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Principio Di Cassa

115 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Criterio fiscale secondo cui costi e ricavi vengono considerati nell'esercizio in cui avviene l'effettivo pagamento o incasso monetario.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Accertamento fiscale: quando il principio di cassa non salva il professionista
Un professionista (geometra) ha ricevuto un avviso di accertamento fiscale dall'Agenzia delle Entrate per il 2008, che recuperava costi e riduceva spese deducibili. Il contribuente ha contestato l'accertamento, sostenendo vizi procedurali (mancanza di processo verbale di chiusura e mancato rispetto del termine di 60 giorni) e l'errata applicazione del principio di cassa sui ricavi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha chiarito che le garanzie procedurali invocate non si applicano agli accertamenti "a tavolino" basati su questionari. Inoltre, l'accertamento fiscale contestato riguardava i costi, non i ricavi, rendendo irrilevanti le argomentazioni sul principio di cassa per i ricavi dichiarati.
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Accertamento fiscale sui professionisti: la Cassazione ribalta l’onere
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a un professionista l'omessa dichiarazione di redditi, basandosi su movimenti bancari non giustificati. La Corte di Cassazione, con questa ordinanza, ha cassato la sentenza d'appello che aveva parzialmente accolto il ricorso del professionista. La Suprema Corte ha ribadito l'importanza del principio di cassa per l'accertamento fiscale sui professionisti e ha chiarito che l'onere della prova spetta al contribuente per giustificare i versamenti. Le dichiarazioni di terzi, da sole, non bastano come prova. La causa è stata rinviata alla Commissione Tributaria Regionale per un nuovo esame.
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Plusvalenze Immobiliari: Quando la vendita di un fabbricato non è tassabile
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di tassazione plusvalenze immobiliari. L'Agenzia delle Entrate aveva contestato a un Contribuente la vendita di due fabbricati, sostenendo che si trattasse di terreni edificabili e quindi soggetti a imposta. Il Contribuente aveva venduto i beni oltre cinque anni dopo l'acquisto e non aveva percepito interamente il corrispettivo. La Corte ha respinto il ricorso dell'Agenzia, stabilendo che la vendita riguardava fabbricati esistenti, non terreni edificabili. Ha ribadito che le plusvalenze immobiliari sono tassabili solo se la vendita avviene entro cinque anni dall'acquisto o costruzione, o se si tratta di terreni edificabili, e che l'imposta si applica sul corrispettivo effettivamente percepito.
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Deducibilità Trattamento Fine Mandato: Atto Scritto o Niente Deduzione
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema della Deducibilità Trattamento Fine Mandato (TFM) degli amministratori e dei rimborsi spese ai dipendenti. L'Amministrazione Fiscale contestava le deduzioni di un'Azienda. La Suprema Corte ha chiarito che gli accantonamenti per il TFM sono deducibili solo se previsti da un atto scritto con data certa anteriore all'inizio del rapporto. In assenza, la deduzione avviene solo al momento del pagamento. La sentenza della Commissione Tributaria Regionale, che aveva ammesso la deduzione senza tale requisito, è stata annullata per questa parte. La Corte ha invece confermato la correttezza delle deduzioni sui rimborsi spese.
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Canoni di locazione non riscossi: tasse dovute sui negozi
Un contribuente proprietario concedeva in locazione un immobile commerciale. Il conduttore accumulava morosità per tre anni consecutivi, fino alla convalida di sfratto. Il proprietario presentava istanza di rimborso per l'Irpef versata sulle somme mai percepite. I giudici di merito accoglievano la domanda, ritenendo ingiusto tassare importi non incassati. L'Agenzia delle Entrate ricorreva in Cassazione difendendo la legittimità del prelievo. La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'Ufficio. Per le locazioni non abitative, i canoni di locazione non riscossi concorrono pienamente alla formazione del reddito imponibile fino allo scioglimento del contratto. La tassazione colpisce la titolarità del bene e il diritto maturato, non il flusso monetario effettivo. Il contribuente non ha diritto al rimborso fiscale.
