LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Spaccio Di Lieve Entità — Anno 2022

Pagina 5 di 10

184 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Spaccio Di Lieve Entità

Provvedimenti

Spaccio di lieve entità: la Cassazione frena la difesa
L'Imputato ha impugnato la condanna per detenzione e spaccio di stupefacenti chiedendo il riconoscimento dello spaccio di lieve entità. La difesa ha sostenuto che i giudici avessero considerato solo il peso complessivo della droga senza valutare l'intera condotta. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la detenzione di oltre ottanta dosi suddivise in diverse sostanze, la presenza di vedette di controllo e il contesto criminale escludono la lieve offensività del fatto. L'attività presentava carattere sistematico e organizzato. La recidiva specifica reiterata ha inoltre impedito la prevalenza delle attenuanti generiche. Il ricorrente deve sostenere le spese legali e pagare una sanzione di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Spaccio di lieve entità escluso per la varietà della droga
L'Imputato ha subito una condanna per molteplici cessioni e detenzioni di stupefacenti, in particolare cocaina e hashish. La difesa ha presentato ricorso per cassazione chiedendo di qualificare i fatti come spaccio di lieve entità. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l'impugnazione. I giudici hanno chiarito che il quantitativo, la gestione simultanea di droghe diverse e la continuità dello smercio escludono la minima offensività della condotta. Il ricorrente deve versare le spese di giudizio e tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Spaccio di lieve entità o uso personale senza sequestro
L'Imputato propone ricorso per Cassazione contro la sentenza di condanna per reati legati agli stupefacenti. La difesa contesta il mancato riconoscimento dello spaccio di lieve entità e sostiene la destinazione della sostanza all'uso personale, evidenziando l'assenza di un sequestro materiale e basandosi solo sulle intercettazioni. La Suprema Corte dichiara inammissibile il ricorso. I giudici evidenziano che la valutazione sulla gravità del fatto richiede un'analisi complessiva di mezzi, modalità e quantitativi, elementi desumibili anche dalle sole conversazioni registrate. Inoltre, la Cassazione ribadisce che la destinazione personale della droga costituisce un accertamento di fatto riservato ai giudici di merito, non censurabile in sede di legittimità se privo di vizi logici. L'Imputato subisce la condanna al pagamento delle spese legali e al versamento di tremila euro alla cassa delle ammende.
Continua »
Spaccio di lieve entità: ricorso generico e condanna
L'Imputato ha presentato ricorso per Cassazione contro la sentenza di condanna emessa dalla Corte di Appello per il reato di spaccio di lieve entità. Nel proprio atto difensivo, il ricorrente si è limitato a formulare un generico richiamo all'obbligo di immediata declaratoria di non punibilità, senza contestare puntualmente le argomentazioni fornite dai giudici di merito a sostegno della sua colpevolezza. La Suprema Corte ha giudicato i motivi proposti del tutto aspecifici e non consentiti dalla legge penale. Di conseguenza, i giudici di legittimità hanno dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la condanna dell'Imputato e imponendogli il pagamento delle spese del procedimento, insieme al versamento di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Spaccio di lieve entità e purezza della droga: il no della Corte
L'Imputata ha proposto ricorso per Cassazione contro la sentenza della Corte di Appello, lamentando il mancato riconoscimento del reato di spaccio di lieve entità. Il giudice di merito aveva escluso l'ipotesi attenuata a causa del quantitativo di stupefacente sequestrato, pari a circa 45 grammi di cocaina con ben 33 grammi di principio attivo puro, indice di un'attività di cessione strutturata e continuativa. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile: le censure presentate miravano a una rivalutazione dei fatti, operazione preclusa in sede di legittimità. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato integralmente la condanna e ha disposto a carico della ricorrente il pagamento delle spese processuali, oltre a una sanzione di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Spaccio di lieve entità escluso per consegne a domicilio
Un indagato ha presentato ricorso in Cassazione contro l'ordinanza del Tribunale del riesame che confermava la custodia cautelare in carcere per spaccio continuato di stupefacenti. La difesa sosteneva l'assenza del sequestro della droga, la presenza di uno spaccio da strada riconducibile a spaccio di lieve entità e l'adeguatezza degli arresti domiciliari. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato la gravità del quadro indiziario basato su intercettazioni, pedinamenti e riprese video. L'organizzazione logistica, la rete estesa di acquirenti e l'uso dell'abitazione privata escludono la lieve entità e giustificano la massima misura cautelare.
