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Recidiva Reiterata — Anno 2022

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313 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Recidiva Reiterata

Provvedimenti

Reato continuato: multa ridotta da 60.000 a 1.032 euro
L'Imputato è stato condannato per tentato omicidio, porto abusivo di coltello e minaccia aggravata. La Corte d'Appello ha applicato la disciplina del reato continuato, ma ha aumentato la pena per la minaccia (reato satellite) convertendo la reclusione in una multa di ben 60.000 euro. L'Imputato ha fatto ricorso, contestando che tale multa superava di gran lunga il limite massimo edittale previsto per la minaccia semplice (pari a 1.032 euro), applicabile dopo il bilanciamento delle circostanze. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che l'aumento per il reato continuato non può mai superare il massimo della pena prevista per il singolo reato satellite. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato senza rinvio la decisione precedente, riducendo la multa a 1.032 euro.
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Recidiva reiterata: il ricorso infondato costa 3000 euro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato contro la sentenza d'appello che lo condannava a un anno e due mesi di reclusione e duemila euro di multa. Il ricorrente contestava la dosimetria della pena e l'applicazione della recidiva reiterata. I giudici di legittimità hanno confermato la decisione dei gradi precedenti, evidenziando che i numerosi precedenti penali specifici giustificano ampiamente il trattamento sanzionatorio applicato. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Recidiva reiterata: niente sconti di pena per il reato di falso
Il Ricorrente è stato condannato per falsificazione materiale in autorizzazione amministrativa e sostituzione di persona. La Corte d'Appello ha applicato la recidiva reiterata infraquinquennale, ritenendola equivalente alle attenuanti generiche. Il Ricorrente ha presentato ricorso in Cassazione lamentando la mancata esclusione della recidiva reiterata e chiedendo la prevalenza delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché generico, in quanto non si confrontava con le motivazioni dei giudici d'appello circa la maggiore capacità criminale dimostrata. Di conseguenza, il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Recidiva reiterata: condanna ferma anche senza precedenti formali
L'Imputato è stato condannato per tentata rapina e lesioni aggravate. Il suo difensore ha proposto ricorso in Cassazione contestando l'applicazione della recidiva reiterata. La difesa sosteneva che l'aggravante fosse inapplicabile poiché l'imputato non era mai stato dichiarato formalmente recidivo semplice in precedenti sentenze definitive. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, per applicare la recidiva reiterata, non serve una precedente dichiarazione formale di recidiva semplice. È sufficiente che, al momento del nuovo reato, il soggetto sia gravato da più condanne definitive che dimostrino una maggiore pericolosità sociale. Di conseguenza, l'imputato perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di ricettazione: condannato chi trattiene assegni smarriti
Un uomo è stato condannato per il reato di ricettazione dopo essere stato trovato in possesso di assegni smarriti quattordici mesi prima, i quali mostravano chiaramente i segni del legittimo possesso altrui. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo che la condotta dovesse qualificarsi come furto o appropriazione di cose smarrite, e invocando la prescrizione del reato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'appropriazione di beni smarriti con chiari segni di proprietà altrui costituisce furto, e la loro successiva circolazione integra il reato di ricettazione. Inoltre, la recidiva reiterata aumenta legittimamente i termini di prescrizione senza violare il principio del ne bis in idem. L'imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Recidiva reiterata e attenuanti: la Cassazione blinda la pena
Il caso riguarda il ricorso presentato da un cittadino condannato, il quale contestava il giudizio di equivalenza tra le attenuanti generiche e la recidiva reiterata applicato dai giudici di merito. Il ricorrente sosteneva l'incostituzionalità della norma che vieta la prevalenza delle attenuanti sulla recidiva reiterata. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il divieto di prevalenza previsto dal codice penale non è irragionevole, poiché l'applicazione della recidiva non è un automatismo burocratico basato sul casellario giudiziale, ma richiede una valutazione concreta del giudice sulla maggiore colpevolezza e pericolosità sociale del soggetto. