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Sequestro Preventivo — Anno 2026

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555 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Sequestro Preventivo

Provvedimenti

Abuso edilizio su demanio marittimo: sequestro a Ischia
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo di una porzione di terrazza e di un molo di una struttura ricettiva a Ischia. I giudici hanno rilevato un grave abuso edilizio su demanio marittimo, in quanto le opere erano state ampliate senza concessione demaniale suppletiva né autorizzazione paesaggistica. La difesa sosteneva la prescrizione del reato e la natura pubblica delle opere. Tuttavia, la Corte ha stabilito che qualsiasi intervento successivo su un manufatto abusivo ne riattiva l'illegalità, impedendo la prescrizione. Inoltre, l'uso continuo delle strutture abusive aggrava l'impatto ambientale sulla costa. I ricorsi sono stati dichiarati inammissibili, confermando il sequestro e condannando i ricorrenti al pagamento delle spese.
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Sequestro preventivo: camion bloccato nonostante i FIR falsi
Il Tribunale di Lecce confermava il sequestro preventivo di un autoarticolato utilizzato per trasporti illeciti di rifiuti. L'Amministratrice della società proprietaria del mezzo proponeva ricorso per Cassazione, lamentando l'assenza del fumus commissi delicti e sostenendo la falsità dei formulari di identificazione dei rifiuti (FIR) dell'accusa. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che, in tema di misure cautelari reali, il controllo di legittimità sulla motivazione è limitato ai casi di mancanza o apparenza radicale della stessa. Nel caso di specie, la motivazione del Tribunale era logica e coerente, avendo evidenziato le insanabili contraddizioni della difesa e l'inverosimiglianza della tesi del trasporto eseguito a insaputa della società. Di conseguenza, il sequestro preventivo è stato confermato e la ricorrente è stata condannata alle spese.
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Maltrattamento di animali: confermato il sequestro di 224 husky
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo di 224 cani di razza Siberian Husky ai danni di un allevatore, accusato del reato di maltrattamento di animali (art. 544-ter c.p.). Il Tribunale del Riesame aveva convalidato la misura a causa delle gravissime condizioni igienico-sanitarie della struttura, del forte sovraffollamento e dello stato di denutrizione e disidratazione riscontrato su oltre il 41% degli esemplari. L'allevatore ha proposto ricorso lamentando vizi procedurali e contestando le valutazioni di fatto dei giudici. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la detenzione di animali in condizioni produttive di gravi sofferenze integra il reato contestato. L'allevatore perde la custodia dei cani ed è condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Indebita compensazione: l’azienda perde il ricorso e i beni
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'azienda contro il sequestro preventivo dei propri beni. L'azienda era accusata di dichiarazione fraudolenta tramite fatture false e di indebita compensazione di crediti d'imposta inesistenti. La difesa sosteneva che i due reati non potessero coesistere poiché basati sulle stesse fatture e che l'azione fosse improcedibile per il decesso del precedente amministratore. I giudici hanno invece stabilito che i reati possono concorrere perché commessi in tempi e con modalità differenti. Di conseguenza, il sequestro preventivo finalizzato alla confisca dell'IVA evasa è pienamente legittimo per entrambe le violazioni. L'azienda perde il ricorso e deve pagare le spese processuali.
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Omessa dichiarazione dei redditi: sequestro aziendale e condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna della Legale Rappresentante di una società per il reato di omessa dichiarazione dei redditi relativo all'anno di imposta 2020. La difesa sosteneva che il sequestro preventivo delle quote sociali avesse azzerato i ricavi, rendendo impossibile il superamento della soglia di punibilità. I giudici hanno invece chiarito che il sequestro non esonera dagli obblighi fiscali e che la ricostruzione contabile ha dimostrato il superamento della soglia penale. Inoltre, la tardiva presentazione della dichiarazione anni dopo non cancella il reato, che si consuma alla scadenza del termine originario. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna alle spese.
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Malversazione di erogazioni pubbliche: conti sequestrati
L'Associazione riceveva finanziamenti pubblici per attività di volontariato e protezione civile. Tuttavia, le indagini svelavano che la maggior parte delle spese avveniva in contanti, senza tracciabilità, e per scopi privati come parrucchiere e sigarette. Il Tribunale disponeva quindi il sequestro preventivo del conto corrente dell'ente. Il Presidente e l'Associazione proponevano ricorso, sostenendo che i controlli preventivi dell'ente pubblico escludessero l'illecito. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi, confermando il sequestro. I giudici hanno stabilito che l'uso anche parziale di fondi pubblici per interessi privati integra il reato di malversazione di erogazioni pubbliche. La sistematica violazione dell'obbligo di tracciabilità e l'assenza di giustificativi validi confermano la legittimità del blocco dei beni, indipendentemente dalle verifiche formali compiute in precedenza dall'amministrazione erogatrice.
