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Rinuncia Al Ricorso Per Cassazione — Anno 2026

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125 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Rinuncia Al Ricorso Per Cassazione

Provvedimenti

Rinuncia al ricorso per cassazione: spese sì, sanzione no
Una società ha proposto ricorso contro l'Agenzia delle Entrate per contestare la rendita catastale di un immobile. Successivamente, la società ha presentato una formale rinuncia al ricorso per cassazione. L'Agenzia delle Entrate non ha accettato espressamente la rinuncia. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo, condannando la società al pagamento delle spese di giudizio in favore dell'ente pubblico. Tuttavia, i giudici hanno stabilito che, in caso di rinuncia, non si applica il raddoppio del contributo unificato. Questa sanzione colpisce infatti solo chi vede respinto il proprio ricorso o dichiarato inammissibile, e non chi decide spontaneamente di abbandonare la causa.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop al raddoppio delle tasse
Un Ente No-Profit ha impugnato la rettifica della rendita catastale di una sua struttura assistenziale operata dall'Amministrazione Finanziaria. Successivamente, l'ente ha presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione, accettata dal Fisco. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio e compensato le spese. I giudici hanno chiarito che, in caso di rinuncia, non si applica il raddoppio del contributo unificato. Questa sanzione colpisce solo il rigetto, l'inammissibilità o l'improcedibilità dell'impugnazione, e non può essere estesa per analogia a chi decide di abbandonare spontaneamente la causa.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: i costi del ripensamento
Il Ricorrente ha presentato ricorso per cassazione contro il provvedimento del Tribunale di Sorveglianza che aveva accolto la sua istanza di affidamento in prova al servizio sociale. Successivamente, lo stesso soggetto ha depositato una formale rinuncia al ricorso per cassazione. La Corte di Cassazione, preso atto della rinuncia, ha dichiarato inammissibile il ricorso ai sensi dell'articolo 591 del codice di procedura penale. Di conseguenza, i giudici hanno condannato il ricorrente al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di una somma di cinquecento euro in favore della Cassa delle ammende.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: accordo salva dalle tasse
Nel corso di un giudizio di revocazione, avviato per contestare una precedente dichiarazione di improcedibilità, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo. La ricorrente ha presentato una formale rinuncia al ricorso per cassazione, sottoscritta personalmente e controfirmata dal proprio difensore. La controparte ha accettato espressamente tale rinuncia, concordando sulla compensazione delle spese di lite. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio. Questa decisione comporta che non sia dovuto il pagamento del cosiddetto doppio contributo unificato, previsto solitamente in caso di rigetto o inammissibilità del ricorso, poiché l'estinzione per rinuncia non configura una soccombenza o un rigetto nel merito.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: la marcia indietro costa cara
L'Imputato ha proposto ricorso per cassazione contro la sentenza della Corte d'Appello di Ancona. Successivamente, lo stesso soggetto ha presentato una formale rinuncia al ricorso per cassazione. La Corte di Cassazione ha preso atto di questa scelta e ha dichiarato inammissibile l'impugnazione. I giudici hanno inoltre rilevato l'assoluta genericità dei motivi di ricorso originariamente presentati. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di una somma pari a tremila euro in favore della Cassa delle ammende, come previsto dalla legge in caso di inammissibilità del ricorso.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop alle liti senza spese
Alcune società importatrici hanno impugnato due verbali di accertamento per presunti illeciti doganali emessi dall'Agenzia delle Dogane. Dopo alterne vicende nei primi gradi di giudizio, le società hanno proposto ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione. Nelle more del giudizio di legittimità, le contribuenti hanno provveduto al pagamento integrale dei diritti doganali richiesti e hanno depositato una formale dichiarazione di rinuncia. La Suprema Corte, preso atto del pagamento e della volontà delle parti, ha dichiarato l'estinzione del processo per sopravvenuta rinuncia al ricorso per cassazione. I giudici hanno inoltre disposto la compensazione integrale delle spese di lite tra le parti, ponendo fine alla controversia senza ulteriori aggravi economici per i soggetti coinvolti.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: pagamento e stop alla lite