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Fattura non pagata: la Cassazione conferma la presunzione di pagamento
Un professionista ha emesso una fattura di 60.000 euro per prestazioni professionali, sostenendo di non averla mai incassata. L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento per IRPEF e IVA. La Commissione Tributaria Regionale ha accolto l'appello dell'Ufficio, applicando la presunzione di pagamento fattura, dato che le fatture sono solitamente emesse al momento del saldo. Il professionista ha fatto ricorso in Cassazione, contestando la validità di questa presunzione e il principio di cassa per le imposte dirette. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando la legittimità della presunzione di pagamento fattura in assenza di prova contraria da parte del contribuente.
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Ripartizione Spese Condominiali: Contestazione Rigettata in Cassazione
Due condomini hanno impugnato una delibera condominiale contestando la ripartizione spese condominiali. Essi lamentavano una presunta duplicazione di addebiti, l'inclusione delle spese dell'ascensore nonostante non lo usassero, e un errore nel conteggio delle bocche d'acqua. La Corte d'Appello ha respinto gran parte delle loro richieste, ritenendo alcune questioni nuove in appello e altre infondate. La Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso dei condomini. Ha ribadito che non si possono introdurre nuove questioni in appello e che il ricorso in Cassazione non è un terzo grado di giudizio per riesaminare i fatti.
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Principio di Cassa: Incasso vs Fattura, la Cassazione dà Ragione al Fisco
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un professionista contro un avviso di accertamento fiscale. Il professionista contestava la validità della notifica dell'atto, la delega di firma e l'applicazione del principio di cassa per i compensi percepiti. La Suprema Corte ha confermato che per i professionisti il reddito si tassa al momento dell'incasso effettivo, non dell'emissione della fattura. Ha inoltre ritenuto valide le procedure di notifica e la produzione della delega di firma anche in corso di giudizio, e ha dichiarato inammissibili le eccezioni di compensazione tardive e le contestazioni non adeguatamente documentate. Il professionista ha perso e dovrà pagare le spese legali.
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Deducibilità TFM amministratore: delibera tardiva e stop ai tagli
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società la deducibilità TFM amministratore per l'anno d'imposta 2010. Il Fisco ha ritenuto indebita la deduzione per competenza delle quote accantonate, poiché il diritto all'indennità e il suo preciso ammontare non risultavano da un atto con data certa anteriore all'inizio del rapporto. Lo statuto societario prevedeva soltanto una facoltà discrezionale, mentre la delibera di quantificazione era successiva all'assunzione dell'incarico. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società, confermando che la deducibilità TFM amministratore per competenza richiede che sia il diritto sia l'importo figurino in un documento avente data certa antecedente alla nomina. In assenza di questi requisiti, la deduzione resta ammessa solo secondo il principio di cassa al momento del versamento.
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Buoni postali fruttiferi: la Cassazione chiarisce il calcolo
Un risparmiatore ha contestato l'importo liquidato dall'ente gestore al momento del rimborso di alcuni buoni postali fruttiferi emessi nel 1993. Il cittadino lamentava di aver ricevuto una somma inferiore rispetto ai rendimenti indicati sul titolo. L'ente gestore ha sostenuto la legittimità del calcolo applicando la ritenuta fiscale del 12,50 percento sugli interessi maturati anno per anno. La Corte di Cassazione ha dato ragione all'ente gestore. I giudici hanno stabilito che per i buoni postali fruttiferi emessi prima del 1997 la tassazione segue il principio di competenza. La capitalizzazione annuale degli interessi nei primi venti anni deve avvenire al netto della ritenuta fiscale e non al lordo. La decisione di merito favorevole al cittadino è stata quindi annullata.
