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Art. 108 l.fall.

29 provvedimenti

Sospensione della vendita fallimentare: prezzo giusto e spese
Un debitore ha contestato l'aggiudicazione all'asta di diversi immobili del fallimento, chiedendo la sospensione della vendita fallimentare per via di un presunto prezzo eccessivamente basso. La Corte di Cassazione ha chiarito che il prezzo d'asta non può dirsi ingiusto se rispetta i ribassi legali e le prassi esecutive, in assenza di interferenze criminali o fatti illeciti che alterano la gara. I giudici hanno respinto anche le richieste di presunti acquirenti preliminari che volevano detrarre acconti privi di tracciabilità verso la procedura. Tuttavia, la Suprema Corte ha accolto il ricorso del debitore sulle spese legali: il curatore che si difende personalmente senza il ministero di un avvocato non ha diritto alla liquidazione dei compensi a carico della controparte.
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Reclamo fallimentare: sanzione per il ricorso fuori termine
Una società aggiudicataria acquistava beni mobili e immobili di una procedura concorsuale per oltre tre milioni di euro. Successivamente, la stessa società chiedeva l'annullamento della vendita e la sospensione della liquidazione denunciando presunte irregolarità. Il giudice delegato respingeva l'istanza. La società proponeva reclamo fallimentare innanzi al Tribunale, sostenendo di aver calcolato i dieci giorni dalla comunicazione inviata dal curatore. I giudici di merito e la Corte di Cassazione hanno dichiarato inammissibile l'impugnazione per tardività. Gli atti ufficiali dimostravano che la cancelleria aveva già trasmesso il provvedimento integrale settimane prima. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso principale, confermando la piena validità della vendita e condannando la ricorrente al pagamento delle spese legali e a una pesante sanzione per lite temeraria.
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Sospensione della vendita fallimentare: ko il rialzo tardivo
Un'azienda in concordato preventivo subisce la vendita all'asta di un proprio immobile industriale. Dopo quattro aste deserte, il bene viene aggiudicato a due acquirenti per 706.000 euro. Successivamente, un'altra società presenta un'offerta migliorativa del 10% (pari a 777.000 euro), chiedendo la sospensione della vendita fallimentare. Il Tribunale rifiuta la sospensione, ritenendo il prezzo di aggiudicazione comunque "giusto" alla luce del mercato e dei precedenti tentativi falliti. La Corte di Cassazione conferma questa decisione, stabilendo che una semplice offerta al rialzo non obbliga il giudice a bloccare il trasferimento del bene. Vince la coppia di acquirenti originari, mentre l'azienda debitrice perde il ricorso e deve pagare le spese legali.
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Cancellazione dell’ipoteca: scontro tra banca e acquirente
Un acquirente stipula un preliminare per un immobile gravato da ipoteca. Il costruttore fallisce dopo aver incassato gli acconti senza estinguere il mutuo. Il giudice delegato trasferisce l'immobile all'acquirente e ordina la cancellazione dell'ipoteca. Il creditore ipotecario si oppone, sostenendo che tale cancellazione non si applichi alle vendite derivanti dal subentro del curatore nel preliminare, ma solo alle aste competitive. La Cassazione, rilevando un contrasto interpretativo, rinvia la causa in attesa della pronuncia delle Sezioni Unite su questa specifica questione.
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Sovraindebitamento e prima casa: no al blocco della vendita
Un professionista, ammesso alla procedura di sovraindebitamento, si è opposto alla vendita forzata delle proprie quote societarie e della propria abitazione principale. Il debitore sosteneva che la vendita dell'immobile dovesse essere sospesa in base alle tutele straordinarie introdotte durante l'emergenza COVID-19 per la prima casa. La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi del debitore, stabilendo che la sospensione speciale delle procedure esecutive individuali non si applica alla liquidazione concorsuale del patrimonio. Tale procedura, infatti, ha base volontaria ed è finalizzata al soddisfacimento collettivo dei creditori. Di conseguenza, la vendita della casa e delle quote societarie è stata confermata come pienamente legittima. Il tema del "Sovraindebitamento e prima casa" trova così una chiara delimitazione dei confini di tutela per il debitore.
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Vendita fallimentare: chi non paga perde il diritto al ricorso
Una società si aggiudica dei beni nell'ambito di una vendita fallimentare, ma non versa il saldo del prezzo entro il termine stabilito, chiedendo una proroga. Il Tribunale revoca la proroga concessa in primo grado, dichiarando la decadenza dell'aggiudicataria. Successivamente, a fronte di un'offerta più alta da parte di un terzo, il giudice sospende la procedura per avviare una nuova gara. La società decaduta impugna la sospensione, ma la Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. Poiché la decadenza dall'aggiudicazione è ormai definitiva, la società non ha più alcun interesse ad agire per contestare le successive fasi della vendita fallimentare.
