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Rinuncia Agli Atti

144 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

La dichiarazione formale con cui una parte rinuncia a proseguire il giudizio intrapreso, determinandone l'estinzione se accettata dalla controparte.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Rinuncia al ricorso tributario: la Cassazione estingue il caso
Un'azienda ha chiesto il rimborso della tassa di concessione governativa versata per gli abbonamenti di telefonia mobile aziendale. L'Amministrazione Finanziaria ha rifiutato la restituzione delle somme. La società ha quindi promosso un contenzioso tributario, ma ha perso sia in primo che in secondo grado. Di conseguenza, il contribuente ha proposto ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio di legittimità, la società ha scelto di depositare formale rinuncia agli atti. La Corte di Cassazione ha preso atto della volontà del contribuente, confermando la rinuncia al ricorso tributario. I giudici hanno dichiarato l'estinzione del processo e hanno disposto la compensazione delle spese di lite.
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Polizza Inoperativa: Accordo tra le Parti e l’Estinzione del Giudizio
Una società edile ha chiesto il risarcimento danni ad una compagnia assicurativa per l'inoperatività di una polizza. La Corte d'Appello ha dichiarato il difetto di giurisdizione, indicando il collegio arbitrale come competente. La società edile ha proposto ricorso in Cassazione, chiedendo anche un regolamento di competenza. Durante il processo, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo. Entrambe hanno rinunciato ai rispettivi ricorsi. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio per rinuncia, senza condanna alle spese processuali tra le parti che hanno partecipato attivamente.
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Obblighi informativi banca: l’esperienza dell’investitore cambia tutto?
Un investitore esperto aveva acquistato obbligazioni argentine tramite una banca. Inizialmente, un tribunale aveva condannato la banca per violazione degli obblighi informativi banca, riconoscendo un risarcimento. La Corte d'Appello, tuttavia, ribaltò la decisione. Essa ritenne che l'investitore, data la sua esperienza e propensione al rischio, non avesse subito alcun danno effettivo, avendo già recuperato l'importo investito vendendo i titoli. Inoltre, la Corte d'Appello criticò la sua condotta processuale. Giunto in Cassazione, l'erede dell'investitore ha rinunciato agli atti del giudizio. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato estinto il processo, compensando interamente le spese legali tra le parti e chiarendo che non è dovuto il contributo unificato aggiuntivo in caso di estinzione.
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Demolizione vs. Distanze Legali tra Edifici: La Rinuncia Chiude il Caso
Un proprietario ha ampliato un edificio adiacente a quello di un vicino, generando una controversia sulle distanze legali tra edifici. La questione centrale riguardava l'applicazione delle normative urbanistiche, in particolare se i lavori fossero stati completati prima o dopo l'entrata in vigore di un nuovo piano regolatore. Dopo un lungo iter giudiziario, che ha incluso un rinvio della Cassazione per un riesame sull'onere della prova, la Corte d'Appello ha nuovamente condannato il Costruttore alla demolizione per violazione delle distanze minime previste dal D.M. 1444/1968. Tuttavia, prima della decisione finale in Cassazione, entrambe le parti hanno rinunciato ai rispettivi ricorsi. La Suprema Corte ha quindi dichiarato estinto il giudizio, senza provvedere sulle spese, a causa della reciproca rinuncia.
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Rimborso IVA su tariffa rifiuti: tra contestazione e accordo
Un cittadino ha richiesto il rimborso IVA su tariffa rifiuti applicata indebitamente sulla TIA dalla società di gestione comunale. Il contribuente sosteneva che la tariffa costituisse un vero e proprio tributo e non un corrispettivo per un servizio privato. Di conseguenza, l'applicazione dell'IVA risultava illegittima. I giudici di merito hanno confermato la natura pubblicistica e tributaria della tariffa, accogliendo le pretese restitutorie dell'utente. La società concessionaria ha impugnato la decisione sostenendo la natura privatistica del prelievo. Giunti dinanzi alla Corte di Cassazione, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo stragiudiziale. Entrambi i soggetti hanno formalizzato la rinuncia ai rispettivi ricorsi. La Suprema Corte ha preso atto della conciliazione, dichiarando l'estinzione definitiva del procedimento e disponendo la compensazione totale delle spese di lite.
