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Sostituto D'Imposta

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492 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

IVA agevolata auto: obblighi e risoluzione contratto
Un acquirente cita in giudizio un concessionario per la risoluzione del contratto, lamentando la mancata rottamazione del suo vecchio veicolo, necessaria per l'applicazione dell'IVA agevolata acquisto auto. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che l'obbligo di rottamazione non ricade automaticamente sul venditore, a meno che non sia specificamente pattuito. Inoltre, ha chiarito che un tale inadempimento non sarebbe comunque abbastanza grave da giustificare la risoluzione del contratto, potendo al massimo dar luogo a un risarcimento del danno.
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Indennità supplementare: è soggetta a tassazione?
Un dirigente, licenziato ingiustamente, ha ricevuto un'indennità supplementare. La Corte di Cassazione ha stabilito che tale somma è tassabile ai fini IRPEF, in quanto compensa la perdita del reddito e non un danno non patrimoniale. La natura dell'indennità è intrinsecamente legata alla risoluzione del rapporto di lavoro.
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Ritenuta d’acconto: la rivalsa del sostituto
Una società paga un compenso lordo a un professionista senza operare la ritenuta d'acconto. La Corte di Cassazione stabilisce che la società, in qualità di sostituto d'imposta, ha diritto di rivalsa per recuperare la somma, anche se non ha ancora versato l'importo all'Erario, cassando la decisione del Tribunale che negava tale diritto.
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Presunzione utili soci: la prova contraria del socio
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 18777/2024, affronta il tema della presunzione utili soci in società a ristretta base sociale. Un socio unico, residente all'estero e non coinvolto nella gestione, era stato raggiunto da un avviso di accertamento per utili non dichiarati. La Corte ha stabilito che la presunzione di distribuzione può essere vinta fornendo la prova della propria totale estraneità alla gestione sociale, cassando la sentenza di merito che aveva omesso di valutare le prove fornite dal contribuente (estratti conto, dichiarazione del padre amministratore).
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Utili extracontabili: prova del socio per evitarli
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 18764/2024, ha stabilito che la presunzione di distribuzione di utili extracontabili in una società a ristretta base può essere vinta dal socio. È necessario però che quest'ultimo fornisca la prova concreta della sua totale estraneità alla gestione sociale. Nel caso specifico, un socio unico residente all'estero è stato raggiunto da un accertamento fiscale per profitti non dichiarati dalla sua società, amministrata unicamente dal padre. La Corte ha cassato la decisione di merito che non aveva adeguatamente esaminato le prove fornite dal contribuente (estratti conto, dichiarazioni) volte a dimostrare che i veri profitti erano stati percepiti dall'amministratore e non da lui. Il principio chiave è che il giudice deve valutare tutti gli elementi offerti per superare la presunzione, non potendosi limitare a considerazioni generiche.
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Compensazione e ritenute fiscali: quando sono dovute?
Un professionista si oppone al versamento delle ritenute fiscali da parte della sua cassa previdenziale su ratei pensionistici non pagati, ma usati in compensazione. La Cassazione chiarisce che la compensazione e ritenute fiscali sono collegate: la ritenuta è dovuta anche su somme non materialmente versate.
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Onere della prova fondo pensione: la Cassazione decide
Un ex dipendente ha richiesto un rimborso fiscale su una somma ricevuta da un fondo pensione integrativo, sostenendo di avere diritto a un'aliquota agevolata sulla quota di rendimento. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, stabilendo che l'onere della prova fondo pensione spetta al contribuente. Quest'ultimo deve dimostrare che il rendimento dichiarato proviene da effettivi investimenti sul mercato effettuati dal fondo. La mancata presentazione di tale prova ha comportato il rigetto definitivo del ricorso.
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Prescrizione rimborso ritenute: quando inizia a correre?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 16889/2024, ha stabilito un principio cruciale in tema di prescrizione del rimborso ritenute fiscali versate in eccesso dal datore di lavoro. Il caso riguardava la richiesta degli eredi di un lavoratore per la restituzione di somme trattenute erroneamente su un fondo pensione. La Corte ha chiarito che il termine di prescrizione decennale per l'azione del lavoratore contro il datore di lavoro decorre dal momento in cui è stata effettuata la trattenuta illegittima e non da quando il datore di lavoro ottiene a sua volta il rimborso dall'Agenzia delle Entrate. La Suprema Corte ha rigettato la tesi della Corte d'Appello che inquadrava la fattispecie nella 'negotiorum gestio', affermando invece che si tratta di un'azione di inesatto adempimento di un'obbligazione derivante dal rapporto di lavoro.
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Restituzione somme indebite: vale il principio del netto
Un ente previdenziale ha richiesto a un erede la restituzione di prestazioni pensionistiche indebitamente erogate al defunto, pretendendo l'importo lordo comprensivo delle ritenute fiscali. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'ente, confermando un principio consolidato: la restituzione delle somme indebite deve essere calcolata sull'importo netto effettivamente percepito, poiché il percipiente non può essere tenuto a restituire somme, come le imposte, che non sono mai entrate nel suo patrimonio.
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Contributi previdenziali volontari: la tassabilità
Un ex dipendente di un istituto bancario ha richiesto il rimborso IRPEF sulla liquidazione del capitale da un fondo pensione, sostenendo la non imponibilità dei contributi previdenziali volontari versati. La Corte di Cassazione ha stabilito che, data la natura volontaria e non obbligatoria per legge dei versamenti, l'intera somma erogata è soggetta a tassazione, negando il diritto al rimborso.
