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Recesso

347 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Il diritto di recesso consiste nella possibilità per una delle parti contraenti di sciogliere unilateralmente un contratto, estinguendone tutte le obbligazioni che ne derivano, senza il consenso della controparte e senza andare incontro a penali. Il recesso unilaterale del contratto deve essere comunicato in forma scritta alla controparte entro un termine stabilito per legge, o diverso termine, purché più favorevole, stabilito nel contratto, in apposita clausola per l'esercizio del diritto di recesso. La Direttiva 85/577/CEE del Consiglio del 20 dicembre 1985 per la tutela dei consumatori in caso di contratti negoziati fuori dei locali commerciali, ha introdotto il diritto di recesso entro un termine minimo di sette giorni, ed è stata recepita dall'ordinamento italiano. Chi acquista un oggetto, sottoscrive un abbonamento o simili ha 7 giorni di tempo per disdire senza penali il contratto che ha firmato. Per l'acquisto di un prodotto, il recesso consiste nella restituzione dell'oggetto, ottenendo a scelta del consumatore i soldi oppure un buono da spendere nello stesso esercizio. Deve essere comunque ben chiaro che il diritto di recesso non si applica a tutti i beni acquistati direttamente in negozio, ovvero avendone avuto preventivamente visione e possibilità di prendere atto di tutte le caratteristiche: il ripensamento non è riconosciuto come diritto, salvo accordi precedenti la conclusione del contratto presi direttamente con il venditore. Ovvero il diritto di recesso in negozio viene applicato solo ed esclusivamente a discrezione del venditore, non avendo questi alcun obbligo di legge in tal senso. Nei periodi di vendite a prezzi di saldo, in genere non è nemmeno consentita la sostituzione della merce. Diverso dal recesso, è il diritto del consumatore, nei primi due anni dall'acquisto, a scegliere senza spese fra riparazione o sostituzione in garanzia per difetti dichiarati al venditore nei primi due mesi. Tale diritto vale anche per acquisto sottocosto, promozioni o in periodi di saldi, e in assenza della confezione originale e non può essere rifiutato dal venditore. Prevalendo la legge sulle pattuizioni fra soggetti privati, contratti che prevedano una penale in caso di recesso prima dei 7 giorni oppure un termine inferiore per il recesso anticipato, sono nulli in partenza. La presenza di una clausola vessatoria e nulla rende nullo l'intero contratto: in questo caso, la controparte può esimersi dalle obbligazioni scritte nel contratto, anche dopo i 7 giorni per il recesso anticipato, non avendo il contratto di partenza alcuna validità giuridica. Il diritto di recesso non si applica ai contratti assicurativi e relativi ai valori mobiliari. La legislazione in questo senso non tiene conto della loro diffusione, dell'assenza di tutele alternative in materia, degli elevati importi coinvolti rispetto ai contratti postali, e delle frequenti frodi.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Recesso Contratto Pubblico: Comune vince su appalto mense scolastiche
Un Comune aveva affidato tramite appalto la fornitura di generi alimentari per le mense scolastiche. Successivamente, ha esercitato il recesso contratto pubblico, motivando la decisione con l'inadeguatezza delle cucine e la modifica del servizio. L'azienda appaltatrice ha contestato questa risoluzione, chiedendo risarcimento e reintegrazione, sostenendo l'illegittimità del recesso e un presunto sviamento di potere. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Comune. Ha stabilito che il recesso era legittimo, poiché le condizioni contrattuali che lo permettevano si erano verificate. La Cassazione ha chiarito che l'azione del Comune rientrava nel diritto privato e non richiedeva una motivazione di tipo pubblicistico. La sentenza d'appello che aveva condannato il Comune è stata cassata e la causa rinviata.
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Presupposizione contrattuale: traffico aeroportuale e canoni non pagati
Un Operatore commerciale aveva un contratto per un bar in un'area aeroportuale con una Società di gestione. La Società ha chiesto la risoluzione del contratto per morosità dell'Operatore. Quest'ultimo si è difeso sostenendo che il contratto fosse una subconcessione e che il drastico calo del traffico aeroportuale avesse fatto venir meno la presupposizione contrattuale, giustificando la sospensione dei pagamenti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Operatore. Ha riqualificato il contratto come subconcessione, riconoscendo il traffico aeroportuale come presupposto implicito. Tuttavia, ha stabilito che il venir meno di tale presupposto non giustifica la sospensione dei canoni, ma solo il recesso dal contratto. Non avendo l'Operatore esercitato il recesso, la risoluzione per morosità è stata confermata.
