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Spese Prenotate A Debito

9 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Costi processuali (come il contributo unificato) anticipati dallo Stato per conto di una parte ammessa al patrocinio a spese dello Stato o per le amministrazioni pubbliche. La parte soccombente è poi tenuta a rimborsarli.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Correzione Errore Materiale: Spese Legali allo Stato nel Gratuito Patrocinio
Un funzionario giudiziario ha segnalato un errore in una precedente ordinanza della Corte di Cassazione. Questa ordinanza aveva condannato la parte soccombente a pagare le spese legali a favore di una curatela fallimentare, che era stata ammessa al gratuito patrocinio. La legge prevede che, in questi casi, le spese debbano essere pagate direttamente allo Stato, non alla parte assistita. La Corte ha riconosciuto la fondatezza dell'istanza e ha disposto la **correzione errore materiale** dell'ordinanza. Ha chiarito che le spese legali, precedentemente liquidate a favore della curatela, devono invece essere versate allo Stato, garantendo il corretto recupero delle somme anticipate.
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Rinuncia al ricorso: Estinzione del giudizio e spese legali per i taxi
Una cooperativa di taxi aveva impugnato un provvedimento dell'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, che era stato confermato dal Consiglio di Stato. La cooperativa ha poi presentato ricorso in Cassazione. Tuttavia, prima della decisione, la cooperativa ha deciso di ritirare il suo ricorso. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio per rinuncia e ha condannato la cooperativa ricorrente a pagare le spese legali alle controparti, inclusa l'Autorità e una società concorrente. Questo caso illustra l'importanza della estinzione del giudizio per rinuncia e le sue conseguenze economiche.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: quando il ritiro costa caro
Una società di servizi ha impugnato diversi atti impositivi relativi all'IVA per gli anni 2010 e 2011, scaturiti dall'utilizzo di fatture per operazioni oggettivamente inesistenti. Dopo aver perso sia in primo che in secondo grado, l'impresa ha presentato ricorso alla Suprema Corte. Tuttavia, prima della decisione finale, la ricorrente ha depositato un atto di rinuncia al ricorso per cassazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo, ma ha condannato la società al pagamento di oltre novemila euro di spese legali. Tale decisione deriva dal fatto che l'Agenzia delle Entrate non aveva accettato formalmente la rinuncia e che, a un esame preliminare, i motivi del ricorso apparivano comunque infondati o inammissibili, confermando la legittimità dell'accertamento fiscale originario.
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Correzione errore materiale: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione interviene per la correzione di un errore materiale in una propria ordinanza. Il caso riguardava l'erronea distrazione delle spese a favore di un avvocato estraneo al giudizio e l'incorretta quantificazione degli esborsi. L'ordinanza chiarisce i presupposti per la correzione, definendo l'errore materiale come una divergenza evidente tra il pensiero del giudice e la sua espressione scritta, percepibile 'ictu oculi'. La Corte ha accolto il ricorso, eliminando l'errata statuizione e rettificando la voce di spesa, ribadendo inoltre che il procedimento di correzione non prevede condanna alle spese.
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Correzione errore materiale: la Cassazione chiarisce
Un cittadino ha richiesto la correzione di un errore materiale in una sentenza della Corte di Cassazione emessa nei confronti di un ente previdenziale. La sentenza originale, pur condannando l'ente al pagamento delle spese legali, includeva erroneamente la dicitura 'oltre spese prenotate a debito', applicabile solo quando una parte è assistita dall'Avvocatura dello Stato. La Corte ha accolto l'istanza, riconoscendo l'errore e sostituendo la frase errata con la corretta dicitura 'oltre spese generali al 15% ed altri accessori di legge', riformulando così il dispositivo della sentenza.
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Estinzione del giudizio di cassazione: il caso
Un decreto della Corte di Cassazione dichiara l'estinzione del giudizio di cassazione in materia tributaria. La decisione segue la mancata richiesta di trattazione da parte del contribuente ricorrente entro il termine di quaranta giorni dalla comunicazione della proposta di definizione agevolata del giudizio, ai sensi dell'art. 380-bis c.p.c. Tale inerzia viene interpretata come una rinuncia al ricorso, con conseguente condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali a favore dell'Agenzia delle Entrate.
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Estinzione giudizio Cassazione: il caso della rinuncia
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio a seguito della rinuncia al ricorso da parte di una lavoratrice del settore scolastico. La decisione è intervenuta dopo che la ricorrente, a fronte di una proposta di definizione del giudizio, ha formalmente depositato un atto di rinuncia. Di conseguenza, è stata condannata al pagamento delle spese processuali. Questo caso evidenzia il meccanismo di estinzione del giudizio di Cassazione per rinuncia.
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Estinzione del giudizio: la Cassazione chiarisce
Un decreto della Corte di Cassazione dichiara l'estinzione del giudizio a causa dell'inerzia del ricorrente. Dopo aver ricevuto una proposta di definizione accelerata, il contribuente non ha chiesto la prosecuzione del processo entro il termine previsto dalla legge, portando alla presunzione di rinuncia al ricorso e alla condanna alle spese legali. La decisione sottolinea l'importanza dei termini processuali.
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Estinzione del giudizio: silenzio dopo la proposta
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio a carico di una società che, dopo aver ricevuto una proposta di definizione del ricorso, non ha richiesto una decisione entro il termine di 40 giorni. Tale silenzio, ai sensi dell'art. 380-bis c.p.c., equivale a una rinuncia al ricorso, con conseguente condanna al pagamento delle spese legali a favore delle agenzie fiscali resistenti.
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