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Presunzione — Anno 2026

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241 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Presunzione

Provvedimenti

Legge Pinto: indennizzo e rinvii d’ufficio
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di alcuni privati che si erano visti negare l'indennizzo ex Legge Pinto per l'eccessiva durata di un processo civile. La Corte d'Appello aveva erroneamente presunto l'assenza di danno poiché la causa si era conclusa con una transazione ed estinzione per inattività. Gli Ermellini hanno chiarito che i rinvii d'ufficio disposti dal giudice per carico di lavoro non possono essere imputati alle parti come prova di disinteresse. L'incertezza sull'esito della lite permane fino all'accordo transattivo, giustificando il diritto all'equa riparazione nonostante la definizione bonaria della controversia.
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Utili extracontabili: guida alla presunzione fiscale
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un avviso di accertamento emesso nei confronti di un socio per la distribuzione di utili extracontabili derivanti da una società a ristretta base sociale. Il contribuente aveva contestato la validità della notifica e la mancanza di attestazione di conformità della copia cartacea rispetto all'originale informatico. La Suprema Corte ha stabilito che l'impugnazione dell'atto sana ogni vizio di notifica per il raggiungimento dello scopo e che gli atti impositivi possono essere legittimamente emessi in formato digitale. Infine, è stata ribadita la validità della presunzione di distribuzione degli utili non contabilizzati in assenza di prova contraria da parte del socio.
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Redditometro: legittimo l’accertamento a ritroso
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di accertamento sintetico tramite redditometro per l'anno d'imposta 2007. L'Agenzia delle Entrate aveva determinato un maggior reddito basandosi su incrementi patrimoniali realizzati negli anni successivi, ripartendoli a ritroso. Il contribuente contestava sia il termine lungo per l'accertamento, sostenendo di essere esonerato dalla dichiarazione, sia la legittimità della ripartizione degli incrementi. La Suprema Corte ha confermato che l'omessa dichiarazione giustifica sempre il termine di accertamento più lungo e che la ripartizione a ritroso degli incrementi patrimoniali è legittima per intercettare redditi occultati. Tuttavia, ha accolto il ricorso limitatamente al difetto di motivazione della sentenza d'appello, la quale non aveva adeguatamente valutato le giustificazioni fornite dal contribuente in merito alle spese per l'acquisto di veicoli.
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Imposta di registro divisione: la tassa sui conguagli
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del recupero fiscale operato dall'Agenzia delle Entrate in merito all'imposta di registro divisione applicata a uno scioglimento di comunione ereditaria. Il caso riguardava l'assegnazione di beni immobili il cui valore superava la quota di diritto di uno dei coeredi, con previsione di un conguaglio in denaro. La Suprema Corte ha ribadito che, ai sensi dell'art. 34 del TUR, quando a un condividente sono assegnati beni per un valore superiore alla sua quota, l'eccedenza è considerata per legge una vendita. Tale meccanismo configura una presunzione assoluta che prescinde dall'effettivo versamento del conguaglio o dalle intenzioni soggettive delle parti, rendendo applicabile l'aliquota proporzionale propria dei trasferimenti immobiliari anziché quella fissa o ridotta degli atti dichiarativi.
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Operazioni soggettivamente inesistenti e onere prova
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un avviso di accertamento emesso contro una società per l'indebita detrazione IVA relativa a operazioni soggettivamente inesistenti. Il caso riguarda l'acquisto di merci da una società 'cartiera' priva di dipendenti e strutture. La Suprema Corte ha stabilito che l'Amministrazione Finanziaria può provare la consapevolezza della frode da parte del contribuente anche tramite indizi semplici, come l'inadeguatezza organizzativa del fornitore. È stato inoltre chiarito che l'archiviazione in sede penale non ha efficacia vincolante nel processo tributario, poiché i criteri di valutazione della prova sono differenti: 'oltre ogni ragionevole dubbio' nel penale e 'più probabile che non' nel civile-tributario.
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Accertamento bancario: prelievi e reddito d’impresa
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate contro un contribuente operante nel settore dei servizi funebri. L'ufficio aveva emesso un avviso di accertamento bancario basato su versamenti e prelevamenti non giustificati. Mentre il giudice di appello aveva annullato la ripresa sui prelevamenti ritenendo il soggetto un lavoratore autonomo, la Cassazione ha chiarito che l'attività era inquadrabile come impresa. Pertanto, la presunzione legale sui prelievi rimane valida, non applicandosi la deroga prevista per i soli professionisti.
