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Rinuncia Al Ricorso — Anno 2023

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856 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Rinuncia Al Ricorso

Provvedimenti

Omicidio stradale: condanna definitiva per rinuncia al ricorso
Una conducente d'auto è stata condannata per il reato di omicidio stradale per aver travolto e ucciso un uomo alla guida di un ciclomotore a tre ruote. La vittima stava uscendo da un passo carraio senza dare la precedenza, ma l'automobilista procedeva a velocità superiore al limite consentito. Dopo la condanna in appello, la donna ha presentato ricorso in Cassazione. Successivamente, tramite il proprio difensore munito di procura speciale, ha depositato formale atto di rinuncia. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso proprio a causa della rinuncia, condannando la ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Rinuncia al ricorso: quando arrendersi costa caro in Cassazione
L'Imputato, condannato in appello per violazione della legge sugli stupefacenti, propone ricorso in Cassazione contestando la mancata qualificazione del fatto come uso personale o di lieve entità. Successivamente, tramite la direzione del carcere, presenta una formale dichiarazione di rinuncia al ricorso da lui sottoscritta. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso proprio a causa della sopravvenuta rinuncia al ricorso, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Libero prima del giudizio: la sopravvenuta carenza di interesse
Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione contro la decisione del Tribunale di Sorveglianza che negava una misura alternativa. Durante il giudizio, il soggetto è stato rimesso in libertà per fine pena e ha rinunciato formalmente all'impugnazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per sopravvenuta carenza di interesse, poiché l'interesse a impugnare deve essere concreto e attuale fino al momento della decisione. Di conseguenza, il ricorrente non ha subito condanne alle spese processuali.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: l’accusa si ferma
Il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Napoli ha presentato un ricorso contro un'ordinanza emessa dallo stesso Tribunale. Successivamente, lo stesso ufficio del pubblico ministero ha depositato una formale dichiarazione di rinuncia al ricorso per cassazione. La Corte di Cassazione, preso atto di questa volontà, ha applicato le norme del codice di procedura penale che regolano i casi di rinuncia alle impugnazioni. Di conseguenza, i giudici di legittimità hanno dichiarato l'inammissibilità del ricorso senza necessità di discussione in udienza pubblica. Il procedimento si è concluso con la conferma dell'ordinanza impugnata a causa del venir meno dell'interesse della pubblica accusa.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: l’accordo spegne la lite
Un consorzio e un'impresa edile avevano avviato una causa contro un'altra società per l'inadempimento di un accordo interno a un'associazione temporanea di imprese. Dopo alterne vicende giudiziarie, tra cui un lodo arbitrale e una sentenza d'appello che lo dichiarava nullo, la controversia è giunta in Cassazione. Nel frattempo, la società convenuta è fallita. Prima dell'udienza, le parti hanno raggiunto un accordo amichevole per risolvere la lite. Di conseguenza, i ricorrenti hanno presentato una formale rinuncia al ricorso per cassazione, accettata dal curatore fallimentare della controparte. La Corte di Cassazione ha preso atto dell'accordo e ha dichiarato l'estinzione del processo, senza condannare nessuna parte al pagamento delle spese legali.
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Rinuncia al ricorso penale: i costi del passo indietro
Il Ricorrente ha presentato ricorso in Cassazione contro una sentenza della Corte d'Appello. Successivamente, ha deciso di presentare formale rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione ha preso atto di questa scelta e ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per rinvenuta rinuncia. Di conseguenza, Il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di una somma pari a 500 euro in favore della Cassa delle ammende.
