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Ricorrente — Anno 2024

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2154 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Ricorrente

Provvedimenti

Indennità pronta disponibilità: limiti e fondi
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'aumento dell'indennità di pronta disponibilità per un dirigente medico non può basarsi su una vecchia delibera aziendale. È necessario un accordo collettivo decentrato che verifichi la capienza dei fondi specifici. La Corte ha accolto il ricorso di un'ASL, negando l'aumento richiesto dal medico, poiché mancava la prova di un accordo valido e della disponibilità finanziaria, ribaltando le decisioni dei gradi precedenti.
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Confisca obbligatoria: coltelli, ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo contro la confisca di alcuni coltelli. La decisione si fonda sul principio della confisca obbligatoria per oggetti il cui porto ingiustificato in luogo pubblico è illecito, ritenendo le motivazioni del ricorso troppo generiche e non in grado di contestare efficacemente tale principio.
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Contratto di formazione e lavoro: no a bonus pieno
Un lavoratore, assunto con contratto di formazione e lavoro prima di un accordo aziendale, ha richiesto il pagamento di un premio di produzione nella stessa misura dei colleghi a tempo indeterminato. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la natura a tempo determinato del contratto di formazione e lavoro al momento della stipula dell'accordo giustifica l'applicazione di un trattamento economico differenziato, come previsto dalla contrattazione collettiva, senza che ciò costituisca discriminazione.
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Definizione agevolata: estinzione del giudizio
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione di un giudizio tributario tra l'Agenzia delle Entrate e un'associazione sportiva. La decisione non entra nel merito della controversia fiscale, ma si basa sulla richiesta del contribuente di aderire alla definizione agevolata delle controversie pendenti, una procedura speciale che consente di chiudere il contenzioso in modo tombale, portando alla conclusione anticipata del processo.
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Riserve appalti pubblici: quando iscriverle?
In una controversia tra un'impresa e un Comune, la Corte di Cassazione ha chiarito i termini per l'iscrizione delle riserve negli appalti pubblici. L'ordinanza distingue tra danni immediatamente percepibili, per cui la riserva deve essere tempestiva, e danni derivanti da una sospensione che diventa illegittima nel tempo. Per quest'ultima ipotesi, la Corte ha stabilito che la riserva può essere validamente iscritta al momento della ripresa dei lavori, cassando con rinvio la decisione d'appello che l'aveva ritenuta tardiva.
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Notificazione ricorso Cassazione: l’errore che ferma tutto
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso in cui un errore nella notificazione ricorso Cassazione ha causato un rinvio. Il ricorso di una lavoratrice contro un Ministero era stato notificato all'Avvocatura distrettuale dello Stato anziché all'Avvocatura generale, unico ente competente a rappresentare lo Stato in sede di legittimità. La Corte, rilevando il difetto, ha ordinato alla ricorrente di rinnovare la notifica entro 60 giorni, rinviando la causa a nuovo ruolo.
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Stato di necessità: non scusa il furto per fame
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per tentato furto. L'imputato aveva invocato lo stato di necessità a causa delle sue difficoltà economiche. La Corte ha ribadito che la povertà non integra l'esimente dello stato di necessità quando è possibile ricorrere agli istituti di assistenza sociale per soddisfare i bisogni primari.
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Ricorso inammissibile: quando l’appello è ripetitivo
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile in un caso di truffa, poiché i motivi presentati erano una mera ripetizione di quelli già respinti dalla Corte d'Appello. La mancanza di una critica argomentata alla sentenza impugnata ha portato alla condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Calcolo anzianità contributiva: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha chiarito le modalità di calcolo dell'anzianità contributiva per i lavoratori dello spettacolo la cui carriera si estende prima e dopo la riforma del D.Lgs. 182/1997. Un lavoratore si era visto riconoscere il diritto alla pensione sulla base di un calcolo unificato. L'ente previdenziale ha impugnato la decisione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che i periodi antecedenti al 1997 devono essere calcolati con le vecchie regole, mentre per i periodi successivi, in caso di passaggio tra gruppi contributivi diversi, si deve identificare il gruppo di prevalenza e riproporzionare i contributi versati nel gruppo non prevalente. La sentenza è stata cassata con rinvio alla Corte d'Appello per un nuovo calcolo.
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Sanzioni Gestione Separata: Cassazione annulla tutto
