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Art. 95 TUIR

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Deducibilità Trattamento Fine Mandato: Atto Scritto o Niente Deduzione
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema della Deducibilità Trattamento Fine Mandato (TFM) degli amministratori e dei rimborsi spese ai dipendenti. L'Amministrazione Fiscale contestava le deduzioni di un'Azienda. La Suprema Corte ha chiarito che gli accantonamenti per il TFM sono deducibili solo se previsti da un atto scritto con data certa anteriore all'inizio del rapporto. In assenza, la deduzione avviene solo al momento del pagamento. La sentenza della Commissione Tributaria Regionale, che aveva ammesso la deduzione senza tale requisito, è stata annullata per questa parte. La Corte ha invece confermato la correttezza delle deduzioni sui rimborsi spese.
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Deducibilità TFM amministratore: delibera tardiva e stop ai tagli
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società la deducibilità TFM amministratore per l'anno d'imposta 2010. Il Fisco ha ritenuto indebita la deduzione per competenza delle quote accantonate, poiché il diritto all'indennità e il suo preciso ammontare non risultavano da un atto con data certa anteriore all'inizio del rapporto. Lo statuto societario prevedeva soltanto una facoltà discrezionale, mentre la delibera di quantificazione era successiva all'assunzione dell'incarico. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società, confermando che la deducibilità TFM amministratore per competenza richiede che sia il diritto sia l'importo figurino in un documento avente data certa antecedente alla nomina. In assenza di questi requisiti, la deduzione resta ammessa solo secondo il principio di cassa al momento del versamento.
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Deducibilità compensi amministratori: no al bilancio implicito
L'Amministrazione Finanziaria ha contestato a un'azienda la deduzione ai fini Ires del compenso corrisposto al proprio amministratore delegato, ritenendolo indeducibile per mancanza di una preventiva delibera dell'assemblea dei soci. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'azienda, confermando che la deducibilità compensi amministratori richiede sempre una specifica e preventiva delibera assembleare. L'approvazione del bilancio che contiene tale spesa non equivale a un'approvazione implicita del compenso stesso, a meno che l'assemblea, in forma totalitaria, non abbia espressamente discusso e approvato la singola voce di spesa. Di conseguenza, l'azienda perde la causa, vede confermato l'accertamento fiscale e viene condannata anche al pagamento delle spese di giudizio e a sanzioni per lite temeraria.
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Deducibilità compenso amministratori: serve la delibera dei soci
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società la deduzione fiscale dei costi relativi al compenso dell'amministratore delegato, ritenendoli privi dei requisiti di certezza poiché non deliberati preventivamente dall'assemblea dei soci. La società sosteneva che l'approvazione del bilancio contenente tale spesa equivalesse a una ratifica implicita. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società, confermando che per la deducibilità compenso amministratori è necessaria una specifica e preventiva delibera assembleare (o la previsione nello statuto). La semplice approvazione del bilancio non è sufficiente a sanare la mancanza di una decisione espressa sui compensi, rendendo indeducibile il relativo costo ai fini Ires.
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Deducibilità costi auto in leasing: l’Azienda vince contro il Fisco
L'Azienda ha impugnato un avviso di accertamento con cui il Fisco contestava l'indeducibilità di costi non documentati, una minusvalenza elusiva e le spese per un'auto aziendale in leasing. La Corte di Cassazione ha confermato il recupero a tassazione per le operazioni fittizie e l'operazione elusiva, ma ha accolto il ricorso sulla deducibilità costi auto in leasing. I giudici hanno chiarito che i canoni di leasing sono deducibili se il veicolo è strumentale all'attività d'impresa, indipendentemente dalla proprietà del mezzo. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame su questo specifico punto.