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Rinuncia al ricorso penale: la libertà di fermarsi costa 500 euro
Il Ricorrente ha presentato ricorso in Cassazione contro una sentenza del Tribunale. Successivamente, lo stesso soggetto ha deciso di depositare una formale rinuncia al ricorso penale. La Corte di Cassazione ha preso atto di questa volontà e, applicando le norme del codice di procedura penale, ha dichiarato il ricorso inammissibile. Come conseguenza legale della rinuncia, la Corte ha condannato Il Ricorrente al pagamento delle spese del procedimento giudiziario e al versamento di una sanzione pecuniaria pari a cinquecento euro in favore della Cassa delle ammende.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: arrendersi ha un prezzo
Il Ricorrente ha impugnato l'ordinanza della Corte d'Appello che dichiarava tardivo il suo appello. Successivamente, tramite il proprio difensore, ha depositato una formale dichiarazione di rinuncia all'impugnazione, regolarmente firmata e autenticata. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso proprio a causa della sopravvenuta rinuncia al ricorso per cassazione. I giudici hanno chiarito che tale rinuncia costituisce l'esercizio di un diritto potestativo che estingue immediatamente il rapporto processuale, determinando il passaggio in giudicato della sentenza originaria. Di conseguenza, il Ricorrente perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di cinquecento euro a favore della Cassa delle ammende.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: l’accordo spegne la lite
Nel corso di un giudizio davanti alla Suprema Corte, i ricorrenti principali e i ricorrenti incidentali hanno depositato un atto di reciproca rinuncia al ricorso per cassazione. Le parti hanno dichiarato di aver raggiunto un accordo transattivo amichevole, risolvendo definitivamente la controversia che le vedeva contrapposte e accettando reciprocamente la rinuncia agli atti del giudizio, con l'accordo di compensare interamente le spese legali sostenute. La Suprema Corte, verificata la conformità dell'atto alle norme di legge, ha dichiarato l'estinzione del giudizio di cassazione senza assumere alcun provvedimento sulle spese, ponendo fine alla vicenda giudiziaria.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: l’accordo che spegne la lite
Un erede ha promosso un giudizio per ottenere il pagamento di somme spettanti al padre defunto a titolo di legato. Dopo che la Corte d'Appello ha dichiarato inammissibile il suo gravame, l'erede ha proposto ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio di legittimità, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo stragiudiziale per risolvere la controversia. Di conseguenza, il ricorrente ha presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione, accettata e sottoscritta anche dalle controparti. La Corte di Cassazione, verificata la regolarità dell'atto firmato dalle parti e dai loro difensori muniti di idonei poteri, ha dichiarato l'estinzione del giudizio senza pronunciare condanne sulle spese di lite.
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Rinuncia al ricorso: stop alla causa senza raddoppio delle tasse
I Ricorrenti hanno proposto un ricorso per revocazione contro gli Intimati. Successivamente, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo per risolvere la controversia fuori dalle aule di tribunale. Di conseguenza, i Ricorrenti hanno depositato un formale atto di rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per rinuncia al ricorso. Questa decisione comporta che non si applichi il raddoppio del contributo unificato, normalmente previsto per l'impugnazione non accolta, e non vi sia alcuna condanna alle spese poiché la controparte non ha svolto attività difensiva.
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Occupazione senza titolo: vende l’ufficio ma deve pagare i danni
Una società immobiliare acquista un ufficio, ma il venditore non lo rilascia e vi prosegue l'attività. L'immobile era stato promesso in locazione a un terzo, che recede a causa del mancato rilascio. La società acquirente chiede il risarcimento dei danni per occupazione senza titolo. I giudici di merito accertano il danno da lucro cessante per la perdita dei canoni di locazione. L'occupante propone ricorso in Cassazione contestando la ripartizione delle spese di lite, ma successivamente presenta formale rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione dichiara l'estinzione del giudizio per rinuncia, confermando implicitamente le decisioni precedenti.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: il Fisco si arrende sul catasto
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione della Commissione Tributaria Regionale che annullava la rideterminazione del classamento catastale di un immobile di proprietà di un cittadino. L'ufficio tributario aveva aumentato la rendita catastale basandosi solo sulla riqualificazione della microzona, senza specificare l'impatto sul singolo immobile. Successivamente, l'amministrazione finanziaria ha presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, confermando che la rinuncia non richiede l'accettazione della controparte non costituita e non comporta il pagamento del doppio contributo unificato, in quanto misura eccezionale non applicabile in caso di estinzione spontanea. Vince quindi il contribuente, la cui rendita originaria rimane invariata.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: l’accordo spegne la lite
I Mutuatari avevano citato in giudizio La Banca contestando l'usurarietà degli interessi moratori e la nullità del tasso Euribor del loro mutuo. Dopo i rigetti nei primi due gradi di giudizio, i clienti proponevano ricorso in Cassazione. Tuttavia, prima della decisione della Suprema Corte, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo amichevole. Di conseguenza, i ricorrenti hanno presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio, senza alcuna condanna alle spese per la banca rimasta inattiva e senza l'applicazione del raddoppio del contributo unificato, confermando l'efficacia dell'accordo privato tra le parti.
