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Risoluzione Del Contratto — Anno 2022

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137 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Risoluzione Del Contratto

Provvedimenti

Soggettività passiva IMU nel leasing: paga chi non ha il bene
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di risoluzione del contratto di locazione finanziaria per morosità, la soggettività passiva IMU nel leasing torna immediatamente in capo alla società di leasing (locatore). Questo principio si applica anche se l'utilizzatore inadempiente non ha ancora riconsegnato materialmente l'immobile. Nel caso specifico, una società di leasing si era opposta all'accertamento IMU emesso da un Comune per l'anno 2013, sostenendo che l'imposta spettasse all'utilizzatore che tratteneva abusivamente l'immobile. I giudici di legittimità hanno accolto il ricorso del Comune, chiarendo che ai fini IMU rileva l'esistenza del vincolo contrattuale e non la detenzione materiale del bene.
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Contratto preliminare di ormeggio: no al saldo senza concessione
Un'azienda nautica e un cliente firmano un contratto preliminare di ormeggio per l'uso esclusivo di un posto barca e di un garage fino al 2055. Il cliente riceve i beni ma non paga il saldo, lamentando l'assenza della concessione demaniale definitiva e del collaudo. L'azienda chiede la risoluzione del contratto per inadempimento. La Corte d'Appello rigetta la richiesta dell'azienda, ritenendo che il pagamento fosse giustamente subordinato al rilascio della concessione definitiva, poiché una concessione provvisoria non garantisce la stabilità del diritto d'uso a lungo termine. La Corte di Cassazione conferma questa decisione, rigettando il ricorso dell'azienda. Vince il cliente, che non deve restituire i beni e non è considerato inadempiente fino al rilascio dei documenti definitivi.
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Contratto preliminare: la firma a margine che costa la casa
Una controversia immobiliare nasce dalla firma di un contratto preliminare di compravendita per un appartamento. Il Promissario acquirente chiede la risoluzione del contratto per inadempimento del Promittente venditore, sostenendo di aver già pagato l'intero prezzo. Il Promittente venditore nega il pagamento. La Corte d'appello dà ragione all'acquirente, interpretando una clausola contrattuale e una firma a margine come prova dell'avvenuto saldo. Il venditore ricorre in Cassazione, contestando questa ricostruzione. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile: l'interpretazione dei contratti spetta esclusivamente al giudice di merito e non può essere ridiscussa in sede di legittimità se logica e plausibile. Vince l'acquirente, che ottiene la risoluzione del contratto e il rimborso delle spese legali.
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Contratto preliminare di compravendita: il venditore perde tutto
Un promittente venditore ha proposto ricorso contro la decisione della Corte d'Appello che aveva dichiarato risolto il contratto preliminare di compravendita per inadempimento, condannandolo a restituire ottomila euro all'acquirente. La controversia riguardava la regolarità urbanistica dell'immobile e la presenza di una concessione in sanatoria. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del venditore. I giudici hanno chiarito che la valutazione sulla gravità dell'inadempimento e l'esame delle prove spettano esclusivamente al giudice di merito e non possono essere riesaminati in sede di legittimità. Di conseguenza, l'acquirente ottiene definitivamente la risoluzione del contratto e la restituzione della somma versata.
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Clausola risolutiva espressa: debito minimo e perdita del bene
La Corte di Cassazione ha confermato la risoluzione di un contratto di leasing immobiliare a causa del mancato pagamento dei canoni da parte dell'utilizzatore. La società di leasing ha legittimamente esercitato la clausola risolutiva espressa prevista nel contratto, comunicando la propria volontà di sciogliere il rapporto. La Suprema Corte ha chiarito che, in presenza di tale clausola, il giudice non deve valutare la gravità dell'inadempimento, poiché le parti hanno già stabilito in anticipo l'importanza della violazione. Inoltre, l'esercizio di questo diritto non costituisce un abuso, anche se l'importo non pagato è ridotto rispetto al valore totale del contratto. L'utilizzatore perde la causa e deve pagare le spese legali.
