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Rinuncia Al Ricorso — Anno 2023

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856 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Rinuncia Al Ricorso

Provvedimenti

Rinuncia al ricorso per cassazione: accordo fatto e zero sanzioni
Una Società Immobiliare ha impugnato la richiesta di pagamento di oltre cinquemila euro inviata da un Consorzio di Bonifica per contributi relativi ad alcuni fabbricati. Dopo alterne decisioni nei primi gradi di giudizio, la società ha proposto ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione. Successivamente, le parti hanno raggiunto un accordo amichevole per risolvere la controversia. Di conseguenza, la società ha presentato una formale rinuncia al ricorso per cassazione. La Suprema Corte ha preso atto dell'accordo e ha dichiarato l'estinzione del giudizio, specificando che in questo caso non si applica il raddoppio del contributo unificato, in quanto la rinuncia non equivale a una sconfitta processuale. Ciascuna parte sopporta le proprie spese.
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Rinuncia al ricorso del Fisco: chi paga le spese legali?
L'Agenzia delle Entrate aveva emesso un avviso di accertamento contro una società per il recupero dell'IVA all'importazione. Dopo la decisione parzialmente favorevole della Commissione Tributaria Regionale, l'Ufficio ha proposto ricorso in Cassazione. Successivamente, l'amministrazione finanziaria ha annullato l'atto in autotutela, recependo un orientamento giurisprudenziale consolidato sull'inversione contabile. Di conseguenza, l'Agenzia ha depositato formale rinuncia al ricorso, accettata dalla società contribuente. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per rinuncia al ricorso e ha disposto la compensazione delle spese legali tra le parti, escludendo la condanna dell'amministrazione poiché l'annullamento è derivato dal mutamento della giurisprudenza.
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Rinuncia al ricorso: l’accordo sulle distanze che ferma la lite
Una proprietaria confinante ha citato in giudizio un'impresa edile per la violazione delle distanze legali di alcune opere. Dopo alterne decisioni nei primi gradi, con la Corte d'Appello che ordinava demolizioni e arretramenti, l'impresa ha proposto ricorso in Cassazione. Prima dell'udienza, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo amichevole. Di conseguenza, l'impresa ha presentato una formale rinuncia al ricorso, firmata dai difensori di entrambe le parti. La Corte di Cassazione ha preso atto dell'accordo e ha dichiarato l'estinzione del giudizio per intervenuta rinuncia al ricorso, disponendo la compensazione delle spese legali tra le parti ed escludendo l'obbligo di versare il raddoppio del contributo unificato.
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Transazione fiscale: l’accordo che cancella le liti con il fisco
Una società consortile impugna avvisi di pagamento per accise sull'energia elettrica. Durante il giudizio di Cassazione, la società ottiene l'omologazione di un accordo di ristrutturazione dei debiti che include una transazione fiscale. L'Agenzia delle Dogane rinuncia quindi al ricorso. La Corte di Cassazione dichiara la cessazione della materia del contendere. L'accordo cancella l'efficacia della sentenza precedente e dell'atto impositivo originario, ristabilendo l'equilibrio tra le parti senza ulteriori sanzioni.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: nessun raddoppio di tasse
Un Istituto di Credito ha impugnato la sanzione amministrativa di settantamila euro inflitta dall'Autorità di Vigilanza per violazione delle norme sulla comunicazione al mercato. Successivamente, l'istituto ha presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione, accettata dall'Autorità. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio. I giudici hanno chiarito che, in caso di rinuncia accettata, non si applica la condanna alle spese e non è dovuto il raddoppio del contributo unificato. Quest'ultimo obbligo, infatti, ha natura sanzionatoria e si applica solo nei casi tassativi di rigetto, inammissibilità o improcedibilità dell'impugnazione, escludendo qualsiasi interpretazione analogica o estensiva a ipotesi diverse come l'estinzione consensuale.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: chi paga le spese di giudizio
Una Società Cooperativa ha proposto ricorso contro il Custode Giudiziario di un immobile pignorato nell'ambito di un'opposizione a decreto ingiuntivo. Prima dell'udienza di discussione, la società ha depositato una formale dichiarazione di rinuncia al ricorso per cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio e ha condannato la società rinunciante al pagamento delle spese legali in favore del Custode Giudiziario. I giudici hanno inoltre chiarito che l'estinzione per rinuncia esclude l'obbligo di versare il raddoppio del contributo unificato, sanzione prevista solo in caso di rigetto o inammissibilità del ricorso.