Due società commerciali hanno impugnato alcuni verbali di rettifica emessi dall'Agenzia delle Dogane. Dopo aver proposto ricorso in Cassazione, le imprese hanno pagato i diritti doganali dovuti e hanno depositato una formale rinuncia al ricorso per cassazione. La Corte di Cassazione ha preso atto della rinuncia, dichiarando l'estinzione del giudizio e disponendo la compensazione integrale delle spese di lite tra le parti.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop alla lite sulla pensione
Un professionista ha chiesto il riconoscimento della pensione di anzianità a una cassa previdenziale. Dopo il rigetto nei primi due gradi di giudizio per mancanza dei requisiti anagrafici e di una domanda idonea, il professionista ha proposto ricorso in Cassazione. Successivamente, il ricorrente ha depositato un atto di rinuncia al ricorso per cassazione, accettato dalla cassa previdenziale con richiesta di compensazione delle spese. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, confermando la compensazione delle spese di lite tra le parti senza applicare sanzioni o rimborsi forzati.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: accordo e zero spese
Un'impresa di costruzioni ha proposto ricorso in Cassazione contro un'amministrazione comunale. Successivamente, la stessa impresa ha depositato un formale atto di rinuncia al ricorso per cassazione, che è stato regolarmente accettato dall'ente pubblico. La Corte di Cassazione ha preso atto dell'accordo bilaterale e ha dichiarato l'estinzione del giudizio. Grazie all'accettazione della rinuncia da parte del controricorrente, i giudici hanno stabilito che nessuna delle parti deve pagare le spese processuali all'altra, risolvendo la controversia in modo consensuale e senza vincitori né vinti.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: il docente perde e paga
Un docente ha impugnato il trasferimento ottenuto tramite mobilità, rivendicando una precedenza legata al ruolo di presidente di una Camera di Commercio e il punteggio per il servizio in scuole paritarie. Dopo l'avvio della procedura di decisione accelerata, il lavoratore ha presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio. Tuttavia, non essendoci stata accettazione della controparte, i giudici hanno applicato il principio della soccombenza virtuale. Ritenendo le pretese del docente infondate (la Camera di Commercio non è un ente locale e il servizio paritario non è equiparato a quello statale), la Corte lo ha condannato al pagamento delle spese processuali in favore dell'Amministrazione scolastica.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: definitiva la condanna
L'Imputato era stato condannato in appello per il reato di spendita di banconote contraffatte. Egli aveva proposto ricorso lamentando la mancata visione delle telecamere di sorveglianza e sostenendo che parte del denaro non fosse falso. Successivamente, l'Imputato ha presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione tramite posta elettronica certificata. La Corte di Cassazione ha preso atto della volontà dell'Imputato e ha dichiarato il ricorso inammissibile. Di conseguenza, l'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di una sanzione pecuniaria di cinquecento euro alla Cassa delle ammende.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop alla lite e zero tasse
La Società Concessionaria di uno stabilimento balneare impugna la richiesta di pagamento di canoni demaniali maggiorati. Dopo aver perso in primo e secondo grado, propone ricorso per Cassazione. Tuttavia, la stessa società decide successivamente di rinunciare al ricorso. La Corte di Cassazione prende atto della rinuncia ed emette una dichiarazione di estinzione del giudizio per rinuncia al ricorso per cassazione. Di conseguenza, il processo si chiude senza una decisione sul merito dei canoni. La Corte stabilisce inoltre che non si applica il raddoppio del contributo unificato e non liquida le spese in favore dell'Agenzia del Demanio, rimasta inattiva.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: l’atto c’è ma non vale
Una contribuente ha citato in giudizio un'azienda di servizi chiedendo il risarcimento dei danni per un presunto errore nella dichiarazione dei redditi. I giudici di merito hanno respinto la domanda per mancanza di nesso causale tra l'attività dell'azienda e il danno. L'azienda ha comunque proposto ricorso in Cassazione, ma il suo difensore ha successivamente depositato un atto di rinuncia. Poiché l'atto era firmato solo dall'avvocato privo di mandato speciale, la Corte ha stabilito che non si produce l'estinzione del processo. Tuttavia, tale atto dimostra un sopravvenuto difetto di interesse a proseguire. Per questo motivo, la Suprema Corte ha dichiarato la rinuncia al ricorso per cassazione inefficace per l'estinzione, ma ha comunque pronunciato l'inammissibilità del ricorso per carenza di interesse.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: si chiude la lite sulla casa