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Recidiva reiterata: confermata la condanna nonostante il tempo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per furto aggravato in concorso. L'imputato contestava l'applicazione della recidiva reiterata, sostenendo che i giudici di merito non avessero valutato adeguatamente il tempo trascorso dai reati precedenti e la sua reale pericolosità sociale. La Suprema Corte ha invece confermato la correttezza della decisione impugnata. I giudici hanno evidenziato che la spiccata capacità criminale del soggetto emergeva chiaramente dalle modalità professionali e organizzate del furto, oltre che da una carriera criminale iniziata nel 1993 e interrotta solo dai periodi di detenzione. Di conseguenza, l'applicazione della recidiva reiterata è stata ritenuta pienamente legittima, con conseguente condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Prescrizione del reato: la recidiva blocca lo sconto di tempo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per spaccio di sostanze stupefacenti. La difesa sosteneva che fosse maturata la prescrizione del reato prima della sentenza d'appello. Tuttavia, i giudici hanno chiarito che la contestazione della recidiva reiterata aumenta di due terzi i tempi necessari per l'estinzione del reato. Di conseguenza, il termine non era decorso. Inoltre, l'inammissibilità del ricorso impedisce di far valere la prescrizione maturata successivamente alla sentenza d'appello impugnata. L'imputato è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Sorveglianza speciale: contatti vietati e condanna confermata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto sottoposto alla misura della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno. L'uomo era stato condannato per aver violato le prescrizioni della misura, associandosi abitualmente a soggetti pregiudicati. La difesa sosteneva che gli incontri con pregiudicati diversi non integrassero l'abitualità e che il reato fosse prescritto. I giudici hanno chiarito che l'abitualità si configura anche con contatti programmati e ravvicinati con più pregiudicati di elevato spessore criminale. Inoltre, la Cassazione ha ribadito che l'inammissibilità del ricorso impedisce di dichiarare la prescrizione maturata dopo la sentenza d'appello. Di conseguenza, il ricorrente perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Detenzione di armi da guerra: no a sconti per chi occulta
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto da un cittadino condannato a due anni e un mese di reclusione per i reati di detenzione di armi da guerra e relativo munizionamento. L'Imputato contestava la quantificazione della pena e il giudizio di equivalenza tra la recidiva reiterata e le attenuanti. I giudici di legittimità hanno confermato la correttezza della decisione della Corte d'Appello, la quale aveva ampiamente motivato la gravità del fatto, il tentativo di occultare l'arma e i numerosi precedenti penali del soggetto. La Cassazione ha ribadito che la valutazione sulla gravità del reato e sulla personalità del reo spetta esclusivamente ai giudici di merito e non può essere ridiscussa in sede di legittimità. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Recidiva reiterata: quando i vecchi reati blindano la condanna
L'Imputato è stato condannato per il reato di spendita di banconote false. Contro la condanna, ha proposto ricorso in Cassazione contestando l'applicazione della recidiva reiterata e il bilanciamento tra le attenuanti generiche e le aggravanti. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che per applicare la recidiva reiterata non serve una precedente formale dichiarazione di recidiva in altre sentenze, ma basta la presenza di più condanne definitive che dimostrino la pericolosità sociale del soggetto. Inoltre, la scelta di considerare equivalenti le attenuanti e le aggravanti spetta al giudice di merito e non può essere contestata se motivata logicamente. L'Imputato perde definitivamente la causa, con conferma della condanna e obbligo di pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Furto pluriaggravato: la Cassazione nega ogni sconto di pena
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il reato di furto pluriaggravato. L'imputato contestava la ricostruzione dei fatti, il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche, la mancata applicazione della particolare tenuità del fatto e l'applicazione della recidiva. I giudici di legittimità hanno chiarito che la Cassazione non può rivalutare le prove già esaminate nei precedenti gradi di giudizio. Inoltre, la gravità della pena prevista per il furto pluriaggravato esclude a priori l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. Infine, i numerosi precedenti penali dell'uomo giustificano pienamente l'aumento di pena per recidiva. L'imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Recidiva reiterata: quando la pena definitiva non si tocca più
Il Condannato ha richiesto al giudice dell'esecuzione la riduzione della pena, contestando l'aumento applicato per la recidiva reiterata a seguito della dichiarazione di incostituzionalità del suo carattere obbligatorio. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno evidenziato che l'aumento non era stato applicato in modo automatico, bensì motivato sulla base della pericolosità del soggetto. Inoltre, la difesa non aveva sollevato la questione durante i precedenti gradi di giudizio ordinari. Di conseguenza, la formazione del giudicato impedisce al giudice dell'esecuzione di riesaminare il caso, confermando la pena originaria e condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Circostanze attenuanti generiche: quando lo sconto di pena sfuma
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per tentato furto aggravato con recidiva reiterata. Il ricorrente lamentava la mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche con giudizio di prevalenza sulle aggravanti. La Suprema Corte ha ribadito che la valutazione e il bilanciamento delle circostanze spettano esclusivamente al giudice di merito. Tale decisione non è censurabile in sede di legittimità se supportata da una motivazione logica e coerente, finalizzata a garantire l'adeguatezza della pena in concreto. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato con condanna alle spese.
