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Ricorrente — Anno 2023

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436 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Ricorrente

Provvedimenti

Espulsione dello straniero: stop della Cassazione
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un cittadino straniero contro il decreto di espulsione dello straniero emesso dalla Prefettura. Il Giudice di Pace aveva inizialmente confermato l'espulsione ignorando la situazione di pericolo nel paese d'origine. Tuttavia, la successiva concessione della protezione sussidiaria da parte del Tribunale e l'annullamento del provvedimento presupposto hanno reso l'atto illegittimo. La Suprema Corte ha deciso nel merito, annullando definitivamente il decreto prefettizio.
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Concordato in appello: limiti al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro una sentenza emessa a seguito di concordato in appello. La decisione chiarisce che, una volta accettato l'accordo sulla pena, il ricorso è limitato a vizi sulla formazione della volontà o difformità della sentenza rispetto all'accordo stesso. Non sono ammissibili doglianze su motivi rinunciati o sulla mancata applicazione del proscioglimento d'ufficio, confermando la natura vincolante del patto processuale.
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Ricorso per Cassazione: firma legale obbligatoria
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un Ricorso per Cassazione presentato e sottoscritto personalmente dall'imputato. La decisione si fonda sulla violazione dell'art. 613 c.p.p., il quale impone che l'atto sia firmato da un difensore iscritto nell'albo speciale dei cassazionisti. La mancanza di tale requisito formale impedisce la valida instaurazione del rapporto di impugnazione, comportando la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
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Concordato in appello: limiti al ricorso Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che, dopo aver aderito al concordato in appello, ha tentato di contestare la determinazione della pena e la mancata applicazione del proscioglimento. La Corte ha ribadito che il concordato in appello limita drasticamente i motivi di ricorso in Cassazione, rendendo impugnabili solo i vizi legati alla formazione della volontà, al consenso delle parti o all'illegalità della pena, escludendo valutazioni di merito già rinunciate con l'accordo.
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Ricorso per cassazione: obbligo firma avvocato
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità di un ricorso per cassazione presentato personalmente da un cittadino contro un'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza. La decisione si fonda sulla riforma introdotta dalla Legge n. 103 del 2017, che ha eliminato la facoltà per l'imputato o il condannato di sottoscrivere autonomamente l'atto di impugnazione di legittimità. La Corte ha ribadito che il ricorso deve essere necessariamente firmato da un difensore iscritto nell'albo speciale dei cassazionisti, condannando il ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Inammissibilità del ricorso: i rischi dei motivi generici
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso presentato da un imputato contro una sentenza della Corte di Appello. La decisione si fonda sulla natura generica dei motivi addotti, i quali si limitavano a riprodurre censure già esaminate e respinte nei gradi precedenti, in particolare riguardo alla responsabilità penale e al diniego delle attenuanti generiche. Tale inammissibilità del ricorso ha comportato la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro.
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Sostanze stupefacenti: guida alla continuazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un soggetto coinvolto in attività illecite legate alle sostanze stupefacenti. Il ricorrente contestava l'aumento di pena applicato per la continuazione tra i reati, sostenendo che la condotta dovesse essere considerata come un unico fatto. La Suprema Corte ha invece stabilito che la detenzione e la cessione di diverse tipologie di droghe giustificano la distinzione dei reati e il relativo calcolo della pena, dichiarando il ricorso inammissibile e condannando la parte al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Correzione errore materiale: la guida completa
La Corte di Cassazione ha accolto l'istanza per la correzione errore materiale relativa a una precedente sentenza tributaria. L'errore consisteva nell'errata indicazione di un ente doganale anziché dell'Amministrazione Finanziaria nell'intestazione dell'atto. La Corte ha stabilito che tale svista, chiaramente emergente dagli atti, può essere rettificata senza alcuna pronuncia sulle spese processuali, non essendoci una reale contrapposizione tra parti vittoriose e soccombenti in questa fase procedurale.
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Rinuncia al ricorso: le sanzioni pecuniarie
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità di un'impugnazione a seguito della formale rinuncia al ricorso presentata dalla parte. La decisione sottolinea che il ritiro volontario dell'atto non esenta il ricorrente dalle responsabilità economiche. Oltre alle spese del procedimento, la Corte ha disposto la condanna al pagamento di una somma in favore della Cassa delle ammende, poiché l'art. 616 c.p.p. non distingue tra le diverse cause di inammissibilità, includendo espressamente anche l'ipotesi di rinuncia.
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Errore materiale: come correggerlo in Cassazione
