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Spaccio Di Lieve Entità — Anno 2022

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184 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Spaccio Di Lieve Entità

Provvedimenti

Spaccio di lieve entità: quando cento dosi negano lo sconto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de L'Imputato, confermando la condanna per spaccio di droga ed evasione dagli arresti domiciliari. La difesa invocava lo spaccio di lieve entità e contestava l'allontanamento dal domicilio. I giudici hanno escluso la lieve entità a causa del possesso di quaranta grammi di cocaina e crack (pari a cento dosi), della gestione di una vera e propria piazza di spaccio e della reiterazione dell'attività. Anche la contestazione sull'evasione è stata respinta, trattandosi di accertamenti di fatto non riesaminabili in sede di legittimità. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Spaccio di lieve entità: negato lo sconto al pusher con i contanti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per spaccio. L'imputato era stato sorpreso a vendere 0,85 grammi di hashish e a detenere altre 11 dosi, oltre a 835 euro in contanti nascosti negli slip. La difesa chiedeva la riqualificazione del reato in spaccio di lieve entità, evidenziando la modesta quantità di droga e il basso prezzo della singola cessione. I giudici hanno però respinto la richiesta: l'abitualità dell'attività, confermata dalle dichiarazioni dell'acquirente e dai precedenti specifici, esclude la minima offensività della condotta. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la condanna a due anni di reclusione e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Spaccio di lieve entità: le chat sul telefono costano la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un giovane condannato per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti. La difesa richiedeva la riqualificazione del reato in spaccio di lieve entità e una riduzione della pena, valorizzando il modesto quantitativo sequestrato. Tuttavia, i giudici hanno confermato la decisione della Corte d'Appello, evidenziando come i messaggi trovati sul cellulare dell'imputato tramite un'applicazione di messaggistica criptata dimostrassero un'attività di spaccio continuativa e strutturata, collegata a canali di approvvigionamento di alto livello. Di conseguenza, la Cassazione ha rigettato la richiesta, confermando la pena e condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Spaccio di lieve entità: quando 140g di eroina escludono lo sconto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per spaccio di sostanze stupefacenti, confermando il diniego della circostanza dello spaccio di lieve entità. L'imputato era stato trovato in possesso di 140 grammi di eroina, equivalenti a circa 239 dosi, oltre a strumenti per il confezionamento. Nonostante la collaborazione iniziale con le forze dell'ordine e lo stato di tossicodipendenza, i giudici hanno stabilito che l'attività non fosse occasionale ma sistematica. La Suprema Corte ha ribadito che l'attenuante dello spaccio di lieve entità richiede una minima offensività globale della condotta; la presenza di elementi contrari, come l'elevata quantità di droga e la pluralità di cessioni, esclude categoricamente l'applicazione del beneficio penale.
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Spaccio di lieve entità: condanna anche senza flagranza
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da tre soggetti condannati per il reato di spaccio di lieve entità in concorso. Gli imputati contestavano l'attendibilità delle testimonianze degli acquirenti, che li avevano identificati fotograficamente, e il mancato ritrovamento di sostanze stupefacenti durante la perquisizione domiciliare. I giudici hanno confermato la validità delle prove, evidenziando che l'assenza dei ricorrenti al momento del controllo era dovuta a un tempestivo avvertimento sulla presenza delle forze dell'ordine. La Suprema Corte ha ritenuto legittimo il calcolo della pena basato sulla continuazione dei reati e il diniego delle attenuanti generiche, condannando i ricorrenti al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Spaccio di lieve entità: basta il gesto per la condanna
Un uomo è stato condannato per il reato di spaccio di lieve entità dopo essere stato sorpreso da un maresciallo a scambiare un oggetto sospetto con un giovane. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che la droga fosse stata trovata a terra per caso e che mancasse una perizia sul valore della sostanza. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la testimonianza dell'ufficiale di polizia e la mancata spiegazione del comportamento dell'imputato sono prove sufficienti per confermare la colpevolezza. Di conseguenza, l'imputato perde definitivamente la causa e deve pagare le spese processuali, oltre a una sanzione di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Spaccio di lieve entità: il negozio di copertura nega lo sconto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino straniero condannato per traffico di stupefacenti. L'imputato richiedeva la riqualificazione del reato in spaccio di lieve entità. I giudici hanno respinto la richiesta evidenziando che l'attività illecita non era occasionale, bensì organizzata in modo sistematico sfruttando un esercizio commerciale come copertura. Inoltre, il rinvenimento di una cospicua somma di denaro e il ruolo di punto di riferimento per lo smercio di droga all'interno di una comunità locale escludono la scarsa offensività della condotta. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la condanna penale, obbligando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità negato: la stazione ferroviaria costa cara