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Accertamenti bancari: la prova per vincere il fisco
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema della validità degli accertamenti bancari basati su versamenti in contanti non giustificati. Nel caso di specie, l'amministrazione finanziaria aveva ripreso a tassazione somme rinvenute sui conti di una contribuente, ritenendole redditi occulti. La difesa sosteneva che tali importi fossero regali materni o rimborsi spese lavorativi. La Suprema Corte ha annullato la sentenza di appello poiché la motivazione risultava apparente e inintelligibile. I giudici hanno ribadito che, a fronte della presunzione legale di reddito, il contribuente deve fornire una prova analitica per ogni singola operazione, mentre il giudice ha l'obbligo di esaminare rigorosamente tale documentazione senza ricorrere ad affermazioni generiche.
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Accertamento bancario: come giustificare i versamenti
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una contribuente contro un accertamento bancario relativo a redditi non dichiarati. L'Agenzia delle Entrate aveva rilevato versamenti ingiustificati sui conti correnti della donna, ex dipendente di una società di sicurezza. La ricorrente sosteneva che tali somme fossero regali della madre o rimborsi spese, ma non ha fornito prove documentali idonee a superare la presunzione di reddito. I giudici hanno evidenziato che le somme provenivano da conti societari gestiti dalla madre e che mancava una reale tracciabilità delle operazioni, confermando così la tassabilità degli importi.
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Adesione parziale: i limiti del consenso del Fisco
La Corte di Cassazione ha chiarito che l'adesione parziale non può essere imposta unilateralmente dal contribuente all'Amministrazione Finanziaria. Il caso riguardava un avviso di accertamento per operazioni oggettivamente inesistenti e ricavi non fatturati derivanti da versamenti in contanti. Mentre per le operazioni inesistenti la Corte ha confermato l'annullamento del rilievo grazie alla prova contraria fornita dal contribuente, per quanto riguarda l'adesione parziale ha stabilito che essa richiede necessariamente un accordo bilaterale. Non è possibile equiparare l'adesione all'acquiescenza parziale, poiché la prima è un contratto che necessita del consenso di entrambe le parti.
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Sponsorizzazioni sportive: guida alla deducibilità
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate confermando la piena deducibilità delle sponsorizzazioni sportive effettuate a favore di associazioni dilettantistiche. La decisione stabilisce che, per importi inferiori a 200.000 euro annui, opera una presunzione legale assoluta sulla natura pubblicitaria della spesa. Tale presunzione impedisce all'Amministrazione finanziaria di contestare la congruità o l'economicità del costo, purché sia provata l'effettiva esecuzione dell'attività promozionale da parte del beneficiario.
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Società a ristretta base: presunzione utili ai soci
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità dell'accertamento fiscale verso una socia di una società a ristretta base. La decisione stabilisce che, data la struttura societaria chiusa, è legittimo presumere che gli utili non dichiarati dalla società siano stati distribuiti ai soci. La parola_chiave è centrale: la ristrettezza della base sociale giustifica l'inversione dell'onere della prova, ponendo a carico del contribuente la dimostrazione che tali utili siano stati invece accantonati o reinvestiti.
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Costi sponsorizzazione: prova e deducibilità
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del recupero fiscale operato dall'Agenzia delle Entrate su alcuni costi sponsorizzazione erogati a favore di un'associazione sportiva dilettantistica. Il contribuente non ha fornito prove sufficienti circa l'effettività delle prestazioni e l'avvenuto pagamento tramite assegno. Nonostante la legge preveda una presunzione di inerenza per le sponsorizzazioni sportive sotto una certa soglia, tale beneficio è condizionato alla dimostrazione che l'attività promozionale sia stata realmente eseguita.
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Custodia cautelare in carcere e reati di mafia
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un soggetto accusato di partecipazione ad associazione mafiosa. Nonostante la difesa avesse richiesto gli arresti domiciliari invocando la marginalità del ruolo (assistenza in operazioni finanziarie digitali) e la presunta rescissione dei legami con il clan, i giudici hanno ribadito il principio della doppia presunzione. Per il reato di cui all'art. 416-bis c.p., la custodia cautelare in carcere è l'unica misura adeguata, salvo prova contraria di una totale e irreversibile interruzione dei rapporti con l'organizzazione, non ravvisata nel caso di specie.
