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Presunzione — Anno 2026

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241 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Presunzione

Provvedimenti

Redditometro: quando gli indici di spesa sono errati
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'amministrazione finanziaria contro un contribuente a cui era stato notificato un accertamento basato sul Redditometro. L'ufficio aveva presunto un reddito superiore basandosi sul possesso di sei cavalli, qualificati come animali da corsa. Tuttavia, i giudici di merito hanno accertato che tali animali non erano adibiti ad attività sportiva, facendo così cadere il presupposto fattuale della presunzione legale. La Suprema Corte ha confermato che, se l'indice di spesa non corrisponde alla realtà dei fatti, l'accertamento sintetico è illegittimo.
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Accertamento tributario e conti esteri: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un accertamento tributario emesso nei confronti di contribuenti che detenevano capitali non dichiarati in fondazioni del Liechtenstein. La controversia riguardava l'utilizzabilità di dati bancari acquisiti tramite cooperazione internazionale e la possibilità di produrre nuove prove nel giudizio di rinvio. La Corte ha stabilito che i documenti bancari esteri sono pienamente utilizzabili come indizi, anche se acquisiti in modo irrituale. Inoltre, ha negato la produzione di nuovi documenti difensivi in sede di rinvio, mancando la prova di una causa di forza maggiore che ne avesse impedito il deposito tempestivo nei gradi precedenti.
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Credito d’imposta ricerca e sviluppo: onere prova
La Corte di Cassazione ha confermato il recupero di un credito d'imposta ricerca e sviluppo indebitamente compensato da una società. L'Agenzia delle Entrate aveva contestato l'effettività delle attività di ricerca, ritenendole frutto di mera copiatura di lavori universitari. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso della contribuente, stabilendo che una comunicazione via PEC priva dei requisiti formali della Legge 53/1994 non fa decorrere il termine breve per l'impugnazione. Inoltre, è stato ribadito che, in tema di benefici fiscali, spetta al contribuente l'onere di provare la sussistenza dei requisiti costitutivi, specialmente a fronte di presunzioni gravi e precise fornite dall'ufficio circa la fittizietà dei costi.
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Utili extracontabili: presunzione e onere della prova
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un avviso di accertamento emesso nei confronti di un socio di una società a ristretta base partecipativa. L'atto impositivo si fondava sulla presunzione di distribuzione di utili extracontabili accertati in capo alla società. La Suprema Corte ha ribadito che, in presenza di una compagine sociale ristretta, è ragionevole presumere che i maggiori ricavi non contabilizzati siano stati ripartiti tra i soci. Il contribuente non è riuscito a fornire la prova contraria, ovvero che tali somme fossero state reinvestite o accantonate, rendendo definitivo il recupero a tassazione.
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Operazioni inesistenti: stop a sponsorizzazioni false
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un avviso di accertamento emesso contro una società di trasporti per l'utilizzo di fatture relative a operazioni inesistenti. Il caso riguardava sponsorizzazioni sportive prive di prova sull'effettiva esecuzione delle prestazioni. I giudici hanno stabilito che la presunzione di deducibilità delle spese pubblicitarie non opera se l'operazione è fittizia. Elementi come prelievi in contanti sospetti e l'assenza di riscontri sulle gare disputate hanno validato la tesi dell'Amministrazione finanziaria.
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Operazioni inesistenti: stop ai costi fittizi.
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un accertamento fiscale relativo a operazioni inesistenti nel settore delle sponsorizzazioni sportive. Una società di trasporti aveva dedotto costi per pubblicità su go-kart, ma l'Agenzia delle Entrate ha rilevato l'assenza di prove sull'effettiva esecuzione delle prestazioni. Gli elementi indiziari, tra cui prelievi di contanti sospetti da parte delle associazioni sportive e l'incoerenza dei calendari gare, hanno fatto scattare la presunzione di frode. La Suprema Corte ha ribadito che, una volta forniti indizi gravi e precisi dall'ufficio, spetta al contribuente dimostrare l'effettività delle operazioni, non essendo sufficiente la mera esibizione di fatture e bonifici.
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Accertamento tributario: limiti del ricorso Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imprenditore contro un accertamento tributario relativo a omessa fatturazione. L'Agenzia delle Entrate aveva contestato ricavi non dichiarati basandosi sul ritrovamento di assegni presso una società cliente, non riconducibili a fatture emesse. Nonostante i tentativi del contribuente di giustificare tali flussi finanziari come pagamenti di fatture precedenti, i giudici di merito hanno confermato la pretesa fiscale. La Suprema Corte ha ribadito che non è possibile richiedere un nuovo esame dei fatti in sede di legittimità, specialmente in presenza di una doppia decisione conforme nei gradi precedenti.
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Esenzione TARES rifiuti speciali: guida alla prova
La Corte di Cassazione ha stabilito che per ottenere l'esenzione TARES rifiuti speciali non basta un precedente giudicato su annualità diverse. Il contribuente deve presentare ogni anno la documentazione che attesti l'effettivo smaltimento dei rifiuti speciali, poiché la produzione di tali scarti è un elemento variabile nel tempo e non un dato fisso.
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Presunzione distribuzione utili: guida alla sentenza
La Corte di Cassazione ha confermato che, in presenza di una società a ristretta base azionaria, scatta la presunzione distribuzione utili extra-contabili ai soci. Il provvedimento stabilisce che l'atto impositivo notificato al socio è legittimo anche se motiva richiamando l'accertamento societario, poiché il socio ha il potere di consultare i documenti aziendali.
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Accertamento bancario: prova contraria del contribuente