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato per spaccio di sostanze stupefacenti. L'imputato richiedeva la riqualificazione del reato in spaccio di lieve entità ai sensi dell'art. 73, comma 5, d.P.R. n. 309/90. I giudici hanno confermato la decisione della Corte d'Appello, escludendo l'attenuante a causa della serialità dell'attività di spaccio, svolta stabilmente presso una stazione ferroviaria, della quantità non irrilevante di droga e del possesso di denaro contante. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto con condanna al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità: i precedenti negano lo sconto
L'Imputato è stato condannato per la detenzione a fini di spaccio di oltre 33 grammi di cocaina e meno di un grammo di hashish. Ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata partecipazione personale all'udienza svoltasi durante l'emergenza sanitaria e il mancato riconoscimento dello spaccio di lieve entità. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'imputato non aveva formulato una richiesta esplicita di partecipazione e che lo spaccio di lieve entità non può essere riconosciuto in presenza di precedenti penali specifici che dimostrano una continuità nell'attività criminale, oltre alla quantità non trascurabile di stupefacente. L'Imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali.
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Spaccio di lieve entità: la Cassazione nega sconti al recidivo
Un uomo è stato condannato a due anni di reclusione e seimila euro di multa per lo spaccio di lieve entità di 0,30 grammi di cocaina, dopo essere stato colto in flagrante. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando la mancata applicazione della particolare tenuità del fatto e il diniego delle attenuanti generiche, basati su precedenti condotte. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici di legittimità hanno chiarito che i motivi di ricorso erano generici e ripetitivi di quanto già esaminato in appello. Inoltre, la Cassazione non può rivalutare il merito della vicenda, ma solo verificare la logicità della motivazione della sentenza impugnata, che in questo caso è risultata solida e coerente. L'imputato perde la causa e viene condannato a pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Spaccio di lieve entità: un telefono scambiato per droga condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per il reato di spaccio di lieve entità. L'imputato contestava l'attendibilità dell'acquirente, che lo aveva accusato indicando la cessione di un telefono come pagamento per la droga. La difesa sosteneva che il testimone fosse inattendibile perché sotto l'effetto di sostanze. I giudici di legittimità hanno chiarito che la valutazione delle prove spetta solo ai giudici di merito e non può essere ridiscussa in Cassazione. Di conseguenza, la condanna a otto mesi di reclusione è diventata definitiva e l'imputato deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Spaccio di lieve entità: la parola dei clienti batte la difesa
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di spaccio di lieve entità a carico di un uomo, sorpreso a cedere dosi di cocaina. La difesa contestava l'attendibilità delle testimonianze degli acquirenti e la ricostruzione dei fatti operata dalle forze dell'ordine. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che, in presenza di una doppia conforme (le sentenze di primo e secondo grado concordano nella valutazione delle prove), la motivazione dei giudici di merito è insindacabile se priva di illogicità. Le dichiarazioni dei testimoni, non conoscenti tra loro e fermati in tempi diversi, e i riscontri oggettivi della polizia blindano la colpevolezza dell'imputato. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali.
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Spaccio di lieve entità: no se guadagni 1.200 euro al giorno
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per tre soggetti coinvolti in un traffico di sostanze stupefacenti. Il primo imputato chiedeva la riqualificazione del reato in spaccio di lieve entità, ma i giudici hanno escluso l'attenuante a causa del suo ruolo di spacciatore di medio calibro con un guadagno giornaliero di circa 1.200 euro. Anche la posizione del secondo imputato, identificato come fornitore abituale e grossista del primo, ha impedito l'applicazione della minore gravità del fatto. Per il terzo soggetto è stata invece respinta la richiesta di attenuante comune, poiché la detenzione della droga non presentava un carattere occasionale o un ridotto disvalore sociale. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili tutti i ricorsi.