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Recesso dal preliminare: vincoli nascosti e inadempimento reciproco
Un Acquirente ha citato in giudizio un Venditore e un'agenzia per un presunto inadempimento contrattuale relativo alla vendita di un immobile con vincoli non dichiarati. L'Acquirente chiedeva il legittimo esercizio del suo recesso dal preliminare e la restituzione del doppio della caparra confirmatoria. Il Venditore, a sua volta, ha esercitato il recesso per il mancato rispetto del termine di stipula da parte dell'Acquirente. Il Tribunale aveva condannato il Venditore, ma la Corte d'Appello ha annullato la condanna per ultrapetizione. La Cassazione ha accolto il ricorso dell'Acquirente, stabilendo che il giudice può valutare l'inadempimento complessivo delle parti anche se le specifiche motivazioni non sono identiche a quelle inizialmente dedotte, purché petitum e causa petendi rimangano invariati. La sentenza è stata cassata con rinvio per una nuova valutazione del recesso dal preliminare.
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Agente vs Dipendente: Cassazione conferma la Qualificazione del Rapporto di Agenzia
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione della Corte d'Appello, rigettando il ricorso di un lavoratore che chiedeva il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato e l'illegittimità del suo recesso. La Corte d'Appello aveva qualificato il rapporto come di agenzia, non subordinato, e aveva escluso una durata minima garantita del contratto. Il lavoratore contestava l'interpretazione del contratto e l'accoglimento della domanda di restituzione di somme percepite in eccedenza. La Cassazione ha ribadito che la qualificazione del rapporto di agenzia e l'interpretazione delle clausole contrattuali sono valutazioni di merito, non sindacabili se adeguatamente motivate. Il ricorso è stato dichiarato infondato, e il lavoratore è stato condannato al pagamento delle spese.
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Destinazione d’Uso Violata: L’Inadempimento Contrattuale Rileva
Una promissaria acquirente aveva stipulato un contratto preliminare per l'acquisto di un immobile, con una clausola che obbligava la società costruttrice a mantenere la destinazione residenziale dell'intero stabile per vent'anni. La società, tuttavia, ha venduto alcune unità per uso commerciale, configurando un chiaro inadempimento contrattuale. I giudici di merito avevano escluso la rilevanza della violazione, ma la Cassazione ha accolto il ricorso dell'acquirente. La Suprema Corte ha affermato che la clausola era una valida obbligazione, indipendentemente dai motivi soggettivi del venditore, e la sua violazione costituisce un grave inadempimento contrattuale. La sentenza è stata rinviata alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Diffida ad Adempiere e Ritenzione Caparra Confirmatoria: La Cassazione Chiarisce
Un Promissario Acquirente ha citato in giudizio una Promittente Venditrice per l'inadempimento di un contratto preliminare di vendita immobiliare, chiedendo l'esecuzione specifica o la risoluzione con risarcimento. La Venditrice aveva inviato una diffida ad adempiere all'Acquirente, che era risultato inadempiente. La questione centrale riguardava la possibilità per la Venditrice di ottenere la ritenzione caparra confirmatoria dopo la risoluzione automatica del contratto per effetto della diffida. La Corte di Cassazione ha stabilito che la parte non inadempiente può ritenere la caparra anche se il contratto si è risolto automaticamente tramite diffida, senza necessità di esercitare un formale diritto di recesso. La Venditrice ha vinto, potendo trattenere la caparra e ottenendo il rimborso delle spese processuali.
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Recesso dal Preliminare: La Cassazione chiarisce il Giudicato
Un promissario acquirente ha stipulato un contratto preliminare per l'acquisto di un immobile. I promittenti venditori hanno inizialmente esercitato il `recesso dal contratto preliminare`. Successivamente, il promissario acquirente ha agito in giudizio per l'esecuzione specifica. I venditori hanno aderito, ma la prima sentenza ha dichiarato la cessazione della materia del contendere, senza pronunciarsi sulla legittimità del recesso. A seguito di un nuovo inadempimento dei venditori, il promissario acquirente ha esercitato un nuovo recesso, chiedendo il doppio della caparra. La Cassazione ha confermato la legittimità di questo secondo recesso, stabilendo che la precedente sentenza di cessazione della materia del contendere non aveva formato un `giudicato sostanziale` sulla validità del primo recesso. I venditori hanno perso e sono stati condannati alle spese.
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Recesso dal contratto preliminare per difetto urbanistico
Una società venditrice stipula un contratto preliminare per la vendita di cinquanta appartamenti, garantendo la loro destinazione urbanistica residenziale. La parte acquirente versa un milione di euro a titolo di caparra confirmatoria. Prima del rogito definitivo, la parte acquirente riscontra gravi incertezze sulla documentazione urbanistica ed edilizia degli immobili. Nonostante le espresse richieste, la parte venditrice non fornisce prove chiare della destinazione d'uso nei termini stabiliti. La parte acquirente comunica quindi il recesso dal contratto preliminare chiedendo la restituzione del doppio della caparra. La Corte di Cassazione conferma la legittimità del recesso per grave inadempimento del venditore.
