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Recidiva Reiterata — Anno 2022

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313 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Recidiva Reiterata

Provvedimenti

Prescrizione del reato e recidiva: quando il tempo non salva
L'Imputato, condannato per ricettazione, ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo che il reato fosse ormai estinto per il decorso del tempo. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, ai fini del calcolo del tempo necessario per la prescrizione del reato e recidiva qualificata, quest'ultima deve essere sempre considerata per allungare i termini di estinzione del reato. Questo principio si applica anche se la recidiva è stata ritenuta equivalente o inferiore rispetto alle circostanze attenuanti nel bilanciamento della pena. Di conseguenza, il termine di prescrizione per il delitto commesso nel 2009 scadrà solo nel 2031. L'Imputato perde la causa e viene condannato a pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Recidiva reiterata ed equivalenza: come si calcola la pena
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato in sede esecutiva per due condanne irrevocabili in materia di stupefacenti. Il giudice dell'esecuzione ha riconosciuto il vincolo, ma ha applicato l'aumento minimo di un terzo sulla pena base per il reato satellite, a causa della presenza della recidiva reiterata. Il Condannato ha proposto ricorso, sostenendo che la recidiva reiterata non fosse stata concretamente applicata poiché dichiarata equivalente alle attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la recidiva reiterata si considera applicata anche quando viene bilanciata in equivalenza con le attenuanti, poiché produce l'effetto di neutralizzare la riduzione di pena. Di conseguenza, l'aumento minimo di un terzo per la continuazione è pienamente legittimo.
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Ricorso contro patteggiamento: quando la pena è definitiva
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro patteggiamento proposto da un uomo condannato per furto in abitazione e uso indebito di carte di credito. L'imputato contestava l'entità dell'aumento di pena applicato a titolo di continuazione dal Tribunale di Velletri, ritenendolo eccessivo rispetto a un precedente giudizio svoltosi a Genova. I giudici di legittimità hanno chiarito che il ricorso contro patteggiamento è limitato per legge a casi tassativi, tra cui l'illegalità della pena. Nel caso specifico, la pena concordata non era illegale, poiché il giudizio sull'aumento per la continuazione è autonomo e non vincolato da precedenti decisioni. Inoltre, l'aumento applicato era persino inferiore al minimo di legge previsto per i soggetti con recidiva reiterata.
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Furto aggravato in hotel: ricorso respinto e multa salata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un uomo condannato per il reato di furto aggravato di un computer portatile all'interno di un albergo. I giudici di merito avevano applicato un aumento di pena di otto mesi di reclusione e trecento euro di multa a titolo di continuazione, considerando anche la presenza di una recidiva reiterata e specifica. La difesa contestava la genericità dei motivi d'appello e l'eccessività della sanzione. La Suprema Corte ha confermato la correttezza della decisione precedente, evidenziando che il trattamento sanzionatorio era stato adeguatamente motivato in base alla gravità del fatto e alla capacità a delinquere del soggetto. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Bilanciamento delle circostanze attenuanti: no alla prevalenza con recidiva
L'Imputato, condannato per furto aggravato con l'aggravante della recidiva reiterata, ha proposto ricorso per Cassazione. Il ricorrente lamentava la mancata prevalenza delle circostanze attenuanti rispetto alle aggravanti. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il bilanciamento delle circostanze attenuanti trova un limite insuperabile nella legge, la quale vieta espressamente di considerare le attenuanti prevalenti sulla recidiva reiterata. Di conseguenza, il ricorso è stato ritenuto manifestamente infondato e pretestuoso, con conseguente condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
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Recidiva reiterata: la Cassazione corregge lo sconto di pena
Il Tribunale ha condannato L'Imputato applicando la recidiva reiterata in regime di equivalenza con le attenuanti generiche. Tuttavia, nel calcolare l'aumento per la continuazione, il giudice ha applicato un incremento inferiore al limite minimo di un terzo previsto dalla legge. Il Procuratore Generale ha impugnato la decisione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la recidiva reiterata impone un aumento minimo di un terzo per la continuazione, anche in caso di equivalenza. La Suprema Corte ha annullato senza rinvio la sentenza limitatamente alla pena, ricalcolandola direttamente in due anni e tredici giorni di reclusione e 2.488,00 euro di multa.
