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Sequestro Preventivo — Anno 2023

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828 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Sequestro Preventivo

Provvedimenti

Sfruttamento del lavoro: sigilli ai macchinari dell’azienda
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo di 61 macchine da cucire ai danni di un datore di lavoro accusato del reato di sfruttamento del lavoro. L'indagato contestava la sussistenza del pericolo di dispersione dei beni e la consapevolezza dello stato di bisogno dei dipendenti. I giudici hanno dichiarato inammissibile il ricorso, evidenziando che lo stato di bisogno era palese, poiché l'imprenditore stesso aveva procurato alloggi precari ai lavoratori. Inoltre, lo sfruttamento era provato da turni massacranti, telecamere di sorveglianza e violazioni delle norme di sicurezza. La Cassazione ha chiarito che per i beni mobili il rischio di alienazione è implicito e che la confisca diretta dei macchinari usati per il reato prevale sempre su quella per equivalente. L'imprenditore perde definitivamente i macchinari ed è condannato a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Maltrattamento di animali: tagliare le ali è reato penale
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo di undici fenicotteri e tre pellicani a cui erano state tagliate le penne remiganti. Il proprietario sosteneva che la tarpatura fosse un'operazione indolore e che i volatili vivessero in un'area recintata. I giudici hanno invece stabilito che questa pratica configura il reato di maltrattamento di animali. Il taglio delle penne impedisce il volo, altera l'equilibrio motorio e causa un grave stress psicofisico, mortificando l'istinto naturale dei volatili. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, condannando l'imputato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Revoca del sequestro preventivo: no all’ordine di demolizione
Il Tribunale di Torino ha confermato il sequestro preventivo di un immobile abusivo. Il proprietario ha richiesto la revoca del sequestro preventivo, sostenendo che l'ordine di demolizione emesso dal Comune e il tempo trascorso avessero azzerato il pericolo di prosecuzione dell'abuso. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che né il decorso del tempo né l'ordine di demolizione comunale costituiscono un fatto nuovo idoneo a giustificare la revoca della misura cautelare. L'ordine di demolizione, infatti, conferma l'abusività dell'opera e rafforza le esigenze di cautela. Per eseguire la demolizione, il proprietario deve richiedere una temporanea autorizzazione d'accesso tramite incidente di esecuzione, senza che ciò comporti la restituzione definitiva del bene.
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Sequestro preventivo: la Cassazione nega il ricorso degli evasori
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due indagati per reati tributari contro il provvedimento che confermava il sequestro preventivo sui loro beni personali e su quelli della loro società. Gli indagati contestavano il proprio ruolo di amministratori e lamentavano la violazione del contraddittorio durante le verifiche fiscali. La Suprema Corte ha chiarito che l'eventuale nullità del verbale ispettivo rileva solo nel processo tributario e non in quello penale, dove gli investigatori hanno svolto accertamenti autonomi. Inoltre, la difesa non ha fornito prove concrete circa la cessione delle quote societarie. Di conseguenza, i giudici hanno confermato la misura cautelare reale, condannando i ricorrenti al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Sequestro preventivo autorizzazione NCC: stop alla falsa sede
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo autorizzazione NCC ai danni di un conducente professionista. L'uomo aveva ottenuto il titolo dichiarando falsamente di disporre di una sede operativa e di una rimessa nel territorio del Comune rilasciante, mentre in realtà operava stabilmente in un'altra provincia. La difesa sosteneva che nei piccoli paesi tutti conoscono la realtà dei fatti e che quindi mancasse l'inganno ai funzionari pubblici. I giudici hanno respinto la tesi, stabilendo che la falsa attestazione scritta integra pienamente il reato di falso ideologico per induzione. Di conseguenza, il sequestro preventivo autorizzazione NCC è legittimo per impedire la prosecuzione di un'attività avviata in modo illecito.
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Sequestro preventivo licenza NCC: finta rimessa costa caro
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo licenza NCC ai danni di un operatore accusato di falso ideologico per induzione. L'indagato aveva ottenuto l'autorizzazione dichiarando falsamente di disporre di una rimessa attiva nel territorio del Comune autorizzante. Le indagini hanno invece dimostrato che il locale era adibito a legnaia e che l'attività veniva svolta in un'altra area geografica, come confermato dai tracciati telefonici e dai registri di viaggio. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando la legittimità della misura cautelare reale poiché l'atto autorizzativo era stato ottenuto tramite dichiarazioni non veritiere.
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Procura speciale: la Cassazione batte il rigore del Tribunale
Il Tribunale aveva dichiarato inammissibile la richiesta di riesame contro un sequestro preventivo presentata dal difensore di un terzo interessato, ritenendo che mancasse una valida procura speciale. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del cittadino. I giudici hanno chiarito che la procura speciale non richiede formule magiche o solenni. È sufficiente che l'atto sia allegato alla richiesta, firmato dal cliente e autenticato dal difensore, con chiari riferimenti al procedimento e al provvedimento da impugnare. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato l'ordinanza di inammissibilità e ha ordinato al Tribunale di esaminare il merito della richiesta di riesame.
