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Rinuncia Al Ricorso — Anno 2023

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856 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Rinuncia Al Ricorso

Provvedimenti

Rinuncia al ricorso: docente chiude la causa senza sanzioni
Una docente precaria della scuola ha fatto causa al Ministero per ottenere differenze retributive legate all'anzianità di servizio. Dopo le sentenze di merito, la lavoratrice ha presentato ricorso in Cassazione, ma successivamente ha depositato un atto di rinuncia al ricorso. Sebbene la rinuncia fosse formalmente imperfetta (irrituale), la Corte di Cassazione ha stabilito che essa dimostra comunque il venir meno dell'interesse a proseguire la causa. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse. Le spese del giudizio sono state interamente compensate tra le parti e non è stato applicato il raddoppio del contributo unificato, poiché l'inammissibilità non era originaria ma successiva.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: il Fisco cede sul rimborso
L'Azienda Agricola richiede il rimborso dell'IVA per l'anno 2012. L'Amministrazione Finanziaria nega tacitamente il rimborso a causa di un atto impositivo pendente. Successivamente, i giudici di secondo grado accolgono la richiesta dell'Azienda, poiché l'atto impositivo ostativo viene annullato. L'Amministrazione Finanziaria propone ricorso in Cassazione, ma in un secondo momento presenta una formale rinuncia al ricorso per cassazione. La Corte di Cassazione dichiara l'estinzione del giudizio. La rinuncia determina il passaggio in giudicato della sentenza favorevole all'Azienda, rendendo definitivo il suo diritto al rimborso dell'imposta. Le spese di giudizio vengono compensate tra le parti.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop alla lite sulle polizze
Alcuni dipendenti di un ente pubblico di ricerca hanno chiesto l'attivazione di una polizza assicurativa aziendale. Dopo il rigetto nei primi due gradi di giudizio, i lavoratori hanno proposto ricorso. Prima della decisione, i ricorrenti hanno presentato una formale rinuncia al ricorso per cassazione, accettata dall'ente pubblico con accordo sulla compensazione delle spese. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio, confermando che l'accordo tra le parti esclude la condanna alle spese e il raddoppio del contributo unificato.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop al debito senza raddoppio tasse
Il caso nasce da una controversia bancaria in cui gli eredi di una garante venivano condannati a pagare oltre seicentomila euro a un istituto di credito. Uno degli eredi proponeva ricorso in Cassazione. Tuttavia, prima dell'udienza in camera di consiglio, il ricorrente presentava formale rinuncia al ricorso per cassazione, accettata dalla banca creditrice. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, disponendo la compensazione delle spese legali tra le parti e chiarendo che, trattandosi di estinzione e non di rigetto, non è dovuto il raddoppio del contributo unificato.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: accordo cancella la revocatoria
Una società di leasing ha promosso un'azione revocatoria contro una società debitrice per rendere inefficace la vendita di alcuni immobili. La domanda è stata accolta nei primi due gradi di giudizio. La società debitrice ha proposto ricorso in Cassazione. Prima della decisione, le parti hanno raggiunto un accordo e presentato un'istanza congiunta. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo per rinuncia al ricorso per cassazione, ordinando la cancellazione della trascrizione della domanda giudiziale sui registri immobiliari e compensando le spese di lite.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: l’accordo che estingue la lite
Nel caso in esame, Il Ricorrente ha proposto ricorso in Cassazione contro una sentenza d'appello. Successivamente, lo stesso Ricorrente ha deciso di presentare formale rinuncia al ricorso per cassazione, notificandola ai Controricorrenti. Questi ultimi hanno accettato espressamente la rinuncia. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo. Poiché l'accordo tra le parti era totale e la rinuncia è stata accettata, la Corte non ha dovuto decidere sulle spese di giudizio, che sono rimaste compensate di fatto. La decisione segna la fine del contenzioso senza alcuna condanna economica per le parti coinvolte.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop alla lite sull’appalto
Una società committente impugna la sentenza d'appello che la condannava a pagare oltre 300.000 euro all'appaltatore per lavori aggiuntivi di costruzione di una pensilina. L'appaltatore propone a sua volta un ricorso incidentale. Successivamente, le parti raggiungono un accordo e presentano una formale rinuncia al ricorso per cassazione principale e incidentale. La Corte di Cassazione dichiara l'estinzione del giudizio e compensa interamente le spese tra le parti. La Corte chiarisce inoltre che, in caso di rinuncia e conseguente estinzione, non è dovuto il pagamento del doppio contributo unificato, sanzione prevista solo per il rigetto, l'inammissibilità o l'improcedibilità del ricorso.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop alle spese per i lavori