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Permesso premio: i nuovi criteri della Cassazione
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso relativo alla negazione di un permesso premio a un detenuto condannato per reati gravi. Il fulcro della decisione riguarda la valutazione della pericolosità sociale e l'effettivo percorso di rieducazione compiuto all'interno dell'istituto. La Corte ha ribadito che il permesso premio non può essere negato sulla base della sola gravità del reato commesso in passato, ma richiede un'analisi attuale e individualizzata del comportamento del soggetto, verificando l'assenza di collegamenti attuali con la criminalità organizzata.
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Redditometro: le regole della Cassazione sulla prova
La Corte di Cassazione ha chiarito i limiti e le modalità di applicazione del Redditometro per gli accertamenti relativi ad anni d'imposta precedenti al 2009. Nel caso di specie, l'Amministrazione Finanziaria aveva contestato un maggior reddito basandosi sul possesso di auto e immobili. La Suprema Corte ha stabilito che non sussiste un obbligo di contraddittorio preventivo retroattivo per l'anno 2007 e che i dati del Redditometro costituiscono una presunzione legale relativa. Spetta al contribuente fornire una prova contraria specifica, documentando non solo la disponibilità di redditi esenti o già tassati, ma anche la durata del loro possesso e la loro idoneità a coprire le spese rilevate.
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Pericolosità sociale: va provata in concreto
La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio un provvedimento del Tribunale di Sorveglianza riguardante l'applicazione della libertà vigilata a un soggetto condannato per associazione mafiosa. Il punto centrale della decisione riguarda la **pericolosità sociale**, che non può essere presunta automaticamente sulla base della gravità del reato passato. La Suprema Corte ha stabilito che il giudice deve compiere un accertamento concreto e attuale, valutando il comportamento del condannato durante l'esecuzione della pena, il suo inserimento lavorativo e l'assenza di nuovi elementi di collegamento con la criminalità organizzata.
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Studi di settore: quando l’accertamento è valido
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un accertamento fiscale parziale basato sugli Studi di settore nei confronti di una società di servizi. Nonostante lo scostamento tra ricavi dichiarati e parametri statistici, la Corte ha stabilito che la mancata analisi esaustiva delle giustificazioni fornite dal contribuente in sede di contraddittorio non comporta la nullità totale dell'atto, ma può legittimare una riduzione della pretesa erariale operata dal giudice di merito. La decisione ribadisce che gli Studi di settore costituiscono presunzioni semplici la cui gravità emerge solo dopo il confronto con il contribuente.
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Scientia decoctionis: la prova dell’insolvenza
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema della prova della scientia decoctionis in ambito di revocatoria fallimentare. Una curatela aveva impugnato i pagamenti effettuati da una società poi fallita a favore di un fornitore. Mentre il Tribunale aveva ravvisato la conoscenza dell'insolvenza basandosi su numerosi protesti e sulla vicinanza territoriale, la Corte d'Appello aveva ribaltato la decisione ritenendo tali indizi insufficienti se presi singolarmente. La Suprema Corte ha cassato la sentenza d'appello, stabilendo che il giudice non deve valutare gli indizi in modo atomistico, ma deve compiere un esame complessivo e sintetico per verificare se, nel loro insieme, essi forniscano la prova presuntiva della conoscenza dello stato di crisi.
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Studi di settore: l’onere della prova per le imprese
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento verso una società basandosi sugli studi di settore, rilevando una grave incongruenza tra ricavi dichiarati e parametri statistici. Nonostante la società avesse disertato il contraddittorio obbligatorio, i giudici di appello avevano annullato l'atto accogliendo le giustificazioni della contribuente (zona disagiata, stagionalità) prive di riscontri oggettivi. La Cassazione ha cassato la sentenza, stabilendo che lo scostamento dai parametri, in assenza di prove contrarie fornite dal contribuente, costituisce un indizio grave e preciso sufficiente a fondare la pretesa tributaria.
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Abuso del diritto: quando il leasing è elusivo
Una società immobiliare ha contestato un accertamento fiscale basato sull'ipotesi di abuso del diritto per un'operazione di compravendita e leasing. L'Agenzia delle Entrate ha rilevato un aumento ingiustificato del prezzo di un immobile, passato da circa 60 a 90 milioni di euro nello stesso giorno, finalizzato a generare indebite deduzioni e detrazioni. La Corte di Cassazione ha confermato l'elusività dell'operazione principale per mancanza di sostanza economica, ma ha accolto il ricorso limitatamente al recupero degli interessi sui finanziamenti ai soci, per i quali il giudice d'appello non aveva fornito alcuna motivazione specifica.
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