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Recidiva Reiterata — Anno 2022

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313 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Recidiva Reiterata

Provvedimenti

Messa in circolazione di opere d’arte false: il prestito è reato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per la messa in circolazione di opere d'arte false. L'imputato aveva consegnato come garanzia per un prestito di circa 3.500 euro un dipinto falsamente attribuito al noto artista Enrico Castellani, assicurando la controparte sulla sua autenticità e provenienza. La difesa sosteneva che il basso valore del prestito indicasse la natura di semplice copia dell'opera, ma i giudici hanno confermato la responsabilità penale. La Suprema Corte ha validato la condanna e l'applicazione della recidiva reiterata, evidenziando la pericolosità sociale del soggetto dovuta a precedenti specifici nel settore del falso d'arte. L'imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Trattamento sanzionatorio: giudice sovrano e ricorsi respinti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da due cittadine contro la sentenza d'appello che le condannava per un reato penale. Le ricorrenti contestavano la misura della pena inflitta, ma la Suprema Corte ha chiarito che la determinazione del trattamento sanzionatorio spetta esclusivamente al giudice di merito. Il giudice ha infatti il potere discrezionale di calcolare la sanzione applicando i criteri di legge, e tale scelta non può essere sindacata in sede di legittimità se adeguatamente motivata e priva di palesi illogicità. Di conseguenza, le ricorrenti hanno perso la causa e sono state condannate al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
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Circostanze attenuanti generiche negate al ladro recidivo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de L'Imputato, confermando la condanna a oltre quattro anni di reclusione per furto in abitazione e ricettazione. L'Imputato era penetrato in un'abitazione di giorno, attendendo l'uscita della vittima, per rubare un portagioie, e custodiva in casa tre televisori rubati. La Suprema Corte ha confermato il diniego delle circostanze attenuanti generiche a causa della flagranza di reato, della mancata collaborazione nell'indicare la provenienza dei beni e dei numerosi precedenti penali. I giudici hanno inoltre ribadito che i motivi di ricorso non possono limitarsi a riprodurre pedissequamente le contestazioni già sollevate e respinte in appello, senza muovere una critica specifica e argomentata alla decisione impugnata.
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Recidiva reiterata: il ricorso tardivo costa caro all’imputato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per tentato furto aggravato. Il ricorrente contestava l'aumento di pena applicato per la recidiva reiterata. I giudici hanno stabilito che la contestazione era inammissibile perche' inedita, in quanto mai sollevata davanti alla Corte di Appello. La Cassazione ha inoltre chiarito che la recidiva reiterata segue regole di calcolo piu' severe rispetto alla recidiva semplice, confermando la correttezza della pena applicata. L'imputato perde la causa e viene condannato a pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Recidiva reiterata: no all’aumento se la condanna non è definitiva
L'Imputato viene condannato per il reato di evasione con un aumento di pena dovuto alla recidiva reiterata. La Corte di appello giustifica tale aumento richiamando un precedente penale per un'altra evasione. Tuttavia, la condanna per quest'ultimo reato è diventata irrevocabile solo dopo la commissione del nuovo fatto. L'Imputato presenta ricorso in Cassazione, contestando l'applicazione della recidiva. La Suprema Corte accoglie il ricorso, stabilendo che un precedente penale non definitivo al momento del nuovo reato non può fondare la recidiva reiterata. La sentenza viene annullata limitatamente alla recidiva e alla pena, con rinvio alla Corte di appello per una nuova valutazione.
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Prescrizione del reato e recidiva: la Cassazione nega lo sconto
Il Contribuente è stato condannato per omessa dichiarazione dei redditi e IVA. La difesa ha sostenuto che il reato fosse estinto per prescrizione del reato, ritenendo che la recidiva reiterata, dichiarata inferiore (subvalente) rispetto alle attenuanti generiche, non dovesse essere calcolata per allungare i tempi di prescrizione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il giudizio di bilanciamento tra circostanze influisce solo sulla pena finale, ma non cancella l'esistenza della recidiva. Pertanto, la recidiva deve essere comunque considerata nel calcolo del tempo necessario a prescrivere il reato, determinando un aumento dei termini ordinari. Di conseguenza, la prescrizione non era maturata al momento della sentenza d'appello e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Sospensione condizionale della pena: fedina pulita batte errore
La Corte di Cassazione ha esaminato i ricorsi di diversi soggetti condannati per reati di droga. Tra questi, il ricorso de L'Imputato è stato parzialmente accolto. La Corte d'Appello aveva negato a quest'ultimo la sospensione condizionale della pena basandosi su presunti precedenti penali, smentiti però dal certificato del casellario giudiziale che ne attestava l'incensuratezza. I giudici di legittimità hanno ritenuto tale diniego manifestamente illogico. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato la sentenza limitatamente alla concessione del beneficio della sospensione condizionale della pena, rinviando la decisione a un'altra sezione della Corte d'Appello. Gli altri ricorsi dei coimputati, incentrati sulla disparità di trattamento sanzionatorio e sul calcolo della continuazione dei reati, sono stati dichiarati inammissibili, poiché la determinazione della pena spetta al giudice di merito ed è strettamente personale.