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Omicidio in famiglia: la rinuncia al ricorso conferma il carcere
L'Indagato era stato sottoposto alla custodia cautelare in carcere per l'omicidio volontario dello zio, oltre che per ricettazione e porto abusivo d'arma. Inizialmente i familiari avevano fornito una versione di comodo, smentita poi dalle telecamere di sorveglianza che mostravano l'indagato recarsi sul luogo del delitto già armato. Contro la decisione del Tribunale del Riesame, la difesa ha proposto ricorso per Cassazione. Tuttavia, prima dell'udienza, il procuratore speciale ha depositato una formale rinuncia al ricorso. La Suprema Corte ha quindi dichiarato inammissibile il ricorso, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Rinuncia al ricorso: stop alla lite fiscale senza spese legali
Un contribuente impugna un avviso di accertamento per redditi personali e di partecipazione societaria. Dopo il rifiuto dell'Agenzia delle Entrate alla sua richiesta di definizione agevolata, il contribuente ricorre in Cassazione. Prima della decisione, il contribuente presenta una formale rinuncia al ricorso, accettata dall'amministrazione finanziaria. La Corte di Cassazione dichiara quindi l'estinzione del giudizio, disponendo la compensazione delle spese processuali tra le parti.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: liberi ma senza spese
L'Indagato, sottoposto alla misura cautelare degli arresti domiciliari per reati di corruzione e turbata libertà degli incanti, ha proposto ricorso per cassazione contro l'ordinanza del Tribunale. Successivamente, il giudice competente ha revocato la misura cautelare. Di conseguenza, l'Indagato ha presentato formalmente la propria rinuncia al ricorso per cassazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse, poiché la revoca della misura ha fatto venir meno l'utilità concreta della decisione. Non è stata disposta alcuna condanna al pagamento delle spese processuali.
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Segnalazione alla Centrale Rischi: la rinuncia estingue la lite
Un correntista e una società hanno citato in giudizio un istituto di credito per contestare l'illegittimità di una segnalazione alla Centrale Rischi e chiedere il risarcimento dei danni. Il Tribunale ha accolto la domanda, dichiarando illegittima la segnalazione e condannando la banca al risarcimento. La banca ha proposto ricorso per cassazione ma, prima dell'udienza, ha depositato formale atto di rinuncia al ricorso, accettato dalle controparti con compensazione delle spese. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per rinuncia, escludendo la condanna alle spese e il raddoppio del contributo unificato.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop ai costi aggiuntivi
Una società ha citato in giudizio una banca contestando l'applicazione di interessi usurari su un conto corrente e due mutui. Dopo il rigetto nei primi due gradi di giudizio, la società ha proposto ricorso in Cassazione. Successivamente, a causa di nuovi orientamenti giurisprudenziali sfavorevoli, la ricorrente ha presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, disponendo la compensazione delle spese e stabilendo che in caso di rinuncia non si applica il raddoppio del contributo unificato.
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Rinuncia al ricorso: l’accordo che blocca la Cassazione
Una cliente ha promosso un giudizio per risarcimento danni contro un istituto di credito e altri soggetti. In seguito, la cliente ha raggiunto un accordo transattivo con gli eredi di uno dei soggetti coinvolti, presentando formale rinuncia al ricorso. L'istituto di credito ha quindi dichiarato di voler rinunciare al proprio controricorso. Tuttavia, poiché tale atto conteneva anche un ricorso incidentale, la Corte di Cassazione ha riscontrato un'ambiguità procedurale. Con ordinanza interlocutoria, i giudici hanno rinviato la causa a nuovo ruolo, assegnando alla banca trenta giorni per chiarire se la rinuncia si estenda anche al ricorso incidentale.
