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Recesso

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347 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Caparra confirmatoria: risoluzione vale come recesso?
In un caso di compravendita immobiliare, la Corte di Cassazione ha chiarito un punto cruciale sulla caparra confirmatoria. Se la parte adempiente chiede la "risoluzione" del contratto ma anche il pagamento del doppio della caparra, l'azione va qualificata come "recesso". Il giudice non deve fermarsi al nome dato all'azione, ma guardare alla sostanza della richiesta. Pertanto, la parte ha diritto a ricevere il doppio della caparra versata come sanzione per l'inadempimento, senza dover provare ulteriori danni.
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Recesso ingiustificato: niente risarcimento dei costi
La Corte di Cassazione ha stabilito che una società che opera un recesso ingiustificato da un contratto di manutenzione non ha diritto al risarcimento dei costi sostenuti per affidare i lavori a una terza azienda. La decisione di recedere senza validi presupposti interrompe il nesso di causalità tra le lievi inadempienze della controparte e il danno lamentato, rendendo tali costi una conseguenza della propria scelta e non dell'altrui condotta.
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Incaricato di pubblico servizio: la qualifica si prova
La Corte di Cassazione ha stabilito che la qualifica di 'incaricato di pubblico servizio' per un lavoratore, come un operatore ecologico, non può essere presunta ma deve essere rigorosamente provata. Nel caso specifico, un'azienda di servizi pubblici aveva interrotto il rapporto di lavoro durante il periodo di prova di un dipendente a causa di una sua interdizione dai pubblici uffici, sostenendo che le sue mansioni rientrassero in tale qualifica. La Suprema Corte ha cassato la decisione di merito, evidenziando che non era stata fornita alcuna prova concreta, basata su fonti normative o contrattuali, che le mansioni del lavoratore andassero oltre compiti meramente manuali ed esecutivi. Pertanto, la qualifica di incaricato di pubblico servizio richiede un accertamento specifico delle attività svolte.
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Recesso conto corrente: clausola di pagamento valida?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 15061/2024, ha stabilito la legittimità di una clausola contrattuale che condiziona l'efficacia del recesso dal conto corrente al pagamento del debito esistente. La Corte ha chiarito che tale pattuizione non viola le norme imperative, in particolare l'art. 120-bis del Testo Unico Bancario, poiché non impone una penale per il recesso, ma si limita a differirne gli effetti fino all'adempimento di un'obbligazione preesistente, rientrando nell'ambito dell'autonomia contrattuale delle parti.
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Caparra confirmatoria e risoluzione: si può chiedere?
La Corte di Cassazione ha stabilito che la parte adempiente in un contratto preliminare può chiedere il doppio della caparra confirmatoria anche se il contratto si è già risolto di diritto per inadempimento della controparte. I giudici hanno chiarito che la domanda di recesso per ottenere la caparra non è incompatibile con la constatazione della risoluzione, purché non si chieda anche il risarcimento del danno ulteriore. Questa decisione corregge l'orientamento dei giudici di merito, che avevano erroneamente dichiarato inammissibili le domande ritenendole cumulative e incompatibili.
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Compenso avvocato recesso: il diritto alla success fee
Un'ordinanza della Corte di Cassazione affronta il tema del compenso avvocato recesso del cliente. Il caso riguarda uno studio professionale che si è visto negare una 'success fee' dopo che il cliente, poi fallito, aveva revocato l'incarico. La Corte ha stabilito che se l'attività pregressa del professionista ha contribuito al successo finale, il compenso è dovuto. Ha inoltre chiarito che il privilegio del credito si calcola dalla fine dell'incarico e copre tutta la prestazione.
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Dichiarazione del terzo: come e quando revocarla
La Corte di Cassazione si è pronunciata sulla possibilità per il terzo pignorato di revocare la propria dichiarazione di debito. Nel caso di specie, un promissario acquirente, dopo una dichiarazione inizialmente positiva, aveva rettificato verbalmente in udienza la sua posizione a seguito del recesso dal contratto preliminare. La Corte ha stabilito che la rettifica, anche solo verbale, è valida se effettuata prima che il giudice si riservi di decidere. Ignorare tale rettifica costituisce un errore, legittimando il terzo a proporre opposizione agli atti esecutivi. La sentenza chiarisce quindi i tempi e i modi per la modifica della dichiarazione del terzo.
