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Contraffazione di modelli: non è marchio ma è comunque reato

La Corte di Cassazione ha ridefinito la responsabilità penale di un commerciante che aveva introdotto in Italia auricolari identici a un noto modello registrato. I giudici hanno stabilito che la riproduzione non autorizzata del design non costituisce contraffazione di marchio, ma integra il reato di fabbricazione e commercio di beni usurpando titoli di proprietà industriale. Di conseguenza, il fatto è stato riqualificato ai sensi dell’articolo 517-ter del codice penale anziché dell’articolo 474. La Corte ha confermato la condanna, chiarendo che la contraffazione di modelli protegge l’aspetto estetico del prodotto e richiede solo la conoscibilità del titolo registrato per configurare il dolo. È stata invece respinta la richiesta di applicazione del lavoro di pubblica utilità perché presentata in modo tardivo e prima della definizione della pena.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. F Num. 34910 Anno 2023
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Pubblicato il 18 luglio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

La differenza tra marchio e disegno industriale nella contraffazione di modelli

La tutela dei prodotti sul mercato richiede una distinzione netta tra i diversi strumenti di protezione legale. Spesso si confonde la tutela del marchio con quella del disegno o modello industriale. Questa distinzione è fondamentale per stabilire quale reato si configuri in caso di riproduzione non autorizzata. La Cassazione ha affrontato questo tema chiarendo i confini della contraffazione di modelli. Nel caso in esame, l’importazione di auricolari simili a quelli di una nota azienda tecnologica ha sollevato la questione se si trattasse di violazione di marchio o di usurpazione di un modello comunitario registrato.

Il caso concreto: gli auricolari importati dall’estero

Un commerciante ha introdotto in Italia e detenuto per la vendita migliaia di auricolari identici a un modello comunitario registrato da una celebre multinazionale. I giudici di merito lo avevano condannato per il reato di introduzione nello Stato e commercio di prodotti con segni falsi. Questo reato punisce chi vende merci con marchi o segni distintivi contraffatti. Il commerciante ha proposto ricorso in Cassazione. La difesa ha sostenuto che gli auricolari non riproducevano il marchio figurativo o nominativo dell’azienda, ma solo la forma estetica del modello registrato. Pertanto, la condotta non poteva essere punita come contraffazione di marchio, ma doveva essere inquadrata nella diversa fattispecie di usurpazione di titolo di proprietà industriale.

Quando si applica il reato di usurpazione di proprietà industriale

Il codice penale prevede due norme distinte per proteggere la fede pubblica e il patrimonio industriale. L’articolo 474 punisce la contraffazione dei marchi e dei segni distintivi. Questa norma tutela i consumatori dal rischio di confusione sull’origine del prodotto al momento dell’acquisto. Al contrario, l’articolo 517-ter punisce chi fabbrica o vende prodotti usurpando un titolo di proprietà industriale, come un disegno o modello registrato. Il modello comunitario protegge l’aspetto esteriore di un prodotto, comprese le linee, i contorni, i colori e la forma. La Cassazione ha chiarito che un modello non registrato o registrato non può essere equiparato a un marchio di forma. Estendere la tutela del marchio al modello violerebbe il principio di legalità penale.

Le motivazioni della sentenza sulla contraffazione di modelli

I giudici della Suprema Corte hanno accolto il motivo di ricorso relativo alla qualificazione giuridica del fatto. La sentenza spiega che la condotta del commerciante rientra perfettamente nell’articolo 517-ter, secondo comma, del codice penale. L’imputato ha infatti importato e detenuto per la vendita prodotti che imitavano un modello comunitario registrato. Questa condotta lede il patrimonio del titolare del diritto di privativa. Per quanto riguarda l’elemento soggettivo, la Corte ha precisato che non è necessaria la certezza assoluta della violazione da parte dell’agente. È sufficiente la semplice conoscibilità dell’esistenza del titolo di proprietà industriale. Trattandosi di un modello regolarmente registrato a livello europeo, il commerciante avrebbe dovuto conoscerne l’esistenza. La Corte ha inoltre respinto la richiesta di applicazione del lavoro di pubblica utilità. Questa istanza è stata ritenuta inammissibile perché presentata prima della lettura del dispositivo e in modo tardivo rispetto ai termini processuali.

Le conclusioni sul caso della contraffazione di modelli

La Cassazione ha riqualificato il fatto contestato al commerciante come violazione dell’articolo 517-ter del codice penale. Questa decisione non ha modificato la pena complessiva, poiché la cornice edittale per le due fattispecie è identica. Tuttavia, la sentenza stabilisce un principio di diritto fondamentale per il settore commerciale e industriale. Chi riproduce la forma estetica di un prodotto protetto da un modello comunitario risponde del reato di usurpazione di proprietà industriale e non di contraffazione di marchio. I commercianti e gli importatori devono quindi prestare massima attenzione non solo ai loghi e ai marchi, ma anche al design registrato dei prodotti che decidono di immettere sul mercato italiano.

Qual è la differenza tra la tutela del marchio e quella del modello industriale?
Il marchio protegge il segno distintivo e l’origine del prodotto per evitare confusione nei consumatori, mentre il modello industriale tutela l’aspetto estetico e il design registrato del bene.

Cosa rischia chi importa prodotti che copiano il design di un modello registrato?
Rischia una condanna penale per il reato di fabbricazione e commercio di beni realizzati usurpando titoli di proprietà industriale, con la confisca e la distruzione delle merci.

Quando si può richiedere il lavoro di pubblica utilità come pena sostitutiva?
La richiesta può essere espressa solo dopo l’affermazione della responsabilità penale e la determinazione della pena da parte del giudice, rispettando i termini previsti per il deposito delle memorie.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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