La Corte di Cassazione ha rilevato d'ufficio un errore materiale presente in una propria precedente sentenza. Nello specifico, il nome del ricorrente era stato erroneamente indicato come Willy anziché con il nome corretto Windy. Poiché tale svista era presente nell'intestazione, nella motivazione e nel dispositivo, ed era chiaramente rilevabile ictu oculi, la Corte ha disposto la correzione immediata tramite procedura de plano, garantendo la corretta identificazione del soggetto senza alterare il merito della decisione.
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Ricorso in Cassazione: il difensore è obbligatorio
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso in Cassazione presentato personalmente da un imputato, senza la firma di un difensore iscritto all'albo speciale. La decisione ribadisce che la normativa vigente impone l'assistenza tecnica di un legale qualificato per questo tipo di impugnazione, pena la condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Pericolo di recidiva: Cassazione conferma no a prova
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato contro il diniego dell'affidamento in prova. La decisione si basa sulla valutazione del concreto pericolo di recidiva, fondata su precedenti penali e propensione a commettere reati patrimoniali, ritenuta logica e sufficientemente motivata dal Tribunale di Sorveglianza.
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Ricorso in Cassazione: obbligatoria la firma dell’avvocato
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 48135/2023, ha dichiarato inammissibile un ricorso in Cassazione presentato personalmente da un cittadino. La decisione si fonda sulla violazione delle norme procedurali che impongono, a pena di inammissibilità, la sottoscrizione dell'atto da parte di un difensore abilitato al patrocinio presso le giurisdizioni superiori. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso in Cassazione: il ruolo del difensore è cruciale
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso presentato personalmente da un individuo avverso un'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza. La motivazione si basa sulla necessità che l'atto sia sottoscritto da un difensore iscritto all'albo speciale, come previsto dal codice di procedura penale. La decisione comporta la condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Rinuncia al ricorso: niente doppio contributo unificato
Una pubblica amministrazione proponeva ricorso per cassazione avverso una decisione di una commissione tributaria regionale. Accortasi di aver depositato il ricorso oltre i termini di legge, presentava istanza di rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha dichiarato l'estinzione del giudizio, specificando un principio fondamentale: la rinuncia al ricorso non fa scattare l'obbligo di pagamento del doppio del contributo unificato, in quanto questa sanzione si applica solo nei casi di rigetto, inammissibilità o improcedibilità dell'impugnazione.
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Contributi stazioni sperimentali: la Cassazione decide
Un ente previdenziale richiedeva il pagamento di contributi per malattia e maternità a una Stazione Sperimentale, qualificandola come "impresa dello Stato". I giudici di merito avevano negato tale obbligo. La Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che i contributi per le stazioni sperimentali sono dovuti. Ha chiarito che la nozione di "impresa dello Stato" va interpretata in senso ampio, includendo gli enti pubblici economici come le stazioni sperimentali, obbligandoli così al versamento.
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Cessazione materia del contendere: accordo tra le parti
Una dipendente pubblica chiedeva un compenso extra per attività di stima immobiliare. Dopo due sentenze sfavorevoli, il caso giunge in Cassazione. Tuttavia, le parti raggiungono un accordo e la Corte dichiara la cessazione materia del contendere, chiudendo definitivamente la lite.
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Cessazione materia del contendere: il caso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato la cessazione della materia del contendere in una controversia tra un ente previdenziale e un suo dipendente. Il caso riguardava la richiesta di una retribuzione aggiuntiva per attività di stima immobiliare svolte fuori orario di lavoro. Le corti di merito avevano dato ragione al lavoratore, ma prima della decisione finale della Cassazione, le parti hanno raggiunto un accordo di conciliazione, estinguendo così il giudizio.
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Cessazione materia del contendere: la guida completa
Un dipendente pubblico ha citato in giudizio un ente previdenziale per ottenere una retribuzione aggiuntiva per mansioni ritenute extra. Dopo una sentenza d'appello sfavorevole, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo durante il ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha quindi dichiarato la cessazione della materia del contendere, ponendo fine al processo senza una decisione nel merito, proprio a causa dell'accordo raggiunto tra le parti.
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Decadenza previdenziale: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un ente previdenziale, confermando la decisione della Corte d'Appello a favore di una lavoratrice agricola. Il caso verteva sulla decadenza previdenziale per l'impugnazione di un provvedimento di disconoscimento di giornate lavorative. La Suprema Corte ha ribadito che, nel periodo tra il 21 dicembre 2008 e il 5 luglio 2011, la norma che prevedeva tale termine di decadenza era stata abrogata, rendendo tempestiva e legittima l'azione della lavoratrice, il cui provvedimento era stato emesso proprio in quel lasso di tempo.
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