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Società di fatto tra coniugi: liquidazione e recesso
La Corte di Cassazione interviene sul caso di una società di fatto tra coniugi per la gestione di una farmacia. La sentenza chiarisce che l'allontanamento di un socio dall'attività non determina automaticamente lo scioglimento della società, ma configura un recesso. Di conseguenza, la liquidazione della sua quota deve essere calcolata al momento della manifestazione formale della volontà di recedere (come la notifica di un atto di citazione) e non al momento dell'abbandono fisico. La Corte ha cassato la decisione precedente per aver confuso lo scioglimento della società con il recesso del singolo socio, incorrendo nel vizio di extra petizione.
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Caparra confirmatoria e recesso: guida alla sentenza
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di inadempimento di un contratto preliminare di vendita immobiliare. La società venditrice non ha rispettato il termine di consegna, neanche dopo una proroga. La Corte ha confermato il diritto della parte acquirente di ottenere il doppio della caparra confirmatoria, qualificando la sua azione come legittimo esercizio del diritto di recesso. È stato stabilito che anche la violazione di un termine non essenziale può costituire un inadempimento grave, giustificando la richiesta di caparra confirmatoria e recesso.
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Recesso locazione PA: spending review non è grave motivo
La Corte di Cassazione ha stabilito che una Pubblica Amministrazione non può invocare generiche esigenze di contenimento della spesa pubblica ("spending review") come "grave motivo" per giustificare un recesso locazione anticipato da un contratto immobiliare. Tale facoltà è stata ritenuta illegittima poiché le norme speciali che la consentivano erano soggette a termini perentori, ormai scaduti al momento del recesso. La necessità di risparmio non integra i requisiti di imprevedibilità ed estraneità alla volontà del conduttore richiesti dalla legge generale sulle locazioni.
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Scioglimento ente bilaterale: recesso di un sindacato
Un sindacato ha richiesto lo scioglimento di un ente bilaterale dopo aver firmato un diverso contratto collettivo. I giudici di merito hanno respinto la richiesta, interpretando l'atto come un semplice recesso che non estingue l'ente. La Corte di Cassazione, data la specificità della materia, ha rinviato la causa alla propria Sezione Lavoro per la decisione finale, senza ancora pronunciarsi sul merito.
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Annullamento contratto assicurazione per aggravamento
Una società assicurata si è vista negare l'indennizzo per un incendio a causa di modifiche societarie avvenute dopo la stipula della polizza. La Compagnia chiedeva l'annullamento del contratto. La Corte di Cassazione ha chiarito che l'annullamento del contratto di assicurazione, previsto dall'art. 1892 c.c., si applica solo a dichiarazioni inesatte o reticenti rese al momento della conclusione del contratto. Le circostanze successive, come l'aggravamento del rischio, sono regolate dall'art. 1898 c.c. e possono giustificare al massimo il recesso dell'assicuratore, ma non un annullamento retroattivo, soprattutto se l'evento dannoso si è già verificato.
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Recesso socio Srl: basta il richiamo alla delibera
Una società a responsabilità limitata ha impugnato il recesso di un socio, sostenendo che la comunicazione dei motivi fosse troppo generica in quanto si limitava a richiamare una delibera assembleare. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la validità del recesso. Secondo la Corte, la società, utilizzando l'ordinaria diligenza, era perfettamente in grado di individuare le specifiche decisioni (proroga della durata e clausola compromissoria) che legittimavano il recesso socio srl all'interno della delibera citata, rendendo la comunicazione sufficientemente chiara.
