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Sostituto D'Imposta

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492 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Onere della prova rimborso: la Cassazione decide
Un contribuente, lavoratore dipendente, ha richiesto il rimborso di imposte a seguito di un sisma, basandosi su una legge agevolativa. L'Agenzia delle Entrate ha opposto un silenzio-rifiuto. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29503/2023, ha stabilito che, sebbene il lavoratore sia il soggetto legittimato a chiedere il rimborso (e non il datore di lavoro), grava su di lui l'onere della prova del rimborso. Il contribuente deve quindi dimostrare l'effettivo versamento delle imposte e le altre condizioni previste dalla legge.
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Istanza di rimborso: essenziale la quantificazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29186/2023, ha stabilito un principio fondamentale per i contribuenti: un'istanza di rimborso inviata all'Amministrazione Finanziaria deve obbligatoriamente contenere la quantificazione delle somme richieste. In caso contrario, la domanda è giuridicamente invalida e non può formare un silenzio-rifiuto impugnabile. Nel caso specifico, un contribuente aveva chiesto il rimborso di IRPEF versata in eccesso su una pensione integrativa, senza specificare l'importo. La Corte ha accolto il ricorso dell'Agenzia, dichiarando inammissibile il ricorso introduttivo del contribuente perché basato su una richiesta iniziale viziata.
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Addizionale settore finanziario: nozione e confini
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 28199/2023, ha chiarito l'ambito di applicazione dell'addizionale del 10% sui bonus erogati nel settore finanziario. Il caso riguardava un dirigente di una società di consulenza finanziaria che contestava l'applicazione della tassa sui suoi emolumenti variabili. La Corte ha respinto il ricorso, stabilendo che la nozione di "settore finanziario" è ampia e basata su un criterio socio-economico, non limitata agli intermediari vigilati dal Testo Unico Bancario. L'addizionale settore finanziario si applica quindi anche a quelle società, come quelle di consulenza, che pur non essendo soggette a vigilanza, possono influenzare la stabilità del mercato con le loro attività.
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Tassazione previdenza integrativa: la Cassazione decide
Un ex dirigente di una grande società energetica ha richiesto un rimborso fiscale su una somma ricevuta dalla capitalizzazione di una pensione integrativa. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la tassazione della previdenza integrativa a un'aliquota agevolata è applicabile solo alla quota di prestazione che rappresenta un 'rendimento netto' derivante da investimenti reali sul mercato. Il contribuente non è riuscito a fornire la prova necessaria, confermando l'applicazione di un'aliquota più elevata sull'intera somma.
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Rimborso ritenute: l’adesione non blocca il diritto
Una società controllante estera ha richiesto il rimborso delle ritenute versate dalla sua controllata italiana tramite un accertamento con adesione. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'adesione, essendo un accordo tra la società figlia e il Fisco, non impedisce alla società madre, soggetto terzo, di ottenere il rimborso delle ritenute, a condizione che dimostri di possedere i requisiti sostanziali per l'esenzione previsti dalla normativa europea.
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Omesso versamento ritenute: non basta il Mod. 770
La Corte di Cassazione annulla una condanna per omesso versamento ritenute, stabilendo un principio fondamentale: per la configurabilità del reato è necessaria la prova della materiale consegna delle certificazioni ai sostituiti. La sola trasmissione telematica all'Agenzia delle Entrate o la loro presenza nel cassetto fiscale non è sufficiente a integrare l'illecito penale, che altrimenti resta un mero illecito amministrativo.
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Profitto del reato: confisca e onere della prova
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imprenditore, confermando la confisca di ingenti somme. La sentenza chiarisce che il profitto del reato include sia le retribuzioni non versate ai lavoratori in un contesto di sfruttamento, sia le ritenute fiscali omesse. Secondo i giudici, questi rappresentano un vantaggio economico diretto per l'impresa, indipendentemente da presunte pressioni esercitate da terzi, come i committenti principali.
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Tassazione dipendente ambasciata: la Cassazione chiarisce
Un cittadino italiano, dipendente dell'ambasciata indonesiana presso la Santa Sede, ha contestato un avviso di accertamento fiscale. La Corte di Cassazione ha respinto il suo ricorso, chiarendo le regole sulla tassazione dipendente ambasciata. Sebbene la Convenzione contro le doppie imposizioni tra Italia e Indonesia sia applicabile e prevalga sulla legge nazionale, il reddito è tassabile in Italia. La Corte ha stabilito che, essendo il dipendente un cittadino italiano residente e prestando servizio in Italia (poiché l'ambasciata, pur godendo di immunità, si trova sul territorio italiano), si applica l'eccezione che prevede l'imponibilità nello Stato di residenza.
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Rimborso ritenute royalties: motivazione apparente
Una società svedese chiede il rimborso delle ritenute sulle royalties pagate dalla sua controllata italiana, la quale aveva già definito la pendenza con un accertamento con adesione. La Corte di Cassazione, con sentenza 11712/2024, ha annullato la decisione d'appello favorevole alla società, riscontrando una totale carenza di motivazione e rinviando il caso a un nuovo giudice per un esame effettivo dei fatti.
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Omesso versamento ritenute: la consegna è necessaria
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 18214/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia di omesso versamento ritenute. Per la configurabilità del reato, non è sufficiente l'invio telematico delle certificazioni all'Agenzia delle Entrate, ma è necessaria l'effettiva consegna delle stesse ai lavoratori sostituiti. La mera disponibilità nel cassetto fiscale non equivale alla consegna, escludendo così la responsabilità penale del datore di lavoro se manca la prova di tale adempimento materiale.