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Accertamento analitico induttivo: stop al fisco contraddittorio
L'Agenzia delle Entrate ha notificato un avviso basato su accertamento analitico induttivo a un agente sportivo, contestando compensi non dichiarati desunti dalle percentuali federali sui contratti dei calciatori. Il professionista ha eccepito che parte delle somme era stata incassata da una società terza, configurando una doppia imposizione, e che ulteriori ricavi erano stati percepiti solo negli anni successivi, violando il principio di cassa. I giudici regionali hanno respinto tali difese in modo contraddittorio. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'agente, cassando la sentenza d'appello per evidente contrasto logico nella motivazione e per mancata disamina dei criteri temporali di imputazione dei ricavi.
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Accertamento analitico induttivo: Fisco fermato in Cassazione
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a un agente di calciatori maggiori ricavi tramite accertamento analitico induttivo, rideterminando i compensi rispetto a quelli dichiarati. Il contribuente ha contestato la pretesa evidenziando accordi di riduzione dei compensi e l'omessa applicazione del principio di cassa. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'agente. I giudici regionali hanno commesso un vizio di ultrapetizione accogliendo un appello mai proposto dal Fisco e hanno omesso di esaminare elementi probatori decisivi, quali estratti conto bancari e accordi contrattuali di riduzione. La Suprema Corte ha dunque cassato la sentenza con rinvio.
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Accertamento analitico induttivo: mandati ufficiali contro il Fisco
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a un procuratore sportivo maggiori compensi non dichiarati tramite un accertamento analitico induttivo. Il Fisco ha calcolato i compensi reali applicando le percentuali previste dai mandati ufficiali depositati presso la federazione sportiva. Il professionista ha sostenuto di aver incassato meno, esibendo scritture private di riduzione dei compensi ed estratti conto bancari con movimenti limitati. I giudici d'appello hanno inizialmente accolto le ragioni del contribuente. La Corte di Cassazione ha invece ribaltato l'esito della lite e ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate. I giudici hanno chiarito che i contratti federali ufficiali costituiscono presunzioni gravi e precise. Al contrario, gli accordi privati privi di data certa e le sole movimentazioni bancarie ridotte non possono smentire le maggiori entrate accertate dal Fisco.
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Differenze retributive al lordo: azienda condannata a pagare
Un ex dipendente ha chiesto e ottenuto dal tribunale il pagamento delle indennità arretrate e della buonuscita. L'azienda si è opposta sostenendo di dover versare solo le cifre nette e dichiarando di aver già saldato le tasse all'Erario. La Corte d'Appello ha respinto la difesa aziendale poiché la semplice esibizione dei cedolini paga non prova l'effettivo versamento delle imposte allo Stato. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione e ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'azienda. Il giudice civile deve sempre liquidare le differenze retributive al lordo delle ritenute fiscali, perché la tassazione scatta solo quando il dipendente percepisce concretamente le somme. L'azienda deve quindi corrispondere l'intero importo lordo.
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Definizione agevolata delle liti pendenti: lite IVA sospesa
L'Amministrazione Finanziaria ha contestato a una società il mancato versamento dell'IVA per prestazioni di servizi relative a fatture non ancora incassate. La società ha sostenuto che l'imposta diventa esigibile solo al momento dell'effettivo pagamento da parte dei clienti. La Commissione Tributaria Regionale ha dato ragione all'impresa, ma il Fisco ha impugnato la sentenza davanti alla Corte di Cassazione. Nel corso del giudizio di legittimità, la società ha depositato una memoria per accedere alla definizione agevolata delle liti pendenti introdotta dalla riforma tributaria. La Suprema Corte ha accolto la richiesta difensiva, disponendo il rinvio della causa a nuovo ruolo per consentire la formalizzazione della domanda di sospensione e la chiusura della vertenza fiscale.
