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Spaccio Di Lieve Entità — Anno 2022

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184 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Spaccio Di Lieve Entità

Provvedimenti

Spaccio di lieve entità: quando la purezza nega lo sconto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato che richiedeva la riqualificazione del reato di traffico di stupefacenti nella fattispecie di spaccio di lieve entità. I giudici di legittimità hanno confermato la decisione della Corte d'Appello, ritenendo corretta l'esclusione della circostanza attenuante. La valutazione ha preso in esame elementi concreti quali la natura e l'ingente quantità delle sostanze sequestrate, l'elevato grado di purezza e il significativo numero di dosi ricavabili. La Suprema Corte ha ribadito che, per escludere lo spaccio di lieve entità, è sufficiente l'analisi complessiva di questi indici oggettivi. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Spaccio di lieve entità: ricorsi respinti e condanna confermata
Tre imputati hanno proposto ricorso in Cassazione contro la condanna per il reato di spaccio di lieve entità. I ricorrenti contestavano la mancata concessione delle attenuanti generiche, il calcolo della recidiva reiterata e il diniego del lavoro di pubblica utilità come sanzione sostitutiva. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili tutti i ricorsi. I giudici hanno confermato che la valutazione sulla gravità del reato e sulla pericolosità sociale spetta esclusivamente ai giudici di merito. Inoltre, la presenza della recidiva reiterata impedisce la prevalenza delle attenuanti generiche. Di conseguenza, la Cassazione ha condannato i ricorrenti al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle Ammende.
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Spaccio di lieve entità: ricorso respinto e multa salata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato contro la sentenza d'appello che lo condannava per reati in materia di stupefacenti. La difesa contestava il mancato riconoscimento della circostanza attenuante dello spaccio di lieve entità e l'applicazione della recidiva. I giudici di legittimità hanno rilevato che i motivi di ricorso erano del tutto generici e ripetitivi, limitandosi a riproporre questioni di merito già ampiamente e correttamente risolte dai giudici di secondo grado. Di conseguenza, l'imputato ha perso il ricorso ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali, oltre a una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità: negato lo sconto per vendite quotidiane
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di sostanze stupefacenti. La difesa chiedeva la riqualificazione del reato nell'ipotesi di spaccio di lieve entità, evidenziando le piccole quantità delle singole cessioni e la giovane età del soggetto. Tuttavia, i giudici hanno confermato l'esclusione della circostanza attenuante. La decisione si fonda sull'elevato numero di cessioni, sulla vasta platea di clienti e sulla sistematicità della condotta, protrattasi quasi quotidianamente per un intero anno. La Cassazione ha ribadito che il giudizio di legittimità non può tradursi in un nuovo esame dei fatti, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Spaccio di lieve entità: quando gli indizi blindano la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due soggetti condannati per spaccio di lieve entità. Il Primo Imputato contestava la propria identificazione come fornitore di droga, avvenuta tramite intercettazioni telefoniche e la presenza di un'auto intestata alla moglie sul luogo dello scambio. Il Secondo Imputato sosteneva di essere un semplice consumatore, ma le prove hanno dimostrato l'acquisto di stupefacenti per la successiva rivendita. I giudici hanno confermato la validità degli indizi raccolti e respinto le tesi difensive, comprese quelle sulla prescrizione. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato le condanne e inflitto a ciascun ricorrente il pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Spaccio di lieve entità: quando la pena severa è legittima
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per plurimi episodi di spaccio di lieve entità. L'imputato contestava la mancanza di motivazione riguardo alla determinazione della pena di un anno e sei mesi di reclusione e quattromila euro di multa inflittagli nei gradi precedenti. I giudici di legittimità hanno invece stabilito che la misura della pena era sorretta da una motivazione congrua, logica e rispettosa delle tesi difensive. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto con condanna al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità: la Cassazione fissa i limiti del ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un uomo condannato per spaccio di lieve entità a un anno e sei mesi di reclusione e seimila euro di multa. L'imputato contestava la destinazione a terzi della droga e il bilanciamento tra attenuanti generiche e recidiva. La Suprema Corte ha stabilito che la valutazione sulle prove e sulla destinazione della sostanza appartiene al giudice di merito e non può essere ridiscussa in sede di legittimità. Inoltre, la scelta del trattamento sanzionatorio e il bilanciamento delle circostanze rientrano nel potere discrezionale del giudice, se supportati da una motivazione logica e congrua. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato con condanna alle spese e alla Cassa delle Ammende.