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Sequestro preventivo: lo stralcio non evita il blocco dei beni
Il Tribunale ha confermato il sequestro preventivo di oltre 560 mila euro nei confronti di un indagato per il reato di ricettazione. L'indagato ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che la sua posizione era stata precedentemente stralciata dal Pubblico Ministero in vista di una richiesta di archiviazione, invocando il principio del divieto di un secondo giudizio per lo stesso fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per difetto di autosufficienza. L'indagato non ha infatti allegato alcun decreto di archiviazione, ma solo un provvedimento di stralcio relativo a reati non specificati. Di conseguenza, la misura cautelare resta valida e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Sequestro preventivo annullato: le indagini tardive salvano i conti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Pubblico Ministero contro l'annullamento di un sequestro preventivo di oltre 1,6 milioni di euro a carico di un indagato per truffa aggravata. Il Tribunale del Riesame aveva annullato la misura poiché le nuove prove d'indagine erano state depositate dopo la scadenza dei termini di indagine, risultando inutilizzabili. Il Pubblico Ministero sosteneva la validità di precedenti dichiarazioni della vittima, ma la Cassazione ha chiarito che tali elementi erano già stati giudicati insufficienti in un precedente provvedimento non impugnato. In forza del principio del giudicato cautelare, in assenza di validi elementi di novità, non è possibile riproporre la misura cautelare. Di conseguenza, il sequestro preventivo rimane annullato.
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Giudicato cautelare e nuove prove: quando il sequestro è valido
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo di denaro nei confronti dell'Indagato, accusato di associazione a delinquere finalizzata alla truffa e all'autoriciclaggio. L'Indagato gestiva pratiche di sinistri stradali trattenendo gran parte dei risarcimenti dovuti alle vittime tramite patti di quota lite eccessivamente onerosi e non trasparenti. La difesa contestava la violazione del giudicato cautelare, sostenendo che il Pubblico Ministero non potesse riproporre la richiesta di sequestro dopo un primo rigetto. La Suprema Corte ha invece stabilito che la nuova consulenza medico-legale e le querele delle vittime costituiscono elementi di novità idonei a superare il giudicato cautelare. Di conseguenza, il ricorso dell'Indagato è stato dichiarato inammissibile, confermando il blocco dei beni.
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Sequestro preventivo: il gestore di fatto perde i beni di terzi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro il provvedimento di sequestro preventivo di cinque immobili. I beni, intestati alla madre e a una fondazione, erano stati acquistati con fondi di cooperative gestite di fatto dall'indagato, accusato di appropriazione indebita e autoriciclaggio. I giudici hanno stabilito che l'indagato, essendosi qualificato come mero gestore di fatto e non essendo proprietario dei beni sequestrati, non vanta alcun diritto alla loro restituzione. Di conseguenza, manca l'interesse concreto e attuale necessario per impugnare la misura cautelare. Il ricorso è stato rigettato con condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Occupazione abusiva: illecito penale anche con accordo verbale
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo di un terreno e dei relativi macchinari agricoli ai danni di un agricoltore, accusato del reato di occupazione abusiva. L'indagato sosteneva di aver ottenuto il possesso del fondo grazie a un accordo verbale con il precedente affittuario. Tuttavia, l'ente pubblico proprietario del terreno non aveva mai autorizzato alcun subaffitto e aveva espressamente intimato il rilascio del fondo. I giudici hanno stabilito che l'introduzione e la permanenza su un terreno altrui senza un valido titolo giuridico integrano il reato, anche in assenza di violenza o clandestinità. Di conseguenza, il ricorso dell'agricoltore è stato dichiarato inammissibile, confermando il blocco dei beni.
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Sequestro preventivo: lecito il blocco anche del denaro pulito
Il Tribunale ha confermato il sequestro preventivo di oltre 400.000 euro su conti e carte di una famiglia accusata di commercio illecito di sostanze dopanti. Gli indagati hanno fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che parte del denaro avesse un'origine lecita e che mancasse il nesso diretto con il reato. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che, per il denaro, non serve dimostrare la provenienza illecita delle singole somme sequestrate, poiché il denaro si confonde nel patrimonio. Inoltre, il pericolo di dispersione dei beni è emerso chiaramente dal trasferimento di fondi su carte dei familiari dopo le prime perquisizioni. Di conseguenza, gli indagati perdono il ricorso e devono pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Sequestro e procura speciale terzo interessato: l’errore fatale
Una societa terza, estranea alle indagini per bancarotta fraudolenta, ha subito il sequestro preventivo di somme di denaro ritenute profitto del reato. L'amministratore della societa ha proposto ricorso in Cassazione tramite il proprio difensore per annullare il sequestro. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, per presentare ricorso, il difensore del terzo interessato deve essere munito di una specifica procura speciale terzo interessato per quel grado di giudizio, come previsto dall'articolo 100 del codice di procedura penale. La semplice nomina per la fase di riesame non e sufficiente per il giudizio di legittimita. Di conseguenza, la societa ha perso il ricorso ed e stata condannata al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Sequestro preventivo del profitto: lecito bloccare conti puliti
Un cittadino straniero ha percepito indebitamente il reddito di cittadinanza dichiarando falsamente di risiedere in Italia da almeno dieci anni. L'autorità giudiziaria ha quindi disposto il sequestro preventivo del profitto delle somme depositate sul suo conto corrente. Il beneficiario ha impugnato il provvedimento, sostenendo che il denaro sequestrato avesse una provenienza lecita e non fosse collegato al reato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il denaro è un bene fungibile; pertanto, il sequestro delle somme sul conto costituisce sempre un sequestro diretto del profitto, indipendentemente dalla dimostrazione della provenienza lecita di quel denaro specifico. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali.