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Deducibilità compenso amministratori: i limiti della cessione
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società in liquidazione la deduzione dei costi per il compenso degli amministratori, pagati tramite cessione di un credito non ancora incassato, e l'esenzione IVA su alcune esportazioni prive di adeguata documentazione doganale. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco. Riguardo alla deducibilità compenso amministratori, i giudici hanno chiarito che, in base al principio di cassa, la cessione del credito consente la deduzione immediata solo se le parti hanno pattuito una cessione pro soluto (con effetto estintivo immediato del debito). In caso contrario, il costo è deducibile solo al momento dell'effettivo incasso. Inoltre, per non applicare l'IVA sulle esportazioni, è indispensabile una prova doganale ufficiale o una certificazione equivalente di un'autorità pubblica estera. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Tassazione indennità di esproprio: il ritardo cancella la tassa
Il Contribuente ha richiesto il rimborso della ritenuta IRPEF del 20% applicata nel 2014 sull'indennità di esproprio per un terreno occupato illegittimamente dal 1977. L'Amministrazione Finanziaria ha negato il rimborso tramite silenzio rifiuto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Fisco, confermando che la tassazione indennità di esproprio non è dovuta se il ritardo nel pagamento è imputabile all'ingiustificata inerzia della Pubblica Amministrazione. Se l'esproprio è avvenuto prima del 1989, il ritardo colpevole dello Stato non può tradursi in un danno fiscale per il cittadino, violando i principi di correttezza e buona fede. Il Contribuente ha quindi diritto al rimborso delle somme trattenute.
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Agevolazioni fiscali ASD: forma democratica contro cassa reale
L'Amministrazione Finanziaria ha contestato a un'Associazione Sportiva l'accesso alle agevolazioni fiscali ASD per gli anni 2016 e 2017, rilevando l'assenza di democraticità interna e la mancanza dei libri sociali obbligatori. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Ufficio, chiarendo che la semplice affiliazione formale non basta per godere dei benefici, gravando sull'ente l'onere di provare l'effettivo svolgimento di attività non lucrativa. Tuttavia, la Suprema Corte ha accolto anche il ricorso incidentale dell'Associazione Sportiva, stabilendo che il calcolo del limite dei ricavi per l'accesso al regime di favore deve seguire rigorosamente il principio di cassa, escludendo le fatture emesse ma non ancora incassate. La causa è stata rinviata alla Corte di Giustizia Tributaria per un nuovo esame dei fatti.
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Tassazione delle plusvalenze: acconti tassati prima del rogito
L'Amministrazione Finanziaria ha emesso un avviso di accertamento nei confronti di un contribuente per la tassazione delle plusvalenze derivanti dalla vendita di un terreno edificabile. Il contratto definitivo è stato firmato nel 2010, ma il contribuente aveva incassato alcuni acconti già nel 2009. I giudici di merito avevano annullato l'atto, ritenendo che la tassazione potesse avvenire solo nell'anno del trasferimento della proprietà (2010). La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Fisco. I giudici di legittimità hanno chiarito che, sebbene l'imponibilità nasca solo con il contratto definitivo, i singoli acconti già percepiti vanno dichiarati e tassati nell'anno in cui sono stati effettivamente incassati, in base al principio di cassa. La causa è stata quindi rinviata alla Corte di Giustizia Tributaria per un nuovo esame.
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Tassazione separata arretrati: no al rimborso se il ritardo è normale
Un Contribuente, che svolgeva funzioni di giudice tributario, ha richiesto il rimborso dell'IRPEF versata in eccesso, ritenendo che i compensi pagati in ritardo dovessero essere assoggettati a tassazione separata arretrati anziché a tassazione ordinaria. L'Agenzia delle Entrate ha rifiutato il rimborso tramite silenzio-rifiuto. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, stabilendo che il semplice superamento del termine del 12 gennaio non basta per ottenere l'agevolazione. Per applicare la tassazione separata arretrati, il ritardo deve superare il limite fisiologico di 120 giorni, tempo necessario alla Pubblica Amministrazione per i controlli e i mandati di pagamento. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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