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Privativa Industriale

13 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Diritto di esclusiva concesso dall'ordinamento per lo sfruttamento di un'invenzione (brevetto) o di un modello di utilità, design o marchio. Conferisce al titolare il monopolio sulla sua utilizzazione economica.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Violazione di Brevetto in Gara: Confermato il risarcimento danni
Un'Azienda deteneva un brevetto per un sistema di puntellamento. Il Ministero della Difesa bandì una gara d'appalto per l'acquisto di kit simili, senza menzionare il brevetto. Un Consorzio, vincitore provvisorio, offrì un prodotto simile. L'Azienda brevettata contestò la violazione di brevetto. Il Ministero annullò la gara in autotutela. Il Tribunale e la Corte d'Appello condannarono il Consorzio a risarcire l'Azienda per il mancato guadagno. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Consorzio, confermando la condanna. Ha ribadito che la pubblicità del brevetto implica una presunzione di conoscenza della privativa, superabile solo dimostrando l'uso di ogni diligenza per evitare la violazione di brevetto. La liquidazione equitativa del danno è legittima in questi casi.
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Contraffazione di marchi: nullo il sequestro senza motivazione
Il Tribunale confermava il sequestro di centinaia di articoli di pelletteria a carico di un indagato per contraffazione di marchi e associazione a delinquere. La difesa eccepiva il difetto di motivazione sugli indizi di reato, evidenziando che l'eventuale sovraproduzione non autorizzata di beni autentici da parte di licenziatari non integra la falsificazione punita dall'art. 473 c.p. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'indagato, annullando l'ordinanza con rinvio. La Suprema Corte ha chiarito che il giudice cautelare deve verificare con precisione i fatti: la contraffazione tutela la fede pubblica contro le imitazioni ingannevoli, mentre la vendita non autorizzata di prodotti originali lede il patrimonio del titolare della privativa e integra una diversa fattispecie penale.
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Contraffazione del marchio: il marchio UE batte quello estero
Una società estera titolare dal 1999 di un marchio europeo nell'abbigliamento agisce in giudizio contro un'azienda distributrice per contraffazione del marchio e concorrenza sleale. L'azienda distributrice vendeva in Italia capi recanti lo stesso segno, giustificandosi con una registrazione ottenuta a San Marino nel 2017 e invocando un trattato bilaterale del 1939. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso dell'azienda distributrice. La Suprema Corte stabilisce che gli accordi bilaterali tra Italia e San Marino si applicano solo ai marchi nazionali e non possono pregiudicare la tutela prioritaria del marchio europeo registrato in data antecedente. La Corte conferma inoltre la piena validità della procura alle liti sottoscritta all'estero con autentica notarile. L'azienda distributrice perde la causa e viene condannata al pagamento di tutte le spese legali.
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Contraffazione del marchio online: decide il giudice italiano
Una società italiana ha citato in giudizio una concorrente estera contestando la contraffazione del marchio e atti di concorrenza sleale compiuti tramite vendita online. La società estera ha eccepito il difetto di giurisdizione del giudice italiano. L'azienda italiana ha presentato un regolamento preventivo per chiedere la conferma della giurisdizione italiana. Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno stabilito che i giudici italiani possiedono la giurisdizione per decidere la controversia. Il principio si applica sia ai marchi nazionali che a quelli europei quando i prodotti dannosi risultano pubblicizzati o commercializzati in Italia via internet. La causa è stata quindi rinviata al tribunale competente per il giudizio di merito.
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Vendita di prodotti brevettati: assolto il commerciante ignaro
La vicenda riguarda la vendita di prodotti brevettati, nello specifico 206 pezzi di ricambio compatibili per aspirapolvere acquistati da un commerciante al dettaglio. La Società Produttrice ha denunciato il venditore per violazione di diritti di proprietà industriale e ricettazione. I giudici di merito hanno assolto il commerciante per mancanza dell'elemento soggettivo del reato. La Corte di Cassazione ha confermato l'assoluzione, stabilendo che la vendita di prodotti brevettati senza autorizzazione richiede il dolo, ossia la piena consapevolezza dell'illecito. Nel caso specifico, il commerciante aveva acquistato i ricambi alla luce del sole da un importatore leader del settore con regolari fatture, escludendo così anche il dolo eventuale. L'eventuale negligenza professionale non basta a configurare il reato penale.
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Contraffazione di modelli: non è marchio ma è comunque reato
La Corte di Cassazione ha ridefinito la responsabilità penale di un commerciante che aveva introdotto in Italia auricolari identici a un noto modello registrato. I giudici hanno stabilito che la riproduzione non autorizzata del design non costituisce contraffazione di marchio, ma integra il reato di fabbricazione e commercio di beni usurpando titoli di proprietà industriale. Di conseguenza, il fatto è stato riqualificato ai sensi dell'articolo 517-ter del codice penale anziché dell'articolo 474. La Corte ha confermato la condanna, chiarendo che la contraffazione di modelli protegge l'aspetto estetico del prodotto e richiede solo la conoscibilità del titolo registrato per configurare il dolo. È stata invece respinta la richiesta di applicazione del lavoro di pubblica utilità perché presentata in modo tardivo e prima della definizione della pena.