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Spaccio di lieve entità: 170 grammi di cocaina costano caro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per concorso nella detenzione di 170 grammi di cocaina destinati allo spaccio. L'imputato chiedeva il riconoscimento dello Spaccio di lieve entità, ma i giudici hanno confermato la decisione della Corte d'Appello. La richiesta è stata respinta a causa dell'elevato quantitativo di droga e delle modalità concrete del reato, accertate tramite intercettazioni e pedinamenti della polizia. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Spaccio di lieve entità: quando la continuità esclude lo sconto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che chiedeva la riqualificazione del reato di traffico di stupefacenti nell'ipotesi attenuata di spaccio di lieve entità. I giudici di merito hanno accertato che l'attività illecita non era occasionale, bensì caratterizzata da una struttura stabile, continuativa e organizzata, con canali di approvvigionamento costanti e vendita sul mercato locale anche di sostanze diverse dalla cocaina. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna principale e ha sanzionato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma pecuniaria alla Cassa delle ammende, escludendo l'applicazione della circostanza attenuante richiesta.
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Spaccio organizzato e lieve entità: la Cassazione nega sconti
Il Ricorrente ha proposto ricorso in Cassazione contestando la mancata qualificazione della sua condotta come spaccio di lieve entità e il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno evidenziato che l'attività di spaccio contestata non era occasionale, bensì professionale, strutturata e continuativa. Tale condotta dimostrava una stabile capacità di approvvigionamento e di rifornimento del mercato locale, elementi del tutto incompatibili con la nozione di spaccio di lieve entità. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità: quando la droga diversa nega lo sconto
Il caso riguarda il ricorso presentato da un cittadino contro la condanna per spaccio di sostanze stupefacenti. La difesa richiedeva la riqualificazione del fatto come spaccio di lieve entità, sostenendo un difetto di motivazione della sentenza d'appello. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato la decisione precedente, evidenziando che la condotta non può essere considerata di lieve entità. Questa valutazione si basa sulla quantità e sulla qualità differente delle sostanze sequestrate, sulle modalità di confezionamento della droga pronta per lo spaccio e sui mezzi impiegati. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Spaccio di lieve entità: no allo sconto se c’è organizzazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino straniero condannato per spaccio di sostanze stupefacenti. L'imputato chiedeva la riqualificazione del reato in spaccio di lieve entità. I giudici hanno respinto la richiesta evidenziando una struttura organizzativa stabile e una continuativa attività di rifornimento del mercato locale, elementi incompatibili con la minore gravità del fatto. La Suprema Corte ha inoltre confermato la legittimità della misura di sicurezza dell'espulsione dall'Italia, ritenendo adeguatamente motivata la pericolosità sociale del soggetto. Di conseguenza, il ricorrente perde la causa, deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria alla Cassa delle ammende, e viene confermata la sua espulsione dal territorio nazionale.
