un nuovo trasferimento ma un semplice subentro nel contratto originario. La Corte di Cassazione ha respinto questa tesi, stabilendo un principio chiaro: l'imposta di registro su riscatto immobiliare è sempre dovuta. La sentenza che dispone il trasferimento di proprietà, anche se condizionata al pagamento del prezzo, ha un effetto traslativo e deve essere tassata con aliquota proporzionale, esattamente come un contratto di vendita. L'appello del contribuente è stato quindi respinto.
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Subentro alloggio popolare: riconciliazione non provata, casa persa
Un uomo, legalmente separato, chiedeva il subentro nell'alloggio popolare della moglie dopo la sua morte, sostenendo una riconciliazione. L'ente gestore ha negato la richiesta perché l'uomo non ha fornito prove sufficienti della stabile convivenza nell'immobile. I giudici hanno confermato la decisione, evidenziando che la residenza anagrafica dell'uomo era altrove e che le verifiche della polizia municipale non avevano mai confermato la sua presenza abituale. La Cassazione ha rigettato il ricorso finale, stabilendo che per il subentro alloggio popolare non basta affermare una riconciliazione, ma è indispensabile dimostrare con fatti concreti di aver ripreso una vita comune stabile in quella casa.
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Subentro alloggio popolare: convivenza non basta, dice la Cassazione
Una cittadina, convivente da anni con la nonna in una casa popolare, ha ricevuto un ordine di rilascio dall'Ente Gestore dopo il decesso dell'anziana. La nipote si è opposta, sostenendo di avere diritto al subentro alloggio popolare. La Corte di Cassazione ha respinto il suo ricorso. I giudici hanno stabilito un principio fondamentale: la semplice convivenza con l'assegnatario non è sufficiente a garantire il subentro automatico. Il diritto non sorge per fatti concludenti ma richiede un provvedimento espresso dell'ente, che deve verificare la sussistenza di tutti i requisiti di legge in capo al familiare superstite al momento del decesso. La normativa sul subentro è un'eccezione e non può essere interpretata in modo estensivo.
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Subentro contratto di locazione: casa popolare, vince il giudice civile
La Corte di Cassazione ha chiarito la competenza del giudice in caso di diniego di subentro nel contratto di locazione di un alloggio popolare. Un cittadino si era visto negare dall'Ente gestore la possibilità di succedere nel contratto del padre defunto. La vicenda ha generato un conflitto tra giudice civile e amministrativo. Le Sezioni Unite hanno stabilito un principio fondamentale: la fase di assegnazione dell'alloggio è di competenza amministrativa, ma una volta stipulato il contratto, ogni controversia successiva, incluso il subentro, riguarda un diritto soggettivo e rientra nella giurisdizione del giudice ordinario. L'Ente, in questa fase, non esercita più un potere autoritativo ma agisce come un qualsiasi locatore.
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