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Vendita con riserva di gradimento: il silenzio valida la vendita
Un'azienda acquirente riceve un macchinario industriale pattuendo una vendita con riserva di gradimento. L'acquirente trattiene il bene per oltre un anno senza formalizzare alcun rifiuto, a differenza di quanto fatto per altri macchinari restituiti in tempi brevi, e offre poi la restituzione in modo informale. Il venditore chiede il pagamento del prezzo. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso dell'acquirente, stabilendo un importante principio: se il bene è già stato consegnato e il contratto non prevede un termine esplicito per esprimere il gradimento, il giudice può integrare il contratto secondo equità stabilendo un congruo termine. Il trattenimento prolungato del bene supera qualsiasi termine ragionevole, rendendo la vendita definitiva e obbligando l'acquirente al pagamento del prezzo e delle spese legali.
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Licenziamento per Giusta Causa: Assenza Ingiustificata e Rottura Fiduciaria
Un Lavoratore ha ricevuto un licenziamento per giusta causa a seguito di un'assenza ingiustificata e del mancato rientro in servizio dopo un periodo di malattia. L'Azienda ha sostenuto che tale condotta avesse interrotto il rapporto fiduciario. La Corte ha esaminato la proporzionalità della sanzione rispetto alla gravità del fatto. Ha stabilito che il licenziamento per giusta causa è legittimo solo se la condotta del Lavoratore è così grave da non consentire la prosecuzione del rapporto. La sentenza ha confermato la validità del licenziamento, ritenendo la condotta del Lavoratore sufficientemente grave da giustificare la massima sanzione disciplinare.
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Recesso contratto preliminare: vincolo urbanistico e caparra trattenuta
Un Acquirente ha stipulato un contratto preliminare per l'acquisto di un terreno, versando una caparra confirmatoria. Successivamente, ha scoperto un vincolo di inedificabilità sul terreno e ha esercitato il recesso dal contratto, chiedendo il doppio della caparra. Il Venditore ha contestato, sostenendo che il vincolo era noto e che l'Acquirente non aveva avviato le procedure per ottenere il permesso di costruire, come previsto dal contratto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Acquirente. Ha stabilito che il diritto di recesso era condizionato all'impossibilità di ottenere il permesso dopo aver tentato di richiederlo. Poiché l'Acquirente non aveva attivato tale procedura, il suo recesso è stato ritenuto illegittimo. Il Venditore ha potuto trattenere la caparra.
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Recesso da associazione professionale e quota sul fatturato
Due professionisti fondano una struttura comune. Un socio comunica il recesso da associazione professionale pretendendo una liquidazione pari a un terzo del fatturato annuo lordo, in forza dello statuto. Il socio rimasto contesta la pretesa, sostenendo l'avvenuto scioglimento dell'ente e la nullita della clausola sul fatturato per violazione della buona fede. La Corte d'Appello riconosce il recesso ma omette di pronunciarsi sulla contestazione relativa alla validita della clausola statutaria. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso del socio superstite. I giudici di merito dovevano valutare espressamente se la liquidazione calcolata sul fatturato lordo generasse un arricchimento ingiustificato in contrasto con la buona fede contrattuale. La causa torna in appello per esaminare la validita della norma dello statuto.
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Recesso dal Contratto Preliminare: Offerta Migliore Valida, Danni Negati
Un acquirente ha citato in giudizio dei venditori per ottenere un risarcimento danni, sostenendo l'inadempimento di un contratto preliminare di vendita di un terreno. Una delle venditrici ha esercitato il suo diritto di recesso dal contratto preliminare, motivando la decisione con una clausola contrattuale che le permetteva di recedere in caso di offerta di acquisto più vantaggiosa da terzi. Gli altri venditori hanno disconosciuto le proprie firme sul preliminare. La Corte di Cassazione ha confermato le decisioni precedenti, che avevano rigettato la richiesta di risarcimento dell'acquirente e riconosciuto la legittimità del recesso. La Corte ha stabilito che l'acquirente aveva implicitamente ammesso l'esistenza dell'offerta migliore, contestando solo la tempistica del recesso.
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Risoluzione Contratto Preliminare: Recesso o Inadempimento?
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di risoluzione del contratto preliminare di compravendita immobiliare. Un acquirente non si è presentato al rogito, contestando presunti difetti dell'immobile e mancanza di documentazione. Il venditore ha chiesto la risoluzione del contratto e il risarcimento per l'occupazione dell'immobile. La Cassazione ha confermato la decisione della Corte d'Appello, che aveva risolto il contratto per inadempimento dell'acquirente. La Suprema Corte ha chiarito che una domanda di "recesso" può essere qualificata come richiesta di "risoluzione" se accompagnata da una richiesta di risarcimento danni per l'uso del bene, senza configurare un'inammissibile mutatio libelli. Ha inoltre validato l'uso della consulenza tecnica d'ufficio per quantificare l'indennità di occupazione. L'acquirente ha perso la causa.
