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Saldo E Stralcio

17 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Una forma specifica di definizione agevolata riservata a persone fisiche in grave e comprovata difficoltà economica, che consente di estinguere i debiti pagandone solo una piccola parte.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Notifica Contesa: Saldo e Stralcio Salva la Contribuente in Cassazione
Una contribuente ha contestato la regolare notificazione degli avvisi di addebito emessi da INPS e Agenzia delle Entrate - Riscossione. I giudici di merito avevano ritenuto la notificazione valida, respingendo le sue impugnazioni. In Cassazione, la contribuente ha richiesto un rinvio per completare il pagamento tramite la procedura di saldo e stralcio, prevista dal D.L. 145/2018. La Corte ha accolto questa richiesta, rinviando la causa a nuovo ruolo per consentire il deposito della prova di pagamento e la possibile cessazione della materia del contendere grazie al saldo e stralcio.
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Interpretazione della transazione: vittoria per il debitore
Un debitore ha versato seimila euro a un avvocato a titolo di saldo e stralcio per estinguere un debito derivante da una sentenza civile e chiudere una parallela vicenda penale. In seguito, la sentenza civile e stata annullata. Il debitore ha richiesto la restituzione dell intera cifra. I giudici di merito hanno suddiviso arbitrariamente la somma, ritenendo che una parte coprisse le spese penali non restituibili. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del debitore. La Suprema Corte ha chiarito che l interpretazione della transazione deve basarsi prima di tutto sul testo letterale dell accordo. Poiche le parti avevano riferito il pagamento esclusivamente al debito civile, il giudice non poteva inventare una suddivisione delle somme. Il caso torna in Corte d Appello per un nuovo esame.
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Impugnazione avviso bonario: le regole per estinguere il debito
L'Agenzia delle Entrate ha contestato la sentenza d'appello che aveva dichiarato la fine di una controversia con Il Contribuente a seguito della sua sola domanda di adesione al saldo e stralcio. La Corte di Cassazione ha stabilito due principi fondamentali. Da una parte, l'impugnazione avviso bonario è ammissibile ogni volta che l'atto specifica una precisa pretesa fiscale, anche se non figura nell'elenco formale degli atti impugnabili. Dall'altra parte, la semplice presentazione della richiesta di definizione agevolata non basta a chiudere la lite: Il Contribuente deve dimostrare l'effettivo e completo pagamento delle somme dovute. Di conseguenza, la Cassazione ha accolto il ricorso dell'ente impositore e ha annullato la decisione con rinvio ad altra sezione della corte territoriale.
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Accordo transattivo a saldo e stralcio: la condanna del garante
Il Legale Rappresentante di una societa' ha sottoscritto un accordo transattivo a saldo e stralcio con il Creditore per estinguere un debito aziendale originario di oltre 422.000 euro tramite il pagamento rateizzato di 220.000 euro. L'accordo prevedeva che, in caso di inadempimento, il Legale Rappresentante avrebbe risposto in proprio e in via solidale dell'intero debito originario. A seguito del mancato pagamento delle rate, il Creditore ha agito contro il Legale Rappresentante per l'intero importo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Legale Rappresentante, confermando che l'interpretazione del contratto operata dai giudici di merito rispecchiava la volonta' delle parti. Di conseguenza, il Legale Rappresentante e' stato condannato a pagare l'intero debito originario oltre alle spese legali.
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Condanna alle spese di lite: perché non puoi impugnare solo quelle
Una contribuente ha impugnato diverse intimazioni di pagamento per imposte non versate. Durante il giudizio di appello, ha richiesto la definizione agevolata tramite il cosiddetto "saldo e stralcio". I giudici di secondo grado hanno comunque respinto l'appello principale e l'hanno condannata al pagamento delle spese. La contribuente ha proposto ricorso in Cassazione contestando unicamente la condanna alle spese di lite, ritenendo che l'adesione alla sanatoria dovesse estinguere il giudizio senza costi aggiuntivi. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che non è possibile contestare la sola decisione sulle spese se non si impugna contemporaneamente anche la decisione principale sul merito della causa, la quale è ormai diventata definitiva.