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Omessa dichiarazione: costi non provati, condanna confermata
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un imprenditore per omessa dichiarazione dei redditi. L'imputato non aveva presentato la dichiarazione per la sua azienda, evadendo imposte per oltre 120.000 euro. In sua difesa, sosteneva che, se fossero stati considerati i costi del lavoro non contabilizzati, l'imposta evasa sarebbe scesa sotto la soglia di punibilità. La Corte ha respinto questa tesi, stabilendo un principio chiaro: per dedurre costi non presenti nelle scritture contabili ufficiali, il contribuente ha l'onere di fornire una prova certa e inequivocabile della loro esistenza. Documenti interni come i riepiloghi delle buste paga non sono sufficienti. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva.
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Appalti: Indennità per Ore Ridotte? Non c’è Responsabilità Solidale
Un lavoratore, impiegato in un appalto di pulizie ferroviarie, ha chiesto il pagamento di un'indennità chilometrica sia al suo datore di lavoro sia all'azienda committente. La Corte di Cassazione ha stabilito che la somma non era parte dello stipendio, ma un risarcimento per la riduzione dell'orario di lavoro dovuta a contratti di solidarietà. Di conseguenza, ha escluso la responsabilità solidale appalti a carico del committente, poiché questa garanzia copre solo i crediti di natura retributiva e non quelli risarcitori. Il ricorso del lavoratore è stato quindi respinto.
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Operazioni soggettivamente inesistenti: onere prova
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 8137/2023, interviene sul tema delle operazioni soggettivamente inesistenti e sulla ripartizione dell'onere della prova. In un caso di indebita detrazione IVA, la Corte ha stabilito che, a fronte di indizi gravi, precisi e concordanti forniti dall'Amministrazione Finanziaria sulla consapevolezza della frode, spetta al contribuente dimostrare di aver agito con la massima diligenza per non essere coinvolto. La sentenza di merito è stata cassata con rinvio per non aver correttamente applicato tale principio.
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Giudicato esterno: limiti e solidarietà passiva
La Corte di Cassazione chiarisce i limiti del giudicato esterno in materia tributaria. Una sentenza sfavorevole contro una società (sostituto d'imposta) non si estende automaticamente al socio amministratore (sostituito). Tra i due soggetti esiste un rapporto di solidarietà passiva, che garantisce al socio il diritto di provare autonomamente la natura delle somme percepite, senza essere vincolato da un precedente giudizio a cui non ha partecipato.
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Costi di avviamento: quando sono capitalizzabili?
Una compagnia aerea capitalizzava i costi sostenuti per l'avvio di nuove rotte, includendo le spese per il personale, come costi di avviamento pluriennali. L'Agenzia delle Entrate contestava tale pratica, ritenendoli costi di esercizio. La Corte di Cassazione ha dato ragione al Fisco, stabilendo che i costi per retribuzioni e oneri similari devono essere dedotti per competenza nell'anno in cui sono sostenuti e non possono essere capitalizzati, in quanto non costituiscono oneri con utilità pluriennale. La sentenza di merito è stata cassata per errata applicazione dei principi contabili e fiscali.
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Reverse charge operazioni inesistenti: la Cassazione
La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, stabilendo che in caso di operazioni oggettivamente inesistenti l'onere della prova grava sul contribuente. L'ordinanza chiarisce l'applicazione del principio di cartolarità e la responsabilità IVA nel meccanismo del reverse charge, anche in assenza di indicazione numerica dell'imposta in fattura, se l'operazione è fraudolenta.
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Accertamento analitico induttivo: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30980/2025, si è pronunciata sulla legittimità di un accertamento analitico induttivo emesso dall'Agenzia delle Entrate nei confronti di una società di ristorazione. La Corte ha stabilito che, ai fini della validità dell'accertamento, è necessario che il giudice valuti tutti gli indizi (gravi, precisi e concordanti) nel loro complesso e non singolarmente. Annullando la decisione del giudice di secondo grado, la Cassazione ha chiarito che non si può smontare l'impianto presuntivo dell'Ufficio analizzando ogni elemento in modo isolato, invertendo così l'onere della prova a carico del contribuente.