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Appropriazione indebita: la querela tardiva non salva il colpevole
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un soggetto condannato per il reato di appropriazione indebita continuata. La difesa sosteneva che la querela fosse tardiva, calcolando il termine di tre mesi dalla data della diffida ad adempiere. I giudici hanno invece chiarito che il termine per presentare la querela decorre solo dal momento in cui la persona offesa acquisisce la piena e certa consapevolezza della volontà dell'autore del reato di non restituire il denaro o i beni. Nel caso specifico, tale consapevolezza è maturata solo dopo la comunicazione della risoluzione del contratto, rendendo la querela tempestiva. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto con condanna del ricorrente al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Garanzia per vizi: asfalto difettoso ma pagamento dovuto
L'Acquirente ha contestato la fornitura di asfalto da parte del Fornitore, lamentando una percentuale di bitume inferiore a quella pattuita e richiedendo la risoluzione del contratto e il risarcimento dei danni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la lieve difformità del materiale rientra nella disciplina della garanzia per vizi e non nella mancanza di qualità essenziali. Poiché il difetto era di scarsa importanza e l'Acquirente non ha dimostrato il nesso causale tra il materiale e i danni riscontrati (potenzialmente dovuti alla posa in opera), la richiesta di risarcimento è stata respinta. Il Fornitore vince definitivamente la causa, mantenendo il diritto al pagamento della fornitura.
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Termine essenziale nel preliminare: addio alla casa di famiglia
Un'acquirente stipula un contratto preliminare per riacquistare l'immobile di famiglia dai nuovi proprietari, fissando il saldo del prezzo entro una data precisa. Non ricevendo il pagamento, i venditori considerano risolto il contratto. L'acquirente si rivolge al giudice per ottenere il trasferimento forzato del bene, sostenendo che la scadenza non fosse vincolante. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso dell'acquirente, confermando che il termine per il pagamento del saldo era un termine essenziale. I giudici chiariscono che l'essenzialità del termine emerge dall'interpretazione complessiva del contratto e dalla necessità dei venditori di incassare la somma per estinguere i debiti della procedura esecutiva. L'acquirente perde la causa e l'immobile, venendo condannata al pagamento delle spese legali.
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Soggetto passivo IMU leasing: paga chi non ha l’immobile
Una società di leasing ha concesso in locazione finanziaria alcuni immobili a un'impresa. A causa dell'inadempimento di quest'ultima, i contratti si sono risolti, ma l'utilizzatore non ha riconsegnato i beni. Il Comune ha quindi emesso un avviso di accertamento IMU nei confronti della società di leasing. La Corte di Cassazione ha stabilito che il soggetto passivo IMU leasing, dopo la risoluzione del contratto, torna a essere immediatamente il proprietario, anche se non ha ancora recuperato la materiale disponibilità dell'immobile. La detenzione del vecchio utilizzatore, infatti, diventa priva di titolo giuridico. Di conseguenza, la Suprema Corte ha rigettato il ricorso della società di leasing, confermando l'obbligo tributario.
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Soggettività passiva IMU leasing: paga la banca senza possesso
Una società di leasing ha concesso un immobile in locazione finanziaria a un'impresa. A causa del mancato pagamento dei canoni, la società ha risolto il contratto, ma l'utilizzatore non ha riconsegnato il bene. La società ha quindi chiesto il rimborso dell'IMU versata per il periodo successivo alla risoluzione, sostenendo di non avere la disponibilità materiale dell'immobile. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la soggettività passiva IMU leasing spetta al locatore dal momento della risoluzione del contratto, a prescindere dall'effettiva riconsegna del bene. Infatti, rileva l'esistenza del vincolo contrattuale e non la mera detenzione di fatto.