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Notifica al difensore di fiducia: quando sana i vizi di forma
L'Imputato, condannato per contraffazione, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando l'omessa notifica del decreto di citazione in appello presso il proprio domicilio dichiarato, sostenendo che l'atto fosse stato erroneamente inviato al proprio avvocato. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando la condanna. I giudici hanno chiarito che la notifica al difensore di fiducia, anche se eseguita in luogo diverso dal domicilio eletto, non è inesistente ma costituisce una nullità a regime intermedio. Tale vizio si sana se l'avvocato partecipa all'udienza senza sollevare obiezioni. Inoltre, i rinvii d'udienza dovuti all'emergenza Covid-19 sono stati correttamente comunicati tramite posta elettronica certificata al difensore. Di conseguenza, l'appello è stato ritenuto valido e la pena correttamente calcolata.
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Recidiva reiterata: il contrasto sui limiti minimi di pena
L'Imputato è stato condannato per due episodi di furto aggravato commessi in continuazione. Il Procuratore Generale ha impugnato la sentenza contestando il calcolo della pena. La Corte di Cassazione ha chiarito le regole sul concorso di circostanze aggravanti e sull'applicazione della recidiva reiterata. Mentre il primo motivo sul calcolo della pena base è stato respinto poiché il giudice ha correttamente applicato il meccanismo moderatore tra aggravanti, la Suprema Corte ha accolto il secondo motivo. Infatti, in presenza di recidiva reiterata, l'aumento di pena per la continuazione non può essere inferiore a un terzo della pena stabilita per il reato più grave. La sentenza è stata quindi annullata limitatamente al trattamento sanzionatorio con rinvio alla Corte d'appello per una nuova determinazione della pena.
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Prescrizione del reato: quando la recidiva non salva l’accusa
Il Procuratore Generale ha impugnato la sentenza con cui il Tribunale di Brescia ha dichiarato estinto per prescrizione il reato di furto aggravato contestato a un imputato. L'accusa sosteneva che la recidiva reiterata, quale circostanza ad effetto speciale, avrebbe dovuto allungare i termini di prescrizione a dieci anni. La Corte di Cassazione ha invece chiarito che, nel calcolo del tempo necessario per la prescrizione del reato, l'aumento per la recidiva non può superare il cumulo delle pene precedenti (pari a dieci mesi e venti giorni). Di conseguenza, il termine di prescrizione era ampiamente decorso prima della sentenza di primo grado, sia considerando la datazione anomala del decreto di citazione a giudizio, sia applicando le sospensioni per l'emergenza pandemica. La Suprema Corte ha quindi dichiarato inammissibile il ricorso dell'accusa, confermando l'estinzione del reato.
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Recidiva reiterata: rapine e dipendenza non evitano la pena
L'Imputato, condannato per tre rapine e una tentata rapina commesse in soli due mesi, ha proposto ricorso in Cassazione contestando il diniego delle attenuanti generiche e l'applicazione della recidiva reiterata. La difesa sosteneva che la dipendenza da alcol e droghe escludesse la maggiore pericolosità sociale del soggetto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la dipendenza non attenua la colpevolezza e che la gravità dei reati, unita ai numerosi precedenti penali specifici, giustifica pienamente la recidiva reiterata e il diniego delle attenuanti. L'Imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Tentato furto aggravato: la recidiva cancella lo sconto di pena
Due soggetti sono stati condannati per tentato furto aggravato di un'automobile parcheggiata sulla pubblica via, dopo aver forzato la serratura senza riuscire a rubarla per l'intervento di fattori esterni. I condannati hanno proposto ricorso in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento della prevalenza delle attenuanti generiche sulla recidiva reiterata e la mancata applicazione di sconti di pena per la collaborazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi. I giudici hanno chiarito che la legge vieta espressamente di considerare le attenuanti generiche come prevalenti sulla recidiva reiterata. Di conseguenza, i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro ciascuno in favore della Cassa delle Ammende.
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Spaccio di lieve entità: ricorsi respinti e condanna confermata
Tre imputati hanno proposto ricorso in Cassazione contro la condanna per il reato di spaccio di lieve entità. I ricorrenti contestavano la mancata concessione delle attenuanti generiche, il calcolo della recidiva reiterata e il diniego del lavoro di pubblica utilità come sanzione sostitutiva. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili tutti i ricorsi. I giudici hanno confermato che la valutazione sulla gravità del reato e sulla pericolosità sociale spetta esclusivamente ai giudici di merito. Inoltre, la presenza della recidiva reiterata impedisce la prevalenza delle attenuanti generiche. Di conseguenza, la Cassazione ha condannato i ricorrenti al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle Ammende.