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Sequestro preventivo per equivalente: conti aziendali bloccati
L'Amministratore di una società ha impugnato il provvedimento del Giudice per le indagini preliminari che confermava il sequestro sui conti aziendali. La difesa sosteneva che l'annullamento del sequestro a carico del precedente amministratore dovesse far decadere anche il vincolo sui conti della società. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il sequestro preventivo per equivalente era stato disposto direttamente e autonomamente nei confronti della società, indagata per responsabilità amministrativa. Di conseguenza, le vicende personali del precedente amministratore non potevano annullare la misura cautelare applicata all'ente, che rimane del tutto autonoma e legittima.
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Sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte: stop al sequestro
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza del Tribunale di Como che confermava il sequestro preventivo nei confronti di un uomo accusato di sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte. L'indagato era stato fermato durante un viaggio all'estero con denaro contante e un orologio di lusso. Dopo un primo annullamento del sequestro, i giudici di merito avevano disposto una nuova misura basandosi su presunti elementi di novità, come le indagini sui redditi della compagna e sulla gestione di una società. La Suprema Corte ha stabilito che la semplice attribuzione verbale dei beni alla compagna e il loro possesso non costituiscono atti fraudolenti o simulati idonei a sottrarre le garanzie patrimoniali all'Erario, disponendo così un nuovo esame del caso.
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Sequestro preventivo: barbiere perde i contanti per sproporzione
Durante una perquisizione, le forze dell'ordine hanno trovato nell'abitazione e nello scooter di un barbiere oltre due chilogrammi di hashish e 5.145 euro in contanti. Il Giudice per le indagini preliminari ha disposto il sequestro preventivo del denaro per sproporzione rispetto al reddito dichiarato. L'indagato ha fatto ricorso sostenendo che il denaro derivasse dalla sua attività lavorativa, anche se parzialmente non dichiarata, e che non vi fosse un legame diretto tra i contanti e la detenzione della droga. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la misura. I giudici hanno chiarito che, sebbene il denaro non sia l'immediato profitto del reato di detenzione di stupefacenti, il sequestro preventivo finalizzato alla confisca per sproporzione è pienamente legittimo quando vi è un divario evidente tra i beni posseduti e i redditi ufficiali, non potendo i guadagni in nero giustificare la provenienza lecita delle somme.
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Tributo speciale discarica: Fisco decade anche senza bonifica
L'ente di riscossione notificava a una società e ai suoi soci un avviso di accertamento per il pagamento del tributo speciale discarica e relative sanzioni, a seguito di una condanna penale per gestione di discarica abusiva. L'area era stata sequestrata nel 2009, ma l'accertamento veniva notificato solo nel 2017. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dei contribuenti, stabilendo che il potere impositivo dell'amministrazione si era estinto per decadenza. A differenza degli illeciti ambientali penali, la cui permanenza può durare fino alla bonifica del sito, l'obbligo fiscale sorge con il mero deposito dei rifiuti e cessa al più tardi con il sequestro dell'area. Di conseguenza, il termine quinquennale per la notifica dell'atto era ampiamente scaduto il 31 dicembre 2014, rendendo nullo l'accertamento tardivo del 2017.
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Sequestro preventivo: nozze senza prove e addio ai contanti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da una donna contro il diniego di dissequestro di 88.500 euro. La somma era stata sottoposta a sequestro preventivo nell'ambito di un'indagine per narcotraffico a carico del marito. La ricorrente sosteneva che il denaro derivasse da regalie nuziali, indicando un manoscritto con nomi e cifre. Tuttavia, i giudici hanno rilevato la totale mancanza di prove, come la lista degli invitati o dichiarazioni dei donatori, ed evidenziato che la richiesta costituiva una mera riproduzione di istanze già respinte in precedenza. La Corte ha ribadito che, in assenza di elementi di novità, opera la preclusione processuale, impedendo di ridiscutere quanto già deciso. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato con condanna alle spese.
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Sequestro preventivo: confermato il blocco di 23mila euro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro il provvedimento che confermava il sequestro preventivo di oltre 23.000 euro. L'indagato contestava la mancanza di motivazione sul pericolo di dispersione dei beni (periculum in mora). La Suprema Corte ha chiarito che contro i provvedimenti di sequestro il ricorso in Cassazione è ammesso solo per violazione di legge e non per semplici vizi di motivazione. Poiché il tribunale aveva comunque spiegato il rischio di perdita del denaro, le contestazioni dell'indagato sono state ritenute non proponibili. Di conseguenza, il sequestro è stato confermato e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Sequestro preventivo: la finta intestazione non salva la casa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una donna, formale intestataria di alcuni immobili sottoposti a sequestro preventivo. I beni erano stati bloccati nell'ambito di un'indagine per sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte a carico di un altro soggetto. La donna sosteneva di essere l'unica proprietaria estranea ai fatti. Tuttavia, i giudici hanno confermato il sequestro preventivo basandosi su intercettazioni telefoniche in cui l'indagato parlava degli immobili come propri e su un cartello con il suo nome affisso sulla proprietà. La Corte ha ribadito che il terzo estraneo non può contestare l'esistenza del reato, ma solo dimostrare la reale e autonoma proprietà del bene. Poiché la motivazione del tribunale era logica e coerente, il ricorso è stato rigettato e la ricorrente condannata alle spese.