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate contro una sentenza che aveva annullato un accertamento bancario basato su movimentazioni non giustificate. La Suprema Corte ha ribadito che il contribuente deve fornire prove analitiche sull'origine della provvista e che il giudice del rinvio non può limitarsi a motivazioni generiche o 'fotocopia' di sentenze precedentemente annullate.
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Presunzione di gratuità: quando il silenzio non basta
Un'impresa edile esegue lavori nel 1998 ma chiede il pagamento solo nel 2008. La Corte d'Appello, a causa del lungo ritardo, presume la gratuità della prestazione. La Corte di Cassazione annulla tale decisione, stabilendo che la presunzione di gratuità non può derivare dal solo silenzio del creditore. L'onere di provare che la prestazione fosse gratuita spetta al committente, non all'impresa. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Accertamento analitico induttivo e oneri deducibili
La Corte di Cassazione interviene su un caso di accertamento fiscale a una società. I soci rinunciano al ricorso, mentre la società prosegue. La Corte chiarisce la distinzione tra accertamento analitico induttivo e accertamento puramente induttivo. Nel primo caso, l'Agenzia delle Entrate parte dalla contabilità esistente e, pur rettificandola, non può ignorare i costi deducibili documentati, come gli oneri finanziari. La sentenza impugnata viene cassata con rinvio per una nuova valutazione sulla deducibilità di tali costi.
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Presunzione utili soci: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un socio di una S.r.l., confermando la legittimità degli avvisi di accertamento per maggiori IRPEF. L'ordinanza ribadisce la validità della presunzione utili soci, secondo cui i maggiori ricavi accertati in capo a una società a ristretta base sociale si presumono distribuiti ai soci. Spetta a questi ultimi fornire la prova contraria.
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Onere della prova: Cassazione su spese carburante
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate contro un agente di commercio, stabilendo principi chiari sull'onere della prova in materia di operazioni contestate come inesistenti. La Corte ha chiarito che le dichiarazioni di terzi, che negano di riconoscere le firme su schede carburante, costituiscono meri indizi e non sono sufficienti, da sole, a invertire l'onere della prova a carico del contribuente. L'Amministrazione Finanziaria deve fornire elementi ulteriori, gravi, precisi e concordanti per dimostrare la fittizietà dei costi.
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Consenso tacito prelievi: il silenzio vale assenso?
In una controversia tra coniugi relativa a prelievi da un conto cointestato, la Corte di Cassazione ha stabilito un importante principio sul consenso tacito. Un marito aveva citato in giudizio la moglie per la restituzione di ingenti somme prelevate dal conto comune, sostenendo che eccedessero la quota di spettanza di quest'ultima. La Corte ha rigettato il ricorso, confermando le decisioni dei giudici di merito. È stato ritenuto che il silenzio del marito, protratto per sei anni pur essendo a conoscenza dei prelievi, unito ad altri elementi come la prosecuzione del rapporto familiare e l'uso continuato del conto da parte sua, costituisse una prova presuntiva sufficiente del suo consenso tacito alle operazioni.
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Delega conti terzi: quando scatta l’accertamento?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 2577/2026, ha stabilito un importante principio in materia di accertamenti fiscali. Se un contribuente possiede una delega conti terzi, in particolare di familiari, e vi sono altri indizi gravi, precisi e concordanti, l'Agenzia delle Entrate può presumere che le somme depositate su tali conti siano reddito non dichiarato del delegato. In questo caso, spetta al contribuente dimostrare la provenienza non imponibile dei fondi, invertendo l'onere della prova.
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Presunzione distribuzione utili: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un socio di una s.r.l. a ristretta base sociale, confermando la legittimità dell'avviso di accertamento basato sulla presunzione distribuzione utili. Secondo la Corte, in tali società, gli utili extra-contabili si presumono distribuiti ai soci in proporzione alle quote. Spetta al contribuente fornire la prova contraria, dimostrando che tali somme sono state accantonate o reinvestite. La Corte ha ribadito che tale meccanismo non viola il divieto di doppia presunzione.
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Sponsorizzazioni fittizie: Cassazione nega deducibilità
Una società si è vista negare la deducibilità di costi per sponsorizzazioni sportive, ritenute dall'Agenzia delle Entrate operazioni inesistenti. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che, di fronte a gravi indizi di operazioni fittizie, spetta al contribuente fornire la prova rigorosa dell'effettiva esecuzione delle prestazioni. La sola documentazione formale, come fatture e pagamenti, non è stata ritenuta sufficiente per superare le presunzioni di frode fiscale legate a sponsorizzazioni fittizie.
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Società a ristretta base: presunzione utili ai soci
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso sulla presunzione di distribuzione di utili non dichiarati in una società a ristretta base a un socio indiretto. La Corte ha accolto il ricorso per difetto di motivazione dell'avviso di accertamento, che non spiegava adeguatamente il nesso con il socio non diretto. Tuttavia, ha confermato la piena legittimità della presunzione di distribuzione degli utili, specificando che essa si estende anche attraverso più livelli societari, purché la compagine sociale rimanga ristretta. La causa è stata rinviata per un nuovo esame sul profilo della motivazione.
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Pericolosità sociale attuale: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha annullato una misura di prevenzione, sottolineando che la pericolosità sociale attuale non può basarsi solo su una vecchia condanna per mafia. Il giudice deve valutare elementi nuovi, come assoluzioni e il comportamento post-detenzione, per giustificare la misura.
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