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Rinuncia Al Ricorso Per Cassazione — Anno 2026

125 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Rinuncia Al Ricorso Per Cassazione

Provvedimenti

Rinuncia al ricorso per cassazione: no al doppio contributo
Un risparmiatore ha citato in giudizio un ente emittente per ottenere la differenza sugli interessi relativi a un buono postale fruttifero. Dopo la sentenza favorevole all'ente in appello, la parte investitrice ha proposto impugnazione in sede di legittimità. Successivamente, la parte ricorrente ha presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione, accettata dall'ente resistente. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo. I giudici hanno chiarito che, in caso di rinuncia accettata, non si applicano le spese di lite né il pagamento del doppio contributo unificato. Quest'ultima misura sanzionatoria vale infatti soltanto per i casi di rigetto, inammissibilità o improcedibilità del ricorso e non si applica per analogia al recesso volontario dal giudizio.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: inammissibilità e spese
Un indiziato di tentato omicidio e reati sulle armi, sottoposto a custodia cautelare in carcere, ha impugnato l'ordinanza del Tribunale del Riesame. Successivamente, tramite il proprio difensore munito di procura speciale, ha presentato una formale rinuncia al ricorso per cassazione. La Suprema Corte ha verificato il rispetto dei requisiti di legge e ha dichiarato l'inammissibilità dell'impugnazione. A seguito della rinuncia, il collegio giudicante ha condannato l'imputato al pagamento delle spese processuali e al versamento di cinquecento euro in favore della Cassa delle Ammende, confermando in via definitiva la misura cautelare precedentemente disposta.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: l’abbandono costa la sanzione
L'Imputato ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione contro la sentenza d'appello inerente alla condanna per reati in materia di stupefacenti. In seguito, la stessa parte ha depositato un atto con la rinuncia al ricorso per cassazione a causa della mancanza di interesse a proseguire la lite. La Suprema Corte ha preso atto della scelta dell'imputato e ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso. In virtù dell'articolo 616 del codice di procedura penale, la Corte ha condannato L'Imputato al pagamento delle spese di giudizio e al versamento di una sanzione di cinquecento euro a favore della Cassa delle ammende.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: accordo e spese compensate
La Parte Ricorrente ha impugnato in sede di legittimità la sentenza d'appello. Prima dell'udienza, la medesima parte ha formalizzato la rinuncia al ricorso per cassazione tramite i propri legali dotati di procura speciale. La Parte Controricorrente ha aderito alla richiesta confermando il raggiungimento di un accordo stragiudiziale. La Suprema Corte ha dichiarato estinto il processo e disposto la totale compensazione delle spese legali. I giudici hanno inoltre chiarito che in caso di rinuncia non si applica il raddoppio del contributo unificato, misura riservata ai soli casi di rigetto o inammissibilità dell'impugnazione.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: niente spese per la difesa
L'Amministratore di Fatto di una società finanziaria è stato sottoposto agli arresti domiciliari per il reato di truffa aggravata finalizzata al conseguimento di erogazioni pubbliche. Il difensore ha impugnato la misura lamentando l'assenza di un pericolo concreto e attuale di reiterazione del reato, evidenziando le dimissioni dalle cariche e il tempo trascorso. Nelle more del giudizio di legittimità, la misura custodiale è stata sostituita con quella meno afflittiva dell'obbligo di dimora. Di conseguenza, la difesa ha presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione. La Corte Suprema ha dichiarato l'inammissibilità dell'impugnazione per sopravvenuta carenza di interesse, stabilendo l'assenza di condanna alle spese processuali e alla sanzione pecuniaria, poiché il difetto di interesse è derivato da eventi successivi alla presentazione del ricorso.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: la sanzione finale
Un cittadino ha proposto impugnazione contro un'ordinanza emessa dal giudice dell'esecuzione. Durante la fase di giudizio, il difensore munito di procura speciale ha presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione motivandola con una sopravvenuta carenza di interesse. La Corte di Cassazione ha chiarito che la rinuncia al ricorso per cassazione rende l'impugnazione inammissibile. Di conseguenza, il Giudice non ha potuto analizzare le questioni di competenza sollevate inizialmente. La Suprema Corte ha applicato la regola generale del codice di procedura penale. Tale norma impone la condanna del ricorrente alle spese processuali e al pagamento di una sanzione pecuniaria di cinquecento euro in favore della Cassa delle Ammende, equiparando la rinuncia alle altre cause di inammissibilità.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: tentato omicidio e condanna
