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Recidiva Reiterata — Anno 2022

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313 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Recidiva Reiterata

Provvedimenti

Continuazione tra reati: confermato l’aumento per il recidivo
Un uomo condannato per rapina ha chiesto il riconoscimento del vincolo della continuazione tra reati con una precedente rapina già giudicata in via definitiva. La Corte di Appello ha accolto l'istanza e ha ricalcolato la sanzione. I giudici hanno fissato la pena base per il nuovo fatto e hanno applicato un incremento per il reato pregresso, tenendo conto della diminuente per il rito alternativo. Il condannato ha presentato ricorso in Cassazione ritenendo eccessivo tale incremento. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile. L'aumento sanzionatorio rispetta i limiti di legge ed è congruamente motivato dalla marcata pericolosità del soggetto, gravato da recidiva specifica, reiterata e infraquinquennale, oltre che dall'assenza di pentimento. Il ricorrente deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Recidiva reiterata e prescrizione: ricettazione ancora punibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per il reato di ricettazione con l'aggravante della recidiva. La difesa sosteneva che il decorso del tempo avesse ormai estinto il reato per intervenuta prescrizione, calcolando un termine massimo di diciotto anni. I giudici supremi hanno chiarito il rapporto tra recidiva reiterata e prescrizione: la recidiva aumenta sia il termine minimo sia il termine massimo di calcolo del tempo necessario all'estinzione del delitto. Di conseguenza, per il fatto contestato il termine prescrizionale effettivo ammonta a ventidue anni e non risulta ancora maturato. La Suprema Corte ha confermato la condanna dell'imputato e ha disposto il pagamento delle spese processuali, oltre a una sanzione di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Recidiva reiterata: confermata la condanna per tentata rapina
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un imputato per i reati di tentata rapina, resistenza a pubblico ufficiale e lesioni personali verso un agente. La difesa contestava la ricostruzione dei fatti e chiedeva l'esclusione dell'aggravante e la prevalenza delle attenuanti generiche. I giudici hanno dichiarato inammissibile il ricorso. Il quadro probatorio ha dimostrato in modo inequivocabile la condotta violenta dell'uomo. La Suprema Corte ha ritenuto pienamente legittima l'applicazione dell'aumento di pena: la recidiva reiterata impedisce alle attenuanti generiche di prevalere, confermando la pericolosità sociale manifestata dai numerosi precedenti penali del colpevole. L'imputato deve quindi scontare la pena inflitta e pagare tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Attenuanti generiche e recidiva: stop agli sconti per i recidivi
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema del bilanciamento tra attenuanti generiche e recidiva in un procedimento per furto aggravato e ricettazione. L'imputato, gravato da numerosi precedenti penali, contestava la decisione dei giudici di merito di considerare le attenuanti generiche solo equivalenti e non prevalenti rispetto alla recidiva reiterata. I Supremi Giudici hanno confermato che la comparazione delle circostanze costituisce una valutazione di merito riservata al prudente apprezzamento del giudice. Tale scelta sfugge al controllo di legittimità quando risulta supportata da una motivazione logica e coerente con l'esigenza di proporzionare la sanzione alla gravità complessiva della condotta e alla storia criminale del reo. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna alle spese.
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Ricettazione di auto rubata: condanna definitiva senza sconti
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a carico di un soggetto accusato di ricettazione di auto rubata con l'aggravante della recidiva specifica. Le Forze dell'Ordine avevano visto uscire il veicolo provento di furto da un'autorimessa nella piena disponibilità dell'accusato, riconoscendolo sul posto. L'imputato ha presentato ricorso contestando l'attendibilità del riconoscimento visivo e lamentando il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche. I Giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso del tutto inammissibile: le contestazioni sul riconoscimento riproducevano argomenti già esaminati e superati nei gradi precedenti, mentre il diniego delle attenuanti era giustificato dai precedenti penali specifici e dall'assenza di collaborazione.
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Recidiva reiterata e attenuanti: divieto di prevalenza
La Corte d'Appello ha confermato la condanna penale a carico dell'Imputato per reati in materia di stupefacenti. I giudici di merito hanno applicato l'aumento di pena per i precedenti penali e hanno dichiarato l'equivalenza tra le attenuanti generiche e l'aggravante contestata. L'Imputato ha presentato ricorso per cassazione chiedendo l'esclusione della recidiva e la prevalenza delle circostanze favorevoli. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito il rapporto tra recidiva reiterata e attenuanti: l'articolo 69 del codice penale vieta espressamente la prevalenza delle attenuanti generiche sulla recidiva qualificata, rendendo corretta la scelta del giudice di merito.