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Sospensione della vendita fallimentare: stop a offerte fuori tempo
Due soggetti hanno proposto un'offerta migliorativa dell'11% per l'acquisto di una farmacia all'asta, chiedendo al Giudice Delegato la sospensione della vendita fallimentare. Il Giudice Delegato e il Tribunale hanno respinto la richiesta, rilevando che la vendita si era svolta secondo le regole del codice di procedura civile. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che quando la liquidazione dell'attivo segue le regole del codice di rito, non si applicano le norme speciali sulla sospensione previste dalla legge fallimentare. Pertanto, il potere di sospensione non spetta né al curatore né al giudice delegato se si sceglie la procedura civile ordinaria. I ricorrenti hanno perso la causa e sono stati condannati al pagamento delle spese processuali.
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Paghi ma non ritiri? Illegittima la revoca dell’aggiudicazione
Una società si aggiudica dei macchinari da un fallimento e paga l'intero prezzo. Tuttavia, ritarda nel ritirarli oltre il termine di dieci mesi stabilito dal bando. Il giudice delegato dispone la revoca dell'aggiudicazione, trattenendo il denaro. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso della società acquirente: stabilisce che la revoca dell'aggiudicazione non è più possibile una volta che il prezzo è stato interamente pagato, poiché il pagamento trasferisce la proprietà dei beni mobili. Eventuali ritardi nel ritiro possono essere gestiti solo con le tutele contrattuali ordinarie e non con un provvedimento autoritativo di revoca.
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Cancellazione ipoteca contratto preliminare: scontro nel fallimento
Una società creditrice ha impugnato il provvedimento del giudice delegato che ordinava la restrizione delle ipoteche su immobili del fallimento a seguito del subentro del curatore in contratti preliminari di vendita. Il creditore lamenta che la cancellazione ipoteca contratto preliminare leda i suoi diritti, poiché rischia di concorrere solo su una frazione del prezzo, escludendo gli acconti già versati al costruttore quando era ancora in bonis. La Corte di Cassazione, rilevando la particolare importanza e novità della questione giuridica, ha deciso di rimettere la causa alla pubblica udienza per stabilire se tale procedura arrechi un effettivo pregiudizio al creditore ipotecario.
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Purgazione delle ipoteche: scontro tra casa e banche
Un acquirente stipula un contratto preliminare per l'acquisto della casa principale da una cooperativa edilizia, poi fallita. Avendo pagato l'intero prezzo, il curatore fallimentare subentra nel contratto per stipulare il definitivo. Il Giudice Delegato ordina la cancellazione dell'ipoteca della banca sul bene. La banca creditrice si oppone, sostenendo che la purgazione delle ipoteche non si applichi alle vendite contrattuali ma solo a quelle competitive. La Cassazione, rilevando un forte contrasto giurisprudenziale tra la tutela del diritto alla casa dell'acquirente e la tutela del credito della banca, rimette la questione alle Sezioni Unite per stabilire se il giudice possa cancellare i gravami in caso di adempimento del preliminare da parte del curatore.
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Sospensione della vendita fallimentare: stima contro svendita
Un socio di una società fallita ha contestato la vendita di alcuni lotti immobiliari, ritenendo il prezzo di aggiudicazione eccessivamente basso e chiedendo la sospensione della vendita fallimentare. Parallelamente, due potenziali acquirenti hanno impugnato il rifiuto delle loro offerte d'acquisto, con cui chiedevano di compensare il prezzo con vecchi acconti versati. Il Tribunale ha respinto entrambi i reclami. La Corte di Cassazione, rilevando un contrasto giurisprudenziale sulla possibilità di impugnare in sede di legittimità questi provvedimenti di gestione fallimentare, non ha deciso subito la causa. Con un'ordinanza interlocutoria, ha disposto il rinvio a una pubblica udienza per chiarire se sia ammissibile il ricorso straordinario contro gli atti discrezionali del giudice fallimentare.
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Fallimento e preliminare: no alla cancellazione dell’ipoteca
Un promissario acquirente ottiene una sentenza di esecuzione in forma specifica per l'acquisto di un immobile, subordinata al pagamento del prezzo e alla cancellazione dell'ipoteca. Sopraggiunto il fallimento del costruttore, l'acquirente chiede al giudice delegato di disporre la cancellazione dell'ipoteca sul bene. La Corte di Cassazione, confermando la decisione del Tribunale, rigetta il ricorso. I giudici chiariscono che il potere di cancellazione dell'ipoteca (potere purgativo) spetta al giudice delegato solo nelle vendite coatte fallimentari finalizzate alla liquidazione dell'attivo. Non si applica, invece, quando il trasferimento avviene in esecuzione di un contratto preliminare, trattandosi di una vendita di natura negoziale e non di una vendita forzata concorsuale. Di conseguenza, l'acquirente non può ottenere la liberazione automatica del bene dal gravame ipotecario.