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Falsità ideologica in atto pubblico: quando la pena è insindacabile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il reato di falsità ideologica in atto pubblico. L'imputato contestava la mancata esclusione della recidiva reiterata e la determinazione della sanzione. I giudici hanno chiarito che la graduazione della pena rientra nella discrezionalità del giudice di merito. Poiché la sanzione applicata non superava la misura media edittale, non era necessaria una motivazione eccessivamente dettagliata. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato con condanna al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Falsa attestazione a pubblico ufficiale: condannato il bugiardo
Un automobilista, fermato alla guida di un autocarro per violazioni del Codice della Strada, ha fornito agli agenti le generalità del fratello per evitare le sanzioni. L'inganno è emerso poiché il fratello non era mai stato informato dell'arrivo delle multe presso il proprio domicilio. L'uomo è stato quindi condannato per il reato di falsa attestazione a pubblico ufficiale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dal conducente, poiché i motivi di impugnazione si limitavano a riproporre le stesse difese già respinte nei precedenti gradi di giudizio, senza contestare in modo specifico le motivazioni della sentenza d'appello. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione: ricorso nullo e multa
L'Imputato, condannato in appello per reati di falso con rideterminazione della pena a causa della prescrizione di alcuni reati, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando vizi sulla determinazione della sanzione. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione poiché i motivi presentati erano generici e privi di specificità. L'Imputato si era limitato a descrivere le proprie precarie condizioni di vita senza contestare adeguatamente la sentenza e senza aver sollevato la questione della pena nel precedente grado di giudizio. Di conseguenza, la Cassazione ha respinto il ricorso, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle Ammende.
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Rapina: niente circostanze attenuanti generiche per il recidivo
L'Imputato, condannato per rapina aggravata ai danni di una banca, ha proposto ricorso per cassazione lamentando la mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche in regime di equivalenza con le aggravanti. La difesa sosteneva che i giudici di appello non avessero motivato adeguatamente il diniego. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il giudice di merito non è obbligato a confutare singolarmente ogni argomentazione difensiva. È sufficiente una valutazione complessiva e logica degli elementi emersi, come la gravità della recidiva reiterata e la personalità del reo. Di conseguenza, il diniego delle circostanze attenuanti generiche è stato ritenuto implicitamente e validamente motivato, confermando la condanna dell'Imputato al pagamento delle spese processuali.
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Prescrizione del reato e marchi falsi: la Cassazione condanna
Il Ricorrente ha impugnato la condanna per commercio di prodotti con marchi contraffatti, sostenendo l'avvenuta prescrizione del reato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il calcolo del difensore era errato perché non considerava la recidiva reiterata infraquinquennale contestata all'imputato. Questa circostanza aumenta i tempi necessari per estinguere l'illecito. Di conseguenza, la prescrizione del reato non era ancora maturata al momento della decisione. La Suprema Corte ha quindi confermato la condanna e ha inflitto al ricorrente una sanzione pecuniaria di tremila euro a favore della Cassa delle Ammende, oltre al pagamento delle spese processuali.
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Recidiva reiterata: condanna severa anche senza sanzioni passate
La Corte di Cassazione ha esaminato i ricorsi di diversi soggetti condannati per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. Tra le questioni principali, spicca l'applicazione della recidiva reiterata nei confronti del presunto fornitore della droga. La difesa sosteneva che tale aggravante non potesse essere applicata senza una precedente dichiarazione formale di recidiva semplice. La Suprema Corte ha rigettato questa tesi, confermando che per la recidiva reiterata basta l'esistenza di più condanne definitive che dimostrino una maggiore pericolosità sociale al momento del nuovo reato. Di conseguenza, il ricorso del fornitore è stato rigettato, mentre i ricorsi degli altri sodali (corrieri e complici) sono stati dichiarati inammissibili per genericità, confermando integralmente le condanne e infliggendo sanzioni pecuniarie.
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