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Restituzione somme lavoratore: si restituisce il netto
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12494/2024, ha stabilito un principio fondamentale in tema di restituzione somme lavoratore. In caso di riforma di una sentenza che aveva condannato un datore di lavoro al pagamento di somme, il lavoratore è tenuto a restituire esclusivamente l'importo netto effettivamente percepito. Le ritenute fiscali, versate dal datore di lavoro quale sostituto d'imposta, non sono mai entrate nel patrimonio del dipendente e pertanto non devono essere da lui restituite. Sarà il datore di lavoro a doverle richiedere in rimborso all'amministrazione finanziaria.
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Giudicato esterno: limiti e solidarietà passiva
La Corte di Cassazione chiarisce i limiti del giudicato esterno in materia tributaria. Una sentenza sfavorevole contro una società (sostituto d'imposta) non si estende automaticamente al socio amministratore (sostituito). Tra i due soggetti esiste un rapporto di solidarietà passiva, che garantisce al socio il diritto di provare autonomamente la natura delle somme percepite, senza essere vincolato da un precedente giudizio a cui non ha partecipato.
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Omesso versamento ritenute: la crisi non scusa
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per omesso versamento ritenute a carico di un amministratore. La crisi di liquidità dell'azienda e il successivo fallimento non sono stati ritenuti sufficienti a escludere il dolo, in quanto il reato richiede solo la coscienza e volontà di non versare le somme all'Erario. La richiesta di messa alla prova è stata respinta per un precedente beneficio già concesso e per la prognosi negativa di recidiva.
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Omesso versamento ritenute: la Cassazione annulla
La Corte di Cassazione annulla una condanna per omesso versamento ritenute. La decisione si basa sulla sentenza della Corte Costituzionale n. 175/2022, che ha stabilito l'incostituzionalità parziale dell'art. 10-bis D.Lgs. 74/2000. Per la condanna non è più sufficiente la sola dichiarazione (Mod. 770), ma è necessaria la prova del rilascio delle certificazioni ai dipendenti. Poiché la contestazione si fondava solo sulla dichiarazione, il fatto non è più previsto dalla legge come reato.
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Rimborso sisma 1990: quando è aiuto di Stato?
La Corte di Cassazione analizza un caso di richiesta di rimborso sisma 1990 per le imposte IRPEF. L'ordinanza accoglie parzialmente il ricorso dell'Agenzia Fiscale, stabilendo che se il contribuente è un imprenditore, l'agevolazione fiscale si configura come aiuto di Stato. Di conseguenza, il giudice di merito avrebbe dovuto verificare, anche d'ufficio, il rispetto dei limiti e delle condizioni imposte dalla normativa europea. La sentenza è stata cassata con rinvio per effettuare tale accertamento.
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Responsabilità solidale sostituito: quando è esclusa
Una professionista si è vista negare un rimborso IRPEF perché i suoi clienti (sostituti d'imposta), pur avendo operato le ritenute d'acconto sui suoi compensi, non le avevano versate all'Erario. L'Agenzia delle Entrate invocava la responsabilità solidale del sostituito. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo un principio fondamentale: la responsabilità solidale del sostituito sorge solo se la ritenuta non viene operata. Se il professionista subisce la trattenuta, ha pieno diritto a scomputarla dalle proprie imposte, indipendentemente dall'effettivo versamento da parte del sostituto.
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Bonus manager: l’addizionale si paga sempre?
Un dirigente del settore finanziario ha contestato l'applicazione dell'addizionale sui bonus manager, sostenendo che la sua retribuzione variabile non superava il triplo di quella fissa. La Corte di Cassazione ha chiarito che, a seguito delle modifiche normative del 2011, l'addizionale è dovuta su ogni bonus che eccede la retribuzione fissa, eliminando il precedente requisito del 'triplo'. La Corte ha quindi accolto il ricorso dell'Amministrazione finanziaria, affermando che il legislatore ha inteso ampliare la base imponibile per questa tassa.
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Addizionale IRPEF: bonus tassati oltre la parte fissa
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 75/2026, ha stabilito che l'addizionale IRPEF del 10% sui compensi variabili dei dirigenti del settore finanziario si applica sulla parte che eccede la retribuzione fissa, senza che sia più necessario il superamento del triplo della stessa. La Corte ha ritenuto che la normativa successiva (comma 2-bis dell'art. 33 D.L. 78/2010) abbia tacitamente abrogato il precedente requisito del "triplo", modificando la base imponibile. Di conseguenza, è stato respinto il ricorso di un dirigente che chiedeva il rimborso dell'imposta versata.
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Omesso versamento ritenute: la prova del rilascio CUD
La Cassazione annulla una condanna per omesso versamento ritenute, stabilendo che per configurare il reato non è sufficiente la presentazione del Modello 770. È indispensabile provare l'effettivo rilascio delle certificazioni (CUD) ai dipendenti, prova che nel caso di specie mancava. La sentenza sottolinea come, a seguito di una pronuncia della Corte Costituzionale, il reato sussiste solo per le ritenute certificate e rilasciate.
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Addizionale IRPEF: bonus e Cassazione chiarisce
Un dirigente del settore finanziario ha richiesto il rimborso dell'addizionale IRPEF del 10% sulla sua retribuzione variabile, sostenendo che non fosse dovuta poiché non superava il triplo della sua retribuzione fissa. La Corte di Cassazione, ribaltando la decisione della corte d'appello, ha stabilito che, a seguito di modifiche legislative, l'addizionale si applica sulla porzione della retribuzione variabile che eccede la parte fissa, eliminando il precedente requisito del superamento del triplo. Questa interpretazione è in linea con l'obiettivo del legislatore di disincentivare pratiche retributive rischiose nel settore finanziario.
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