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Continuazione e recidiva reiterata: il rigetto del ricorso
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema del calcolo della pena nel caso di continuazione e recidiva reiterata per reati legati allo spaccio di sostanze stupefacenti. L'Imputato, condannato per tre distinti episodi di spaccio, contestava l'entità dell'aumento di pena stabilito per i reati satellite. La difesa chiedeva la riqualificazione dei reati minori in fatto di lieve entità per ottenere uno sconto maggiore. I giudici supremi hanno respinto l'impugnazione e dichiarato inammissibile il ricorso. La legge impone un aumento minimo inderogabile di un terzo della pena base per il soggetto che presenta una recidiva reiterata specifica. L'Imputato non aveva peraltro sollevato la questione della lieve entità nei precedenti gradi di giudizio, rendendo la doglianza inammissibile e confermando la pena finale oltre al versamento pecuniario alla Cassa delle ammende.
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Revoca degli arresti domiciliari negata nonostante la buona condotta
Un uomo di 74 anni, sottoposto a misura cautelare per detenzione di stupefacenti con recidiva specifica, ha richiesto la revoca degli arresti domiciliari. La difesa ha sostenuto l'attenuazione delle esigenze cautelari basandosi sull'età avanzata, sul corretto comportamento mantenuto durante la misura e sulla necessità di sottoporsi a periodiche visite mediche. I giudici di merito hanno respinto l'istanza, evidenziando la mancanza di documentazione sanitaria idonea e l'inefficacia deterrente di precedenti condanne. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto, stabilendo che la semplice osservanza delle prescrizioni cautelari non dimostra il venir meno del pericolo di recidiva.
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Aggravante del metodo mafioso: confessione inutile
Due imputati hanno subito la condanna definitiva per i delitti di usura ed estorsione. I giudici hanno confermato la presenza della specifica aggravante del metodo mafioso e la finalità di agevolare un clan camorristico locale. I ricorrenti hanno contestato la mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche, l'applicazione della recidiva e la quantificazione degli aumenti per la continuazione dei reati. Uno dei soggetti ha lamentato l'inutilità della propria confessione ai fini dello sconto sanzionatorio, mentre l'altro ha criticato la misura ridotta del beneficio per la collaborazione prestata. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili le impugnazioni. I giudici hanno ribadito che basta il richiamo implicito al potere intimidatorio del clan per integrare l'aggravante e che la confessione non cancella l'estrema gravità delle condotte.
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Attenuanti generiche negate tra confessione e recidiva
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale nei confronti di un soggetto accusato di sostituzione di persona e altri illeciti commessi per aprire un conto corrente sotto falsa identità. La difesa contestava la mancata notifica delle conclusioni al nuovo avvocato e il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche, motivato dallo stato di bisogno economico. I giudici hanno dichiarato il ricorso inammissibile: la nomina del nuovo difensore era avvenuta dopo la citazione e la presenza di precedenti penali, unita a giustificazioni inverosimili, impedisce la concessione delle attenuanti.
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Minaccia aggravata con fucile subacqueo e querela inutile
Un uomo ha minacciato un'altra persona brandendo un fucile da caccia subacqueo con arpione. I giudici di merito lo hanno condannato a otto mesi di reclusione per il reato di minaccia aggravata e per porto ingiustificato di oggetti atti ad offendere. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo l'inefficacia della condanna a seguito di una successiva remissione di querela da parte della vittima e contestando la qualificazione del fucile come arma. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'impiego del fucile subacqueo costituisce uso di arma ai sensi dell'art. 339 del codice penale, rendendo il reato procedibile d'ufficio e privando di effetti il ritiro della querela.
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Nuovo furto e vecchi precedenti: confermata recidiva reiterata
L'Imputato è stato condannato per tentato furto in abitazione pluriaggravato. I giudici di merito hanno applicato l'aumento di pena per recidiva reiterata, evidenziando come i precedenti penali per analoghi furti in casa dimostrassero una specifica e accresciuta pericolosità sociale. L'Imputato ha presentato ricorso per Cassazione contestando il calcolo della pena e lamentando un difetto di motivazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile perché generico e privo di nuovi elementi concreti. I giudici hanno confermato la piena legittimità dell'aggravamento sanzionatorio legato alla recidiva reiterata e hanno condannato il ricorrente al pagamento delle spese legali e al versamento di una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Minaccia aggravata: la condanna resta anche senza querela
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un imputato per il reato di minaccia aggravata. La difesa sosteneva che il processo non potesse proseguire per assenza di una formale querela da parte della persona offesa, la quale aveva presentato una semplice denuncia. I giudici supremi hanno chiarito che le recenti riforme hanno reso la minaccia grave perseguibile a querela, ma hanno introdotto un'eccezione fondamentale. Quando all'imputato viene contestata un'aggravante a effetto speciale, come la recidiva reiterata e infraquinquennale, il reato resta perseguibile d'ufficio. Di conseguenza, la mancanza di querela non blocca la condanna penale e il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Tentato furto aggravato: pena corretta in Cassazione
Un uomo ha subito una condanna per il reato di tentato furto aggravato. La Corte di Appello ha rideterminato la sanzione attenuando la recidiva, ma ha omesso di applicare la riduzione obbligatoria prevista per la scelta del rito abbreviato. Tale dimenticanza ha generato una pena paradossalmente più severa rispetto al primo grado. L'imputato ha quindi presentato ricorso per Cassazione, contestando sia la mancata applicazione dello sconto processuale, sia i criteri usati per quantificare la riduzione del tentativo. I giudici di legittimità hanno respinto le doglianze sulla quantificazione del tentativo, confermando la discrezionalità del giudice nel valutare la gravità del fatto. Tuttavia, la Suprema Corte ha accolto la censura sul rito speciale. La Cassazione ha annullato la pronuncia senza rinvio, rideterminando direttamente la pena finale in otto mesi di reclusione.