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Spaccio di lieve entità: no allo sconto per un chilo di eroina
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per aver fatto da intermediario nella compravendita di un chilo di eroina. L'imputato chiedeva che il reato venisse riqualificato come spaccio di lieve entità, valorizzando il modesto compenso ricevuto di 200 euro. I giudici hanno respinto la richiesta, confermando che l'ingente quantitativo di droga trattato (un chilo) esclude categoricamente l'applicazione dell'attenuante della lieve entità. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la condanna e ha inflitto al ricorrente il pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Spaccio di lieve entità: la cantina-deposito nega lo sconto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per detenzione e spaccio di stupefacenti. L'uomo custodiva in cantina circa 104 grammi di cocaina (pari a 438 dosi) e 19 grammi di marijuana. La difesa chiedeva la riqualificazione del reato in spaccio di lieve entità, sostenendo che il giudice non potesse basarsi solo sul peso della droga. La Suprema Corte ha invece confermato che l'elevata quantità di sostanza, unita alla diversità delle droghe e all'uso di una cantina come deposito organizzato, esclude lo spaccio di lieve entità. Il dato quantitativo può infatti assumere un valore decisivo e assorbente quando dimostra una circolazione non occasionale sul mercato. Di conseguenza, la condanna a quattro anni e un mese di reclusione è diventata definitiva.
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Spaccio di lieve entità: no allo sconto per il corriere recidivo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino straniero condannato per detenzione di circa cinquanta grammi di droga (eroina e altre sostanze). L'imputato chiedeva la riqualificazione del reato in spaccio di lieve entità, sostenendo che la reale efficacia psicotropa di alcune sostanze fosse minima. La Suprema Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, escludendo l'attenuante sia per il dato quantitativo (oltre mille dosi ricavabili), sia per il ruolo di corriere emerso dalle indagini. È stata inoltre confermata l'aggravante della recidiva, data la presenza di precedenti condanne specifiche e l'uso di falsi nomi. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Spaccio di lieve entità: condanna confermata anche senza flagranza
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per spaccio di lieve entità a due anni di reclusione e quattromila euro di multa. La polizia aveva osservato il ricorrente nascondere cocaina in un'intercapedine stradale, poi prelevata da un complice per consegnarla agli acquirenti. La Suprema Corte ha confermato la condanna, ribadendo che il giudice di legittimità non può rivalutare le prove se la ricostruzione dei fatti è logica e coerente. Inoltre, ha confermato il diniego delle circostanze attenuanti generiche, poiché per ottenerle non basta l'assenza di elementi negativi, ma servono elementi positivi che giustifichino uno sconto di pena. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Spaccio di lieve entità: l’organizzazione nega lo sconto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per traffico di stupefacenti. L'imputato chiedeva che il reato venisse riqualificato come spaccio di lieve entità. I giudici hanno invece confermato la gravità del fatto, evidenziando la struttura professionale dell'attività: presenza di vedette, divisione dei ruoli tra complici, un flusso continuo di clienti con oltre quindici cessioni giornaliere e il sequestro di centinaia di dosi di eroina e hashish. La Suprema Corte ha ribadito che l'organizzazione sistematica esclude l'applicazione della fattispecie attenuata. Di conseguenza, il ricorrente perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro.
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Spaccio di lieve entità: la collaborazione non cancella la pena
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un gestore di un chiosco condannato per spaccio di lieve entità. La polizia giudiziaria aveva notato movimenti sospetti vicino al locale e fermato due giovani acquirenti, i quali avevano confermato l'acquisto dal gestore. Quest'ultimo aveva poi consegnato spontaneamente altra droga agli agenti. La difesa contestava l'uso delle intercettazioni telefoniche e il diniego delle circostanze attenuanti generiche. La Suprema Corte ha chiarito che il giudice di merito ha legittimamente negato le attenuanti a causa dei precedenti penali specifici dell'imputato e della continuità dello spaccio. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato con condanna al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Spaccio di lieve entità: il machete esclude lo sconto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato a quattro anni di reclusione per detenzione di droga e porto abusivo d'armi. L'imputato chiedeva il riconoscimento dello Spaccio di lieve entità, sostenendo che i giudici di merito non avessero valutato correttamente la modesta quantità di hashish sequestrata. La Suprema Corte ha invece confermato la gravità del fatto. I giudici hanno valorizzato la presenza contemporanea di cocaina e hashish, l'uso di un machete di 39 centimetri e di uno spray al peperoncino in un bosco, la complicità di un'altra persona e la recidiva specifica del soggetto. Questi elementi dimostrano un'attività professionale organizzata, escludendo l'attenuante. Di conseguenza, il ricorrente perde la causa e deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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