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Rinuncia al ricorso in Cassazione: stop alle spese di lite
Una dipendente pubblica ha promosso un giudizio contro la Pubblica Amministrazione per questioni legate alla retribuzione individuale di anzianità. Successivamente, i legali della lavoratrice, preso atto di una sentenza sfavorevole della Cassazione in un caso analogo, hanno depositato la formale rinuncia al ricorso in Cassazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo. Nonostante la mancanza di formale accettazione della controparte, la Corte ha disposto la compensazione delle spese di giudizio a causa della spontanea desistenza dovuta a fatti sopravvenuti. Infine, la Corte ha escluso il raddoppio del contributo unificato, poiché l'estinzione del processo non rientra tra l'ipotesi che giustificano tale sanzione tributaria.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: addio al ruolo dirigenziale
Una dipendente pubblica, già segretaria comunale transitata per mobilità volontaria presso un Ministero, ha richiesto l'inquadramento nel ruolo dirigenziale dell'ente. Dopo il rigetto nei gradi precedenti, la lavoratrice ha proposto ricorso in Cassazione. Tuttavia, prima dell'udienza, la ricorrente ha depositato un atto di rinuncia al ricorso per cassazione, pur senza dimostrare la notifica e l'accettazione da parte del Ministero. La Corte di Cassazione ha preso atto di questa volontà, dichiarando il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse. Di conseguenza, il giudizio si è concluso senza una decisione sul merito della pretesa di inquadramento, e la Corte ha disposto la compensazione delle spese legali tra le parti.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: l’accordo che cancella le spese
Il Ricorrente ha depositato formale rinuncia al ricorso per cassazione a seguito di un accordo transattivo con il Fallimento. La Corte di Cassazione ha inizialmente emesso un decreto di estinzione condannando erroneamente il Fallimento alle spese di lite, prima della scadenza del termine concesso per accettare la rinuncia. Successivamente, preso atto dell'accettazione tempestiva del Fallimento in conformità con l'accordo, la Corte ha revocato la condanna alle spese. Con l'ordinanza finale, la Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio e la compensazione integrale delle spese di lite tra le parti.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: il fallimento vince la lite
Una società immobiliare ha impugnato la decisione della Corte d'Appello che dichiarava inefficace la cessione di un ramo d'azienda in suo favore, ordinandone la restituzione al fallimento di una società di distribuzione. Prima dell'udienza in Cassazione, la società ricorrente ha presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione, accettata dalla controparte. La Suprema Corte ha preso atto dell'accordo tra le parti e ha dichiarato l'estinzione del giudizio senza pronunciare condanne sulle spese processuali. Di conseguenza, la sentenza d'appello diventa definitiva e il ramo d'azienda deve essere restituito al fallimento.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop alle liti inutili
Una società contribuente ha impugnato un'ordinanza di Cassazione chiedendone la revocazione. Nel frattempo, nel parallelo giudizio di rinvio, i giudici hanno annullato gli avvisi di accertamento originari emessi dall'Agenzia delle Entrate. Venuto meno l'interesse a proseguire, la società ha presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione. La Suprema Corte, applicando le nuove norme del codice di procedura civile, ha dichiarato l'estinzione del giudizio senza alcuna condanna alle spese, poiché l'amministrazione finanziaria non si era difesa.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: la condanna diventa definitiva
Il Tribunale di Pisa confermava la condanna di una cittadina per il reato di lesioni personali colpose. L'imputata proponeva ricorso per cassazione lamentando la mancata ammissione di una perizia tecnica. Successivamente, la difesa presentava formale atto di rinuncia. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso proprio a causa della sopravvenuta rinuncia al ricorso per cassazione. Tale atto estingue immediatamente il rapporto processuale e rende la condanna definitiva. Di conseguenza, la Corte ha condannato la ricorrente al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di una sanzione pecuniaria di cinquecento euro in favore della Cassa delle Ammende, disponendo inoltre la correzione di un errore materiale nel nome della ricorrente.
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Alimenti in cattivo stato di conservazione: confermata la multa
Il legale rappresentante di un ristorante è stato condannato a un'ammenda di cinquemila euro per il reato di detenzione di alimenti in cattivo stato di conservazione destinati alla somministrazione. Le autorità avevano sequestrato ventiquattro chili di cibo ricoperti di ghiaccio e brina. L'imputata ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che il deterioramento fosse dovuto a un improvviso guasto del congelatore e chiedendo l'applicazione della particolare tenuità del fatto. Tuttavia, prima della decisione, la difesa ha depositato formale rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato inammissibile il ricorso per sopravvenuta rinuncia, confermando la condanna penale e disponendo il pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
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Rinuncia al ricorso: il dietrofront costa caro all’imputato
L'Imputato proponeva ricorso contro la sentenza di patteggiamento, ritenendola invalida poiché emessa senza una sua esplicita e rinnovata volontà in dibattimento. Successivamente, l'Imputato ha presentato una formale rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso proprio a causa di questa rinuncia. Di conseguenza, i giudici hanno condannato l'Imputato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende. La Corte ha chiarito che la condanna alle spese e alla sanzione pecuniaria è obbligatoria quando l'inammissibilità deriva da una scelta volontaria del ricorrente, come la rinuncia al ricorso, e non da cause esterne a lui non imputabili.
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