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Licenziamento per giusta causa: Cassazione annulla per sproporzione
Un Lavoratore è stato licenziato per giusta causa dopo aver utilizzato un badge aziendale per timbrare l'ingresso di un collega assente. La Corte d'Appello ha confermato la legittimità del licenziamento, ritenendo la condotta grave. La Corte di Cassazione ha invece annullato questa decisione. Ha stabilito che il giudice di merito non aveva valutato correttamente la proporzionalità tra la sanzione e il fatto, considerando anche l'assenza di un danno economico per l'Azienda e la mancanza di recidiva del Lavoratore. La sentenza ha ribadito l'importanza di un'attenta valutazione della giusta causa nel licenziamento.
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Recesso da Preliminare: la Restituzione Acconto Preliminare è dovuta?
La Corte di Cassazione ha affrontato un caso relativo alla restituzione acconto preliminare in seguito al recesso da un contratto di permuta immobiliare. Un Promittente Venditore aveva ricevuto una caparra e un acconto di 60.000 euro. Dopo aver legittimamente esercitato il recesso, il giudice di primo grado gli aveva permesso di trattenere la caparra, ma non si era pronunciato sull'acconto. La Corte d'Appello ha poi ordinato la restituzione dell'acconto. Il Promittente Venditore ha contestato questa decisione, sostenendo che si trattava di una domanda nuova o di ultrapetizione. La Cassazione ha rigettato il ricorso, affermando che la domanda di restituzione dell'acconto, sebbene non esplicitamente formulata in ogni sua sfumatura, era implicita fin dall'inizio del giudizio in caso di scioglimento del contratto, rendendo l'acconto privo di causa.
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Inadempimento Contratto Preliminare: Ipoteca Nascosta e Doppio della Caparra
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del recesso di un acquirente da un contratto preliminare di compravendita immobiliare, condannando il venditore a restituire il doppio della caparra confirmatoria. L'acquirente aveva scoperto un'ipoteca giudiziale sull'immobile non dichiarata e il venditore non si era presentato per il rogito. La Suprema Corte ha ribadito che l'inadempimento del contratto preliminare da parte del venditore, consistente nella mancata liberazione dell'immobile da ipoteche e nella mancata comparizione per la stipula, è grave e giustifica il recesso dell'acquirente e il diritto a ricevere il doppio della caparra. L'inadempimento contratto preliminare è stato ritenuto decisivo.
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Dimissioni per giusta causa dell’agente: scorporo non basta
Un Agente ha rassegnato le sue "Dimissioni per giusta causa dell'agente" dopo che la sua Azienda aveva ridotto il suo portafoglio clienti (scorporo territoriale). L'Agente ha chiesto indennità aggiuntive, sostenendo che lo scorporo giustificasse la sua immediata partenza. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'Agente. Ha confermato che lo scorporo era una facoltà contrattuale dell'Azienda. L'Agente aveva accettato le indennità e continuato il rapporto per mesi prima di dimettersi. Questo ha escluso la "giusta causa" e il requisito di immediatezza. Non era inoltre possibile cambiare la base legale della domanda in appello.
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Rifiuto Riconsegna Immobile Locato: Danni vs. Recesso Legittimo
Una Pubblica Amministrazione, in qualità di Conduttrice, ha receduto da un contratto di locazione commerciale per un immobile non conforme alle normative antisismiche. Ha tentato la riconsegna, ma la Società Locatrice ha opposto un legittimo rifiuto riconsegna immobile locato, adducendo gravi danni e la necessità di ingenti lavori di ripristino. La Locatrice ha chiesto il pagamento dei canoni o un'indennità di occupazione. La Corte d'Appello ha ritenuto legittimo il rifiuto della Locatrice e ha condannato la Conduttrice al pagamento. Tuttavia, durante il ricorso in Cassazione, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo, portando all'estinzione del giudizio per rinuncia.
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Licenziamento per giusta causa: la sottrazione di beni aziendali è sempre grave
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di **licenziamento per giusta causa** di un Lavoratore, responsabile di aver sottratto merce dall'Azienda. Il Lavoratore aveva impugnato il licenziamento, sostenendo che la condotta non fosse così grave da giustificare il provvedimento. La Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento, ribadendo che la sottrazione di beni aziendali, anche di modico valore, costituisce una grave violazione del rapporto fiduciario. Questo comportamento rende impossibile la prosecuzione del rapporto di lavoro, giustificando il recesso immediato da parte del datore di lavoro. La sentenza ha quindi respinto il ricorso del Lavoratore, confermando la decisione dei giudici precedenti.
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