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Saldo e stralcio: la Cassazione ferma la causa sulle cartelle
Una contribuente ha impugnato alcuni avvisi di addebito emessi dall'INPS e dall'Agenzia delle Entrate-Riscossione. Dopo la decisione sfavorevole della Corte d'Appello, la donna ha proposto ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio, la ricorrente ha aderito alla procedura di saldo e stralcio prevista dal Decreto Legge n. 145/2018 per estinguere il proprio debito previdenziale. Per dimostrare l'avvenuto pagamento dell'intera somma e richiedere la cessazione della materia del contendere, la contribuente ha chiesto un rinvio dell'udienza. La Corte di Cassazione ha accolto la richiesta, rinviando la causa a nuovo ruolo per consentire il deposito della ricevuta di pagamento, sospendendo temporaneamente la decisione finale.
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Revocatoria fallimentare: quando il piano di rientro costa caro
Un ente debitore in amministrazione straordinaria ha promosso un'azione di revocatoria fallimentare contro una società fornitrice per recuperare un pagamento di 50.000 euro effettuato poco prima della dichiarazione di insolvenza. La società fornitrice si è difesa sostenendo che il pagamento rientrasse nei termini d'uso commerciali. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società fornitrice. I giudici hanno chiarito che i pagamenti in ritardo non sono esenti da revocatoria fallimentare, a meno che non esista una prassi consolidata che li renda la normalità del rapporto. Inoltre, l'accettazione di un piano di rientro con forte sconto (saldo e stralcio) dimostra che la creditrice conosceva lo stato di insolvenza del debitore. La società fornitrice deve quindi restituire la somma ricevuta.
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Saldo e Stralcio: adesione volontaria blocca l’impugnazione
Un contribuente, dopo aver aderito volontariamente alla definizione agevolata 'saldo e stralcio', ha contestato la comunicazione con le somme da pagare. Egli sosteneva che l'importo violasse la sua capacità contributiva e che gli atti di debito originali non gli fossero mai stati notificati. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso. I giudici hanno stabilito che la presentazione dell'istanza di adesione al saldo e stralcio costituisce un riconoscimento implicito del debito. Di conseguenza, il contribuente non può successivamente lamentare la mancata notifica degli atti presupposti. L'impugnazione della comunicazione saldo e stralcio, basata su questi motivi, è stata quindi dichiarata inammissibile.
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Diniego Saldo e Stralcio: Prova Mancante, Ricorso Respinto
Un contribuente impugna il diniego della sua richiesta di 'saldo e stralcio', sostenendo che l'atto dell'Agenzia della Riscossione mancasse di motivazione. L'Agenzia aveva rigettato l'istanza, convertendola in una più onerosa 'rottamazione-ter'. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio chiave: l'onere di provare la sussistenza dei requisiti per accedere al beneficio spetta esclusivamente al contribuente. Il provvedimento di diniego saldo e stralcio è stato ritenuto valido perché, indicando le cartelle esattoriali, permetteva al cittadino di comprendere le ragioni del rigetto e di difendersi. Il contribuente ha perso la causa.
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Fideiussioni separate: negato il diritto di surroga
La vicenda esamina il tentativo di un gruppo di garanti di recuperare somme da un altro gruppo di garanti, invocando il diritto di surroga dopo aver stipulato un accordo di saldo e stralcio con la banca. I due gruppi avevano firmato garanzie distinte, ciascuna per il 50% del debito di una società. I giudici di merito hanno respinto la richiesta, stabilendo che, in presenza di fideiussioni separate e non di un'unica cofideiussione, chi paga estingue solo il proprio debito e non può rivalersi sugli altri. La Corte di Cassazione ha confermato questa linea, dichiarando inammissibile il ricorso. La decisione chiarisce che il diritto di surroga non si applica se manca un vincolo solidale unico tra i garanti.
