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Rinuncia al ricorso per cassazione: vince la lavoratrice

La Corte d’Appello condannava due società datrici di lavoro a risarcire una dipendente con dodici mensilità di retribuzione. Le aziende impugnavano la decisione davanti alla Corte di Cassazione, ma successivamente, dopo la messa in liquidazione, depositavano formale rinuncia agli atti del giudizio. La lavoratrice sceglieva di non accettare formalmente tale atto. La Suprema Corte ha dichiarato l’estinzione del procedimento, stabilendo che la rinuncia al ricorso per cassazione produce effetti immediati anche in assenza dell’accettazione della controparte, facendo passare in giudicato la sentenza favorevole alla dipendente. I giudici hanno posto le spese di lite a carico delle aziende rinuncianti, escludendo il raddoppio del contributo unificato.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. L Num. 29281 Anno 2022
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Pubblicato il 4 settembre 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Effetti e validità della rinuncia al ricorso per cassazione

Nel contenzioso civile, la gestione delle impugnazioni può subire improvvisi cambi di rotta. Quando una parte decide di non proseguire la controversia, l’ordinamento prevede lo strumento della rinuncia al ricorso per cassazione. Questo istituto permette al ricorrente di abbandonare l’impugnazione pendente davanti alla Suprema Corte.

Il caso analizzato riguarda due aziende datrici di lavoro condannate in appello a versare un indennizzo risarcitorio a favore di una dipendente. Le società hanno inizialmente proposto impugnazione di legittimità per contestare la pronuncia sfavorevole. Successivamente, a seguito della messa in liquidazione delle attività, i legali rappresentanti hanno notificato un atto formale di rinuncia al giudizio.

La mancata accettazione della parte vittoriosa

Di fronte alla decisione delle società debitrici, la lavoratrice ha scelto di non prestare formale adesione alla rinuncia. Questa condotta processuale solleva spesso dubbi sulla possibilità che il processo prosegua comunque fino alla pronuncia definitiva.

La legge processuale disciplina con precisione gli effetti dell’abbandono del giudizio di legittimità. Davanti alla Suprema Corte, le dinamiche tra le parti rispondono a regole differenti rispetto ai gradi di merito. Nel giudizio di cassazione, l’atto abdicativo sottoscritto dai difensori e dai rappresentanti legali esplica la propria efficacia in modo diretto e unilaterale.

Il consolidamento del giudicato favorevole al lavoratore

Quando il ricorrente rinuncia all’impugnazione, la controversia si chiude senza un esame sui motivi di merito. La decisione precedentemente emessa dalla corte territoriale acquista piena stabilità e definitività.

La lavoratrice ha visto quindi confermata la condanna delle società al pagamento dell’indennità risarcitoria pari a dodici mensilità. L’abbandono della causa da parte del datore di lavoro impedisce qualsiasi ulteriore contestazione sul debito accertato nei precedenti gradi di giudizio.

Le motivazioni sulla rinuncia al ricorso per cassazione e le spese

I giudici di legittimità hanno chiarito che l’atto di rinuncia validamente sottoscritto determina l’estinzione del processo anche se la controparte non manifesta la propria accettazione. Tale atto produce l’immediato passaggio in giudicato della sentenza impugnata, facendo cessare qualunque interesse della controparte a resistere all’impugnazione.

In merito alle conseguenze economiche, la Suprema Corte ha applicato la regola generale sulle spese processuali. In mancanza di un accordo economico tra le parti, i giudici hanno posto i compensi di difesa interamente a carico delle società rinuncianti. Il collegio ha inoltre escluso il raddoppio del contributo unificato, trattandosi di una misura sanzionatoria riservata ai soli casi tipici di rigetto o inammissibilità dell’impugnazione.

Le conclusioni sull’esito della lite e la tutela del credito

La controversia si è conclusa con l’integrale tutela dei diritti patrimoniali della lavoratrice. Il credito risarcitorio riconosciuto dai giudici di merito è divenuto definitivo e pienamente esigibile nei confronti delle società in liquidazione.

Il provvedimento conferma che l’abbandono unilaterale dell’impugnazione non danneggia la parte resistente. Quest’ultima ottiene sia il consolidamento della vittoria ottenuta nel grado precedente, sia il rimborso delle spese legali sostenute per difendersi nel giudizio dichiarato estinto.

Serve l’accettazione della controparte per estinguere il giudizio in Cassazione?
No, nel giudizio di legittimità la rinuncia produce effetti estintivi immediati anche in assenza di adesione o accettazione della controparte.

Chi paga le spese legali se una parte rinuncia all’impugnazione?
Le spese processuali gravano interamente sulla parte che rinuncia, salvo diverso accordo formalizzato tra le parti in causa.

La rinuncia al ricorso comporta il pagamento del doppio contributo unificato?
No, il raddoppio del contributo unificato si applica solo in caso di rigetto, inammissibilità o improcedibilità del ricorso, non in caso di rinuncia.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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