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Ritenuta

44 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

È la somma di denaro che il sostituto d'imposta trattiene da un pagamento (come stipendi o interessi) per versarla direttamente al Fisco come anticipo o saldo delle imposte dovute dal beneficiario del pagamento.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Definizione agevolata tributaria: Fisco e Contribuente, la Pace è Possibile
L'Agenzia delle Entrate ha presentato ricorso contro una sentenza che escludeva la ritenuta sui dividendi erogati da una società italiana alla sua capogruppo estera. Durante il processo, la società ha scelto di avvalersi della `definizione agevolata tributaria`, pagando l'intero importo dovuto per risolvere la controversia. Di conseguenza, la Corte ha dichiarato estinto il giudizio per cessazione della materia del contendere, ponendo le spese a carico delle parti che le avevano anticipate. Questo caso evidenzia come la `definizione agevolata` possa chiudere efficacemente le liti fiscali.
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Diritto al rimborso fiscale negato: paga la controllata, vince il Fisco
Una società controllante estera ha ricevuto interessi dalla propria controllata italiana senza che quest'ultima applicasse la ritenuta fiscale dovuta. Dopo un accertamento, la società italiana ha pagato l'imposta omessa. Successivamente, entrambe le società hanno chiesto la restituzione di quella somma. La Corte di Cassazione ha negato il rimborso, stabilendo un principio chiave: il diritto al rimborso fiscale spetta solo a chi ha effettivamente subito il prelievo economico. La società estera, avendo incassato gli interessi al lordo, non ha subito alcun danno e un rimborso costituirebbe un arricchimento ingiustificato. La società italiana, invece, ha semplicemente saldato un proprio debito tributario, quindi non ha titolo per chiedere la restituzione.
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Fisco nega rimborso ritenute fiscali: la Cassazione lo concede
Un lavoratore chiede il rimborso del 90% dell'IRPEF versata tramite ritenuta, in base ai benefici per le vittime del sisma siciliano del 1990. L'Agenzia delle Entrate nega il rimborso per mancanza di prove. La Corte di Cassazione ribalta la decisione, stabilendo un principio chiave sul rimborso ritenute fiscali: il diritto spetta al lavoratore che ha subito il prelievo, non solo al datore di lavoro che ha effettuato il versamento. Inoltre, i documenti provenienti dalla stessa anagrafe tributaria dell'Agenzia e le attestazioni del datore di lavoro costituiscono prova sufficiente. Il ricorso del contribuente viene quindi accolto.
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Esenzione Ritenute Interessi: Causa Sospesa per Pace Fiscale
Una società si è vista contestare dal Fisco la mancata applicazione di ritenute su interessi pagati alla casa madre estera. L'Agenzia delle Entrate negava l'esenzione perché la documentazione necessaria era stata presentata in ritardo. Sebbene la società avesse vinto nei primi due gradi di giudizio, il Fisco ha presentato ricorso in Cassazione. Tuttavia, la Corte Suprema non ha deciso sul merito della questione. Ha invece accolto la richiesta della società di sospendere il processo, in applicazione di una nuova legge che permette la definizione agevolata delle liti fiscali. La questione sulla validità dell'esenzione ritenute interessi resta quindi in sospeso, in attesa degli sviluppi della procedura di 'pace fiscale'.
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Doppia imposizione: coesistenza tra fonti UE e patti
Una società madre francese ha impugnato il diniego di rimborso di un credito d'imposta sui dividendi distribuiti dalla sua controllata italiana. La società aveva già beneficiato dell'esenzione dalla ritenuta alla fonte prevista dalla Direttiva 'Madre-Figlia', ma invocava anche i benefici della Convenzione bilaterale per evitare la **doppia imposizione**. La Corte di Cassazione ha stabilito che, sebbene le fonti comunitarie e pattizie possano coesistere, la loro applicazione combinata non deve mai generare un indebito vantaggio fiscale o una 'doppia non imposizione'. Il rimborso è legittimo solo se non crea una disparità di trattamento a favore dell'operatore straniero rispetto a quello nazionale, rispettando il principio di neutralità fiscale.
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Ritenuta d’acconto: obblighi per servizi esteri
La Corte di Cassazione ha confermato l'obbligo di applicare la ritenuta d'acconto del 30% sui compensi versati a professionisti stranieri operanti in Italia. La società ricorrente sosteneva che tali prestazioni costituissero reddito d'impresa, esente da ritenuta in assenza di stabile organizzazione, a causa della complessità organizzativa e dell'uso di numerosi assistenti. Tuttavia, i giudici hanno stabilito che la prevalenza dell'attività personale configura il reddito come lavoro autonomo, rendendo legittimo il prelievo alla fonte per garantire la riscossione fiscale, in conformità con i principi dell'Unione Europea.