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Recidiva reiterata: quando il patteggiamento non cancella i reati
L'Imputato, condannato per rapina aggravata, ha proposto ricorso in Cassazione contestando l'applicazione della recidiva reiterata. La difesa sosteneva che una precedente condanna per patteggiamento si fosse estinta, poiché erano decorsi cinque anni senza ulteriori reati. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, chiarendo che l'effetto estintivo del patteggiamento opera solo se la pena applicata non supera i due anni di reclusione. Nel caso di specie, la pena patteggiata per reato continuato era di due anni e quattro mesi, superando la soglia di legge. Di conseguenza, il reato precedente non poteva considerarsi estinto e la recidiva reiterata è stata correttamente applicata dai giudici di merito.
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Recidiva reiterata e sconti di pena: negata la prevalenza
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino contro la sentenza della Corte di Appello. L'imputato contestava il mancato riconoscimento della prevalenza delle attenuanti generiche rispetto alla recidiva reiterata. I giudici di legittimità hanno confermato che la decisione d'appello era pienamente motivata e rispettosa dei divieti di legge, che impediscono di far prevalere le attenuanti in presenza di una recidiva reiterata. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto. L'imputato ha perso la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali, oltre al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Inammissibilità del ricorso per genericità: ricorrere costa caro
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per genericità presentato da un cittadino contro la sentenza della Corte di Appello. Il ricorrente contestava l'applicazione della recidiva reiterata e la severità della pena senza però fornire argomenti specifici e mirati a confutare la decisione precedente. I giudici hanno rilevato che i motivi del ricorso erano del tutto generici e non rispondevano alle motivazioni già espresse dalla Corte d'Appello. Di conseguenza, la Suprema Corte ha respinto il ricorso, confermando la condanna precedente e imponendo al ricorrente il pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Killer pentito: no alle circostanze attenuanti generiche
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un collaboratore di giustizia condannato per duplice omicidio di stampo camorristico. L'imputato lamentava il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche, sostenendo che il suo sincero pentimento e l'allontanamento dal clan dovessero valere come elementi autonomi rispetto alla collaborazione processuale già premiata. La Suprema Corte ha chiarito che la concessione delle circostanze attenuanti generiche rientra nella discrezionalità del giudice di merito. Nel caso specifico, la gravità del reato, il ruolo di killer e il pesante curriculum criminale dell'imputato giustificano ampiamente il diniego del beneficio, rendendo legittima la decisione dei giudici d'appello.
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Recidiva reiterata: il buon esito della prova non cancella i reati
L'Imputato è stato condannato per porto illegale di arma clandestina e ricettazione. La difesa ha impugnato la sentenza contestando l'applicazione della recidiva reiterata. Secondo i difensori, il positivo esito dell'affidamento in prova ai servizi sociali aveva estinto gli effetti penali delle condanne precedenti, impedendo l'aumento di pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, sebbene l'affidamento in prova estingua gli effetti delle pene incluse nel cumulo specifico, l'estinzione non si estende ad altri gravi reati commessi dall'Imputato tra il 1991 e il 2013, esclusi da quel provvedimento. La persistente pericolosità sociale dell'Imputato, dimostrata dal possesso di una pistola con matricola abrasa per difesa personale, giustifica pienamente la recidiva reiterata. Di conseguenza, la condanna a quattro anni di reclusione resta confermata.
