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Subentro Ex Lege

10 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Situazione in cui un soggetto subentra automaticamente, per effetto di una norma di legge, nella posizione giuridica (diritti e obblighi) di un altro soggetto, come avviene per il curatore in alcuni contratti del fallito.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Subentro alloggio ERP: niente automatismi senza requisiti
L'ente gestore dell'edilizia pubblica ha intimato lo sgombero di un appartamento dopo il decesso dell'assegnatario. La vedova dell'assegnatario ha impugnato il provvedimento chiedendo il subentro alloggio ERP automatico in qualità di familiare convivente e lamentando l'inerzia prolungata dell'ente. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per mancanza della procura speciale al difensore. La Suprema Corte ha inoltre chiarito nel merito che non esiste un subentro alloggio ERP automatico per i familiari del defunto. L'assegnazione cessa con la morte del titolare e il subentro richiede sempre la verifica del possesso dei requisiti reddituali e patrimoniali di legge. L'avvocato che ha proposto il ricorso senza procura valida è stato condannato personalmente a pagare le spese processuali.
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Ripristino dell’immobile locato: l’ente pubblico deve pagare
Una società proprietaria ha concesso in affitto un terreno per lo stoccaggio temporaneo di rifiuti. L'Amministrazione Provinciale è subentrata nel contratto e, alla scadenza, non ha restituito l'area né eseguito le opere di bonifica pattuite. La Corte d'Appello ha condannato l'ente pubblico al ripristino dell'immobile locato. L'Amministrazione Provinciale ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo di non poter bonificare il sito perché sottoposto a sequestro giudiziario e privo di detenzione materiale. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'obbligo di bonifica e ripristino dell'immobile locato non richiede la detenzione permanente del bene, potendo l'obbligato far eseguire i lavori a terzi autorizzati. L'Amministrazione Provinciale perde la causa e deve pagare le spese legali.
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Cancellazione dell’ipoteca: scontro tra banca e acquirente
Un acquirente stipula un preliminare per un immobile gravato da ipoteca. Il costruttore fallisce dopo aver incassato gli acconti senza estinguere il mutuo. Il giudice delegato trasferisce l'immobile all'acquirente e ordina la cancellazione dell'ipoteca. Il creditore ipotecario si oppone, sostenendo che tale cancellazione non si applichi alle vendite derivanti dal subentro del curatore nel preliminare, ma solo alle aste competitive. La Cassazione, rilevando un contrasto interpretativo, rinvia la causa in attesa della pronuncia delle Sezioni Unite su questa specifica questione.
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Purgazione delle ipoteche: scontro tra casa e banche
Un acquirente stipula un contratto preliminare per l'acquisto della casa principale da una cooperativa edilizia, poi fallita. Avendo pagato l'intero prezzo, il curatore fallimentare subentra nel contratto per stipulare il definitivo. Il Giudice Delegato ordina la cancellazione dell'ipoteca della banca sul bene. La banca creditrice si oppone, sostenendo che la purgazione delle ipoteche non si applichi alle vendite contrattuali ma solo a quelle competitive. La Cassazione, rilevando un forte contrasto giurisprudenziale tra la tutela del diritto alla casa dell'acquirente e la tutela del credito della banca, rimette la questione alle Sezioni Unite per stabilire se il giudice possa cancellare i gravami in caso di adempimento del preliminare da parte del curatore.
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Pignoramento immobiliare batte acquisto: chi perde la casa
Un'acquirente chiedeva la revoca della vendita di un immobile, trasferito a suo favore con sentenza definitiva dopo una causa di compravendita. Tuttavia, sull'immobile gravava un precedente pignoramento immobiliare, trascritto da un altro creditore prima della domanda dell'acquirente. Con il successivo fallimento della società venditrice, il curatore fallimentare è subentrato nella procedura esecutiva. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'acquirente perché presentato oltre i termini di legge. I giudici hanno chiarito che il pignoramento immobiliare originario prevale sul successivo trasferimento del bene, poiché il curatore subentra nella procedura esecutiva mantenendone gli effetti originari. L'acquirente perde la proprietà del bene e deve pagare le spese processuali.
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Danni pre-fallimento: no al credito prededucibile del locatore
La Corte di Cassazione ha stabilito che il proprietario di un immobile non può pretendere il pagamento prioritario per le riparazioni di danni causati dall'inquilino prima che quest'ultimo fallisse. Anche se il curatore fallimentare subentra nel contratto di locazione, il risarcimento per tali danni non costituisce un credito prededucibile. Questo perché l'obbligazione di ripristino è sorta quando l'azienda era ancora operativa ('in bonis') e non a causa dell'attività della procedura fallimentare. Di conseguenza, il credito del proprietario viene considerato un normale credito concorsuale, senza alcuna priorità di pagamento.
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Deposito cauzionale locazione: chi lo trattiene?
La Corte d'Appello ha confermato che, in caso di alienazione dell'immobile locato, il deposito cauzionale locazione deve essere trasferito al nuovo acquirente. Il venditore non ha titolo per trattenere la garanzia, a meno che non provi danni specifici occorsi durante la sua gestione e non menzionati nell'atto di vendita, poiché la cauzione segue il contratto.
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Purgazione ipoteche: no nel preliminare del fallito
La Corte di Cassazione, con una recente sentenza, ha stabilito che l'ordine di purgazione ipoteche non è applicabile quando il curatore fallimentare si limita a dare esecuzione a un contratto preliminare di vendita immobiliare già stipulato dalla società poi fallita. Il trasferimento della proprietà, in questo caso, non rientra nelle procedure di liquidazione coattiva che giustificano la cancellazione dei gravami, ma costituisce un mero adempimento contrattuale. La Corte ha chiarito che il potere purgativo del giudice delegato è strettamente legato alle vendite competitive dell'attivo fallimentare e non può essere esteso a vendite di natura privatistica.
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Prelazione conduttore: esclusa in vendita fallimentare
Una fondazione sanitaria, conduttrice di un immobile di proprietà di una società fallita, rivendicava il proprio diritto di prelazione del conduttore dopo la vendita del bene in un'asta fallimentare. Il contratto di locazione era stato stipulato direttamente dal curatore dopo la dichiarazione di fallimento. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la prelazione legale non si applica automaticamente in questi casi. A differenza dei contratti preesistenti in cui il curatore subentra, un contratto stipulato dal curatore è un atto di 'gestione processuale' finalizzato a tutelare i creditori. Pertanto, il diritto di prelazione deve essere espressamente pattuito nel contratto con l'autorizzazione degli organi della procedura.
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Vendita concorsuale: no a cancellazione ipoteca
Una società creditrice ha contestato la cancellazione di un'ipoteca su un immobile venduto dal curatore fallimentare in esecuzione di un contratto preliminare per una prima casa. Le Sezioni Unite della Cassazione hanno stabilito che tale operazione non costituisce una "vendita concorsuale" ai sensi dell'art. 108 della Legge Fallimentare e, di conseguenza, non gode dell'"effetto purgativo" che consente di cancellare le ipoteche preesistenti. La Corte ha chiarito che il curatore, in questo caso, adempie semplicemente a un'obbligazione contrattuale del fallito, senza porre in essere una procedura di liquidazione competitiva.
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