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Riscatto

24 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

L'azione legale con cui un soggetto (il riscattante) si sostituisce a un altro (l'acquirente o il nuovo conduttore) in un contratto già concluso, pagando il medesimo prezzo o canone. È un rimedio concesso solo in specifici casi previsti dalla legge.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Riscatto della posizione previdenziale: il lavoratore vince
Un lavoratore, dimessosi da una banca, ha chiesto il riscatto della posizione previdenziale maturata presso il fondo pensionistico aziendale. La banca si è opposta, sostenendo che trattandosi di un fondo a prestazioni definite e a ripartizione non esistessero posizioni individuali monetizzabili. Le Sezioni Unite della Cassazione hanno invece confermato il diritto del lavoratore al riscatto della posizione previdenziale, stabilendo che la portabilità e il riscatto si applicano a tutti i fondi previdenziali integrativi, inclusi quelli preesistenti a ripartizione. La Corte ha inoltre chiarito che la somma dovuta deve comprendere anche i rendimenti finanziari generati a partire dal momento in cui il fondo ha costituito un patrimonio di destinazione separato (nel caso specifico, dal 1998). Di conseguenza, la banca è stata condannata a pagare al lavoratore oltre 177.000 euro.
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Riscatto della polizza vita falso: vince la beneficiaria
Un uomo stipula una polizza vita di tipo unit linked designando come beneficiaria la convivente. Poco prima della sua morte, la compagnia assicurativa riceve una richiesta di riscatto totale con firma falsificata e liquida le somme agli eredi. La convivente richiede il pagamento della polizza, ma l'assicurazione rifiuta. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso della convivente, stabilendo che il riscatto della polizza vita con firma falsa è totalmente inefficace. Trattandosi di un atto unilaterale, esso richiede l'effettiva volontà del contraente. Di conseguenza, la polizza era ancora attiva al momento del decesso e la beneficiaria ha diritto alla liquidazione. La causa viene rinviata alla Corte d'Appello per ricalcolare le spettanze.
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Riscatto della posizione previdenziale: lavoratore batte banca
Un ex dipendente bancario, dopo il pensionamento, ha richiesto la liquidazione del proprio capitale previdenziale accumulato in un vecchio fondo aziendale. L'Azienda si è opposta, sostenendo che la natura collettiva del fondo impedisse il calcolo e la liquidazione di una quota individuale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Azienda, confermando il diritto del lavoratore al riscatto della posizione previdenziale. I giudici hanno stabilito che la facoltà di riscatto e portabilità costituisce un principio generale e inderogabile, applicabile anche ai fondi pensione più antichi o strutturati su base collettiva, purché sia possibile determinare il valore della posizione individuale tramite i contributi versati e i rendimenti. Di conseguenza, l'Azienda è stata condannata a pagare la somma spettante al pensionato.
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Contratto di locazione e leasing: riscatto tardivo senza canone
Una società informatica ha chiesto a un'azienda sanitaria il pagamento dei canoni per l'utilizzo di computer e stampanti oltre la scadenza del contratto. L'azienda sanitaria aveva riscattato i beni in ritardo, ma la società pretendeva i canoni di noleggio per gli anni di ritardo, invocando le regole sulla locazione. I giudici di merito hanno respinto la richiesta, qualificando l'accordo come un contratto di locazione e leasing (atipico) e non come locazione semplice, escludendo quindi il diritto ai canoni successivi alla scadenza. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché la società non ha allegato né trascritto correttamente il contratto nel ricorso, violando il principio di autosufficienza. Vince l'azienda sanitaria.
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Riscatto della posizione contributiva: la banca deve pagare
Un ex dipendente bancario ha richiesto il riscatto della posizione contributiva accumulata presso il fondo pensionistico aziendale (il cosiddetto "zainetto") dopo la cessazione del rapporto di lavoro. L'Azienda si è opposta, sostenendo che il vecchio fondo non fosse strutturato su conti individuali e che la normativa non consentisse la liquidazione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Azienda, confermando la decisione della Corte d'Appello. I giudici hanno stabilito che la facoltà di riscatto e portabilità della posizione previdenziale è un principio generale e inderogabile, applicabile anche ai fondi complementari più vecchi e con sistemi collettivi. Di conseguenza, l'Azienda è stata condannata a pagare al lavoratore oltre 32.000 euro, oltre a interessi e rivalutazione monetaria, in quanto soggetto privato.
