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Principio Di Cassa

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115 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Contributi INPS utili non distribuiti: cosa sapere
L'ordinanza esamina l'obbligo di versare i contributi INPS utili non distribuiti per i soci lavoratori di società di capitali. La Corte d'Appello aveva escluso tale obbligo basandosi sul principio di cassa, ma la Cassazione ha ravvisato la necessità di un approfondimento in pubblica udienza a causa della rilevanza sistematica della questione e del potenziale rischio di condotte elusive.
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Base imponibile contributiva S.r.l.: il caso degli utili
L'ordinanza affronta il tema della base imponibile contributiva S.r.l. per i soci lavoratori, analizzando se gli utili prodotti dalla società ma non effettivamente distribuiti debbano essere conteggiati per il calcolo dei contributi previdenziali. Il caso nasce dall'opposizione di un socio a un avviso di addebito emesso dall'ente previdenziale. La Corte ha ritenuto la questione di massima importanza, rinviandola a una pubblica udienza per definire l'interpretazione corretta della convergenza tra disciplina fiscale e previdenziale.
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Plusvalenza immobiliare tassazione e principio di cassa
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del recupero fiscale di una plusvalenza immobiliare tassazione derivante dalla vendita di un immobile. I giudici hanno stabilito che per le imposte non armonizzate non sussiste un obbligo generalizzato di contraddittorio preventivo. È stata inoltre confermata la prova dell'incasso basata su clausole contrattuali specifiche.
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Compensazione plusvalenze: il principio di cassa vince
Un contribuente ha generato una plusvalenza da una vendita di titoli a fine 2015, sperando di utilizzare minusvalenze in scadenza per la compensazione plusvalenze. Tuttavia, l'accredito dei proventi è avvenuto a gennaio 2016. La Corte di Cassazione ha stabilito che si applica il "principio di cassa": l'anno fiscale di riferimento è quello dell'effettivo incasso, non della vendita. Di conseguenza, il contribuente ha perso il diritto alla compensazione, poiché le minusvalenze erano scadute al momento della rilevanza fiscale del guadagno.
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Plusvalenza immobiliare: tassazione per cassa o competenza?
Un imprenditore viene condannato per non aver dichiarato una plusvalenza immobiliare derivante dalla vendita forzata di un hotel. La Cassazione annulla la condanna, specificando che, in assenza di una provata finalità speculativa, si applica il principio di cassa (tassazione al momento dell'incasso) e non quello di competenza. La Corte d'Appello non aveva motivato a sufficienza il carattere speculativo dell'operazione.
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Rendiconto condominiale: cassa o competenza?
Un condomino ha impugnato la delibera di approvazione del bilancio, sostenendo che il rendiconto condominiale dovesse seguire il principio di cassa. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che il rendiconto è un documento composito: il registro di contabilità deve indicare incassi e pagamenti (cassa), ma il riepilogo e la nota esplicativa devono rappresentare il risultato economico dell'esercizio (competenza), garantendo chiarezza e trasparenza per i condomini.
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Rendiconto: utili calcolati solo sugli incassi effettivi
In una controversia su un contratto di associazione in partecipazione, la Corte di Cassazione ha stabilito che il calcolo degli utili da distribuire all'associato deve basarsi sul principio di cassa. Pertanto, i ricavi derivanti da vendite non effettivamente incassate, a causa dell'insolvenza del debitore, non possono essere inclusi nel rendiconto finale come utili. La Corte ha cassato la precedente sentenza che aveva applicato il principio di competenza, rimandando il caso alla Corte d'Appello per un nuovo calcolo.
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Accertamento induttivo: quando è legittimo per il Fisco
Un geometra sfida un avviso di accertamento dell'Agenzia delle Entrate, la quale aveva utilizzato un accertamento induttivo basato su presunzioni di sottofatturazione derivate da pratiche catastali. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso del contribuente, confermando la legittimità del metodo presuntivo del Fisco di fronte a comportamenti antieconomici, e accoglie il ricorso dell'Agenzia relativo all'ingiustificata compensazione delle spese legali.
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Indennità di espropriazione: no tasse con ritardo P.A.
La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale riguardo la tassazione dell'indennità di espropriazione. Se la Pubblica Amministrazione paga l'indennità con un ritardo ingiustificato di decenni, non può essere applicata la ritenuta d'acconto introdotta da una legge successiva all'esproprio. La Corte ha ritenuto che l'ineffienza dello Stato non può penalizzare il cittadino, violando il giusto equilibrio tra l'interesse pubblico e i diritti fondamentali dell'individuo, inclusa la protezione della proprietà.
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Plusvalenza immobiliare: quando si tassa? La Cassazione
Una contribuente vende un immobile nel 2007 in esecuzione di una procura a vendere del 2003, destinando il ricavato a un creditore terzo. L'Agenzia delle Entrate accerta una plusvalenza immobiliare per il 2007. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso della contribuente, stabilendo che, in base al principio di cassa, il momento impositivo coincide con l'anno dell'effettiva percezione del corrispettivo (2007) e non con quello dell'accordo preliminare. La Corte ha inoltre chiarito che la destinazione dei fondi a terzi non esclude la tassabilità, in quanto l'atto di disporre della somma costituisce possesso del reddito.
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Plusvalenza tassabile: quando si tassa la vendita?
La Corte di Cassazione chiarisce che la plusvalenza tassabile derivante dalla vendita di un terreno edificabile si realizza e va tassata nell'anno in cui il corrispettivo viene percepito, secondo il principio di cassa. È irrilevante che il ricavato sia stato interamente utilizzato per estinguere un debito verso terzi.