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Calcolo delle competenze professionali: stop a tagli arbitrari
Un committente ha affidato a un geometra l'incarico di progettare un edificio e dirigerne i lavori. Il professionista ha eseguito correttamente la progettazione ma non la direzione dei lavori. Il committente ha chiesto la risoluzione del contratto per inadempimento. La Corte d'Appello ha escluso la risoluzione, riducendo però il compenso del 25%. La Cassazione ha stabilito che il mancato svolgimento della direzione lavori non è un inadempimento così grave da sciogliere il contratto. Tuttavia, ha accolto il ricorso del committente sul calcolo delle competenze professionali. I giudici di secondo grado hanno infatti ridotto il compenso in modo arbitrario, senza applicare i criteri analitici della tariffa professionale dei geometri (Legge n. 144/1949) e senza giustificare il rimborso delle spese. La causa torna in Corte d'Appello per un nuovo calcolo.
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Soggetto passivo IMU leasing: paga la società anche senza chiavi
Il Comune ha emesso avvisi di accertamento IMU contro una Società di leasing per immobili concessi in locazione finanziaria. Il contratto era stato risolto per morosità degli utilizzatori, ma gli immobili sono stati riconsegnati alla società solo successivamente. La Cassazione ha stabilito che il soggetto passivo IMU leasing torna a essere la società di leasing proprietaria subito dopo la risoluzione del contratto, anche se l'utilizzatore non ha ancora restituito materialmente l'immobile. L'IMU si basa infatti sul titolo giuridico e non sulla materiale detenzione del bene. Di conseguenza, la società di leasing deve pagare l'imposta per il periodo successivo alla risoluzione contrattuale.
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Soggetto passivo IMU leasing: paga il proprietario senza possesso
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una societ di leasing contro il Comune per un avviso di accertamento IMU. La controversia riguarda l'individuazione del **Soggetto passivo IMU leasing** dopo la risoluzione del contratto, ma prima della riconsegna fisica dell'immobile. I giudici hanno stabilito che, in caso di risoluzione contrattuale, l'obbligo di pagare l'IMU torna immediatamente in capo alla societ proprietaria (il locatore). Non rileva il fatto che l'utilizzatore trattenga ancora materialmente il bene senza titolo. La detenzione materiale senza un contratto valido non sposta l'obbligo tributario, che si fonda sulla titolarit del diritto reale o sul vincolo contrattuale attivo. Di conseguenza, la societ di leasing tenuta al pagamento dell'imposta.
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Soggetto passivo IMU leasing: paga la banca anche senza consegna
Il Comune ha emesso un accertamento IMU contro la Società di Leasing per un immobile il cui contratto era stato risolto per inadempimento, ma non ancora riconsegnato dall'utilizzatore. La Corte di Cassazione ha stabilito che il soggetto passivo IMU leasing torna a essere la società di leasing proprietaria subito dopo la risoluzione del contratto, anche se l'utilizzatore trattiene il bene. Non si applica l'analogia con la TASI, che invece richiede la riconsegna effettiva. La Suprema Corte ha quindi accolto il ricorso del Comune, cassando la decisione precedente e rinviando il giudizio per un nuovo esame.
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Risoluzione vendita: dovuta l’imposta di registro proporzionale
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione che applicava l'imposta fissa all'atto di risoluzione di una vendita con riserva di proprietà per mancato pagamento. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che per la legge tributaria la vendita con riserva di proprietà produce un immediato effetto traslativo. Di conseguenza, l'accordo che scioglie tale vendita e restituisce il bene all'originario proprietario non è un mero atto ricognitivo, ma un vero e proprio contratto di risoluzione. Questo atto deve quindi scontare l'imposta di registro proporzionale e non quella in misura fissa. La Corte ha così cassato la decisione favorevole al contribuente, confermando la legittimità della tassazione proporzionale applicata dal fisco.