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Sospensione della vendita immobiliare: quando il prezzo è ingiusto
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della sospensione della vendita immobiliare disposta dal Tribunale in una procedura di concordato. Un immobile era stato aggiudicato a un prezzo inferiore alla metà del valore stimato, con l'obbligo per l'acquirente di locarlo alla stessa società debitrice. Il Tribunale aveva revocato l'aggiudicazione ritenendo il prezzo non giusto, poiché i canoni di locazione garantiti avrebbero quasi coperto il costo d'acquisto in pochi anni. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso della società immobiliare aggiudicataria, ribadendo che la valutazione sulla congruità del prezzo spetta esclusivamente ai giudici di merito e non può essere sindacata in sede di legittimità. Inoltre, è stata confermata la validità del reclamo depositato telematicamente in un registro errato, trattandosi di semplice irregolarità.
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Sospensione vendita fallimentare: i limiti della Corte
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso riguardante la richiesta di sospensione vendita fallimentare di partecipazioni societarie di rilevante valore. Il ricorrente contestava il rigetto di un reclamo contro la vendita, sostenendo che il prezzo di aggiudicazione fosse inadeguato. La Suprema Corte ha chiarito che, una volta avvenuta l'aggiudicazione, la sospensione ex art. 108 l.fall. può essere disposta solo in presenza di una notevole e documentata sproporzione tra il prezzo offerto e il valore di mercato. Semplici aspettative di ottenere un prezzo superiore in tentativi successivi o motivi generici non sono sufficienti a giustificare il blocco della procedura, dovendosi tutelare la stabilità dell'acquisto dell'aggiudicatario.
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Rinuncia agli atti e contributo unificato
Una società ha impugnato la vendita di beni mobili nell'ambito di una procedura fallimentare, sostenendo di averli acquistati da un precedente aggiudicatario. Dopo il rigetto nei gradi precedenti per mancanza di prove sulla data certa dei documenti e sul pagamento, la società ha proposto ricorso in Cassazione. Successivamente, la ricorrente ha depositato una formale rinuncia agli atti. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, stabilendo che in caso di rinuncia non si applica il raddoppio del contributo unificato, poiché tale misura ha natura sanzionatoria e riguarda solo il rigetto o l'inammissibilità del ricorso.
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Vendita fallimentare: stop ad accordi segreti
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della sospensione di una vendita fallimentare in presenza di accordi privati tra un offerente e l'affittuario del bene. Tale intesa, prevedendo il rilascio del fondo solo in caso di aggiudicazione a favore di una specifica società, altera la libera concorrenza e la parità tra i partecipanti. La Corte ha stabilito che la trasparenza della gara è un principio di ordine pubblico economico e che il giudice delegato può intervenire per bloccare l'aggiudicazione viziata da condotte che limitano la partecipazione degli altri interessati.
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Prelazione nel concordato preventivo: guida alle vendite
La Corte di Cassazione ha confermato che la prelazione nel concordato preventivo è pienamente compatibile con le procedure di vendita competitiva. Nel caso esaminato, una società contestava il diritto di un affittuario di esercitare la prelazione su un immobile industriale venduto all'asta. La Corte ha stabilito che il diritto di essere preferiti nell'acquisto non decade con l'apertura della crisi d'impresa e può essere esercitato dopo la chiusura dell'incanto, pareggiando il prezzo finale raggiunto in gara.
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Sospensione vendita fallimentare: poteri del curatore
La Corte di Cassazione affronta il caso di una sospensione vendita fallimentare disposta a causa di un'offerta ritenuta eccessivamente bassa rispetto ai valori di mercato. Il punto centrale della discussione riguarda la possibilità per il curatore di essere considerato tra i soggetti legittimati a richiedere tale sospensione, questione che ha portato al rinvio del caso in pubblica udienza.
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Sovraindebitamento offerta migliorativa: guida al caso
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di una società che, esclusa da una vendita competitiva, ha proposto un rialzo del 10% dopo l'aggiudicazione. Gli Ermellini hanno stabilito che nel sovraindebitamento offerta migliorativa non si applica la disciplina fallimentare che consente la sospensione della vendita. La procedura di liquidazione del patrimonio è considerata autosufficiente e orientata alla massima celerità.
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Offerta migliorativa liquidazione: regole e limiti
La Corte di Cassazione ha stabilito che nella procedura di liquidazione del patrimonio non è ammessa un'offerta migliorativa liquidazione dopo l'aggiudicazione, a meno che non sia espressamente prevista dal bando di gara. Il caso riguardava la vendita di immobili in cui il giudice aveva riaperto l'asta per un rilancio del 10%, applicando erroneamente le norme fallimentari per analogia.
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