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Rinuncia Al Ricorso — Anno 2023

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856 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Rinuncia Al Ricorso

Provvedimenti

Rinuncia al ricorso per cassazione: si chiude la lite societaria
Un ex amministratore delegato impugna la revoca del suo mandato e chiede il risarcimento dei danni e la risoluzione del patto di non concorrenza. Dopo alterne vicende nei primi gradi di giudizio, l'ex amministratore propone ricorso in Cassazione. Prima della decisione della Suprema Corte, il ricorrente presenta formale rinuncia al ricorso per cassazione, accettata dalla società controricorrente. La Corte di Cassazione dichiara l'estinzione del processo senza alcuna condanna alle spese, poiché l'accordo tra le parti esclude la necessità di regolare le spese di lite.
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Definizione agevolata: stop alla lite col Fisco senza raddoppio
Una contribuente ha presentato istanza per dichiarare l'estinzione del giudizio pendente davanti alla Corte di Cassazione contro l'Agenzia delle Entrate. La contribuente ha dimostrato di aver pagato le somme dovute aderendo alla definizione agevolata prevista dalla legge di bilancio. La Suprema Corte ha accolto la richiesta, dichiarando estinto il processo. I giudici hanno inoltre stabilito che le spese del giudizio restano a carico di chi le ha anticipate e che non si applica il raddoppio del contributo unificato, poiché tale sanzione non riguarda i casi di estinzione per definizione agevolata ma solo il rigetto o l'inammissibilità del ricorso.
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Definizione agevolata delle controversie tributarie: lite estinta
Una grande società di telecomunicazioni ha ceduto una partecipazione societaria registrando una ingente minusvalenza. L'Agenzia delle Entrate ha contestato il valore della cessione, emettendo un avviso di accertamento per recuperare a tassazione la perdita. Dopo le decisioni favorevoli al contribuente nei primi due gradi di giudizio, l'amministrazione finanziaria ha proposto ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio, la società ha presentato istanza di definizione agevolata delle controversie tributarie ai sensi del d.l. n. 119/2018. Di conseguenza, l'Agenzia delle Entrate ha rinunciato al ricorso per sopravvenuta carenza di interesse. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio e compensato interamente le spese tra le parti, ponendo fine alla controversia.
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Rinuncia al ricorso: niente raddoppio del contributo unificato
Una società di noleggio imbarcazioni ha proposto ricorso in Cassazione contro un'ordinanza ingiunzione della Capitaneria di Porto. Successivamente, la società ha presentato formale rinuncia al ricorso, firmata dal difensore e dal legale rappresentante. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio, condannando la ricorrente al pagamento delle spese processuali. Tuttavia, la Corte ha chiarito che non si applica il raddoppio del contributo unificato. Questa misura eccezionale e sanzionatoria si applica infatti solo nei casi di rigetto, inammissibilità o improcedibilità, e non può essere estesa per analogia all'ipotesi di rinuncia.
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Rinuncia al ricorso: stop alla lite fiscale senza tasse doppie
Il Contribuente ha impugnato un avviso di accertamento per imposte dirette e IVA. Successivamente, ha presentato una formale rinuncia al ricorso per cassazione dopo aver aderito alla definizione agevolata. L'Amministrazione Finanziaria ha accettato la rinuncia, concordando sulla compensazione delle spese di lite. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per intervenuta rinuncia al ricorso. I giudici hanno inoltre chiarito che, in caso di estinzione del processo per rinuncia, non si applica il raddoppio del contributo unificato, normalmente previsto per la parte che perde il ricorso. Il giudizio si chiude così senza vincitori né vinti, con spese compensate.
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Definizione agevolata: il Fisco estingue la lite
Una società e i suoi soci hanno impugnato alcuni avvisi di accertamento emessi dall'Agenzia delle Entrate per il recupero di imposte dirette, IVA e IRAP. Durante il giudizio davanti alla Corte di Cassazione, i contribuenti hanno presentato istanza di definizione agevolata ai sensi del Decreto Legge 193/2016, provvedendo alla rottamazione delle relative cartelle di pagamento e rinunciando formalmente al ricorso. L'Agenzia delle Entrate ha confermato il regolare pagamento e la definizione delle pendenze. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessata materia del contendere, disponendo la compensazione delle spese di lite tra le parti.