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Soggettività passiva IMU leasing: paga chi non ha le chiavi
Una società di leasing ha concesso un immobile in locazione finanziaria. A causa dell'inadempimento dell'utilizzatore, la società ha risolto il contratto, ma l'utilizzatore non ha restituito l'immobile. Il Comune ha richiesto il pagamento dell'IMU alla società di leasing per gli anni successivi alla risoluzione. La Corte di Cassazione ha stabilito che la soggettività passiva IMU leasing torna in capo alla società proprietaria (il locatore) subito dopo lo scioglimento del contratto. Non rileva il fatto che l'utilizzatore trattenga ancora materialmente il bene senza titolo. La società di leasing perde il ricorso ed è tenuta a pagare l'imposta e le spese di giudizio.
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Isolamento acustico: l’hotel non è un’unica stanza per la legge
La Committente affida all'Impresa Appaltatrice la ristrutturazione di un complesso immobiliare da destinare a residenza turistico-alberghiera. Successivamente, la Committente contesta la presenza di gravi vizi, tra cui il mancato isolamento acustico delle singole unità abitative. La Corte d'Appello esclude l'applicabilità dei limiti di rumore previsti dal D.P.C.M. 5 dicembre 1997, ritenendo la struttura un'unica unità alberghiera. La Corte di Cassazione ribalta la decisione: le residenze turistico-alberghiere, pur avendo gestione unitaria, sono composte da distinti ambienti abitativi destinati alla permanenza di persone diverse. Di conseguenza, l'isolamento acustico deve rispettare i requisiti di legge sia per le pareti verticali sia per i solai. La Cassazione accoglie il ricorso della Committente e rinvia la causa alla Corte d'Appello per un nuovo esame.
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Soggetto passivo IMU leasing: paga il proprietario anche senza possesso
Una società di leasing ha concesso immobili in locazione finanziaria ad alcuni clienti. A causa dell'inadempimento di questi ultimi, la società ha risolto i contratti, ma i clienti non hanno riconsegnato gli immobili. La società ha quindi chiesto il rimborso dell'IMU versata per gli anni dal 2012 al 2014, sostenendo di non essere il soggetto passivo dell'imposta fino alla materiale riconsegna dei beni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società, stabilendo che il soggetto passivo IMU leasing, in caso di risoluzione del contratto, torna a essere immediatamente il locatore, anche se non ha ancora recuperato la disponibilità fisica dell'immobile. La detenzione materiale senza titolo da parte dell'utilizzatore inadempiente non rileva ai fini del tributo.
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Soggetto passivo IMU leasing: paga il proprietario senza possesso
Una società di leasing ha impugnato gli avvisi di accertamento IMU emessi da un Comune per alcuni immobili. I contratti di locazione finanziaria erano stati risolti, ma i conduttori non avevano riconsegnato i beni. La società sosteneva di non dover pagare l'imposta in assenza del possesso materiale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il soggetto passivo IMU leasing, in caso di risoluzione del contratto, torna a essere immediatamente il locatore. Non rileva la mancata riconsegna materiale del bene, poiché la detenzione del conduttore diventa priva di titolo giuridico. La società di leasing è stata quindi condannata a pagare l'imposta e le spese di giudizio.
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Varianti in corso d’opera: lo stallo pubblico costa il risarcimento
Una Stazione Appaltante ha risolto un contratto di appalto per la ristrutturazione di un ospedale, rifiutando di approvare le varianti in corso d'opera necessarie a superare imprevisti geologici e archeologici. L'Appaltatore e gli eredi del Progettista hanno contestato la legittimità della risoluzione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della Stazione Appaltante, confermando che il committente ha un preciso dovere di cooperazione e buona fede oggettiva. Le varianti necessarie dovute a fattori imprevisti non sono soggette ai limiti degli errori progettuali. La Corte ha inoltre accolto il ricorso degli eredi del Progettista, riconoscendo la validità del suo incarico e rinviando la causa per la valutazione della domanda risarcitoria.
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