Una società creditrice promuove un'azione revocatoria per dichiarare inefficace la vendita della nuda proprietà di un immobile effettuata dal debitore a favore di un acquirente. La Corte d'Appello accoglie la domanda del creditore. L'acquirente propone ricorso in Cassazione ma, successivamente, deposita una formale dichiarazione di rinuncia al ricorso per cassazione, accettata dalla controparte. La Corte di Cassazione dichiara quindi l'estinzione del giudizio per rinuncia, senza alcuna condanna alle spese processuali per l'ultimo grado.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: si chiude la lite sul cortile
Una cittadina ha impugnato la sentenza d'appello che riconosceva a un Istituto religioso la proprietà esclusiva di un cortile interno, respingendo la sua richiesta di usucapione. Durante il giudizio di legittimità, la ricorrente ha presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione. L'Istituto ha accettato la rinuncia, rinunciando a sua volta al controricorso e concordando sulla compensazione delle spese. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio, escludendo inoltre l'obbligo di versare il raddoppio del contributo unificato, tipico dei casi di rigetto dell'impugnazione. Di conseguenza, la controversia si chiude senza vincitori né vinti in questa sede, con spese compensate.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: appello fermato e condanna
Un condannato aveva presentato ricorso in Cassazione contro il rigetto della sua istanza di detenzione domiciliare. Tuttavia, prima della decisione, il suo difensore ha presentato una dichiarazione di rinuncia al ricorso per cassazione. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che la rinuncia è un atto che estingue immediatamente il processo. Di conseguenza, la precedente decisione è diventata definitiva e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di 500 euro. La sentenza conferma che la rinuncia, effettuata dal difensore con procura speciale, è sufficiente a chiudere il procedimento.
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Rinuncia al ricorso in Cassazione: perde chi ritira l’impugnazione
La vicenda nasce dalla richiesta di due cittadini di ottenere la restituzione di un compenso, a loro dire eccessivo, pagato a due Consulenti Tecnici nominati dal Tribunale in una precedente causa. Dopo aver perso in appello, uno dei due cittadini ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione. Tuttavia, prima della decisione finale, ha cambiato idea, presentando una formale rinuncia al ricorso per cassazione. Di conseguenza, la Corte Suprema ha dichiarato il processo estinto, rendendo definitiva la sentenza d'appello sfavorevole al cittadino. I Consulenti, quindi, non devono restituire alcuna somma.
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Rinuncia al ricorso: imprenditore multato paga anche le spese
Un imprenditore, multato dall'Ispettorato del Lavoro per 21.000 euro, ha impugnato la sanzione. Dopo aver perso nei primi due gradi di giudizio, ha presentato ricorso in Cassazione. Tuttavia, prima della decisione finale, ha cambiato idea, presentando una formale rinuncia al ricorso per cassazione. La Corte Suprema ha quindi dichiarato l'estinzione del processo. Poiché la rinuncia non è stata accettata dalla controparte, l'imprenditore è stato condannato a pagare le spese legali del giudizio di Cassazione, liquidate in 2.000 euro, oltre agli oneri accessori.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: dal ricorso alla condanna
Un detenuto presenta ricorso in Cassazione contro il rigetto della sua richiesta di liberazione anticipata. Successivamente, però, cambia idea e comunica formalmente la sua volontà di ritirarsi. La Corte Suprema, prendendo atto della sopravvenuta rinuncia al ricorso per cassazione, dichiara l'impugnazione inammissibile. Questa decisione non solo rende definitiva la precedente sentenza sfavorevole, ma comporta anche la condanna del detenuto al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di 500 euro.
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Rinuncia al Ricorso: Paga il Debito e Chiude la Causa in Cassazione
Una contribuente impugna un avviso di accertamento fiscale fino alla Corte di Cassazione. Durante il processo, aderisce alla 'rottamazione-quater', saldando il debito a condizioni agevolate. Successivamente, presenta una rinuncia al ricorso per cassazione. La Suprema Corte dichiara estinto il giudizio, stabilendo un principio fondamentale: la rinuncia in Cassazione è un atto unilaterale che non necessita dell'accettazione della controparte per essere efficace. Data la definizione del debito, i giudici decidono per la compensazione delle spese legali, con ogni parte che paga i propri costi. La contribuente chiude così definitivamente il contenzioso.
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