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Sequestro preventivo: la transazione cancella il blocco dei beni
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Pubblico Ministero contro la revoca del sequestro preventivo, precedentemente disposto per un'ipotesi di truffa aggravata da oltre 700mila euro. Il Tribunale del Riesame aveva revocato la misura ritenendo insussistente il pericolo di dispersione dei beni (periculum in mora). Questa decisione si fondava sulla vendita di un immobile il cui ricavato era rimasto tracciabile e sulla firma di un accordo transattivo con la società vittima, che aveva portato alla revoca del sequestro civile. La Cassazione ha confermato che il ricorso contro i provvedimenti di sequestro preventivo è ammesso solo per violazione di legge e non per contestare la ricostruzione dei fatti operata dal giudice, ritenendo la motivazione del Tribunale solida, coerente e non apparente. Vince l'indagata, che mantiene la disponibilità dei propri beni.
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Sequestro preventivo: la delega sul conto non prova la proprietà
La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio il sequestro preventivo di oltre 270 mila euro eseguito sui conti correnti di una Società Terza in liquidazione. L'accusa ipotizzava che tali somme fossero il profitto del reato di bancarotta per distrazione commesso dall'Amministratrice di una Società Fallita. I giudici di legittimità hanno stabilito che la semplice delega a operare sui conti della Società Terza non dimostra l'effettiva disponibilità personale del denaro da parte dell'indagata. Inoltre, la Cassazione ha chiarito che non si può estendere il sequestro preventivo a una persona giuridica estranea al reato senza provare un nesso diretto tra le somme e l'illecito, escludendo che la società fosse un mero schermo fittizio. Di conseguenza, la misura cautelare è stata revocata e le somme sono state restituite alla società.
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Sequestro preventivo: nullo se il giudice ignora la buona fede
Il Tribunale di Pistoia aveva confermato il sequestro preventivo nei confronti di un investitore accusato di concorso in truffa aggravata per il "bonus facciate". L'indagato si era difeso sostenendo la propria totale buona fede e di essere stato raggirato dalla ditta appaltatrice, fornendo prove documentali. La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza di sequestro, accogliendo il ricorso. I giudici di legittimità hanno rilevato una totale mancanza di motivazione da parte del Tribunale del Riesame, che ha completamente ignorato le specifiche difese dell'indagato, limitandosi a una motivazione generica e apparente. Il caso torna ora al Tribunale per un nuovo esame.
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Sequestro preventivo: truffa milionaria senza sconti sui costi
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo di oltre 860.000 euro a carico di un'indagata per truffa aggravata ai danni di un'azienda sanitaria. L'illecito consisteva nella prescrizione di farmaci basata su ricette false. La difesa contestava la quantificazione del profitto, chiedendo di sottrarre i costi sostenuti per l'acquisto dei medicinali e lamentando la sproporzione dei beni bloccati. I giudici hanno stabilito che i costi di un'attività interamente illecita non possono essere dedotti dal profitto confiscabile. Inoltre, il denaro depositato sui conti correnti dopo il reato può essere legittimamente sequestrato in via diretta, data la natura fungibile del denaro. Infine, la verifica sulla proporzione dei beni sequestrati spetta alla fase esecutiva e non al riesame. Il ricorso è stato rigettato.
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Sequestro preventivo: conti bloccati e ricorso inammissibile
Il Tribunale di Cosenza confermava il sequestro preventivo, finalizzato alla confisca, di oltre 17.000 euro nei confronti di un indagato per truffa aggravata ai danni di un'azienda sanitaria. L'indagato proponeva ricorso in Cassazione lamentando l'assenza di motivazione sul pericolo nel ritardo (periculum in mora) e la sproporzione del vincolo sui propri conti correnti. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il provvedimento contiene una motivazione sintetica ma sufficiente sul rischio di dispersione del denaro, legato alla complessa struttura associativa del gruppo. Inoltre, le contestazioni sulla proporzionalità del sequestro preventivo sono state ritenute tardive poiché presentate solo con i motivi nuovi. L'indagato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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