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Leasing finanziario: niente riscatto se i canoni non sono pagati
Un'impresa individuale ha stipulato un contratto di leasing finanziario per una macchina da stampa. A causa del mancato pagamento di alcuni canoni, la società di leasing ha richiesto la restituzione del bene e il pagamento del debito. L'utilizzatore ha contestato l'applicazione di interessi usurari e ha preteso il riscatto del macchinario, sostenendo di aver saldato il dovuto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'impresa, confermando che il riscatto non è possibile se sussistono canoni insoluti. Inoltre, la Corte ha validato il ricalcolo degli interessi effettuato dal giudice d'appello, il quale ha correttamente sostituito i tassi convenzionali superiori alla soglia usuraria con i tassi soglia tempo per tempo vigenti, escludendo l'anatocismo ma senza annullare l'intero contratto. L'impresa perde la causa e deve pagare le spese processuali.
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Riscatto della previdenza complementare: sì dopo l’accordo
Un ex dipendente bancario, dopo aver firmato un accordo transattivo con l'azienda per la risoluzione del rapporto di lavoro, si è visto negare la pensione integrativa per mancanza di requisiti. Ha quindi richiesto il riscatto della previdenza complementare, ossia la restituzione dei contributi accumulati. L'azienda e il fondo pensione si sono opposti, sostenendo che l'accordo iniziale avesse natura tombale e precludesse ogni pretesa. La Corte di Cassazione ha invece dato ragione al lavoratore, stabilendo che la transazione sul rapporto di lavoro non si estende ai diritti previdenziali integrativi, a meno di una rinuncia esplicita. Inoltre, il riscatto della previdenza complementare spetta anche nei fondi a prestazione definita al momento della cessazione del rapporto, rappresentando un diritto autonomo e inderogabile rispetto alla pensione stessa.
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Riscatto della posizione previdenziale: il ritardo costa caro
Una lavoratrice ha chiesto il riscatto della posizione previdenziale accumulata presso un fondo pensione dopo la cessazione del rapporto di lavoro avvenuta nel 1994. Il Fondo si è opposto eccependo la prescrizione decennale del diritto. La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso della lavoratrice. I giudici hanno chiarito che le precedenti richieste inviate dalla donna non avevano interrotto la prescrizione, poiché riguardavano l'erogazione della pensione integrativa mensile e non il riscatto del capitale accumulato. Trattandosi di due diritti radicalmente diversi, la richiesta dell'uno non interrompe la prescrizione dell'altro. Di conseguenza, il diritto al riscatto si è definitivamente estinto per il decorso dei dieci anni dalla fine del rapporto di lavoro.
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Usucapione: perché la detenzione non basta
La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto di una domanda di usucapione relativa a fabbricati rurali. I ricorrenti, originariamente affittuari dei terreni, non hanno fornito la prova dell'interversione del possesso necessaria per trasformare la loro detenzione in possesso utile. La Corte ha stabilito che il riscatto agrario non si estende automaticamente ai fabbricati se non è dimostrato un nesso pertinenziale funzionale e durevole con il fondo agricolo al momento della vendita.
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Leasing immobiliare: guida a penali e tassi
La Corte di Cassazione ha confermato la validità di un contratto di leasing immobiliare, rigettando il ricorso di una società utilizzatrice. La controversia riguardava la riduzione della penale contrattuale e la trasparenza del tasso applicato. La Corte ha stabilito che la penale è legittima se il valore del bene restituito viene detratto dalle somme dovute al concedente, evitando indebiti vantaggi. Inoltre, il tasso leasing è considerato trasparente se i dati contrattuali permettono di calcolare i costi dell'operazione in modo univoco, anche senza un'indicazione numerica esplicita del tasso percentuale.
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Prelazione agraria: come provare l’accordo fittizio
Una società agricola ha impugnato l'esercizio del riscatto agrario da parte di due coltivatori, sostenendo che questi fossero semplici prestanomi di un terzo finanziatore. Secondo la ricorrente, l'operazione costituiva una frode alla legge per eludere le norme sulla **prelazione agraria**. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la semplice fornitura della provvista economica da parte di un terzo non prova univocamente un accordo simulatorio. La decisione ribadisce l'insindacabilità delle valutazioni di merito basate su presunzioni semplici in presenza di una doppia conforme.
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Prelazione agraria: onere della prova e decadenza
La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto di una domanda di riscatto basata sulla presunta violazione della prelazione agraria. I ricorrenti, coltivatori diretti, lamentavano la mancata notifica della vendita di un fondo confinante. Tuttavia, la Suprema Corte ha rilevato due criticità insuperabili: la mancata riproposizione delle istanze istruttorie in sede di precisazione delle conclusioni, che ne ha determinato la rinuncia implicita, e il mancato assolvimento dell'onere della prova riguardo alla condizione negativa di non aver venduto fondi nel biennio precedente. Inoltre, è emersa la natura edificatoria del terreno, fattore che esclude per legge il diritto di prelazione agraria.