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Falsa attestazione a pubblico ufficiale: condanna confermata
Un uomo sottoposto agli arresti domiciliari ha avuto un incidente stradale ed è andato al pronto soccorso. L'uomo ha fornito false generalità al personale dell'accettazione e successivamente all'agente di polizia intervenuto per identificarlo. I giudici di merito lo hanno condannato a otto mesi di reclusione per il reato di falsa attestazione a pubblico ufficiale. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo l'inutilità dell'inganno, poiché l'agente conosceva già la sua situazione per mezzo di un parente, e contestando il calcolo della prescrizione e della recidiva. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso e ha confermato la condanna. L'agente non possedeva la certezza dell'identità dell'individuo e doveva compiere le opportune verifiche. I giudici hanno inoltre stabilito che la recidiva incide legittimamente sul calcolo del tempo di prescrizione.
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Furto in abitazione: il garage è pertinenza della casa
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per furto in abitazione a carico di un individuo che si era introdotto abusivamente all'interno di un garage privato. L'imputato contestava la severità della qualificazione giuridica sostenendo che il box non fosse un luogo di privata dimora. I giudici hanno chiarito che il garage costituisce una pertinenza diretta dell'alloggio, estendendo la medesima tutela penale riservata all'abitazione principale. I motivi sul ricalcolo della pena sono risultati inammissibili anche a causa della recidiva specifica dell'autore. La Suprema Corte ha pertanto dichiarato inammissibile il ricorso e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese di giudizio e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Prescrizione del reato: la recidiva blocca lo sconto del tempo
Un imputato, condannato nei primi due gradi di giudizio per il reato di sostituzione di persona, ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo l'avvenuta estinzione dell'illecito per decorso del tempo. La difesa lamentava il mancato rilievo del termine estintivo, ritenendo prevalenti le circostanze attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso manifestamente infondato e inammissibile. I giudici hanno chiarito che il calcolo della prescrizione del reato deve sempre considerare l'aumento di pena previsto dalla recidiva qualificata, a prescindere dall'esito del bilanciamento con le attenuanti. Il ricorrente ha subito la condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria alla Cassa delle ammende.
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Tentato furto aggravato e recidiva: stop a sconti di pena
I giudici hanno confermato la condanna penale nei confronti di un imputato colpevole del delitto di tentato furto aggravato commesso con violenza sulle cose. L'uomo presentava una pesante storia criminale qualificata come recidiva reiterata specifica e infraquinquennale. La difesa ha contestato la decisione sostenendo un difetto di motivazione sulla pericolosità sociale e chiedendo la prevalenza delle circostanze attenuanti sulla recidiva. La Corte di Cassazione ha respinto integralmente l'impugnazione. I giudici hanno chiarito che i numerosi precedenti specifici dimostrano una condotta di vita fondata sul crimine. Inoltre, la legge vieta espressamente di considerare le attenuanti prevalenti in presenza di una recidiva reiterata. Il ricorrente ha subito la condanna definitiva e l'obbligo di versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Furto aggravato in concessionaria: le telecamere non salvano il ladro
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per furto aggravato a carico di un soggetto accusato di aver sottratto beni all'interno di una concessionaria automobilistica. L'imputato sosteneva che la presenza di telecamere di videosorveglianza e del personale sul luogo di lavoro escludesse l'aggravante della tutela fiduciaria dei beni. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché mirava a una rivalutazione dei fatti storici, preclusa ai giudici di legittimità. I giudici hanno respinto anche la richiesta di concessione delle attenuanti generiche, confermando la piena validità della pena e condannando il ricorrente alle spese processuali e al pagamento in favore della Cassa delle ammende.
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Recidiva reiterata e attenuanti: nessun taglio di pena nel furto
L'Imputato è stato condannato per tentato furto aggravato con l'applicazione della recidiva reiterata. La difesa ha presentato ricorso per contestare il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per difetto di interesse. I giudici hanno chiarito il rapporto tra recidiva reiterata e attenuanti: l'articolo 69 del codice penale vieta espressamente di considerare la recidiva reiterata subvalente rispetto alle attenuanti. Di conseguenza, anche se il giudice avesse concesso le attenuanti generiche richieste, la sanzione finale non avrebbe subito alcuna riduzione pratica. L'esito finale ha visto la totale sconfitta del condannato, obbligato a pagare le spese processuali e un versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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