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Plusvalenza da cessione quote: quando si tassa?
Un contribuente ha ceduto le proprie quote societarie senza incassare il corrispettivo e ha ricevuto un avviso di accertamento per la plusvalenza non dichiarata. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 34140/2025, ha chiarito un punto fondamentale: la plusvalenza da cessione quote si considera 'realizzata' al momento della firma del contratto, ma diventa imponibile e va tassata solo nel periodo d'imposta in cui il corrispettivo viene effettivamente percepito, secondo il principio di cassa. La mancata percezione non annulla la plusvalenza, ma ne posticipa l'imponibilità.
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Principio di Cassa: Prova del mancato incasso decisiva
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una professionista contro un avviso di accertamento fiscale. La Corte ha stabilito che, ai fini delle imposte dirette, l'emissione di una fattura genera una presunzione di incasso del compenso. Spetta al contribuente, che invoca il principio di cassa, fornire la prova rigorosa del mancato pagamento, non essendo sufficiente la sola affermazione. La sentenza chiarisce anche che la tassazione della stessa operazione ai fini IVA e IRPEF non costituisce una doppia imposizione vietata, dati i diversi presupposti dei due tributi.
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Deducibilità TFM amministratori: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30974/2025, ha stabilito che l'accantonamento per il Trattamento di Fine Mandato (T.F.M.) è deducibile anche in assenza di compensi annuali per gli amministratori. La sentenza chiarisce che la condizione essenziale per la deducibilità TFM amministratori, secondo il principio di competenza, è la presenza di un atto scritto con data certa, anteriore all'inizio del rapporto, che preveda l'indennità. La Corte ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, che sosteneva l'applicazione analogica delle regole del T.F.R. dei dipendenti, confermando così le decisioni dei giudici di merito a favore della società contribuente.
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Deducibilità TFM amministratori: la Cassazione decide
Con una recente ordinanza, la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, confermando le condizioni per la deducibilità TFM amministratori. La Corte ha ribadito che l'accantonamento è deducibile per competenza se il diritto all'indennità risulta da un atto scritto con data certa, anteriore all'inizio del rapporto, che ne specifichi l'importo. In assenza di tali requisiti, si applica il principio di cassa. Il ricorso è stato respinto poiché contestava un accertamento di fatto, insindacabile in sede di legittimità, relativo all'esistenza di tale documento.
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Documentazione extracontabile: Cassazione e valore probatorio
Una recente ordinanza della Cassazione ha stabilito che la documentazione extracontabile, come appunti e schede clienti, rinvenuta presso uno studio professionale, costituisce un valido elemento di prova presuntiva per l'accertamento di maggiori redditi. Se tale documentazione contiene annotazioni come 'no fattura', assume una valenza indiziaria pregnante di una 'contabilità in nero'. La Corte ha chiarito che, in questi casi, l'onere di fornire la prova contraria ricade sul contribuente. La sentenza di merito, che aveva svalutato tali prove, è stata cassata con rinvio.
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Motivazione apparente: Cassazione annulla sentenza
Un professionista riceveva un'indennità di recesso da uno studio associato. L'Agenzia delle Entrate la tassava interamente, ma la Corte di Cassazione ha annullato la sentenza d'appello a causa di una motivazione apparente. La pronuncia è stata giudicata illogica e contraddittoria, in quanto applicava principi fiscali opposti (cassa e competenza) senza una spiegazione coerente. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Documentazione extracontabile: prova di evasione
Una professionista è stata oggetto di accertamento fiscale dopo il rinvenimento di schede clienti considerate dall'Agenzia delle Entrate come documentazione extracontabile. La Corte di Cassazione ha stabilito che tali documenti, specialmente se contenenti annotazioni come "no fattura", costituiscono un valido elemento probatorio presuntivo di redditi non dichiarati, invertendo l'onere della prova a carico della contribuente. La Corte ha inoltre sottolineato che le discrepanze tra i redditi dichiarati e gli importi risultanti dai modelli 770 dei clienti rafforzano tali presunzioni di evasione.
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Doppio binario sanzionatorio: la Cassazione decide
Un professionista, già condannato per dichiarazione infedele basata su una contabilità parallela, ricorre in Cassazione lamentando, tra vari motivi, la violazione del principio del 'ne bis in idem' a causa di una pesante sanzione fiscale già irrogata. La Corte di Cassazione ha rigettato gran parte dei motivi, confermando la legittimità delle prove e l'accertamento del reato. Tuttavia, ha accolto il motivo relativo alla sproporzione della pena. La Corte ha stabilito che, pur essendo legittimo il doppio binario sanzionatorio, il giudice penale deve tener conto della sanzione amministrativa già applicata per garantire la proporzionalità della risposta punitiva complessiva. Di conseguenza, ha annullato la sentenza con rinvio, limitatamente al trattamento sanzionatorio, affinché la pena venga ricalcolata.
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Plusvalenza immobiliare: il prezzo dichiarato fa fede
L'Agenzia delle Entrate ha contestato una plusvalenza immobiliare basandosi sul prezzo dichiarato nell'atto di vendita. La Commissione Tributaria Regionale aveva annullato l'accertamento, ritenendo che l'Ufficio dovesse valutare il valore reale del bene. La Cassazione ha cassato la sentenza, stabilendo che il calcolo della plusvalenza si basa sul corrispettivo dichiarato dalle parti, salvo prova contraria dell'Amministrazione finanziaria.
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