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Riproponzionamento

5 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Principio secondo cui un importo economico deve essere calcolato in proporzione a un determinato periodo di tempo. In questo caso, l'indennità è calcolata in base ai mesi di servizio prestati per ciascun datore di lavoro.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Indennità di vigilanza part-time: fissa o ridotta? La Cassazione
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'indennità di vigilanza part-time per gli agenti di polizia municipale non spetta in misura intera, ma deve essere ridotta in proporzione all'orario di lavoro. Alcuni vigili urbani avevano chiesto il pagamento completo, sostenendo che fosse un compenso fisso e non frazionabile. La Corte ha respinto questa tesi, affermando il principio generale di proporzionalità del trattamento economico nel lavoro a tempo parziale. Poiché l'indennità è legata all'effettiva prestazione lavorativa e alle relative responsabilità, una riduzione dell'orario giustifica una corrispondente riduzione del compenso. La vittoria è andata quindi all'Ente Locale.
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Indennità una tantum: l’ultimo datore di lavoro non paga per tutti
Un lavoratore ha chiesto al suo attuale datore di lavoro il pagamento dell'intera indennità una tantum per un periodo di 44 mesi di vacanza contrattuale, anche per i periodi in cui lavorava per altre aziende appaltatrici. La Corte di Cassazione ha dato ragione all'azienda. Ha stabilito che l'indennità una tantum è legata alla prestazione lavorativa e deve essere pagata da ciascun datore di lavoro solo in proporzione ai mesi di servizio prestati alle sue dipendenze. L'ultimo datore di lavoro non è obbligato a coprire i periodi precedenti, in assenza di un vincolo di solidarietà o di un accordo specifico. La richiesta del lavoratore è stata quindi respinta.
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Indennità vacanza contrattuale: il nuovo datore non paga il passato
Un lavoratore, passato a una nuova azienda a seguito di un cambio di appalto, ha chiesto a quest'ultima il pagamento dell'intera indennità di vacanza contrattuale. Tale indennità copriva un periodo di 44 mesi, durante il quale il dipendente aveva lavorato solo in parte per la nuova società. La Corte di Cassazione ha dato ragione all'azienda. Ha stabilito che l'indennità di vacanza contrattuale deve essere pagata solo in proporzione ai mesi di servizio effettivamente prestati per il datore di lavoro attuale. Non esiste un obbligo per la nuova azienda di coprire i periodi di lavoro svolti presso i precedenti datori, salvo diversa previsione contrattuale. Vince quindi il principio di proporzionalità.
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Indennità di Vacanza Contrattuale: l’Azienda paga solo pro quota
Un lavoratore, dopo essere passato a una nuova azienda, ha chiesto a quest'ultima il pagamento dell'intera indennità di vacanza contrattuale, comprensiva anche dei periodi in cui lavorava per altre società. La Corte di Cassazione ha dato ragione all'azienda, stabilendo un principio fondamentale: l'indennità di vacanza contrattuale non può essere addossata interamente all'ultimo datore di lavoro. L'importo deve essere ripartito 'pro quota' tra tutti i datori di lavoro per cui il dipendente ha lavorato durante il periodo di vacanza contrattuale. Ogni azienda è tenuta a pagare solo la parte relativa al servizio effettivamente prestato dal lavoratore alle proprie dipendenze. Di conseguenza, la richiesta del lavoratore è stata respinta.
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Una tantum e cambio appalto: chi paga il lavoratore?
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di cambio appalto, l'indennità una tantum per la vacanza contrattuale non deve essere pagata per intero dall'ultimo datore di lavoro. Tale importo, essendo di natura retributiva e legato al servizio prestato, va ripartito proporzionalmente tra tutti i datori di lavoro che hanno impiegato il lavoratore nel periodo di riferimento. La Corte ha così cassato la sentenza d'appello che aveva condannato un'azienda di pulizie al pagamento integrale della somma, affermando il principio di riproporzionamento.
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