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Accordo conciliativo tributario: fine della lite con il Fisco
L'Agenzia delle Entrate ha notificato un avviso di accertamento milionario a una società per imposte non versate e relative sanzioni. Dopo vari gradi di giudizio e una prima pronuncia della Corte di Cassazione, l'impresa ha proposto ricorso per revocazione. Durante la pendenza del giudizio, l'ente pubblico e il contribuente hanno siglato un accordo conciliativo tributario. L'intesa ha rideterminato gli importi sanzionatori e regolato le pretese impositive originarie. Di conseguenza, la società ha depositato formale atto di rinuncia al ricorso e l'Amministrazione finanziaria ha accettato tale scelta. La Corte di Cassazione ha dichiarato estinto il procedimento per cessata materia del contendere, disponendo la compensazione totale delle spese di lite tra le parti.
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Ex Dirigenti Pubblici: Compenso Conteso, Giudizio Estinto per Rinuncia
Due ex direttori di un'azienda sanitaria hanno richiesto un maggiore **compenso dirigenti pubblici**, sostenendo che i loro contratti quinquennali non rispettavano i minimi previsti dai Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro. L'azienda ha contestato la richiesta. Dopo un percorso giudiziario che ha visto esiti alterni, i direttori hanno presentato ricorso in Cassazione. Tuttavia, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio. Questo è avvenuto perché i ricorrenti hanno rinunciato al ricorso, con l'accettazione della controparte, ponendo fine alla controversia senza una decisione sul merito del **compenso dirigenti pubblici** e sancendo l'importanza della rinuncia processuale.
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Rinuncia al ricorso per transazione: lite chiusa in Cassazione
La controversia riguardava l'opposizione a sanzioni amministrative promossa dal legale rappresentante di una cooperativa agricola contro un ente regionale. Dopo la sentenza di secondo grado, la parte privata ha proposto ricorso davanti alla Corte di Cassazione. Nelle more del procedimento, le parti hanno raggiunto un accordo stragiudiziale per dirimere la contesa. A seguito di tale accordo, i ricorrenti hanno formalizzato la rinuncia al ricorso per transazione. L'amministrazione pubblica intimata non ha svolto attività difensiva nel giudizio di legittimità. I giudici hanno quindi dichiarato la formale estinzione del processo, chiudendo definitivamente la lite senza alcuna condanna alle spese legali.
