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Recesso

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347 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Riqualificazione del rapporto di lavoro: la mail che chiude i giochi
Un collaboratore ha richiesto la riqualificazione del rapporto di lavoro da autonomo a subordinato, sostenendo di essere stato licenziato illegittimamente tramite una comunicazione email. La Società Editoriale ha eccepito la decadenza del diritto, poiché il lavoratore non ha impugnato l'atto di recesso entro i 60 giorni previsti dalla legge. La Corte d'Appello ha dichiarato la domanda inammissibile, decisione poi confermata dalla Corte di Cassazione. I giudici hanno stabilito che il termine di decadenza si applica a ogni atto scritto che interrompe il rapporto, anche se il datore non lo definisce esplicitamente come licenziamento, purché la natura subordinata sia l'oggetto della futura contestazione giudiziale.
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Revoca della fideiussione bancaria: chi prova il debito?
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un garante che ha esercitato la revoca della fideiussione bancaria durante un rapporto di conto corrente. A seguito del fallimento della società debitrice, l'istituto di credito ha richiesto il pagamento del saldo debitore ai fideiussori. Il ricorrente ha contestato l'ammontare del debito, sostenendo che l'onere di provare l'esatto saldo al momento del recesso spettasse alla banca. I giudici di merito hanno invece stabilito che, sebbene la garanzia si cristallizzi al momento della revoca, spetta al garante provare eventuali fatti modificativi o estintivi che riducano l'obbligazione rispetto alle risultanze peritali. La Suprema Corte ha confermato l'inammissibilità del ricorso, sottolineando che il garante non ha fornito prove contrarie alle risultanze della consulenza tecnica d'ufficio e ha condannato il ricorrente per abuso del processo.
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Rapporto di lavoro: stop ai contratti in liquidazione
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della cessazione di un rapporto di lavoro a tempo determinato in seguito alla soppressione per legge di una fondazione. Il ricorrente, con qualifica dirigenziale, contestava il termine del contratto e la mancata conversione a tempo indeterminato. La Suprema Corte ha stabilito che, trattandosi di un ente pubblico soppresso da una normativa speciale, i contratti in corso cessano automaticamente senza possibilità di ripristino. Sono state inoltre confermate le restituzioni di somme percepite indebitamente dal lavoratore a titolo di premi e aumenti retributivi non autorizzati.
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Agevolazioni tariffarie: la Cassazione sulla revoca
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di alcuni ex dipendenti di una società energetica contro la revoca delle agevolazioni tariffarie sulla fornitura di elettricità. La Corte ha stabilito che tali benefici, previsti da accordi collettivi, non hanno natura retributiva poiché non sono legati alla qualità o quantità del lavoro prestato. Inoltre, non trattandosi di diritti quesiti, l'azienda può legittimamente recedere dagli accordi a tempo indeterminato rispettando i principi di buona fede e correttezza. La decisione conferma che le agevolazioni tariffarie possono essere soppresse tramite contrattazione collettiva o recesso unilaterale motivato.
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Recesso del conduttore e riconsegna delle chiavi
La Corte di Cassazione ha stabilito che il recesso del conduttore, anche se comunicato con preavviso insufficiente, determina la cessazione del rapporto se il locatore accetta la riconsegna delle chiavi senza riserve. Nel caso analizzato, una società conduttrice aveva inviato una disdetta tardiva, causando la rinnovazione tacita del contratto. Tuttavia, la successiva offerta formale di restituzione dell'immobile, accettata dalla proprietà senza contestare il diritto ai canoni futuri, ha sancito lo scioglimento anticipato del vincolo per comportamento concludente.
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Recesso contratto preliminare e caparra: guida
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del recesso contratto preliminare esercitato da una promissaria acquirente a causa del grave inadempimento dei venditori. Questi ultimi non avevano provveduto alla regolarizzazione catastale dell'immobile entro i termini concordati in una scrittura integrativa. La Corte ha chiarito che il diritto di recedere e trattenere il doppio della caparra non dipende necessariamente dalla presenza di un termine essenziale, ma dalla gravità dell'inadempimento e dalla violazione dei principi di buona fede e autoresponsabilità contrattuale.
