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Rinuncia Al Ricorso — Anno 2023

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856 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Rinuncia Al Ricorso

Provvedimenti

Rinuncia al ricorso: la società evita la lite temeraria ma paga
Una società di persone ha impugnato davanti alla Corte di Cassazione un'ordinanza con cui la Corte d'Appello, in una causa di liquidazione della quota di un socio, aveva ordinato l'esibizione dei bilanci e disposto una consulenza tecnica. Prima dell'udienza, la società ha presentato formale rinuncia al ricorso. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso a seguito della rinuncia al ricorso stessa, ponendo le spese di giudizio a carico della società rinunciante. Ha invece escluso la condanna per lite temeraria, nonostante l'evidente infondatezza dell'impugnazione contro un provvedimento non decisorio, e ha chiarito che in caso di rinuncia non è dovuto il raddoppio del contributo unificato.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: l’accordo chiude la lite
Una società committente si oppone al decreto ingiuntivo ottenuto dalla curatela fallimentare di un'impresa appaltatrice per il pagamento del saldo di un appalto. Dopo il rigetto nei primi due gradi di giudizio, la società committente propone ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio di legittimità, le parti raggiungono un accordo transattivo. Di conseguenza, la società ricorrente deposita formale rinuncia al ricorso per cassazione, accettata dalla curatela fallimentare. La Corte di Cassazione dichiara quindi l'estinzione del giudizio per intervenuta rinuncia, senza provvedere sulle spese di lite, conformemente all'accordo raggiunto tra le parti.
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Rinuncia al ricorso in Cassazione: stop alla lite sui compensi
Un gruppo di lavoratori impiegati in lavori socialmente utili presso un'università ha richiesto il ricalcolo del compenso integrativo per le ore di lavoro extra, pretendendo l'inclusione della tredicesima e dell'indennità di ateneo. Dopo la decisione sfavorevole della Corte d'Appello, i lavoratori hanno proposto ricorso in Cassazione. Tuttavia, prima della decisione della Suprema Corte, i lavoratori hanno presentato una formale rinuncia al ricorso in Cassazione, accettata dall'università con accordo sulla compensazione delle spese. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio, ponendo fine alla controversia senza entrare nel merito della questione retributiva.
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Multa per eccesso di velocità: la rinuncia chiude la lite
Un automobilista riceveva otto verbali per violazione dei limiti di velocità, rilevata tramite un dispositivo elettronico su una strada provinciale. L'automobilista contestava la visibilità dell'apparecchio e la distanza minima dalla segnaletica. Dopo alterne decisioni nei primi due gradi di giudizio, la controversia giungeva in Cassazione. Tuttavia, prima della decisione della Suprema Corte, sia l'automobilista sia il Comune decidevano di depositare formale rinuncia ai rispettivi ricorsi, accettata da entrambe le parti. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per mutua rinuncia, compensando interamente le spese legali tra le parti. La vicenda si chiude così senza una decisione di merito sui verbali, lasciando ferma la situazione stabilita nel precedente grado di giudizio in merito alla multa per eccesso di velocità.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: lite estinta ma spese dovute
Una società in liquidazione, dopo la dichiarazione di fallimento dovuta all'inammissibilità della proposta di concordato preventivo, ha proposto ricorso in Cassazione. Successivamente, la stessa società ha depositato un atto di rinuncia al ricorso per cassazione. La curatela fallimentare e il creditore non hanno accettato la rinuncia, eccependo inoltre che il ricorso era stato notificato oltre il termine di trenta giorni dalla comunicazione della sentenza d'appello. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per rinuncia, ma ha condannato la società ricorrente al pagamento delle spese di lite in favore dei controricorrenti, poiché la rinuncia non è stata accettata e il ricorso era comunque inammissibile in quanto tardivo.
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Sopravvenuta carenza di interesse: ricorso inutile e zero spese
L'Indagato ha proposto ricorso per cassazione contro un'ordinanza cautelare che disponeva il divieto di dimora. Successivamente, il tribunale ha revocato la misura cautelare, rendendo inutile la decisione della Cassazione. Il difensore ha quindi rinunciato al ricorso. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per sopravvenuta carenza di interesse. Poiché l'interesse è venuto meno dopo la presentazione del ricorso, la Corte ha stabilito che non si applica la condanna alle spese processuali né alla sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende, escludendo qualsiasi ipotesi di soccombenza del ricorrente.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop alle spese
L'Imputata, inizialmente sottoposta a custodia cautelare in carcere per il reato di scambio elettorale politico-mafioso, ha proposto ricorso per cassazione contro il provvedimento. Nel corso del procedimento, il giudice ha sostituito la misura del carcere con quella più lieve degli arresti domiciliari. A seguito di questo provvedimento favorevole, L'Imputata ha presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione, non avendo più un interesse concreto a impugnare la precedente decisione. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato inammissibile il ricorso per sopravvenuta carenza di interesse, escludendo la condanna alle spese processuali.