Continua »
Spaccio di lieve entità: la Cassazione conferma la condanna
I giudici di merito hanno condannato l'Imputato a sei mesi di reclusione e ottocento euro di multa per il reato di spaccio di lieve entità. La difesa ha presentato ricorso per Cassazione contestando la destinazione allo spaccio della sostanza e chiedendo il riconoscimento della particolare tenuità del fatto e delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Gli Ermellini hanno chiarito che il giudice di legittimità non può rivalutare le prove già esaminate nei gradi precedenti. Inoltre, l'esclusione della punibilità per particolare tenuità richiede congiuntamente un'offesa minima e la non abitualità della condotta, requisiti entrambi esclusi con motivazione logica dalla corte territoriale. L'Imputato perde definitivamente il ricorso e subisce la condanna al pagamento delle spese legali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Spaccio di lieve entità: esclusione per condotta professionale
La Corte d'Appello ha condannato un imputato alla pena di tre anni di reclusione e oltre diciassettemila euro di multa per il reato di spaccio di sostanze stupefacenti. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione per ottenere la riqualificazione del fatto nella più attenuata ipotesi di spaccio di lieve entità. I Giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile. La Corte ha chiarito che l'attività non era occasionale bensì organizzata con caratteri di continuità e professionalità. I magistrati devono compiere una valutazione complessiva su mezzi, modalità della condotta e purezza della droga. La presenza di un solo elemento sintomatico di una condotta strutturata esclude l'attenuazione della pena. L'imputato deve quindi scontare la pena principale e pagare tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Spaccio di lieve entità negato: confermata condanna per droga
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a oltre quattro anni di reclusione nei confronti di un soggetto trovato in possesso di hashish e cocaina per un totale di oltre millecinquecento dosi medie singole. La difesa chiedeva di qualificare il reato come spaccio di lieve entità, sostenendo che i giudici di merito avessero valutato i dati in modo isolato. I giudici supremi hanno invece ritenuto inammissibile il ricorso. La presenza di sostanze diverse, il peso notevole, la suddivisione in dosi e il tentativo di disfarsi della droga al controllo delle forze dell'ordine dimostrano una chiara organizzazione commerciale. Di conseguenza, la Corte ha escluso la minore gravità del fatto e ha condannato l'imputato anche al versamento di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Cocaina e 400g di hashish: no a spaccio di lieve entità
Le forze dell'ordine hanno fermato un uomo nei pressi di un locale pubblico. L'imputato custodiva nel taschino nove involucri di cocaina per oltre quattordici dosi singole. La successiva perquisizione dell'auto e della casa ha consentito di sequestrare oltre quattrocento grammi di hashish, corrispondenti a oltre ottocento dosi. I giudici di merito hanno condannato il soggetto a due anni e otto mesi di reclusione e dodicimila euro di multa, escludendo lo spaccio di lieve entità. L'uomo ha presentato ricorso in Cassazione per ottenere la riqualificazione del reato nella fattispecie meno grave. La Suprema Corte ha respinto il ricorso. I giudici hanno confermato che la notevole quantità di hashish, l'alta purezza della cocaina e l'organizzazione della detenzione escludono tassativamente l'ipotesi attenuata.
Continua »
Spaccio di lieve entità escluso per la droga portata in carcere
Una donna ha introdotto diverse sostanze stupefacenti all'interno di un istituto penitenziario per consegnarle a un familiare detenuto durante un colloquio visivo. I giudici di merito hanno escluso l'attenuante del fatto lieve, condannando l'imputata. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo la sussistenza dello spaccio di lieve entità. I Supremi Giudici hanno dichiarato inammissibile il ricorso: la pluralità delle sostanze (cocaina, hashish e oltre cento pasticche) unita al tentativo di cessione in carcere esclude la lieve gravità della condotta, confermando la piena responsabilità penale e la condanna al pagamento delle spese.
Continua »
Spaccio di lieve entità escluso in caso di condotta abituale
L'Imputato è stato condannato per il reato di detenzione illecita di eroina destinata allo smercio. La difesa ha presentato ricorso per ottenere la riqualificazione del reato nella fattispecie di spaccio di lieve entità, sostenendo l'occasionalità e la scarsa rilevanza dell'episodio. I giudici di merito hanno tuttavia evidenziato come l'attività di cessione fosse stabile, continuativa e confermata dal comportamento tenuto durante il controllo delle forze dell'ordine. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che la valutazione sul contesto complessivo dell'attività esclude l'attenuante della lieve entità quando sussiste una dedizione abituale al traffico di stupefacenti.
Continua »
Spaccio di lieve entità: la Cassazione respinge il ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato per reati in materia di sostanze stupefacenti. La difesa contestava la mancata riqualificazione del reato nella fattispecie di spaccio di lieve entità e contestava l'applicazione della recidiva. I giudici supremi hanno chiarito che il ricorso chiedeva una rivalutazione dei fatti già motivati in modo logico e coerente dalla Corte di Appello. Inoltre, l'imputato non poteva sollevare la questione sulla recidiva per la prima volta in sede di legittimità, non avendola proposta nel precedente grado di giudizio. Per queste ragioni, la Corte ha confermato la condanna e ha inflitto al ricorrente il pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Spaccio di lieve entità: la continuità non esclude lo sconto
L'Imputato subiva una condanna per plurime cessioni di marijuana, documentate tramite telecamere installate sulla pubblica via davanti all'ingresso della sua abitazione. I giudici di secondo grado avevano negato l'ipotesi attenuata dello spaccio di lieve entità, basandosi sulla continuità delle vendite e sull'esecuzione del commercio durante una misura restrittiva domiciliare. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'interessato limitatamente alla gravità del reato. I giudici hanno chiarito che le riprese su strada e parti comuni sono valide. Tuttavia, la reiterazione nel tempo e una minima organizzazione non escludono automaticamente lo spaccio di lieve entità. Occorre analizzare l'offensività reale della condotta, considerando i modesti quantitativi, i guadagni limitati e il numero ridotto di acquirenti. La sentenza è stata annullata con rinvio.