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Spaccio di lieve entità: la Cassazione nega lo sconto di pena
Il Ricorrente ha proposto ricorso in Cassazione chiedendo di riqualificare l'attività di spaccio di cocaina come fatto di lieve entità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno accertato che l'attività di cessione della droga non era occasionale, ma continuativa, organizzata e intensa. Questa condotta frenetica dimostra una notevole capacità di approvvigionamento e vendita sul mercato, escludendo l'applicazione dello spaccio di lieve entità. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la condanna precedente e ha sanzionato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma a favore della Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità: la Cassazione nega lo sconto di pena
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contro la condanna per spaccio di sostanze stupefacenti, richiedendo la riqualificazione del reato nella fattispecie più favorevole. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno escluso lo Spaccio di lieve entità a causa del peso della sostanza sequestrata, dei mezzi utilizzati e dell'abitualità della condotta criminosa. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Spaccio di lieve entità: la minima quantità non evita la condanna
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contro la condanna per il reato di spaccio di lieve entità, sostenendo che la minima quantità di sostanza stupefacente rinvenuta escludesse la sua responsabilità penale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno rilevato che l'atto di impugnazione non conteneva una critica specifica e dettagliata alle motivazioni della sentenza d'appello, limitandosi a contestazioni generiche. Di conseguenza, la Corte ha confermato la condanna dell'imputato e lo ha condannato al pagamento delle spese processuali, oltre al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità: perché non basta il peso della droga
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per traffico di stupefacenti. L'imputato chiedeva la riqualificazione del fatto in spaccio di lieve entità, basandosi unicamente sul dato ponderale della sostanza. La Suprema Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, rilevando che l'esclusione della lieve entità era giustificata da elementi concreti: la presenza di appunti indicanti una cerchia non modesta di clienti e la quantità di droga sequestrata, idonea a confezionare oltre 68 dosi. È stata inoltre confermata la recidiva a causa dei precedenti penali specifici dell'uomo. L'imputato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Spaccio di lieve entità: sei chili di droga escludono lo sconto
L'Imputato è stato condannato per la detenzione di oltre sei chili di marijuana, equivalenti a quasi settemila dosi singole, rinvenuti nella sua abitazione suddivisi in quattordici involucri. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione chiedendo la riqualificazione del fatto come spaccio di lieve entità, sostenendo l'assenza di strumenti per il confezionamento. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'ingente quantitativo di droga e l'uso dell'abitazione come base logistica escludono categoricamente la minore gravità del fatto. Di conseguenza, L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Spaccio di lieve entità: il kit da taglio costa la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per spaccio di sostanze stupefacenti. L'imputato richiedeva la qualificazione del fatto come spaccio di lieve entità, definendo la propria condotta rudimentale. Tuttavia, la perquisizione personale e domiciliare ha rivelato il possesso di circa trenta grammi di cocaina, equivalenti a ottantasei dosi medie, oltre a tre bilancini di precisione, materiale da confezionamento e bicarbonato purissimo usato come sostanza da taglio. I giudici hanno stabilito che l'attrezzatura e la quantità di droga escludono l'attenuante della lieve entità, confermando la condanna e sanzionando il ricorrente con il pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Spaccio di lieve entità: perché 521 dosi e contabilità lo escludono
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per reati in materia di stupefacenti. La difesa chiedeva la riqualificazione del fatto nella fattispecie di spaccio di lieve entità, sostenendo la minima efficacia drogante della sostanza. I giudici hanno respinto la richiesta evidenziando elementi ostativi insuperabili: il quantitativo sequestrato consentiva di ricavare ben 521 dosi medie singole e l'imputato teneva una vera e propria contabilità dell'attività illecita. Inoltre, la presenza di precedenti penali specifici e recenti ha legittimato il diniego delle circostanze attenuanti generiche. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Spaccio di lieve entità: la quantità di droga blocca lo sconto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de L'Imputato, confermando la condanna per spaccio di sostanze stupefacenti. La difesa chiedeva la riqualificazione del fatto nell'ipotesi di spaccio di lieve entità. I giudici hanno respinto la richiesta a causa del rilevante quantitativo di droga sequestrato (oltre 100 grammi), della presenza di due diverse tipologie di sostanze e delle modalità dell'azione. Di conseguenza, L'Imputato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle Ammende.
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