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Definizione agevolata: stop alla causa e processo estinto
Una società estera e il suo rappresentante fiscale impugnano un avviso di accertamento per presunte violazioni IVA su triangolazioni commerciali. Dopo alterne vicende nei gradi di merito, la controversia giunge in Cassazione. Nelle more del giudizio di legittimità, la società aderisce alla definizione agevolata prevista dalla legge, pagando integralmente le somme dovute a titolo di capitale e interessi. Di conseguenza, i ricorrenti rinunciano formalmente al ricorso. La Corte di Cassazione dichiara l'estinzione del giudizio per cessata materia del contendere, stabilendo che le spese del processo rimangono a carico di chi le ha anticipate e che non è dovuto il versamento del doppio contributo unificato.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: come evitare le spese legali
I Ricorrenti hanno proposto ricorso in Cassazione contro la decisione della Corte d'Appello, che li vedeva contrapposti alla Banca e alla Società Cessionaria del credito. Successivamente, I Ricorrenti hanno depositato un atto di rinuncia al ricorso per cassazione. La Società Cessionaria ha accettato tale rinuncia apponendo il proprio visto senza riserve. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo. Poiché la controparte ha sottoscritto la rinuncia senza sollevare obiezioni, la Corte ha stabilito che non vi è luogo a provvedere sulle spese di giudizio, confermando che l'accettazione senza riserve equivale a una rinuncia implicita alla condanna alle spese.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop al doppio contributo
Un istituto bancario ha proposto ricorso contro un ente pubblico locale per contestare la condanna al pagamento di somme legate a contratti finanziari derivati (swap). Successivamente, la banca ha presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione, accettata dall'ente pubblico. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio. I giudici hanno chiarito che, in caso di rinuncia accettata, non si applica il raddoppio del contributo unificato. Questa misura sanzionatoria si applica infatti solo nei casi di rigetto, inammissibilità o improcedibilità del ricorso, e non può essere estesa per analogia alla rinuncia volontaria.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: si chiude la lite tra soci
Alcune aziende agricole socie impugnavano la loro esclusione da una cooperativa agricola, deliberata per violazione dell'obbligo statutario di produrre e conferire pomodori. Dopo che il lodo arbitrale e la Corte d'Appello avevano confermato la legittimità dell'esclusione, i soci proponevano ricorso in Cassazione. Tuttavia, prima dell'udienza, i soci hanno presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione, accettata dalla cooperativa, con contestuale accordo sulle spese di lite. La Suprema Corte ha preso atto di tale accordo e ha dichiarato l'estinzione del giudizio.
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Rinuncia al ricorso: niente raddoppio del contributo unificato
Un contribuente ha presentato ricorso per revocazione contro una decisione sfavorevole in materia di IVA. Successivamente, ha depositato una formale rinuncia al ricorso per poter aderire alla definizione agevolata delle liti tributarie. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio. I giudici hanno chiarito che la rinuncia al ricorso non comporta l'obbligo di pagare il raddoppio del contributo unificato. Questa sanzione si applica infatti solo nei casi di rigetto, inammissibilità o improcedibilità dell'impugnazione, e non può essere estesa per analogia alla rinuncia volontaria.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: chi paga le spese di lite?
Il Lavoratore ha impugnato la sentenza d'appello che escludeva alcune indennità dal calcolo del TFR. Durante il giudizio, il suo difensore ha presentato una formale rinuncia al ricorso per cassazione, chiedendo la compensazione delle spese. L'Azienda ha preso atto della rinuncia ma non ha accettato la compensazione, chiedendo la condanna del ricorrente. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo, confermando che la rinuncia al ricorso per cassazione produce effetti immediati anche senza accettazione della controparte. Tuttavia, in mancanza di accordo sulla compensazione, il rinunciante deve essere condannato al pagamento delle spese di lite. Il Lavoratore è stato quindi condannato a rifondere le spese del giudizio di legittimità in favore dell'Azienda.