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Revocazione: quando è ammessa contro la Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato l'istanza di Revocazione presentata da un correntista contro una precedente ordinanza che confermava la legittimità del recesso bancario. Il ricorrente sosteneva che la Corte fosse incorsa in un errore di fatto nel valutare il superamento del limite di fido e la condotta della banca. Gli Ermellini hanno chiarito che le doglianze riguardavano in realtà valutazioni giuridiche e interpretative, non configurando quella svista materiale necessaria per l'accoglimento del rimedio straordinario.
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Caparra confirmatoria: regole su recesso e valuta
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un contratto preliminare di compravendita risolto per inadempimento del venditore, il quale aveva taciuto l'esistenza di una trascrizione pregiudizievole sull'immobile. La decisione chiarisce che la richiesta del doppio della caparra confirmatoria è compatibile con l'azione di accertamento dell'inadempimento, purché la volontà di recedere sia stata manifestata. Tuttavia, la Suprema Corte ha stabilito che il debito derivante dalla restituzione del doppio della caparra è un debito di valuta e non di valore, escludendo pertanto la rivalutazione monetaria automatica in assenza di prova del maggior danno.
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Recesso appalto: regole su subappalto e caparra
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di due committenti che avevano esercitato il recesso appalto ai sensi dell'art. 1671 c.c. I ricorrenti contestavano all'impresa edile la violazione del divieto di subappalto e alcune difformità nell'opera, tra cui il posizionamento di una scala. La Corte ha stabilito che il recesso unilaterale del committente è un diritto potestativo che non richiede una giusta causa. Di conseguenza, la violazione del divieto di subappalto non è stata considerata un inadempimento grave tale da giustificare la risoluzione del contratto per colpa dell'impresa o il trattenimento della caparra confirmatoria legata al contratto preliminare di vendita collegato.
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Protesto illegittimo e valore del giudicato
Un professionista ha citato in giudizio un istituto di credito per ottenere il risarcimento dei danni derivanti da un protesto illegittimo di cinque assegni. Nonostante una precedente sentenza definitiva avesse confermato la legittimità del recesso della banca dal rapporto di fido, la Corte d'Appello ha accolto la domanda risarcitoria, ritenendo che la provvista fosse presente grazie a saldi di altri conti. La Cassazione, investita del ricorso, ha disposto il rinvio alla pubblica udienza per approfondire il conflitto tra giudicati e la prova del danno non patrimoniale.
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Revoca affidamenti bancari: serve la motivazione?
Un'azienda agricola ha impugnato la revoca affidamenti bancari operata da un istituto di credito con effetto immediato e senza motivazione espressa. La banca aveva giustificato il recesso solo successivamente, citando un procedimento penale a carico dei soci, conclusosi poi con un'assoluzione. Mentre il Tribunale aveva condannato la banca per recesso ingiustificato e segnalazione illegittima alla Centrale Rischi, la Corte d'Appello aveva ribaltato la sentenza. La Corte di Cassazione, rilevando l'assenza di precedenti sulla necessità di indicare contestualmente la giusta causa nel recesso bancario, ha rinviato la questione alla pubblica udienza per la sua particolare rilevanza giuridica.
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Associazione mafiosa: limiti alla revoca del carcere
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della custodia cautelare in carcere per un soggetto condannato per associazione mafiosa. Il ricorrente sosteneva che il decorso del tempo e l'avvio di un'attività lavorativa regolare fossero elementi sufficienti a dimostrare il suo allontanamento dal clan. Tuttavia, la Suprema Corte ha ribadito che per il reato di associazione mafiosa vige una presunzione di pericolosità sociale superabile solo con la prova certa di una rescissione stabile e definitiva dei legami con l'organizzazione criminale.
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Trasferimento d’azienda e anzianità lavorativa
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di alcuni lavoratori che chiedevano il mantenimento dell'anzianità economica (RIA) a seguito di un presunto trasferimento d'azienda tra due società di servizi. I giudici hanno stabilito che il licenziamento intimato dalla prima società, non essendo stato impugnato dai lavoratori, ha interrotto definitivamente la continuità giuridica del rapporto. Di conseguenza, la successiva assunzione presso la nuova società è stata considerata un rapporto di lavoro autonomo e nuovo, escludendo l'applicazione delle tutele previste per il trasferimento d'azienda.