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Tassazione dividendi: rimborso per società UE
Una società madre con sede nei Paesi Bassi ha richiesto il rimborso delle ritenute subite in Italia sui dividendi distribuiti dalla sua controllata italiana. La controversia riguarda la corretta tassazione dividendi transfrontaliera e il diritto al rimborso del surplus fiscale versato rispetto a quanto pagherebbe una società residente. La Corte di Cassazione ha stabilito che, per garantire la libera circolazione dei capitali e il principio di non discriminazione, la società estera ha diritto al rimborso se dimostra di non poter recuperare l'imposta italiana nel proprio Stato di residenza.
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Doppia imposizione: rimborso dividendi e coesistenza
La Corte di Cassazione chiarisce il rapporto tra la Direttiva Madre-Figlia e le convenzioni bilaterali in materia di dividendi transfrontalieri. Una società madre estera, dopo aver beneficiato dell'esenzione dalla ritenuta alla fonte in Italia, ha richiesto il rimborso del credito d'imposta previsto dalla Convenzione Italia-Regno Unito. La Corte ha stabilito che i due regimi non sono alternativi ma coesistono per evitare la doppia imposizione. Tuttavia, l'applicazione combinata non deve generare una doppia non imposizione né concedere all'operatore straniero un trattamento più favorevole rispetto a quello nazionale.
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Transazione: il significato di onnicomprensivo
La Suprema Corte ha affrontato il caso di una transazione tra una società e un legale per il pagamento di onorari professionali. Le parti avevano concordato una somma di 5.000 euro definita onnicomprensiva. La società aveva versato l'importo decurtando la ritenuta d'acconto, mentre il professionista sosteneva che la cifra dovesse intendersi al netto. La Cassazione ha confermato che l'interpretazione del termine onnicomprensivo come importo netto spetta al giudice di merito e, se motivata logicamente, non è sindacabile in sede di legittimità.
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Giudicato esterno: stop alla cartella esattoriale
Una società cooperativa ha impugnato una cartella di pagamento emessa a seguito di un controllo formale sulla dichiarazione dei redditi. L'errore consisteva nell'aver indicato come 'operate' delle ritenute che erano state in realtà 'subite' in occasione di un esproprio. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso valorizzando il giudicato esterno, ovvero una precedente sentenza definitiva che aveva già accertato l'errore e il diritto al rimborso della società. Poiché il fatto era già stato accertato con autorità di cosa giudicata, la pretesa del fisco basata sull'errore dichiarativo è stata annullata.
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Udienza pubblica: diritto negato e nullità sentenza
Una società holding ha impugnato il diniego di rimborso di ritenute fiscali sui dividendi, rivendicando la propria residenza fiscale in Italia. La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza di secondo grado poiché i giudici tributari avevano deciso la causa in camera di consiglio, ignorando la richiesta di udienza pubblica formulata dalla difesa. Tale omissione ha violato il diritto di difesa e il principio del contraddittorio, rendendo nulla la decisione impugnata. La parola_chiave udienza pubblica risulta centrale per la validità del procedimento tributario.
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Doppia imposizione: la guida ai rimborsi esteri
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di una società italiana che lamentava un fenomeno di doppia imposizione derivante da servizi di telecomunicazione prestati in Pakistan. Mentre l'autorità estera aveva applicato ritenute qualificando i compensi come canoni, il fisco italiano li ha considerati utili d'impresa. La Corte ha stabilito che, in caso di errata applicazione della convenzione internazionale da parte dello Stato estero, il contribuente deve richiedere il rimborso a quest'ultimo, non potendo pretendere la deducibilità delle imposte o il credito d'imposta in Italia.
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Direttiva Madre-Figlia: rimborso dividendi e requisiti
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'applicazione della Direttiva Madre-Figlia per il rimborso delle ritenute sui dividendi non è preclusa dalla consegna tardiva della certificazione fiscale. Una società madre estera aveva impugnato il diniego di rimborso opposto dall'Agenzia delle Entrate, motivato dalla presentazione dei documenti oltre i termini e dalla mancanza di prova dell'effettivo pagamento delle imposte nello Stato di residenza. Gli Ermellini hanno chiarito che il requisito dell'assoggettamento all'imposta non richiede l'effettivo versamento monetario, ma la semplice soggezione teorica al regime fiscale ordinario del Paese UE.
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Pensione integrativa: quando spetta il 15%?