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Modellini e contraffazione di marchio: il piccolo batte il colosso
Il Produttore di modellini in miniatura ha citato in giudizio l'Azienda automobilistica per ottenere l'accertamento negativo della contraffazione, sostenendo che la riproduzione fedele in scala ridotta di auto d'epoca non violasse i diritti di marchio e d'autore. I giudici di merito hanno dato ragione al Produttore, escludendo la contraffazione di marchio e condannando l'Azienda al risarcimento dei danni. L'Azienda ha proposto ricorso in Cassazione contestando, tra l'altro, la giurisdizione italiana. Le Sezioni Unite hanno dichiarato inammissibile il motivo sulla giurisdizione poiché l'Azienda non ha impugnato entrambe le ragioni autonome poste alla base della decisione d'appello, rimettendo la causa alla sezione semplice per l'esame del merito.
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Contraffazione per equivalente: quando il brevetto non basta
Il Titolare del Brevetto ha citato in giudizio la Società Concorrente accusandola di contraffazione di un brevetto relativo a un macchinario per la movimentazione del tabacco. La Corte d'Appello ha escluso la contraffazione per equivalente poiché l'impianto concorrente mancava di elementi essenziali, come i sistemi di impilamento, utilizzando invece una tecnologia aerea nota e strutturalmente diversa. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del titolare, confermando che per configurare la contraffazione per equivalente non basta una somiglianza generica, ma occorre che le varianti svolgano la stessa funzione, nello stesso modo, per ottenere lo stesso risultato. La Società Concorrente vince definitivamente la causa e il Titolare del Brevetto deve rimborsare le spese legali.
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Difetto di giurisdizione: design italiano giudicato in Italia, ma illecito in Germania
Un'azienda italiana produttrice di rubinetti cita in giudizio in Italia una concorrente tedesca, titolare di un disegno registrato. La controversia nasce da una diffida inviata dall'azienda tedesca a un distributore in Germania. L'azienda italiana chiede di accertare la nullità della porzione italiana del disegno e l'insussistenza della contraffazione e della concorrenza sleale. La Corte di Cassazione, decidendo sulla questione, sancisce un parziale difetto di giurisdizione. Stabilisce che il giudice italiano è competente solo a decidere sulla validità del disegno per il territorio italiano. Per tutte le altre questioni, relative a presunti illeciti avvenuti in Germania, la giurisdizione spetta ai tribunali tedeschi, poiché è lì che si è verificato l'evento dannoso.
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Brevetto Nullo? Salvo in Appello con la Limitazione Rivendicazioni
Una società titolare di un brevetto per componenti di biliardini, dichiarato nullo in primo grado, ha chiesto in appello una limitazione delle rivendicazioni del brevetto per salvarlo. La società concorrente si è opposta, ritenendo la richiesta tardiva. La Corte di Cassazione ha dato ragione al titolare del brevetto, stabilendo un principio fondamentale: la facoltà di chiedere la limitazione delle rivendicazioni del brevetto può essere esercitata in ogni stato e grado del giudizio, anche in appello. Questa procedura non è un abuso del processo, ma uno strumento per conservare la validità del brevetto, seppur in forma ridotta. La richiesta è stata quindi ritenuta legittima e il ricorso della concorrente respinto.
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Sfruttamento unilaterale brevetto: la Cassazione decide
Una società di design slovena e un'azienda italiana di attrezzature subacquee sono contitolari di un brevetto. Dopo la fine del loro accordo, l'azienda italiana continua lo sfruttamento commerciale dell'invenzione. La Corte d'Appello lo ritiene legittimo, applicando le norme sulla comunione. La Cassazione, rilevando un contrasto giurisprudenziale sul tema dello sfruttamento unilaterale brevetto, non decide nel merito ma rinvia la causa alla pubblica udienza della Prima Sezione Civile per risolvere la questione di diritto.
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Difetto di giurisdizione: tutela brevetto e appalti
La Cassazione conferma il difetto di giurisdizione del giudice amministrativo in una controversia su un appalto pubblico. Il caso riguardava una società titolare di un brevetto che contestava un bando di gara, sostenendo violasse i suoi diritti di esclusiva. La Corte ha stabilito che la pretesa sostanziale non era la legittimità dell'atto amministrativo, ma la tutela del diritto di proprietà industriale, materia di competenza del giudice ordinario.
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Start up innovativa: l’iscrizione non basta per fallire
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1583/2024, ha stabilito che l'iscrizione di una società nella sezione speciale del Registro delle Imprese come 'start up innovativa' non è sufficiente a garantirle l'esenzione dal fallimento. I giudici hanno il potere e il dovere di verificare l'effettiva e concreta sussistenza dei requisiti sostanziali di innovatività previsti dalla legge. Nel caso di specie, una S.r.l. in liquidazione si è vista dichiarare inammissibile il ricorso contro la propria dichiarazione di fallimento, poiché la Corte ha ritenuto che la mera registrazione formale e una domanda di brevetto non collegata all'attività concreta non fossero prove sufficienti della sua reale capacità innovativa.
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