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Rinuncia al ricorso: l’accordo che chiude la lite sui contributi
Un'importante agenzia di stampa ha impugnato un decreto ingiuntivo dell'ente previdenziale dei giornalisti, che richiedeva oltre 169.000 euro per contributi non versati a cinque collaboratori, ritenuti in realtà lavoratori subordinati. Dopo le decisioni sfavorevoli nei primi due gradi di giudizio, l'azienda ha proposto ricorso in Cassazione. Tuttavia, prima della decisione finale, l'azienda ha aderito a una sanatoria ministeriale per regolarizzare il debito contributivo. Di conseguenza, ha presentato formale rinuncia al ricorso, accettata dall'ente previdenziale. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio, ponendo fine alla controversia con l'accordo delle parti anche sulle spese legali.
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Definizione agevolata: stop alle liti e nessun raddoppio tasse
Una contribuente ha impugnato un avviso di accertamento per un maggior reddito di partecipazione in una società di persone. Durante il giudizio di Cassazione, la contribuente ha aderito alla definizione agevolata delle liti pendenti, pagando l'intero debito tributario e chiedendo l'estinzione del processo. L'Agenzia delle Entrate ha confermato il regolare pagamento. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio e la cessazione della materia del contendere. I giudici hanno stabilito che non si applica il raddoppio del contributo unificato, poiché l'estinzione non equivale a un rigetto del ricorso, e le spese di giudizio restano compensate.
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Rinuncia al ricorso: la banca chiude la lite senza spese
Un Istituto Bancario ha proposto ricorso in Cassazione contro l'Amministrazione Finanziaria per una controversia sui rimborsi IVA degli anni dal 1985 al 1994. Successivamente, l'istituto ha presentato una formale rinuncia al ricorso, espressamente accettata dall'ente impositore. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, stabilendo che non si fa luogo alla condanna alle spese in base al codice di procedura civile.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop all’ICI senza sanzioni
Un Comune ha impugnato la decisione che riconosceva a un Consorzio Universitario l'esenzione dall'imposta comunale sugli immobili (ICI). Tuttavia, prima della decisione della Suprema Corte, l'amministrazione comunale ha presentato una formale rinuncia al ricorso per cassazione, accettata anche dall'ente universitario. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio. I giudici hanno chiarito che la rinuncia determina la fine del processo e la compensazione delle spese. Inoltre, in questa ipotesi non si applica il raddoppio del contributo unificato, previsto solo per i casi di rigetto o inammissibilità del ricorso.
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Definizione agevolata: la pace fiscale estingue la causa
Una contribuente impugna un avviso di accertamento per imposte non pagate. Durante il giudizio in Cassazione, decide di aderire alla definizione agevolata presentando la documentazione di pagamento a saldo e rinunciando al contenzioso pendente. La Corte di Cassazione prende atto del pagamento e della rinuncia, dichiarando l'estinzione del giudizio e compensando le spese di lite tra le parti.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: la libertà negata costa cara
Il Detenuto ha proposto ricorso per cassazione contro il provvedimento del Tribunale di Sorveglianza che negava l'affidamento in prova al servizio sociale. Successivamente, lo stesso Detenuto ha presentato formale dichiarazione di rinuncia al ricorso per cassazione presso l'Ufficio Matricola del carcere. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile senza formalità di procedura, condannando il ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria di cinquecento euro.
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Fisco e pace: la rinuncia al ricorso tributario estingue la lite
La Società Contribuente ha impugnato un avviso di accertamento per IRES, IRAP e IVA relativo all'anno d'imposta 2013. Dopo il rigetto nei gradi di merito, la società ha proposto ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio, la ricorrente ha depositato un'istanza di rinuncia al ricorso tributario, accettata dall'Amministrazione Finanziaria, probabilmente nell'ambito di una definizione agevolata. La Corte di Cassazione ha preso atto della rinuncia e ha dichiarato l'estinzione del giudizio, disponendo che le spese restino a carico di chi le ha sostenute.
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Rinuncia al ricorso per cassazione senza doppia tassa
Una società immobiliare ha impugnato la richiesta di pagamento di oltre cinquemila euro per contributi di bonifica avanzata da un consorzio. Dopo alterne vicende nei primi gradi di giudizio, la controversia è giunta in Cassazione. Nelle more del giudizio, le parti hanno raggiunto un accordo amichevole per chiudere la lite. La società ha quindi presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del processo e ha chiarito un principio fondamentale: in caso di rinuncia, non si applica il raddoppio del contributo unificato, poiché tale sanzione colpisce solo il rigetto o l'inammissibilità del ricorso. Le spese di giudizio sono state interamente compensate tra le parti.
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