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Rimborso lavoratori impatriati: sì con richiesta tardiva
Un lavoratore ha richiesto il beneficio fiscale per impatriati per anni pregressi tramite una dichiarazione tardiva. L'Amministrazione Finanziaria ha negato il rimborso. La Corte di Cassazione ha dato ragione al lavoratore, stabilendo che, in assenza di una norma specifica sulla decadenza (per i fatti antecedenti al 2019), il diritto al rimborso lavoratori impatriati sussiste e può essere esercitato con un'istanza diretta, anche se sono stati saltati i termini per la richiesta al datore di lavoro.
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Avviso bonario: quando è obbligatorio per la cartella?
Un contribuente ha ricevuto una cartella di pagamento per IRPEF su un'indennità di fine rapporto senza un preventivo avviso bonario. Ha impugnato l'atto sostenendo che la comunicazione fosse obbligatoria, dato che l'ufficio fiscale aveva ricalcolato l'imposta. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, specificando che l'avviso bonario è necessario solo in caso di incertezze o modifiche dei dati dichiarati, non per una semplice riliquidazione dell'imposta basata sull'applicazione dell'aliquota corretta ai dati originali. La Corte ha inoltre confermato la validità della notifica e ha respinto le eccezioni su prescrizione e mancanza di firma.
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Rimborso spese tassazione: quando è reddito imponibile
La Corte di Cassazione ha stabilito che il "rimborso spese di accesso" forfettario per un medico specialista che lavora in un comune diverso dalla residenza ha natura retributiva e non indennitaria. Pertanto, rientra nel principio di onnicomprensività del reddito da lavoro dipendente ed è soggetto a tassazione IRPEF, confermando la legittimità del diniego di rimborso delle ritenute operate. Il focus è sul tema del rimborso spese tassazione.
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Omesso versamento ritenute: quando il ricorso è generico
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imprenditore condannato per reati fiscali, tra cui l'omesso versamento ritenute. La sentenza sottolinea che le contestazioni contro gli accertamenti fiscali devono essere specifiche e non generiche. Inoltre, la crisi di liquidità dell'azienda non è considerata una giustificazione valida per non versare le ritenute, poiché tali somme sono considerate denaro di terzi (lo Stato) già nella disponibilità dell'imprenditore.
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Indennità di trasferta: regime fiscale applicabile
Un'agenzia fiscale ha contestato il regime di tassazione applicato a una indennità di trasferta percepita da un dipendente. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che, in assenza di prova dei requisiti specifici per la qualifica di 'lavoratore trasfertista', si applica il più favorevole regime previsto per il 'lavoratore in trasferta', basato sulla documentazione fornita dal contribuente.
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Ritenuta d’acconto agenti: Cassazione sulla tassazione
La Corte di Cassazione ha confermato che l'indennità di fine rapporto corrisposta a un agente è soggetta a ritenuta d'acconto. L'ordinanza analizza la natura fiscale di tale indennità, qualificandola come reddito da lavoro autonomo e respingendo il ricorso dell'agente. Il caso chiarisce l'obbligo del sostituto d'imposta di applicare la ritenuta d'acconto agenti su queste somme, consolidando un principio giurisprudenziale importante.
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Tassazione bonus dirigenti: la Cassazione chiarisce
Un dirigente del settore finanziario ha richiesto il rimborso di un'imposta addizionale sui suoi bonus, sostenendo la mancanza del presupposto oggettivo. La Corte di Cassazione, ribaltando la decisione di secondo grado, ha stabilito che, a seguito di una modifica legislativa del 2011, la tassazione bonus dirigenti si applica sull'ammontare che eccede la parte fissa della retribuzione, senza più richiedere che tale eccedenza superi anche il triplo della stessa. La Corte ha così consolidato un orientamento giurisprudenziale univoco, accogliendo il ricorso dell'Agenzia Fiscale.
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Bonus settore finanziario: quando si paga la supertassa?
Un dirigente del settore finanziario ha richiesto il rimborso della supertassa del 10% sui bonus, ritenendo non applicabili i presupposti. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 26796/2025, ha respinto il ricorso, chiarendo che il presupposto per l'applicazione della tassa è semplicemente il superamento della parte fissa della retribuzione da parte del bonus settore finanziario, senza più la necessità che questo ecceda il triplo della stessa, come precedentemente previsto.
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Tassazione bonus dirigenti: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 26795/2025, ha consolidato il suo orientamento sulla tassazione dei bonus per i dirigenti del settore finanziario. Ha stabilito che l'aliquota addizionale del 10% si applica sulla parte di bonus e stock options che eccede la retribuzione fissa, senza che sia più necessario il requisito del superamento del triplo della stessa. La Corte ha chiarito che la normativa più recente ha modificato la base imponibile, abrogando tacitamente la precedente soglia più elevata. La decisione ha quindi accolto il ricorso dell'Agenzia Fiscale, confermando un principio fondamentale per la tassazione bonus dirigenti.
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Bonus manager: Cassazione sulla tassa addizionale
Un dirigente del settore finanziario ha richiesto il rimborso della tassa addizionale del 10% sul suo bonus, sostenendo che non superasse il triplo della sua retribuzione fissa, un presupposto che riteneva necessario. Dopo decisioni contrastanti nei gradi inferiori, la Corte di Cassazione ha chiarito la questione. Ha stabilito che una modifica legislativa del 2011 ha sostituito la vecchia soglia del 'triplo'. Pertanto, l'imposta addizionale sul bonus manager si applica su qualsiasi importo che ecceda la parte fissa della retribuzione. La richiesta di rimborso del contribuente è stata quindi definitivamente respinta.
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