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Attenuanti generiche e recidiva: quando la Cassazione dice no
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino contro la sentenza d'appello che non aveva concesso la prevalenza delle attenuanti generiche sulla recidiva reiterata. I giudici di legittimità hanno chiarito che la valutazione del trattamento sanzionatorio e il bilanciamento delle circostanze spettano esclusivamente al giudice di merito. Di conseguenza, non è possibile richiedere una nuova valutazione dei fatti in Cassazione se la decisione precedente è adeguatamente motivata. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Recidiva e bilanciamento delle circostanze: no a sconti di pena
Il caso riguarda il ricorso presentato da un cittadino contro la sentenza della Corte d'Appello. L'imputato contestava la decisione dei giudici di merito riguardo al rapporto tra le attenuanti generiche e la recidiva reiterata infraquinquennale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, in presenza di una recidiva qualificata ai sensi dell'articolo 99, comma 4, del codice penale, la legge vieta espressamente che le attenuanti possano prevalere sulle aggravanti. Di conseguenza, il giudizio di bilanciamento delle circostanze non poteva portare a un esito diverso dall'equivalenza. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Recidiva reiterata: niente sconti di pena con le attenuanti
Il Ricorrente ha impugnato la sentenza della Corte d'Appello contestando il calcolo della pena. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso poich i motivi non si confrontavano con la motivazione dei giudici di merito, che avevano correttamente applicato la recidiva reiterata. La difesa chiedeva la prevalenza delle attenuanti generiche, ma l'applicazione della recidiva reiterata (ai sensi dell'articolo 99, comma 4, del codice penale) impedisce per legge tale prevalenza, in base al divieto di bilanciamento previsto dall'articolo 69, comma 4, dello stesso codice. Di conseguenza, il ricorso stato respinto con condanna al pagamento delle spese.
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Stato di ubriachezza e reato: l’alcol non cancella la recidiva
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per resistenza a pubblico ufficiale e rifiuto di fornire le proprie generalità. L'imputato sosteneva che il proprio stato di ubriachezza e reato non fosse stato adeguatamente valutato dai giudici di merito per ridurre l'entità della pena attraverso la concessione delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha chiarito che il ricorso è generico, in quanto non contesta la recidiva reiterata specifica infraquinquennale, che bilancia e neutralizza l'effetto delle attenuanti. Di conseguenza, il ricorrente perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Inammissibilità del ricorso: vietato proporre motivi nuovi
Un automobilista, condannato per omissione di soccorso stradale con l'applicazione della recidiva reiterata, propone appello contestando solo il mancato prevalere delle attenuanti generiche. Successivamente, propone ricorso per Cassazione lamentando la mancanza di motivazione sull'applicazione stessa della recidiva. La Suprema Corte dichiara l'inammissibilità del ricorso. I giudici chiariscono che non è possibile sollevare in sede di legittimità questioni nuove, mai sottoposte prima al giudice d'appello. Di conseguenza, l'imputato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Palo o complice? Il concorso di persone nel reato di rapina
Un uomo è stato condannato per rapina aggravata dopo aver partecipato attivamente al colpo. Mentre un complice accoltellava la vittima, lui faceva da palo e aggrediva fisicamente la persona offesa. L'imputato ha fatto ricorso sostenendo che non voleva l'accoltellamento e chiedendo una pena ridotta per reato diverso da quello voluto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che si applica la disciplina del concorso di persone nel reato (art. 110 c.p.) e non quella del reato diverso (art. 116 c.p.). Chi partecipa a un'azione criminosa accettando il rischio che questa degeneri in violenza risponde pienamente del reato più grave a titolo di dolo indiretto. Il ricorrente perde la causa e deve pagare le spese e una sanzione di tremila euro.
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Reato di evasione dai domiciliari: basta un passo fuori casa
Un uomo sottoposto alla misura degli arresti domiciliari è stato condannato per il reato di evasione dai domiciliari dopo essere stato sorpreso a superare i confini della propria abitazione. Nonostante il tentativo di rientrare in casa prima di essere scoperto, le forze dell'ordine lo hanno intercettato sulla soglia. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, dichiarando inammissibile il ricorso dell'imputato. I giudici hanno chiarito che il semplice superamento del confine domestico configura il reato, indipendentemente dalla volontà di sottrarsi definitivamente ai controlli. Inoltre, la presenza di precedenti penali specifici e la recidiva escludono la possibilità di applicare la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Traffico di stupefacenti: ammessa la marijuana ma non la cocaina
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per traffico di stupefacenti. L'imputato era stato trovato in possesso di ingenti quantitativi di marijuana e cocaina, oltre a essere accusato di spaccio continuato. La difesa contestava la proprietà della cocaina e l'applicazione della recidiva reiterata. La Suprema Corte ha confermato la condanna a 4 anni e 8 mesi di reclusione, ribadendo che la stabilità dell'attività di spaccio e il possesso di diverse droghe dimostrano una spiccata pericolosità sociale. Questo preclude la concessione delle attenuanti generiche e giustifica l'applicazione della recidiva. L'imputato perde il ricorso e deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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