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Liquidazione compensi professionali: transazione e fine causa
Un professionista legale ha chiesto il pagamento delle proprie spettanze a un'azienda cliente tramite decreto ingiuntivo. Il tribunale ha ridotto la cifra dovuta. Successivamente, il legale ha proposto ricorso in Cassazione per contestare la somma. Prima della decisione dei giudici di legittimità, le parti hanno raggiunto un accordo stragiudiziale per chiudere la vertenza. Il legale ha quindi presentato la formale rinuncia agli atti. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio sulla liquidazione compensi professionali. Contestualmente, i giudici hanno disposto la totale compensazione delle spese del processo, considerando superato il contenzioso grazie all'accordo privato raggiunto tra le parti.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: chi paga le spese
Un Ente pubblico ha impugnato una sentenza d'appello sfavorevole, ma prima dell'udienza ha depositato formale rinuncia al ricorso per cassazione chiedendo la compensazione delle spese legali. Il Cittadino controricorrente ha ricevuto la notifica dell'atto senza manifestare adesione o accettazione espressa. La Corte Suprema ha dichiarato l'estinzione immediata del giudizio, ribadendo che l'abbandono dell'impugnazione produce effetti diretti e irrevocabili anche senza il consenso dell'avversario. I giudici hanno condannato l'Ente rinunciante a rimborsare integralmente le spese di difesa sostenute dal privato, escludendo tuttavia l'obbligo del raddoppio del contributo unificato.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop alla lite sui lavori
Una committente si opponeva a un decreto ingiuntivo richiesto dall'impresa appaltatrice per il pagamento del saldo dei lavori di ristrutturazione del proprio appartamento. Dopo l'esito sfavorevole nei gradi di merito, la proprietaria dell'immobile decideva di impugnare la decisione davanti ai giudici di legittimità. Nel corso del procedimento di ultimo grado, la ricorrente ha formalizzato una regolare rinuncia al ricorso per cassazione attraverso i propri difensori muniti di procura speciale. La ditta esecutrice dei lavori non ha svolto attività difensiva in sede di legittimità, rimanendo intimata. Constatata la piena validità formale dell'atto abdicativo, la Corte Suprema ha decretato l'estinzione definitiva della controversia, senza procedere ad alcuna liquidazione delle spese legali a favore della controparte assente.
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Rinuncia al ricorso in Cassazione: estinzione della causa
Un cittadino straniero ha impugnato in Cassazione il diniego della protezione internazionale. Il mandato rilasciato al difensore presentava un difetto di certificazione formale, fattore che avrebbe condotto al rigetto del ricorso. Tuttavia, prima della decisione, l'interessato ha presentato una formale rinuncia al ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha chiarito che la rinuncia volontaria prevale sui vizi formali dell'atto, determinando la chiusura immediata del processo. I giudici hanno dichiarato l'estinzione della causa, esonerando il ricorrente dal pagamento delle spese di lite in quanto l'amministrazione pubblica si era limitata a una semplice richiesta di partecipazione senza svolgere difese effettive.
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Accordo sul fondo: valida la rinuncia al ricorso per cassazione
I proprietari di un fondo agricolo hanno citato in giudizio l'affittuario per ottenere la risoluzione del contratto di affitto, il rilascio del terreno e il risarcimento dei danni per presunte opere non autorizzate. L'affittuario ha resistito chiedendo l'indennità per le migliorie apportate al fondo. Dopo le decisioni di merito, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo prima dell'adunanza di legittimità. I proprietari hanno depositato formale rinuncia al ricorso per cassazione e l'affittuario vi ha aderito chiedendo la compensazione delle spese. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio, escludendo la condanna alle spese e l'obbligo del raddoppio del contributo unificato a carico dei ricorrenti.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: no al doppio contributo
La controversia dinanzi alla Corte Suprema si chiude anticipatamente. Il ricorrente ha formalizzato la rinuncia al ricorso per cassazione chiedendo la compensazione delle spese legali. La controparte costituita ha notificato e depositato regolare atto di accettazione. La Suprema Corte ha dichiarato estinto il processo per intervenuta rinuncia bilaterale, disponendo il non luogo a provvedere sulle spese. I giudici hanno inoltre chiarito un principio fondamentale sulle tasse giudiziarie: la rinuncia concordata non comporta l'obbligo di versare il doppio del contributo unificato. Tale sanzione economica eccezionale colpisce infatti solo i casi di rigetto, inammissibilità o improcedibilità dell'impugnazione, non l'abbandono concordato della lite.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: vince la lavoratrice
La Corte d'Appello condannava due società datrici di lavoro a risarcire una dipendente con dodici mensilità di retribuzione. Le aziende impugnavano la decisione davanti alla Corte di Cassazione, ma successivamente, dopo la messa in liquidazione, depositavano formale rinuncia agli atti del giudizio. La lavoratrice sceglieva di non accettare formalmente tale atto. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del procedimento, stabilendo che la rinuncia al ricorso per cassazione produce effetti immediati anche in assenza dell'accettazione della controparte, facendo passare in giudicato la sentenza favorevole alla dipendente. I giudici hanno posto le spese di lite a carico delle aziende rinuncianti, escludendo il raddoppio del contributo unificato.