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Transazione novativa: guida alla validità degli accordi
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un privato che chiedeva la restituzione di somme versate in base a un decreto ingiuntivo successivamente revocato. La controparte, una società finanziaria, sosteneva che tali somme fossero trattenute legittimamente in virtù di una transazione novativa raggiunta durante una procedura esecutiva. La Suprema Corte ha cassato la sentenza d'appello, rilevando una motivazione meramente apparente: i giudici di merito non avevano spiegato adeguatamente perché l'accordo dovesse considerarsi sostitutivo dell'intero rapporto (novativo) anziché limitato alla sola fase esecutiva.
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Definizione agevolata: stop al processo tributario
Una contribuente ha impugnato diverse cartelle di pagamento. Durante il processo, ha aderito a una definizione agevolata dei debiti ("saldo e stralcio"). La Corte di Cassazione ha stabilito che tale adesione, manifestando la volontà di non proseguire il contenzioso, causa una sopravvenuta carenza di interesse. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile, senza però estinguere il processo, poiché non era stata fornita la prova del pagamento integrale del debito agevolato.
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Scientia decoctionis: prova e indizi in revocatoria
Un creditore ha ottenuto il pagamento di un debito solo dopo un'azione esecutiva. A seguito del fallimento del debitore, il curatore ha agito in revocatoria, sostenendo che il creditore fosse a conoscenza dello stato di insolvenza (scientia decoctionis). La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito, stabilendo che la scientia decoctionis può essere provata tramite indizi gravi, precisi e concordanti, come la necessità di agire in via forzata, la presenza di altre azioni esecutive da parte di terzi e le proposte di pagamento a saldo e stralcio. La valutazione di tali indizi è riservata al giudice di merito e non è sindacabile in sede di legittimità se la motivazione è logica e coerente.
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Cessazione materia del contendere: debito estinto
Un contribuente si opponeva al diniego dell'Agenzia delle Entrate Riscossione di aderire al "saldo e stralcio". Durante il giudizio in Cassazione, il debito fiscale originario è stato estinto tramite una successiva definizione agevolata. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato la cessazione della materia del contendere, poiché è venuto meno l'interesse delle parti a proseguire la causa, avendo il nuovo condono risolto la questione alla radice.
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Provvigione agente: sì alla transazione tra le parti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12816/2024, ha stabilito un importante principio in materia di provvigione agente. Se il preponente e il cliente concludono una transazione che comporta la mancata esecuzione di un contratto procurato dall'agente, a quest'ultimo spetta una provvigione ridotta ai sensi dell'art. 1748, co. 5, c.c. sulla parte non eseguita. La Corte ha chiarito che, sebbene la provvigione piena non sia dovuta sulla somma transattiva (in quanto non è corrispettivo per affari conclusi), l'accordo che estingue il rapporto contrattuale rientra nella previsione di legge che tutela l'agente.
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Estinzione giudizio tributario: basta aderire
Un contribuente, socio di una società di persone, si vede negare l'accesso al 'saldo e stralcio' per debiti societari. In pendenza del ricorso in Cassazione, aderisce alla nuova definizione agevolata (rottamazione-quater). La Corte dichiara l'estinzione giudizio tributario, affermando che è sufficiente la presentazione dell'istanza e la documentazione dei primi pagamenti, senza necessità di saldare l'intero importo per chiudere il contenzioso.
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Estinzione del giudizio: la Cassazione chiede lumi
Una contribuente salda parzialmente il suo debito fiscale tramite "saldo e stralcio" durante un ricorso in Cassazione. La Corte, notando che la richiesta di estinzione del giudizio non copre tutte le cartelle di pagamento contestate, emette un'ordinanza interlocutoria. Sospende la decisione finale e chiede alle parti chiarimenti sulla questione, mettendo di fatto la causa in attesa.
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