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Definizione agevolata: quando la sanatoria blocca la Cassazione
L'Amministrazione Finanziaria ha proposto ricorso contro la decisione che riduceva le imposte dovute dal Contribuente a seguito di un accertamento induttivo. Nel corso del giudizio, il Contribuente ha presentato rinuncia al ricorso dichiarando di aver aderito alla definizione agevolata (la cosiddetta rottamazione delle cartelle). La Corte di Cassazione ha respinto l'eccezione del Contribuente sulla presunta mancanza di procura dell'Avvocatura dello Stato, confermando che i difensori pubblici non necessitano di mandato formale. Tuttavia, a causa della richiesta di definizione agevolata, i giudici hanno rinviato la causa a nuovo ruolo per verificare se la sanatoria riguardi effettivamente l'atto impugnato.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop al doppio contributo
L'Ente Previdenziale ha proposto opposizione contro il Fallimento di una società cooperativa per il mancato riconoscimento di crediti contributivi superiori a tre milioni di euro. Dopo il rigetto nei gradi precedenti, l'Ente ha presentato ricorso in Cassazione. Durante il giudizio, le parti hanno raggiunto un accordo e l'Ente ha formalizzato la rinuncia al ricorso per cassazione, accettata dal Fallimento con compensazione delle spese. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio. I giudici hanno chiarito che, in caso di rinuncia, non si applica il raddoppio del contributo unificato, poiché tale sanzione si applica solo nei casi di rigetto, inammissibilità o improcedibilità dell'impugnazione. Vince l'Ente Previdenziale che evita il pagamento della sanzione tributaria.
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Trattenuta stipendio dipendenti pubblici: addio al rimborso
Un gruppo di dipendenti pubblici ha contestato la legittimità della trattenuta stipendio dipendenti pubblici del 2,50% operata sul loro stipendio mensile in regime di TFR. I lavoratori chiedevano la restituzione delle somme, ma i giudici di merito hanno respinto la domanda, qualificando la misura come un mero adeguamento contabile per evitare disparità di trattamento. Successivamente, i dipendenti hanno presentato ricorso in Cassazione. Tuttavia, durante il giudizio di legittimità, i ricorrenti hanno depositato un formale atto di rinuncia al ricorso. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio, disponendo la compensazione delle spese legali tra le parti. La vicenda si chiude così senza una decisione nel merito da parte della Suprema Corte.
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Rinuncia al ricorso: quando l’errore formale cancella la causa
Alcuni dirigenti scolastici hanno fatto ricorso per ottenere la perequazione retributiva rispetto ad altri colleghi. Successivamente, i ricorrenti hanno presentato un atto di rinuncia al ricorso, firmato però solo dal difensore privo di procura speciale per tale atto. La Corte di Cassazione ha stabilito che, sebbene la rinuncia sia formalmente irregolare e non possa estinguere il giudizio, essa dimostra inequivocabilmente il venir meno dell'interesse a proseguire la causa. Di conseguenza, la Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per sopravvenuta carenza di interesse, disponendo la compensazione delle spese di giudizio tra le parti.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: la pace tra fisco e contribuente
La Società Contribuente impugnava una cartella di pagamento da oltre 65.000 euro per imposta sostitutiva sulla rivalutazione di immobili. Durante il giudizio, presentava domanda di definizione agevolata, rifiutata dall'Agenzia delle Entrate poiché ritenuta mero atto di riscossione. Dopo la conferma del diniego in appello, la società proponeva ricorso in Cassazione. Prima dell'udienza, la contribuente ha depositato formale rinuncia al ricorso per cassazione, accettata dall'amministrazione finanziaria con accordo sulla compensazione delle spese. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere.