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Procura speciale per ricorso in cassazione: addio al garage
Il Giudice per le indagini preliminari disponeva il sequestro preventivo di un garage a Napoli, ritenendolo fittiziamente intestato a una donna ma in realtà riconducibile a un indagato per reati finanziari. Il Tribunale del riesame confermava il blocco del bene. La proprietaria proponeva ricorso tramite il proprio difensore. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso poiché il difensore non era munito di una idonea procura speciale per ricorso in cassazione. La procura presente in atti, infatti, era limitata esclusivamente alla fase del riesame. Di conseguenza, la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende, senza che i giudici potessero esaminare i motivi di merito relativi alla reale proprietà del garage.
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Sequestro preventivo: negata la restituzione di 500mila euro
L'Amministratore di una società estera ha richiesto la restituzione di oltre cinquecentomila euro, sottoposti a sequestro preventivo nell'ambito di un'indagine per truffa. Il Tribunale ha rigettato la richiesta per mancanza di prove sulla reale appartenenza della somma alla società. L'Amministratore ha proposto ricorso per cassazione, lamentando vizi di motivazione e contraddittorietà. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che contro i provvedimenti in materia di sequestro preventivo il ricorso è consentito solo per violazione di legge. I vizi di illogicità o contraddittorietà della motivazione non possono essere fatti valere in questa sede, a meno che la motivazione non sia del tutto inesistente o apparente. Di conseguenza, il sequestro è stato confermato e il ricorrente condannato alle spese.
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Lottizzazione abusiva: il sequestro blocca il maxi condominio
Il Tribunale di Milano disponeva il sequestro preventivo di un'area edificabile per i reati di lottizzazione abusiva e costruzione senza permesso. Gli indagati, il legale rappresentante della società proprietaria e il direttore dei lavori, avevano demolito un laboratorio per costruire un palazzo di otto piani superando i limiti di altezza e densità con una semplice SCIA, anziché con un permesso di costruire preceduto da un piano attuativo. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi dei difensori. Per le società, qualificate come terzi interessati, mancava la procura speciale rilasciata dopo il provvedimento di sequestro. Per il legale rappresentante come persona fisica, mancava un interesse concreto e attuale al dissequestro, non essendo proprietario personale dell'area.
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Sequestro preventivo: disoccupato con migliaia di euro in tasca
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo di oltre quattromila euro in contanti nei confronti di un soggetto indagato per associazione a delinquere finalizzata alla frode sportiva. L'indagato contestava il provvedimento sostenendo l'assenza di pericolo di reiterazione del reato, a causa della squalifica di un arbitro complice, e giustificando il denaro con presunte vincite lecite. I giudici hanno dichiarato il ricorso inammissibile. La Corte ha stabilito che la sproporzione tra i redditi quasi inesistenti dichiarati dall'indagato, il suo stato di disoccupazione e ludopatia, e il possesso di ingenti somme in contanti giustifica la misura cautelare. Il rischio di dispersione del denaro, bene fungibile per eccellenza, rende legittimo il sequestro preventivo finalizzato alla confisca.
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Sequestro preventivo di beni di terzi: quando il ricorso fallisce
Il Tribunale di Foggia confermava il sequestro di un cannone a gas e di una bombola usati come dissuasori acustici in un impianto di maricoltura, ipotizzando il reato di disturbo della fauna in un parco nazionale. L'indagato proponeva ricorso in Cassazione contestando la misura. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso per difetto di interesse. Trattandosi di un sequestro preventivo di beni di terzi (i beni appartenevano a una cooperativa agricola e non all'indagato come privato), il ricorrente non ha dimostrato un interesse concreto e attuale, né ha agito con procura speciale per conto della società. Di conseguenza, l'indagato perde la causa e viene condannato alle spese e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Dissequestro temporaneo: bonifica lecita contro il veto del PM
Il Pubblico Ministero ha impugnato il provvedimento del Giudice per le indagini preliminari che concedeva il dissequestro temporaneo di un'area inquinata per consentire lo smaltimento dei rifiuti abbandonati. Il ricorrente sosteneva che il giudice avesse adottato un atto abnorme, invadendo le competenze esclusive dell'accusa. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il dissequestro temporaneo non elimina il vincolo del sequestro preventivo, ma ne regola solo le modalità di esecuzione. Di conseguenza, tale provvedimento non costituisce un atto abnorme e non può essere impugnato direttamente in Cassazione. L'unico strumento di contestazione valido per le parti interessate è l'incidente di esecuzione davanti al giudice competente.
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Sequestro aziendale e procura speciale: l’errore che costa caro
L'Amministratore di una società ha impugnato il sequestro preventivo di una struttura metallica aziendale. Il Tribunale ha dichiarato inammissibile l'appello per mancanza di procura speciale. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, stabilendo che quando una società agisce in un processo penale per tutelare i propri interessi civili, deve obbligatoriamente nominare un difensore munito di procura speciale, come previsto dall'articolo 100 del codice di procedura penale. Non basta una semplice nomina difensiva firmata come persona fisica indagata. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, condannando la società al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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