L'Imputato, condannato a sei anni di reclusione per il reato di tentato omicidio nei confronti della moglie, ha proposto impugnazione lamentando il mancato rinnovo della perizia sulla propria capacità di intendere e di volere. La difesa contestava inoltre la mancata nuova audizione della persona offesa per chiarire il clima familiare. Tuttavia, prima che i giudici potessero esprimersi sul merito dei motivi presentati, l'imputato ha formalmente depositato l'atto di rinuncia. La Suprema Corte di Cassazione ha quindi preso atto della Rinuncia al ricorso per cassazione, dichiarando l'impugnazione inammissibile. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di una sanzione di cinquecento euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: il Fisco frena contro il socio
L'Agenzia delle Entrate aveva impugnato la sentenza favorevole al socio unico di una società, contestando presunti utili non dichiarati. Tuttavia, durante il procedimento, l'amministrazione finanziaria ha presentato una formale rinuncia al ricorso per cassazione, vistata dal difensore del contribuente. Trattandosi di un atto unilaterale recettizio, la comunicazione ha prodotto la chiusura automatica della lite. La Suprema Corte ha preso atto dell'accordo ed ha dichiarato l'estinzione del processo. Contestualmente, i giudici hanno stabilito la compensazione integrale delle spese di lite tra le parti. La Corte ha inoltre escluso l'obbligo del pagamento del doppio contributo unificato, quanto questa misura sanzionatoria non si applica in caso di estinzione volontaria della causa.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: no al doppio contributo
Un'azienda agricola ha impugnato in Cassazione una sentenza d'appello favorevole a un ente regionale. Nel corso della causa, le Sezioni Unite hanno chiarito la giurisprudenza su casi analoghi. L'azienda ha quindi presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio e l'inefficacia del ricorso incidentale dell'ente. Riguardo ai costi, la Corte ha disposto la compensazione integrale delle spese di lite, valutando la complessità delle questioni risolte solo di recente. Infine, la decisione stabilisce che la rinuncia non comporta l'obbligo di versare il doppio contributo unificato, sanzione riservata soltanto ai casi di rigetto o inammissibilità dell'impugnazione.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: estinzione e niente sanzioni
Una lavoratrice ha impugnato la sentenza d'appello relativa alle sue spettanze retributive e alla legittimità del licenziamento. Successivamente, dopo aver appreso del decesso del datore di lavoro, la dipendente ha depositato un atto formale con cui ha manifestato la rinuncia al ricorso per cassazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo. I giudici hanno chiarito che la rinuncia non richiede l'accettazione della controparte rimasta non costituita. Inoltre, trattandosi di un abbandono volontario e non di un rigetto per inammissibilità, la lavoratrice viene esonerata dal pagamento del doppio del contributo unificato. Nessun addebito di spese è stato disposto per l'assenza della parte intimata.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: esonerata la sanzione
Il Condannato ha impugnato l'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza che negava l'affidamento in prova e la semilibertà. Successivamente, la persona reclusa ha presentato la rinuncia al ricorso per cassazione, dimostrando di aver avviato un percorso riabilitativo in comunità. Tale scelta consentirà di richiedere nuovamente le misure alternative. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità dell'impugnazione per via della rinuncia. Tuttavia, i giudici hanno accolto la richiesta del ricorrente di non versare la sanzione pecuniaria alla Cassa delle Ammende, riscontrando l'assenza di colpa. Il Condannato dovrà pagare unicamente le spese processuali ordinarie.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: resta il carcere e scatta la sanzione
Un indagato per detenzione di sostanze stupefacenti impugnava l'ordinanza del Tribunale del riesame che aveva confermato la custodia cautelare in carcere al posto degli arresti domiciliari. La difesa contestava la valutazione dei giudici sul pericolo di recidiva e sull'inidoneità dell'abitazione per la misura domiciliare. Tuttavia, prima della discussione della causa davanti alla Suprema Corte, il difensore munito di specifica procura depositava formale atto di rinuncia. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità dell'impugnazione per sopravvenuta rinuncia al ricorso per cassazione. Di conseguenza, il ricorrente resta in carcere ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali, oltre a una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: addio alla difesa e sanzione
L'Imputata era stata condannata nei precedenti gradi di giudizio per aver omesso di dichiarare dati patrimoniali rilevanti per l'ottenimento di un beneficio pubblico. La difesa aveva inizialmente impugnato la decisione lamentando una presunta contraddizione dei giudici di merito circa la valutazione dei beni immobiliari rispetto a quelli mobiliari. Successivamente, la stessa interessata ha depositato un formale atto con cui ha effettuato la rinuncia al ricorso per cassazione, regolarmente sottoscritto e autenticato dal difensore. La Suprema Corte ha preso atto della volontà della parte e ha dichiarato l'inammissibilità dell'impugnazione, condannando la ricorrente al pagamento delle spese del processo e al versamento della somma di cinquecento euro in favore della Cassa delle ammende.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop all’esame della misura