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Rinuncia al ricorso: dalla condanna alla sanzione pecuniaria
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contro la condanna per reati legati agli stupefacenti. Successivamente, l'imputato e il suo difensore hanno presentato formale rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso a causa della sopravvenuta rinuncia al ricorso, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
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Estinzione del giudizio tributario: stop alle liti senza sanzioni
Un Comune ha impugnato la decisione favorevole a un Ente religioso riguardante alcuni avvisi di accertamento ICI. Successivamente, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo per definire la controversia. Di conseguenza, il Comune ha presentato formale rinuncia al ricorso, accettata dall'Ente religioso. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio tributario con compensazione delle spese tra le parti. I giudici hanno inoltre chiarito che, in caso di estinzione per rinuncia, non è dovuto il raddoppio del contributo unificato, poiché tale sanzione non si applica alle ipotesi di inammissibilità sopravvenuta del ricorso.
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Licenziamento collettivo: l’azienda cede e il lavoratore vince
Un'azienda ha impugnato la sentenza d'appello che dichiarava illegittimo il licenziamento individuale di un dipendente. I giudici di secondo grado avevano stabilito che l'azienda avrebbe dovuto avviare una procedura di licenziamento collettivo anziché procedere con un licenziamento individuale per giustificato motivo oggettivo. Successivamente, l'azienda ha presentato formale rinuncia al ricorso in Cassazione, e il lavoratore ha accettato tale rinuncia chiedendo la compensazione delle spese. La Corte di Cassazione ha preso atto dell'accordo tra le parti e ha dichiarato l'estinzione del giudizio, confermando di fatto la decisione precedente favorevole al lavoratore.
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Licenziamento ritorsivo: dall’aula all’accordo transattivo
Una dirigente viene licenziata dall'azienda. La Corte d'Appello dichiara nullo il licenziamento ritorsivo, ordinando la reintegra e il risarcimento del danno. L'azienda propone ricorso in Cassazione. Tuttavia, prima della decisione, le parti raggiungono un accordo transattivo. L'azienda presenta formale rinuncia al ricorso e la lavoratrice vi aderisce. La Corte di Cassazione dichiara quindi l'estinzione del giudizio con compensazione delle spese di lite, confermando l'efficacia dell'accordo conciliativo raggiunto tra le parti.
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Rinuncia al ricorso: il creditore perde e paga le spese
Una società creditrice ha proposto un regolamento di competenza contro il socio unico di una società estinta, dopo che il Tribunale di Parma aveva dichiarato la propria incompetenza revocando un decreto ingiuntivo. Successivamente, la società creditrice ha presentato formale rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione ha preso atto di questa decisione e ha dichiarato l'estinzione del giudizio. Poiché il socio unico non ha aderito alla rinuncia, la Corte ha condannato la società creditrice al pagamento delle spese processuali in favore della controparte.
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Azione revocatoria ordinaria: vendita a parenti annullata
Una acquirente ha impugnato la sentenza d'appello che confermava l'inefficacia della compravendita di un immobile, disposta su richiesta della curatela fallimentare tramite azione revocatoria ordinaria. I giudici di merito avevano accertato il danno per i creditori e la complicità della donna, parente stretta degli amministratori della società fallita. Prima della decisione della Corte di Cassazione, l'acquirente ha presentato formale rinuncia al ricorso, accettata dalla controparte. La Suprema Corte ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio, senza liquidazione delle spese di lite.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: si chiude senza tasse doppie
Un'azienda contribuente ha impugnato gli avvisi di accertamento per le tasse sui rifiuti emessi da una società di riscossione per conto di un Comune. Dopo aver presentato ricorso in Cassazione, l'azienda ha depositato una formale rinuncia al ricorso per cassazione, accettata dalla controparte con accordo per compensare le spese. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio e la cessazione della materia del contendere. I giudici hanno chiarito che, in caso di rinuncia accettata, non si applica il raddoppio del contributo unificato. Questa sanzione colpisce solo chi vede respinto il proprio ricorso, mentre la rinuncia estingue il processo senza una decisione di rigetto. Ciascuna parte sostiene le proprie spese legali.
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Estinzione del processo tributario: intesa tra Comune e aeroporto
Una società di gestione aeroportuale ha impugnato l'avviso di accertamento ICI emesso da un Comune per un albergo situato nell'area aeroportuale, concesso in sub-concessione a un terzo. La CTR ha ritenuto legittimo l'accertamento, individuando nella società concessionaria il soggetto passivo d'imposta. La società ha proposto ricorso per Cassazione. Successivamente, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo globale sulla fiscalità locale. Di conseguenza, la società ha rinunciato formalmente al ricorso e il Comune ha accettato la rinuncia. La Corte di Cassazione ha preso atto dell'accordo e ha dichiarato l'estinzione del processo tributario con compensazione delle spese di lite tra le parti.
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