Un appaltatore ha richiesto il pagamento del saldo per lavori di demolizione e ricostruzione di un edificio. Dopo il rigetto nei primi due gradi, ha proposto ricorso in Cassazione. Successivamente, l'appaltatore ha presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione, accettata dalla committente. La Corte di Cassazione ha dichiarato estinto il giudizio, stabilendo che non si applica il raddoppio del contributo unificato né vi è condanna alle spese.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop al fisco senza spese
I Contribuenti proponevano istanza di revocazione contro una precedente ordinanza della Cassazione favorevole all'Agenzia delle Entrate, contestando evidenti errori di fatto nella valutazione delle prove relative a un accertamento fiscale. Nelle more del giudizio, la Corte di Giustizia Tributaria respingeva l'appello dell'ufficio finanziario in sede di rinvio. Di conseguenza, i Contribuenti depositavano formale rinuncia al ricorso per cassazione. La Suprema Corte, preso atto della rinuncia, ha dichiarato l'estinzione del giudizio, specificando che tale atto unilaterale non richiede l'accettazione della controparte per essere efficace e non comporta la condanna alle spese in assenza di attività difensiva dell'Agenzia.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: l’accordo spegne la lite
Gli Eredi della Lavoratrice hanno ottenuto in appello il riconoscimento del rapporto di lavoro subordinato di quest'ultima presso uno studio professionale, con condanna dei datori al pagamento di oltre quindicimila euro. I Datori di Lavoro hanno impugnato la sentenza. Prima della decisione della Suprema Corte, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo per risolvere bonariamente la controversia. Di conseguenza, i ricorrenti hanno presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione, accettata dalle controparti. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del processo per intervenuta conciliazione, senza provvedere sulle spese di giudizio.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: causa chiusa e zero sanzioni
Due contribuenti hanno impugnato una richiesta di pagamento della tassa sui rifiuti per gli anni dal 2010 al 2014. Dopo alterne vicende nei primi gradi di giudizio, i contribuenti hanno presentato ricorso in Cassazione. Successivamente, hanno deciso di depositare una formale rinuncia al ricorso per cassazione. La Suprema Corte ha preso atto di questa scelta e ha dichiarato l'estinzione del giudizio. I giudici hanno inoltre chiarito un aspetto fondamentale sulle spese: in caso di rinuncia, il contribuente non deve pagare il raddoppio del contributo unificato. Questa sanzione si applica infatti solo se il ricorso viene respinto o dichiarato inammissibile, e non può essere estesa per analogia a chi decide di abbandonare spontaneamente la causa.
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Rinuncia al ricorso: il docente precario ferma la Cassazione
Un docente precario ha ottenuto dal Tribunale il riconoscimento di differenze retributive basate sull'anzianità di servizio. La Corte d'Appello ha ridotto la somma, calcolandola solo sui giorni di effettivo lavoro anziché sull'intero anno scolastico. Il docente ha proposto ricorso in Cassazione, ma ha successivamente depositato un atto di rinuncia. La Suprema Corte ha stabilito che la rinuncia al ricorso, anche se non perfettamente regolare sotto il profilo formale, dimostra la perdita di interesse del ricorrente a proseguire la causa. Di conseguenza, i giudici hanno dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse, senza applicare sanzioni fiscali aggiuntive e senza condannare il lavoratore al pagamento delle spese di giudizio, poiché il Ministero non si era regolarmente costituito.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: salvi dal raddoppio tasse
Una società ha impugnato gli avvisi di accertamento TARSU-TIA emessi da un Comune e da una società di gestione dei rifiuti. Dopo la decisione sfavorevole nei gradi di merito, la contribuente ha proposto ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio di legittimità, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo amichevole. Di conseguenza, la società ricorrente ha depositato una formale rinuncia al ricorso per cassazione, regolarmente accettata dalle controparti. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio per intervenuta rinuncia, disponendo la compensazione delle spese di lite tra le parti. I giudici hanno inoltre chiarito che l'estinzione del processo esclude l'obbligo di versare l'ulteriore importo a titolo di contributo unificato, misura prevista solo per i casi di rigetto o inammissibilità dell'impugnazione.
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Rinuncia al ricorso in Cassazione: stop alla lite tra soci
Una disputa tra diverse Aziende Agricole e una Cooperativa Agricola in liquidazione, nata dall'inadempimento degli obblighi di conferimento dei prodotti, è giunta davanti alla Corte di Cassazione dopo una decisione arbitrale sfavorevole ai soci. Tuttavia, prima che i giudici potessero esprimersi sul merito, le Aziende Agricole hanno presentato una formale rinuncia al ricorso in Cassazione, regolarmente accettata dalla controparte. La Suprema Corte ha preso atto di questa volontà e ha dichiarato l'estinzione del giudizio, senza disporre alcuna condanna alle spese di lite.