Un imprenditore agricolo, sottoposto agli arresti domiciliari con l'accusa di associazione per delinquere finalizzata all'immigrazione clandestina tramite 132 false richieste di assunzione, ha impugnato la misura cautelare. Nelle more del giudizio di legittimità, la difesa ha trovato un accordo con la pubblica accusa per un patteggiamento e ha presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione sottoscritta dall'indagato e dai difensori. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile a causa dell'intervenuta rinuncia e ha condannato il ricorrente alle spese processuali e al pagamento di una somma ridotta in favore della Cassa delle ammende.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: conseguenze e spese
Un indagato, sottoposto a custodia cautelare in carcere per tentato omicidio e reati sulle armi, ha impugnato l'ordinanza del Tribunale del Riesame. In un secondo momento, il detento ha inoltrato la propria rinuncia al ricorso per cassazione tramite dichiarazione personale inviata dalla casa circondariale. La Corte di Cassazione ha preso atto della scelta, evidenziando che la revoca formale dell'impugnazione rende il ricorso inammissibile e preclude la valutazione dei motivi contestati. I giudici hanno dichiarato l'inammissibilità dell'atto e condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali, oltre a una sanzione di cinquecento euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: spese e sanzioni
Un cittadino viene assolto dal Tribunale per la particolare tenuità del fatto in merito al porto in luogo pubblico di una replica di arma ad aria compressa senza giustificato motivo. Il difensore dell'imputato presenta inizialmente impugnazione contro la decisione, ma successivamente deposita un atto di rinuncia al ricorso per cassazione previa procura speciale. La Suprema Corte dichiara quindi inammissibile l'impugnazione a causa della formale rinuncia. La conseguenza diretta per il ricorrente è la condanna al pagamento delle spese processuali e al versamento di una sanzione di cinquecento euro in favore della Cassa delle ammende, non sussistendo motivi per escludere la colpa nella causazione dell'inammissibilità.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: conseguenze e sanzioni
Un detenuto propone ricorso davanti alla Corte di Cassazione contro l'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza che nega le misure alternative alla detenzione. Successivamente, il condannato formalizza una dichiarazione presso l'ufficio matricola dell'istituto penitenziario per effettuare la rinuncia al ricorso per cassazione. La Suprema Corte prende atto dell'atto e dichiara l'inammissibilità dell'impugnazione. In base alla normativa vigente, la Cassazione condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali. L'assenza di cause idonee a escludere la colpa determina anche la condanna al versamento di euro cinquecento in favore della Cassa delle Ammende.
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Rinuncia al ricorso per Cassazione: stop al giudizio e spese
Due persone ristrette in differenti istituti penitenziari avevano richiesto l'autorizzazione a svolgere colloqui a distanza tramite collegamento audiovisivo. A seguito del diniego emesso dal Giudice per le indagini preliminari, i soggetti hanno proposto impugnazione di legittimità. Successivamente alla fase iniziale del procedimento, le parti hanno formalizzato un atto di rinunzia mediante dichiarazione del difensore e attestazione personale trasmessa dalla direzione carceraria. I giudici hanno preso atto dell'abbandono dell'azione, dichiarando l'inammissibilità formale dell'istanza. La rinuncia al ricorso per Cassazione ha comportato per i proponenti la condanna al pagamento delle spese di giustizia e il versamento di cinquecento euro alla Cassa delle ammende.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: obbligo di pagare le spese
L'Imputato ha presentato impugnazione davanti alla Suprema Corte contro una sentenza di condanna. Successivamente, l'Imputato e il suo difensore hanno depositato la rinuncia al ricorso per cassazione. Tuttavia, prima di questo atto, l'Ente Danneggiato si era già costituito come parte civile depositando memorie difensive. L'Imputato non ha provveduto ad avvisare tempestivamente la controparte della propria intenzione di abbandonare l'impugnazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Di conseguenza, i giudici hanno condannato l'Imputato a pagare le spese del procedimento, una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende e duemila euro di spese legali a favore della parte civile.
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Rinuncia al ricorso per cassazione e stop alla causa sul demanio
Due comproprietarie hanno chiesto la sdemanializzazione di un'area lacustre sulla quale sorgeva la loro abitazione. L'ente demaniale ha respinto l'istanza e i giudici speciali delle acque hanno confermato il diniego. Le cittadine hanno quindi presentato ricorso alla Suprema Corte. Prima dell'adunanza camerale, le parti hanno raggiunto un accordo formale: le proprietarie hanno depositato la rinuncia al ricorso per cassazione e l'amministrazione statale ha accettato formalmente tale scelta. Le Sezioni Unite hanno dichiarato estinto il processo per cessazione della materia del contendere. L'accettazione reciproca della rinuncia ha escluso qualsiasi condanna al pagamento delle spese legali, chiudendo definitivamente il contenzioso immobiliare.
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