L'Imputata ha proposto ricorso per Cassazione contro la sentenza della Corte di Appello, lamentando il mancato riconoscimento del reato di spaccio di lieve entità. Il giudice di merito aveva escluso l'ipotesi attenuata a causa del quantitativo di stupefacente sequestrato, pari a circa 45 grammi di cocaina con ben 33 grammi di principio attivo puro, indice di un'attività di cessione strutturata e continuativa. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile: le censure presentate miravano a una rivalutazione dei fatti, operazione preclusa in sede di legittimità. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato integralmente la condanna e ha disposto a carico della ricorrente il pagamento delle spese processuali, oltre a una sanzione di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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