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Proroga contratti collaborazione: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato la validità della proroga contratti collaborazione per i consulenti di una struttura tecnica ministeriale, nonostante la scadenza formale dei rapporti coincidesse con il giorno precedente all'entrata in vigore della legge di stabilità. I giudici hanno stabilito che la finalità della norma, volta a garantire la continuità operativa degli uffici, prevale su un'interpretazione puramente letterale. Di conseguenza, il recesso anticipato operato dall'amministrazione è stato dichiarato illegittimo, comportando l'obbligo di risarcire il professionista per il mancato guadagno relativo ai mesi di attività non prestata a causa dell'interruzione ingiustificata.
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Recesso unilaterale: indennizzo e appalto
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità dell'interpretazione di un contratto di appalto per la progettazione di un impianto fotovoltaico, focalizzandosi sulla disciplina del **recesso unilaterale**. Il committente aveva interrotto il rapporto dopo l'ottenimento delle autorizzazioni amministrative, pretendendo di pagare solo un indennizzo forfettario minimo. La Corte ha invece stabilito che, secondo l'art. 1671 c.c., l'appaltatore ha diritto al compenso per le fasi di lavoro già completate e all'indennizzo per il mancato guadagno, poiché la clausola forfettaria era limitata solo alla fase embrionale del progetto.
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Recesso contrattuale: quando è legittimo scioglierlo
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del recesso contrattuale esercitato da un consorzio committente nei confronti di una società fornitrice di materiali per infrastrutture. La controversia nasceva dall'asserita inidoneità dei materiali forniti rispetto a sopravvenute esigenze geologiche. La Corte ha stabilito che il recesso era giustificato dall'inaffidabilità della fornitrice, la quale non aveva dimostrato di essersi adeguata alle varianti d'opera richieste, violando l'obbligo contrattuale di adattamento alle necessità del cantiere. La decisione ribadisce che l'onere di provare l'adempimento spetta al fornitore che contesta la legittimità dello scioglimento del rapporto.
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False generalità: quando scatta il reato penale
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un soggetto accusato di aver fornito false generalità alle forze dell'ordine durante un controllo stradale. La difesa aveva eccepito la nullità della notifica degli atti e richiesto l'applicazione del recesso attivo, sostenendo che l'imputato avesse poi consegnato il documento vero. Gli Ermellini hanno stabilito che il reato di false generalità è di natura istantanea e si consuma nel momento della dichiarazione mendace, rendendo irrilevante la successiva ritrattazione. Inoltre, le irregolarità nelle notifiche sono state considerate sanate dalla presenza del difensore e dalla conoscenza effettiva del procedimento.
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Desistenza volontaria e tentato furto: la guida.
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per tentato furto in abitazione, rigettando la tesi difensiva basata sulla **desistenza volontaria**. Il caso riguarda un imputato che, dopo essersi introdotto in una dimora privata e aver rovistato tra i beni, si è allontanato senza sottrarre nulla. La Suprema Corte ha chiarito che la desistenza è applicabile solo nella fase del tentativo incompiuto. Poiché l'azione aveva già innescato il meccanismo causale idoneo a produrre il furto, la condotta è stata correttamente qualificata come recesso attivo, che comporta una riduzione di pena ma non l'esclusione della punibilità.
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Agevolazione tariffaria: la revoca è legittima
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della revoca di un'agevolazione tariffaria sulla fornitura di energia elettrica precedentemente concessa a ex dipendenti di una grande azienda energetica. I giudici hanno stabilito che tale beneficio, derivante da accordi collettivi, non possiede natura retributiva poiché non è direttamente collegato alla qualità o quantità del lavoro prestato. Di conseguenza, l'agevolazione tariffaria non costituisce un diritto quesito intangibile, ma una mera aspettativa che può essere rinegoziata o eliminata attraverso il legittimo recesso unilaterale dell'azienda dai contratti collettivi a tempo indeterminato, specialmente in un contesto di mercato liberalizzato.
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Licenziamento per giustificato motivo oggettivo: guida
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del Licenziamento per giustificato motivo oggettivo intimato a un lavoratore impiegato presso un ente religioso. Il recesso è stato causato da una comprovata crisi economica che rendeva insostenibile il costo dell'unico dipendente. I giudici di merito avevano già accertato l'impossibilità di ricollocamento (repêchage), dato che le mansioni di pulizia erano state affidate a volontari e successivamente a una ditta esterna con frequenza ridotta. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché le doglianze erano generiche e miravano a una nuova valutazione dei fatti, preclusa in sede di legittimità.
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