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Conflitto d’interessi dell’amministratore: nullo l’atto a moglie
Una società immobiliare ha richiesto l'annullamento della vendita di un immobile operata dal proprio amministratore a favore della moglie, professionista della stessa società, tre giorni prima della sua revoca. La vendita era avvenuta in parte tramite compensazione di presunti crediti professionali. La Corte d'Appello ha annullato l'atto rilevando il conflitto d'interessi dell'amministratore, dato il legame familiare e il prezzo inferiore al valore di mercato. Entrambe le parti hanno proposto ricorso in Cassazione. Tuttavia, prima della decisione, le parti hanno depositato una rinuncia reciproca ai rispettivi ricorsi. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio, compensando le spese legali tra le parti e lasciando ferma la decisione di secondo grado.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop alle spese e sanzioni
Un professionista ha impugnato in Cassazione la decisione sfavorevole relativa a un avviso di addebito dell'INPS per contributi della Gestione Separata. Prima dell'udienza, il ricorrente ha depositato una formale rinuncia al ricorso per cassazione. La Suprema Corte ha preso atto della dichiarazione e ha decretato l'estinzione del giudizio. Poiché l'estinzione non equivale a un rigetto, i giudici hanno escluso l'obbligo di pagare il raddoppio del contributo unificato. Inoltre, non essendoci stata attività difensiva da parte dell'ente previdenziale, non è stata disposta alcuna condanna al pagamento delle spese processuali.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop alla lite col fisco
Un contribuente ha impugnato una cartella di pagamento emessa dall'Agenzia delle Entrate per il recupero di somme rimborsate per errore. Dopo la decisione sfavorevole in secondo grado, il contribuente ha proposto ricorso in Cassazione. Successivamente, lo stesso contribuente ha presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione, chiedendo la compensazione delle spese legali. L'Agenzia delle Entrate ha accettato tale rinuncia. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio per rinuncia, disponendo la compensazione delle spese di lite tra le parti.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop alla causa con multa
Il Tribunale di Reggio Calabria aveva respinto l'appello di un soggetto sottoposto a misura cautelare che chiedeva la revoca del provvedimento. La difesa ha quindi proposto ricorso in Cassazione. Successivamente, la persona interessata ha presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione. La Suprema Corte ha preso atto della volontà del ricorrente e ha dichiarato inammissibile il ricorso, condannando la parte al pagamento delle spese processuali e al versamento di cinquecento euro alla Cassa delle Ammende.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: l’accordo che spegne la lite
Nel caso in esame, Il Ricorrente aveva presentato un ricorso davanti alla Corte di Cassazione contro una sentenza d'appello favorevole a L'Istituto Finanziario. Tuttavia, prima dell'udienza, Il Ricorrente ha depositato una formale rinuncia al ricorso per cassazione, accettata da L'Istituto Finanziario con contestuale accordo per la compensazione delle spese legali. La Suprema Corte, preso atto dell'accordo sottoscritto dalle parti e dai rispettivi difensori, ha dichiarato l'estinzione del giudizio. Di conseguenza, il processo si è concluso senza una decisione sul merito della controversia, e ciascuna parte sosterrà i propri costi di difesa.
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Cartelle esattoriali e definizione agevolata: stop alla causa
Uno Studio Legale impugnava due cartelle esattoriali per IVA, contestando la validità della notifica eseguita tramite un corriere privato anziché Poste Italiane. Durante il giudizio di Cassazione, il contribuente decideva di aderire alla definizione agevolata delle controversie tributarie, rinunciando formalmente al ricorso. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse, confermando che la rinuncia unilaterale estingue il processo senza necessità di accettazione da parte dell'Agenzia delle Entrate. Le spese di giudizio sono state compensate e non è stato applicato il raddoppio del contributo unificato.
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