La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta di rimborso IRPEF di un contribuente relativa a una pensione integrativa percepita tra il 2010 e il 2014. Il nodo del contendere riguardava l'applicabilità dell'aliquota agevolata del 15% introdotta nel 2005. La Corte ha stabilito che tale agevolazione non si applica ai montanti maturati prima del 2007, specialmente per i fondi soppressi nel 1999. Per tali somme resta valido il regime di tassazione separata, rendendo inapplicabile la pensione integrativa agevolata per i periodi di contribuzione antecedenti alla riforma.
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Definizione agevolata: estinzione liti in Cassazione
Una società di capitali ha impugnato un avviso di accertamento relativo a presunte omesse ritenute su interessi corrisposti a soggetti non residenti. Dopo aver ottenuto ragione nei primi due gradi di giudizio, l'Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso in Cassazione. Durante la pendenza del giudizio di legittimità, la società ha aderito alla definizione agevolata prevista dalla Legge di Bilancio 2023, provvedendo al versamento degli importi richiesti. La Suprema Corte, verificata la regolarità della procedura e il deposito della documentazione, ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere.
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Rimborso IRPEF: termini decadenza TFR e Buoni Postali
Una contribuente ha impugnato il silenzio-rifiuto dell'Amministrazione Finanziaria su una richiesta di Rimborso IRPEF relativa a ritenute operate sul Trattamento di Fine Rapporto (TFR). Parte del TFR era stata corrisposta tramite Buoni Postali Fruttiferi. La Corte di Cassazione ha confermato che il termine di decadenza di 48 mesi per presentare l'istanza decorre dalla consegna dei titoli, in quanto immediatamente esigibili, e non dal momento del loro incasso effettivo. Poiché la domanda è stata presentata oltre i quattro anni dalla consegna dei buoni, il diritto al rimborso è stato dichiarato estinto per intervenuta decadenza.
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Rimborso ritenute d’acconto: guida alla sentenza
La Corte di Cassazione ha analizzato la richiesta di un fondo pensione per ottenere il rimborso ritenute d'acconto versate su ratei pensionistici provvisori. Tali somme erano diventate indebite dopo che l'ente previdenziale pubblico aveva erogato la pensione definitiva, applicando nuove ritenute e portando alla restituzione delle somme provvisorie. La Corte ha confermato che il sostituto d'imposta ha piena legittimazione attiva per il rimborso e che il termine di 48 mesi decorre dal momento in cui il versamento diventa effettivamente indebito. Tuttavia, la sentenza è stata cassata con rinvio poiché il giudice di merito non ha motivato adeguatamente il calcolo dell'importo spettante, limitandosi ad accogliere la domanda senza descrivere il processo logico di verifica del quantum.
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Sostituto d’imposta: il diritto al rimborso IRPEF
La Cassazione ha chiarito che il sostituto d'imposta è legittimato a richiedere il rimborso delle ritenute versate in eccesso, specialmente in casi di doppia tassazione su ratei pensionistici. La Corte ha stabilito che il termine di decadenza per il rimborso decorre dal momento in cui il versamento diventa indebito a causa di un evento sopravvenuto. Tuttavia, la sentenza è stata annullata con rinvio poiché il giudice di merito non ha motivato sufficientemente il calcolo delle somme da rimborsare.
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Rimborso IRPEF: istanza nulla senza dati precisi
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate stabilendo che un'istanza di Rimborso IRPEF priva di dati essenziali è nulla. Nel caso di specie, un contribuente aveva richiesto la restituzione di imposte su una pensione integrativa senza specificare gli importi esatti né gli estremi dei versamenti. La Corte ha chiarito che una domanda incompleta non è idonea a generare il silenzio-rifiuto impugnabile, rendendo il successivo ricorso giudiziario del tutto inammissibile poiché l'amministrazione non è stata posta in condizione di valutare la pretesa.
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Doppia imposizione: rimborso IRPEF per residenti EAU
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto al rimborso IRPEF per un lavoratore italiano residente negli Emirati Arabi Uniti, nonostante la mancata produzione del certificato formale previsto dalla convenzione contro la doppia imposizione. I giudici hanno stabilito che la residenza fiscale può essere dimostrata attraverso prove documentali alternative, come l'iscrizione all'AIRE e il trasferimento effettivo del nucleo familiare. La decisione chiarisce che l'esenzione fiscale in Italia è incondizionata se l'attività lavorativa è svolta stabilmente all'estero, indipendentemente dalla presenza di un'imposta analoga all'IRPEF nello Stato di residenza.
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