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Deducibilità TFM amministratori: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30974/2025, ha stabilito che l'accantonamento per il Trattamento di Fine Mandato (T.F.M.) è deducibile anche in assenza di compensi annuali per gli amministratori. La sentenza chiarisce che la condizione essenziale per la deducibilità TFM amministratori, secondo il principio di competenza, è la presenza di un atto scritto con data certa, anteriore all'inizio del rapporto, che preveda l'indennità. La Corte ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, che sosteneva l'applicazione analogica delle regole del T.F.R. dei dipendenti, confermando così le decisioni dei giudici di merito a favore della società contribuente.
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Onere della prova frode IVA: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 20487/2024, ha cassato una sentenza di merito, chiarendo l'onere della prova in materia di frode IVA e deducibilità dei costi. L'Amministrazione finanziaria deve fornire indizi della frode, dopodiché spetta al contribuente dimostrare la propria buona fede e diligenza. L'ordinanza affronta anche la deducibilità del compenso dell'amministratore, dei costi per operazioni inesistenti e la nullità della sentenza per motivazione apparente sui costi non inerenti.
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Deducibilità costi: la Cassazione chiarisce i limiti
La Cassazione (sent. 15966/2024) interviene sulla deducibilità costi aziendali. Stabilisce che le liberalità sono deducibili solo se l'ente beneficiario svolge concretamente l'attività sociale. Accoglie la deducibilità del TFM senza i limiti del TFR e delle spese su immobili di terzi se inerenti all'attività. Annulla la ripresa per presunte cessioni in nero di imballaggi, specificando le corrette regole probatorie sulla presunzione di cessione.
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Erogazioni liberali: la deducibilità richiede attività
La deduzione fiscale per le erogazioni liberali di un'azienda è stata negata poiché l'associazione beneficiaria, pur avendolo previsto nel suo statuto, non svolgeva concretamente le attività di assistenza sociale e sanitaria. La Corte di Cassazione ha stabilito che, per ottenere il beneficio fiscale, la finalità statutaria deve essere affiancata da un'effettiva e concreta realizzazione delle attività promesse. L'accumulo di fondi senza un loro impiego per scopi sociali osta alla deducibilità delle donazioni.
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Deducibilità erogazioni liberali: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 15248/2024, ha chiarito due importanti principi fiscali. Ha negato la deducibilità delle erogazioni liberali a favore di un'associazione che, pur avendo finalità sociali nello statuto, investiva i fondi in attività finanziarie anziché destinarli concretamente all'attività solidaristica. Al contempo, ha affermato la piena deducibilità dei costi di ristrutturazione sostenuti su un immobile in locazione, in quanto l'inerenza all'attività d'impresa prevale sulla proprietà del bene.
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Costi infragruppo: come provare la deducibilità
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 6584/2024, ha stabilito i principi per la deducibilità dei costi infragruppo e la prova di esportazione. Per i costi infragruppo, non basta un accordo formale, ma è necessario dimostrare l'effettiva utilità del servizio per la società ricevente ("benefit test") attraverso una documentazione completa. Per le esportazioni, in assenza del documento doganale standard, la prova può essere fornita con altri mezzi certi e incontrovertibili, come un manifesto di carico vidimato dalla dogana di uscita.
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Costi infragruppo: la Cassazione sulla deducibilità
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 6100 del 2024, ha respinto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, confermando la deducibilità dei costi infragruppo e di quelli derivanti da operazioni con imprese in paesi 'black list'. La Corte ha stabilito che, per i costi infragruppo, il contribuente deve fornire prova documentale dell'effettiva utilità del servizio ricevuto. Per le operazioni con paradisi fiscali, è sufficiente dimostrare l'effettivo interesse economico dell'operazione, quale condizione alternativa allo svolgimento di un'attività commerciale da parte del partner estero. La sentenza sottolinea l'importanza di una documentazione robusta e dettagliata per difendersi dalle contestazioni fiscali.
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Costi infragruppo: come provare la loro deducibilità
Una società si vede negare la deducibilità dei costi infragruppo per servizi di regia. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 6099/2024, ha stabilito che la prova della deducibilità può essere fornita tramite un compendio di documenti, inclusi contratto, fatture e relazione di revisione, che dimostrino l'utilità effettiva del servizio per la controllata, non essendo sufficiente la mera fatturazione.
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