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Rinuncia al ricorso: quando la pena prescritta cancella la causa
Il difensore dell'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contro il diniego di restituzione nei termini per impugnare una sentenza penale minorile. Successivamente, la difesa ha depositato una formale rinuncia al ricorso. Questa scelta è derivata dal fatto che la pena principale era già stata dichiarata prescritta in sede di incidente di esecuzione, determinando la sopravvenuta mancanza di interesse dell'assistito a proseguire il giudizio. La Corte di Cassazione ha preso atto di tale situazione e ha dichiarato inammissibile il ricorso per rinuncia al ricorso, condannando l'imputato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Rinuncia al ricorso per Cassazione: il carcere diventa definitivo
L'Indagato, sottoposto a custodia cautelare in carcere per reati in materia di stupefacenti, proponeva appello per ottenere gli arresti domiciliari in un'altra città. Dopo il rigetto del Tribunale del Riesame, presentava ricorso in Cassazione. Successivamente, tramite il proprio difensore munito di procura speciale, l'indagato depositava formale rinuncia al ricorso per Cassazione. La Suprema Corte ha preso atto di questa volontà, dichiarando il ricorso inammissibile. Di conseguenza, ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende, confermando l'efficacia del provvedimento restrittivo precedente.
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Rinuncia al ricorso: liberi dal carcere ma condannati a pagare
L'Indagato, accusato di spaccio di sostanze stupefacenti, aveva proposto ricorso per Cassazione contro l'ordinanza del Tribunale del Riesame che aveva esteso la custodia cautelare in carcere anche a reati su cui il G.i.p. non si era inizialmente pronunciato. Successivamente, avendo ottenuto la concessione degli arresti domiciliari, la difesa ha presentato formale rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso proprio a causa di questa rinuncia. Tuttavia, poiché la rinuncia non era legata ai motivi originari del ricorso, la Corte ha condannato L'Indagato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende, confermando che la rinuncia al ricorso non cancella l'obbligo di pagare le sanzioni pecuniarie previste dalla legge.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: l’errore costa caro
Un proprietario agricolo ha ottenuto il risarcimento dei danni causati al proprio vigneto dallo sversamento di acque piovane provenienti da uno scalo merci confinante. La società cooperativa ritenuta responsabile ha impugnato la decisione in Cassazione, ma successivamente ha depositato un atto di rinuncia. Tuttavia, la notifica di tale atto è stata effettuata solo a una delle parti e non a tutte le altre costituite. La Suprema Corte ha stabilito che la rinuncia al ricorso per cassazione non notificata a tutte le controparti non estingue il processo, ma dimostra un sopravvenuto difetto di interesse. Di conseguenza, la Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, condannando la società ricorrente al pagamento delle spese processuali in favore dei controricorrenti regolarmente costituiti.
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Rinuncia al ricorso: pagare il debito estingue la lite fiscale
Una contribuente impugna una cartella esattoriale per omessi versamenti IVA. Dopo i rigetti nei primi due gradi di giudizio, propone ricorso in Cassazione. Nelle more dell'udienza, la contribuente provvede al pagamento integrale del debito fiscale e deposita formale rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione dichiara la cessazione della materia del contendere. Trattandosi di un atto unilaterale recettizio, la rinuncia produce effetti immediati non appena la controparte ne viene a conoscenza, senza necessità di accettazione. Di conseguenza, la Suprema Corte dichiara estinto il processo e compensa interamente le spese di giudizio tra le parti, escludendo inoltre il pagamento del doppio contributo unificato.
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Rinuncia al ricorso: addio a 200mila euro ma spese salvate
Il caso nasce dalla richiesta di una dipendente comunale che pretendeva oltre duecentomila euro per lo svolgimento di mansioni dirigenziali superiori rispetto al suo inquadramento formale. Dopo il rigetto nei primi due gradi di giudizio, la lavoratrice ha proposto ricorso in Cassazione. Successivamente, le parti hanno raggiunto un accordo amichevole. La ricorrente ha quindi presentato formale rinuncia al ricorso e il Comune ha accettato la compensazione delle spese legali. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio, confermando la compensazione delle spese e stabilendo che non è dovuto il raddoppio del contributo unificato, chiudendo definitivamente la vicenda senza vincitori né vinti.
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