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Danno da svalutazione: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 6731/2024, ha chiarito un importante principio processuale in materia di appalti. Un'impresa edile aveva ottenuto in primo grado la condanna di un condominio al pagamento dei lavori, degli interessi e del danno da svalutazione monetaria. In appello, la Corte territoriale aveva eliminato la condanna al danno da svalutazione, pur in assenza di uno specifico motivo di gravame da parte del condominio. La Cassazione ha cassato la sentenza d'appello su questo punto, ripristinando il diritto dell'impresa al risarcimento, poiché il giudice di secondo grado non può pronunciarsi su questioni non espressamente appellate, violando il principio di corrispondenza tra il chiesto e il pronunciato.
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Domanda giudiziale: rinuncia e modifica in corso causa
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 6459/2024, ha stabilito che la modifica di una domanda giudiziale da adempimento coattivo a recesso contrattuale rientra nei poteri del difensore e costituisce una scelta processuale definitiva. Il caso riguardava un contratto preliminare di compravendita immobiliare la cui stipula era impedita da un abuso edilizio. La parte acquirente, dopo aver inizialmente agito per il trasferimento del bene, ha modificato la propria domanda chiedendo il recesso e il doppio della caparra. La Suprema Corte ha confermato la legittimità di tale mutamento, rigettando il ricorso della parte che sosteneva di non aver mai voluto rinunciare alla domanda originaria.
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Recesso assicurazione: la disdetta prima della legge
La Corte di Cassazione si pronuncia sul tema del recesso assicurazione da polizze pluriennali. Una disdetta inviata prima dell'entrata in vigore della Legge Bersani (L. 40/2007) è inefficace. Tuttavia, l'opposizione a un decreto ingiuntivo, proposta dopo l'entrata in vigore della nuova legge e invocandola, costituisce una valida manifestazione di volontà di recesso, con efficacia futura (ex nunc), liberando l'assicurato dal pagamento dei premi successivi.
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Certificato di abitabilità: recesso ingiustificato
Una promissaria acquirente recede da un contratto preliminare di compravendita immobiliare a causa della mancanza del certificato di abitabilità. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 5963/2024, ha respinto il suo ricorso, stabilendo che il recesso è illegittimo se il vizio è sanabile. Poiché il venditore ha successivamente ottenuto il certificato, l'inadempimento non è stato ritenuto 'grave' da giustificare la risoluzione del contratto, ma solo un ritardo formale, non incidendo sulla commerciabilità del bene.
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Recesso appalti pubblici: niente risoluzione del contratto
Una società di costruzioni ha richiesto il recesso da un contratto di appalto a causa di gravi ritardi da parte di un Comune. La Corte di Cassazione ha stabilito che, nel contesto degli appalti pubblici, la normativa speciale prevale su quella civilistica generale. Pertanto, l'impresa non ha diritto alla risoluzione del contratto per inadempimento e al conseguente risarcimento dei danni, ma solo alla facoltà di presentare istanza di recesso. Se tale istanza viene illegittimamente respinta, l'appaltatore ha diritto a un compenso per i maggiori oneri subiti, ma non alla risoluzione. Questa ordinanza chiarisce i limiti del rimedio del recesso appalti pubblici.
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Liquidazione quota socio receduto: il caso in Cassazione
Una professionista recede da uno studio associato, dando origine a una controversia sulla liquidazione della sua quota. I soci rimanenti contestano il valore, sostenendo un illecito accaparramento di clientela. La Corte d'Appello rigetta questa tesi, e la Cassazione conferma l'inammissibilità del ricorso, ribadendo che non può riesaminare i fatti. La decisione sulla liquidazione quota socio receduto diventa quindi definitiva.
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Caparra confirmatoria: se è l’intero prezzo non vale
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 28700/2025, ha stabilito un principio fondamentale in materia di contratti preliminari di compravendita immobiliare. Se l'acquirente versa l'intero prezzo pattuito, tale somma non può essere qualificata come caparra confirmatoria, anche se il contratto la definisce tale. Di conseguenza, il venditore non può esercitare il diritto di recesso per un inadempimento di lieve importanza (come il mancato pagamento di spese per migliorie), ma deve agire con gli strumenti ordinari. La Corte ha cassato la decisione precedente, affermando che l'adempimento totale dell'obbligazione principale esclude la funzione tipica della caparra.
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