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Rinuncia al ricorso tributario: estinto il giudizio in Cassazione
La Società contribuente ha chiesto il rimborso della tassa di concessione governativa versata per i telefoni cellulari aziendali. L'Agenzia delle Entrate ha opposto rifiuto e i giudici di merito hanno respinto i successivi ricorsi dell'impresa. La Società si è quindi rivolta alla Corte di Cassazione. Nelle more della decisione, la parte ricorrente ha presentato formale atto di abbandono della causa. La Corte Suprema ha preso atto della scelta volontaria e ha dichiarato la Rinuncia al ricorso tributario. Il processo è stato dichiarato estinto con contestuale compensazione delle spese legali tra le parti.
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Rinuncia al ricorso in Cassazione: estinzione e spese
Una socia di un'azienda riceve un atto di precetto per il pagamento di oltre ventitremila euro, intimato dagli eredi di una creditrice originaria sulla base di una condanna esecutiva. La donna contesta la richiesta e promuove opposizione formale. Dopo il rigetto delle proprie contestazioni, la socia decide di portare la controversia davanti alla Suprema Corte. Nel corso del procedimento di legittimità, la ricorrente deposita un formale atto di rinuncia al ricorso in Cassazione. Gli eredi accettano formalmente tale rinuncia e concordano la chiusura della vertenza. I giudici di legittimità verificano i requisiti di legge e dichiarano estinto il procedimento, disponendo l'integrale compensazione delle spese legali tra le parti.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: accordo e lite chiusa
Una società cooperativa ha promosso un'azione legale contro una socia per ottenere il pagamento di somme tramite decreto ingiuntivo. La Corte d'Appello ha ribaltato la decisione di primo grado, revocando il decreto a favore della socia. La società ha quindi impugnato la decisione in Cassazione. Prima dell'udienza, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo per chiudere la vertenza. La società ricorrente ha depositato formale atto di rinuncia al ricorso per cassazione, controfirmato dalla socia anche per rinuncia all'azione. La Suprema Corte ha preso atto dell'accordo, dichiarando estinto il procedimento senza spese legali a carico delle parti ed escludendo il raddoppio del contributo unificato.
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Rinuncia al ricorso in Cassazione: chi paga le spese
Un cittadino otteneva dalla Corte d'Appello un indennizzo contro il Ministero della Giustizia per l'eccessiva durata di un processo. I giudici territoriali dichiaravano tuttavia irripetibili le spese legali sostenute dal ricorrente vincitore. L'interessato impugnava tale decisione davanti alla Suprema Corte oltre i termini semestrali di decadenza. In seguito al rilievo di tardività della controparte, il ricorrente depositava un atto formale di rinuncia agli atti processuali. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del procedimento. La pronuncia chiarisce che la rinuncia al ricorso in Cassazione non accettata formalmente dalla controparte comporta la condanna automatica del rinunciante al pagamento delle spese di giudizio in favore dell'amministrazione statale.
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Rinuncia al ricorso per cassazione ed estinzione del giudizio
Un cittadino straniero ha impugnato davanti alla Suprema Corte il provvedimento che negava il riconoscimento della protezione internazionale. Durante la pendenza del giudizio, il ricorrente ha depositato formale atto di rinuncia. La Corte di Cassazione ha riscontrato un difetto formale nella procura speciale conferita al difensore, priva della specifica certificazione temporale richiesta dalla legge. Nonostante la presenza di una potenziale causa di inammissibilità dell'impugnazione originaria, i giudici hanno stabilito la prevalenza della volontà della parte. La rinuncia al ricorso per cassazione impone infatti la declaratoria di estinzione del giudizio con chiusura definitiva della controversia.
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