Continua »
Spaccio di lieve entità e sequestro di eroina
La Corte d'Appello condannava l'imputato a cinque anni di reclusione e diciassettemila euro di multa per plurime cessioni di stupefacenti, applicando la continuazione con una precedente condanna. L'imputato proponeva ricorso per cassazione chiedendo la riqualificazione dei fatti in spaccio di lieve entità, contestando l'applicazione della continuazione senza una sua formale richiesta e lamentando carenze motivazionali sugli aumenti di pena per i reati minori. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Il quantitativo di 49 grammi lordi di eroina esclude la lieve entità. Inoltre, la difesa non ha alcun interesse pratico a impugnare il riconoscimento della continuazione, poiché tale istituto produce un beneficio sanzionatorio evidente rispetto al cumulo materiale delle pene.
Continua »
Spaccio di lieve entità: condanna e ricorso inammissibile
Due conviventi sono stati condannati per spaccio di lieve entità dopo che le forze dell'ordine hanno monitorato acquirenti fermati con sostanze stupefacenti subito dopo essere usciti dalla loro abitazione. Gli imputati hanno presentato ricorso per Cassazione contestando la mancata trascrizione integrale del capo di imputazione nella sentenza d'appello, l'attendibilità dei testimoni e il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili e ha confermato integralmente le condanne, condannando entrambi al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Spaccio di lieve entità escluso: 460 dosi nascoste nell’auto
Un uomo è stato fermato mentre trasportava in auto circa 97 grammi di cocaina, pari a 460 dosi singole con principio attivo puro di 69 grammi. La sostanza era nascosta accuratamente all'interno delle parti meccaniche del veicolo durante un viaggio. La difesa ha richiesto la riqualificazione del reato nella fattispecie di spaccio di lieve entità. I giudici di merito hanno respinto la richiesta, applicando la pena base rideterminata secondo i nuovi parametri costituzionali. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione e dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato. La Suprema Corte ha chiarito che il quantitativo rilevante, l'elevato numero di dosi ricavabili e le sofisticate modalità di occultamento escludono una minima offensività del fatto. L'imputato ha subito la condanna definitiva e il pagamento di tremila euro alla cassa delle ammende.
Continua »
Spaccio di lieve entità: condanna confermata dalla Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per spaccio di lieve entità a carico di un imputato sorpreso a cedere una dose di eroina per trenta euro e trovato in possesso di altra sostanza. La difesa chiedeva l'attenuante del danno o lucro di speciale tenuità. I giudici hanno escluso il beneficio poiché il profitto comprende sia il denaro incassato sia il valore della droga ancora detenuta. Inoltre, la condotta commessa sulla pubblica via e le dichiarazioni dell'acquirente comprovano un'attività abituale ad alta offensività. Il ricorso è inammissibile e l'imputato deve pagare le spese e la sanzione pecuniaria.
Continua »
Spaccio di lieve entità: 573 dosi e registri negano lo sconto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato per detenzione illecita di sostanze stupefacenti. L'imputato richiedeva la derubricazione del reato nell'ipotesi di spaccio di lieve entità e il riconoscimento delle attenuanti generiche. I giudici hanno respinto le richieste. Il sequestro di circa 573 dosi e il rinvenimento di una contabilità dell'attività illecita escludono la minima offensività del fatto. La presenza di un solo elemento negativo preponderante impedisce l'applicazione dell'ipotesi attenuata. La Suprema Corte ha confermato la condanna e ha disposto il pagamento di tremila euro alla cassa delle ammende.
Continua »
Spaccio di lieve entità escluso per chi ha clienti stabili
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato per cessione di sostanze stupefacenti. La difesa chiedeva la riqualificazione della condotta nell'ipotesi di spaccio di lieve entità e contestava il bilanciamento tra circostanze attenuanti e aggravanti. I giudici supremi hanno confermato la decisione della Corte d'Appello. L'attività illecita non possedeva carattere occasionale o minimo, ma presentava una struttura organizzata, forniture stabili per clienti abituali e notevole capacità di approvvigionamento. La Cassazione ha ribadito la correttezza della pena e ha condannato il ricorrente alle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »