Una dottoressa specializzata ha lavorato per trent'anni presso una clinica privata con un contratto di consulenza. I giudici di merito hanno accertato che, nei fatti, il rapporto era di natura subordinata. La struttura esercitava un controllo capillare sui turni, sulle terapie e sulla presenza fisica. La società ha fatto ricorso sostenendo che l'autonomia tecnica del medico escludesse la subordinazione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la qualificazione del rapporto di lavoro dipende dalla valutazione globale di indici come l'inserimento nell'organizzazione aziendale e l'assenza di rischio d'impresa. Anche per le professioni intellettuali, il coordinamento stretto e il potere direttivo, seppur attenuato, configurano un rapporto di dipendenza.
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