La Corte di Cassazione ha annullato le sanzioni Gestione Separata a carico di una professionista per l'omessa contribuzione relativa all'anno 2010. Pur confermando l'obbligo di versare i contributi previdenziali, la Corte ha applicato una sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato illegittime tali sanzioni per i periodi antecedenti l'entrata in vigore della legge del 2011 che chiarì l'obbligo di iscrizione per gli avvocati non iscritti alla cassa forense. La decisione stabilisce che il debito contributivo è dovuto, ma le relative sanzioni civili non possono essere applicate retroattivamente.
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Anzianità contributiva spettacolo: calcolo pre-1997
Un lavoratore dello spettacolo ha contestato il calcolo della sua anzianità contributiva ai fini pensionistici. Il nodo della questione era se la riforma del 1997 (D.Lgs. 182/97) potesse essere applicata retroattivamente. La Corte di Cassazione ha stabilito che la nuova disciplina non è retroattiva. Di conseguenza, l'anzianità contributiva spettacolo maturata prima del 1997 deve essere calcolata con le vecchie regole, mentre le nuove si applicano solo al periodo successivo. La decisione della corte d'appello è stata annullata con rinvio.
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Calcolo pensione spettacolo: la Cassazione chiarisce
Un lavoratore dello spettacolo ha contestato il calcolo della sua pensione. La Corte di Cassazione ha stabilito che la classificazione in gruppi del 1997 non è retroattiva, definendo nuove regole per il calcolo pensione spettacolo basate sul criterio di prevalenza applicato solo dal 1997 in poi.
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Omessa pronuncia disciplinare: Cassazione fa chiarezza
Un professionista, radiato dal proprio albo a seguito di una condanna penale, ha impugnato la sanzione lamentando vizi procedurali. L'organo di appello ha omesso di pronunciarsi su uno dei motivi, ritenendolo assorbito. La Corte di Cassazione, investita della questione di omessa pronuncia disciplinare, ha emesso un'ordinanza interlocutoria per acquisire gli atti del procedimento, sospendendo la decisione per una valutazione completa del caso. Questo evidenzia il dovere del giudice di esaminare tutte le doglianze sollevate.
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Mandato post mortem: domanda di pensione invalida
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'erede relativo a una pensione di reversibilità. La domanda era stata presentata da un patronato lo stesso giorno del decesso del richiedente. La Corte ha stabilito che il mandato post mortem si estingue con la morte del mandante, rendendo la domanda inefficace nei confronti dell'ente previdenziale, in quanto terzo rispetto al rapporto di mandato.
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Automatismo prestazioni previdenziali: il T.F.S. vale
Un ex dipendente pubblico ha richiesto il ricalcolo del suo Trattamento di Fine Servizio (T.F.S.) includendo un periodo di lavoro pre-ruolo. L'ente previdenziale si opponeva, sostenendo la mancanza di contributi. La Corte di Cassazione ha dato ragione al lavoratore, applicando il principio di automatismo delle prestazioni previdenziali, secondo cui il diritto alla prestazione non può essere pregiudicato dall'inadempimento contributivo del datore di lavoro.
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Cartella ipotecaria svizzera: è valuta da dichiarare?
Un cittadino ha impugnato una sanzione per mancata dichiarazione di valuta all'esportazione, in parte costituita da una cartella ipotecaria svizzera. La Corte di Cassazione, riconoscendo l'importanza della questione sulla qualificazione di tale titolo, ha emesso un'ordinanza interlocutoria per rinviare la decisione a una pubblica udienza, al fine di garantire un'interpretazione uniforme della legge.
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Inammissibilità ricorso penale: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità di un ricorso penale avverso una condanna per bancarotta fraudolenta. La decisione si fonda sulla rinuncia parziale ai motivi d'appello da parte dell'imputato, il quale aveva già ottenuto una riduzione di pena in conformità alla sua richiesta. L'inammissibilità ha comportato la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.
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Ricorso inammissibile bancarotta: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per bancarotta fraudolenta. I motivi del ricorso sono stati giudicati generici e manifestamente infondati, in particolare riguardo alla contestazione sull'aggravante del danno patrimoniale di rilevante gravità. La decisione conferma la condanna e comporta il pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria. Questo caso evidenzia l'importanza della specificità dei motivi di un ricorso inammissibile per bancarotta.
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Inammissibilità del ricorso: cosa succede in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso presentato da un imputato. La decisione si fonda sulla rinuncia ai motivi di gravame relativi alla responsabilità penale, in seguito a un accordo sulla pena in appello (art. 599-bis c.p.p.). Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Rinuncia al ricorso: spese e doppio contributo
Una società, dopo aver impugnato in Cassazione una sentenza d'appello sfavorevole relativa a un pagamento per una fornitura di merce, ha effettuato una rinuncia al ricorso. La Suprema Corte ha dichiarato estinto il giudizio, condannando la società rinunciante al pagamento delle spese legali, dato che la controparte non aveva accettato la rinuncia. È stato inoltre chiarito che, in caso di rinuncia al ricorso, non è dovuto il versamento del cosiddetto "doppio contributo unificato".
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