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Reato di truffa e riscatto auto in leasing
La Corte di Cassazione ha confermato l'assoluzione di un amministratore accusato del reato di truffa per aver riscattato a titolo personale un'auto in leasing della società. La Corte ha stabilito che la condotta non integra gli estremi del reato poiché manca un effettivo inganno verso la società di leasing, alla quale risultava indifferente l'identità del riscattante. Le contestazioni relative al conflitto di interessi e alla gratuità dell'atto appartengono alla sfera civilistica e non a quella penale.
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Riscatto agrario: la contiguità dei fondi
La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto di una domanda di riscatto agrario basata sulla mancanza di contiguità fisica tra i fondi. Il cuore della controversia riguardava la presenza di un tratturo che separava il terreno alienato da quello dei confinanti. Nonostante una bozza iniziale della consulenza tecnica sembrasse favorevole ai ricorrenti, la relazione finale ha accertato che il tratturo costituiva una striscia di terreno autonoma tale da interrompere il contatto tra le proprietà. La Suprema Corte ha stabilito che il mutamento di opinione del perito tra bozza e relazione definitiva è legittimo e che le contestazioni procedurali sulla perizia devono essere sollevate tempestivamente per non essere sanate.
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Impignorabilità fondi agrari: quando cessa il vincolo?
La Corte di Cassazione ha stabilito che il vincolo di impignorabilità sui fondi agrari, previsto dalle leggi sulla riforma agraria, non persiste dopo che l'assegnatario ha completato il pagamento del prezzo e riscattato il bene, acquisendone la piena proprietà. Nel caso di specie, due debitori si opponevano a un pignoramento del 1982, sostenendo l'impignorabilità dei loro terreni, originariamente assegnati nel 1961 e riscattati nel 1976 e 1979. La Corte ha rigettato il ricorso, affermando che con il riscatto era venuto meno lo scopo della norma protettiva, rendendo i beni legittimamente pignorabili, a prescindere dalla successiva abrogazione formale della legge.
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Riscatto alloggio popolare eredi: quando si trasferisce?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 21050/2024, ha stabilito un principio cruciale in materia di riscatto alloggio popolare eredi. Anche se l'assegnatario defunto aveva pagato l'intero prezzo, il diritto all'acquisto non si trasferisce automaticamente agli eredi. Questi ultimi devono possedere personalmente i requisiti di legge, come la convivenza, per poter subentrare nella procedura e stipulare l'atto di compravendita. Il solo pagamento non è sufficiente a consolidare un diritto trasmissibile per successione.
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Riscatto pensione: quando matura il diritto?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13925/2024, ha respinto il ricorso di un ex dipendente che chiedeva un ricalcolo del riscatto della pensione complementare. La Corte ha stabilito che il diritto al riscatto pensione sorge al momento della cessazione del rapporto di lavoro, e non quando si maturano i requisiti per la pensione statale. Di conseguenza, il calcolo della somma da liquidare deve basarsi sui dati certi al momento della cessazione del lavoro, come il requisito anagrafico per la pensione di vecchiaia, e non su requisiti contributivi futuri e incerti.
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Prelazione locazione commerciale: no al riscatto
Una ex conduttrice ha agito in giudizio per la violazione del suo diritto di prelazione locazione commerciale, chiedendo di 'riscattare' l'immobile dal nuovo inquilino. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarendo in modo definitivo che l'art. 40 della Legge 392/1978, in caso di nuova locazione, conferisce al vecchio conduttore solo il diritto al risarcimento del danno nei confronti del locatore, escludendo qualsiasi forma di riscatto o sostituzione nel contratto.
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Prelazione agraria: termini per il pagamento del prezzo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7524/2024, ha ribadito la rigida distinzione tra i termini per il pagamento del prezzo in caso di esercizio della prelazione agraria e quelli previsti per il riscatto. Il mancato versamento del prezzo entro il termine di legge comporta la decadenza dal diritto, senza possibilità di invocare normative più favorevoli o accordi non formalizzati. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso di due agricoltori che, pur avendo manifestato l'intenzione di esercitare la prelazione, non avevano provveduto al pagamento, perdendo così definitivamente il diritto.
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Indennità di buonuscita: il riscatto è necessario
Una lavoratrice ha richiesto l'inclusione di un periodo di lavoro non di ruolo nel calcolo della sua indennità di buonuscita. La Corte d'Appello ha respinto la domanda, stabilendo che, poiché quel periodo non era legalmente soggetto a contribuzione obbligatoria, la lavoratrice avrebbe dovuto presentare una specifica domanda di riscatto. Il principio dell'automatismo delle prestazioni, in questo caso, non è applicabile.
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