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Recidiva reiterata: quando la vita senza regole aggrava la pena
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino straniero condannato per spaccio di lieve entità. L'imputato contestava l'applicazione della recidiva reiterata e specifica. I giudici hanno confermato la legittimità dell'aggravante a causa della spiccata pericolosità sociale del soggetto. Quest'ultimo, infatti, risultava privo di un lavoro lecito, senza fissa dimora e con numerosi precedenti penali per reati di droga e contro il patrimonio. Di conseguenza, la Cassazione ha rigettato il ricorso, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Circostanze attenuanti generiche: no allo sconto per il recidivo
Il Ricorrente ha impugnato la sentenza della Corte d'Appello, contestando il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche in prevalenza sulla recidiva reiterata. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'articolo 69, quarto comma, del codice penale vieta espressamente questo tipo di bilanciamento a favore dell'imputato in presenza di recidiva reiterata. Inoltre, il ricorso si limitava a riproporre le stesse obiezioni già respinte in secondo grado con motivazioni logiche e corrette. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la decisione precedente, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Prescrizione del reato: la recidiva blocca lo sconto di pena
Il Ricorrente, condannato per violazione delle misure di prevenzione, ha impugnato la sentenza di condanna sostenendo l'avvenuta prescrizione del reato prima della decisione d'appello. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la recidiva reiterata, quale circostanza aggravante ad effetto speciale, allunga i tempi necessari per la prescrizione del reato e aumenta il limite massimo in presenza di atti interruttivi. Nel caso specifico, calcolando l'aumento della metà della pena massima dovuto alla recidiva, il termine di prescrizione del reato non era ancora decorso al momento della sentenza d'appello né durante il giudizio di legittimità. Di conseguenza, la condanna a un anno e otto mesi di reclusione è stata confermata e il Ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Recidiva reiterata: la prescrizione non salva dalla truffa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per truffa. La difesa sosteneva che il reato fosse ormai estinto per il decorso del tempo. Tuttavia, i giudici hanno chiarito che la presenza della recidiva reiterata (la ripetizione di reati da parte di chi ha già subito più condanne) aumenta i termini di prescrizione del reato. Nel caso specifico, l'aumento previsto dalla legge ha spostato la scadenza della prescrizione a tredici anni e sei mesi dal fatto, rendendo la condanna tempestiva e valida. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Rapina impropria: lo spintone per fuggire trasforma il furto
Due donne, dopo aver commesso un furto in un negozio, hanno spintonato la vittima per fuggire. I giudici hanno qualificato l'azione come rapina impropria, poiché l'uso di qualsiasi forza fisica per assicurarsi la fuga trasforma il furto in rapina. Le imputate hanno fatto ricorso in Cassazione lamentando vizi procedurali e contestando la qualificazione del reato e l'applicazione della recidiva reiterata. La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili. Ha confermato che lo spintone configura la violenza necessaria per la rapina impropria e che per la recidiva reiterata bastano precedenti condanne definitive, senza una precedente dichiarazione formale di recidiva. Le ricorrenti sono state condannate a pagare le spese e una sanzione pecuniaria.
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Rapina e recidiva reiterata: condanna ferma ma pena da ricalcolare
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di due soggetti condannati per rapina aggravata. Il primo ricorrente, l'Esecutore, contestava la validità del riconoscimento fotografico e l'applicazione della recidiva reiterata. Il secondo, il Complice, lamentava il mancato riconoscimento della partecipazione di minima importanza. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso del Complice, ritenendo il suo ruolo di autista fondamentale per la rapina. Ha invece accolto parzialmente il ricorso dell'Esecutore: sebbene la sua colpevolezza sia confermata anche grazie al ritrovamento di scarpe compatibili con quelle del rapinatore, i giudici d'appello hanno omesso di motivare adeguatamente sull'applicazione della recidiva reiterata, ignorando i principi di non obbligatorietà stabiliti dalla Corte Costituzionale. La sentenza è stata annullata limitatamente al trattamento sanzionatorio dell'Esecutore, con rinvio per un nuovo calcolo della pena.
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Recidiva reiterata: scontro tra pena fissa e discrezionalità
Quattro imputati hanno proposto ricorso per Cassazione contro la sentenza della Corte d'appello che, in sede di rinvio, aveva rideterminato le loro pene. I ricorrenti contestavano i criteri di calcolo per il reato continuato e l'applicazione dell'aumento di pena per la recidiva reiterata, sollevando anche una questione di legittimità costituzionale sulla natura fissa di tale aumento. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili tutti i ricorsi. I giudici hanno chiarito che il giudice di rinvio è vincolato al principio di diritto stabilito nella sentenza di annullamento, anche se superato da successive decisioni delle Sezioni Unite. Inoltre, la Corte ha ribadito la piena legittimità costituzionale dell'aumento fisso di due terzi previsto per la recidiva reiterata, poiché rientra nella discrezionalità del legislatore e non viola i principi di uguaglianza e proporzionalità della pena.
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Detenzione di stupefacenti: l’uso personale non evita la condanna
L'Imputato è stato condannato per il reato di detenzione di stupefacenti ai fini di spaccio, nonostante sostenesse che la sostanza fosse destinata all'uso personale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Imputato, confermando la condanna a un anno di reclusione e tremila euro di multa. I giudici di legittimità hanno rilevato che il ricorso si limitava a contestare la valutazione delle prove effettuata nei precedenti gradi di giudizio, proponendo questioni di merito non esaminabili in sede di legittimità. Di conseguenza, l'Imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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